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20.09.11
Approfondimento integrato S.I. Audio Cult/I

Progettare un OTL che funzioni, ed anche bene, non è cosa semplice.
Se poi lo si vuole fare senza l’utilizzo di feedback sullo stadio finale, senza il condensatore d’uscita, senza rompere nulla se un tubo finale va in corto, allora il tutto diventa ancora più complicato.
Tutto ciò che da molti progettisti viene ritenuto prodromico al buon suono, si trova in questo amplificatore.
La prima scelta è quella di togliere il componente in assoluto più critico dal punto di vista elettrico e quindi musicale: il trasformatore di uscita.
Ed ecco quindi un bell’OTL.
Strana creatura da sempre amata e odiata da molti appassionati, i quali dopo averne ascoltato uno ben costruito comprendono come, in fondo, agli altri amplificatori manchi sempre qualcosa.
Dal punto di vista tecnico dirò molto brevemente che questo S.I. Audio Cult/I da noi provato qui non prevede, oltre ovviamente ai trasformatori di uscita, anche il condensatore di uscita a protezione degli altoparlanti nei confronti dell’eventuale componente continua sempre in agguato, e ciò gli attribuisce la definizione anche di OCL.
Questo aspetto è molto qualificante in un OTL, poiché la filosofia purista di tale circuito che esalta le doti di trasparenza, vista la mancanza dei TU che determinano SEMPRE un degrado sonico, verrebbe in effetti parzialmente resa vana dal condensatore d’uscita, che per quanto eccellente porta anch’esso SEMPRE un certo “inquinamento” del segnale.
Ciò è reso possibile da un’attenta progettazione di ogni aspetto circuitale, altrimenti lo farebbero tutti ed invece cosi non è, ma in particolare dall’adozione di un collegamento cosiddetto “a massa flottante” il quale, in presenza di corrente continua in uscita, sostanzialmente innalza il suo valore fino a livelli tali da renderla assente ai morsetti d’uscita dell’ampli, per la totale tranquillità dell’utilizzatore e della salute delle bobine dei propri altoparlanti.
Altra finezza circuitale è l’accoppiamento dei tubi finali con il cosiddetto White Cathode Follower, dove White non sta per bianco ma per il nome del suo inventore, negli anni 40.
Tale soluzione consente di abbassare notevolmente l’impedenza d’uscita dello stadio finale, che in un OTL non si può ovviamente giovare del rapporto di trasformazione dei TU, in maniera però più raffinata, poiché tale scelta circuitale consiste sostanzialmente in un Push Pull con un inseguitore catodico seguito da un pozzo di corrente.
Esso presenta oltre ad un consistente abbassamento dell’impedenza di uscita, anche migliori prestazioni dinamiche dello stadio finale, pur essendo di non semplice realizzazione nella scelta dei valori elettrici in gioco.
Il tutto viene alimentato da uno stadio di alimentazione realmente esuberante, dato l’ingombro necessariamente posto in telaio separato, facente uso di un trasformatore da quasi 2000 VA con cinque secondari, ognuno dedicato ad un circuito di alimentazione specifico per i vari stadi del circuito.
La sezione preamplificatrice di questo integrato, per esempio, è alimentata con una di queste linee proprie, e ciò ne approssima il funzionamento ad una coppia pre e finale separati, con il vantaggio però di un collegamento molto breve ed ottimizzato.
Eccellenti i condensatori elettrolitici di filtraggio della BHC, particolarmente performanti sotto l’aspetto della velocità di scarica e dell’affidabilità d’uso, così come il resto della componentistica passiva, decisamente eccedente in qualità il prezzo di vendita, implementata su una scheda circuitale di gran pregio, fatto questo spesso “dimenticato” anche da costruttori di grido.
Il parco valvole prevede uno stadio preamplificatore con delle ECC83 seguito da un invertitore di fase realizzato con E88CC e per finire delle ECC82 impiegate come stadio driver: tutti triodi ed il tutto ottimizzato per un andamento della distorsione oltre che contenuto anche di spettro corretto, cosa purtroppo quasi impossibile da realizzare con componenti a stato solido.
Lo stadio finale vede l’adozione dell’oramai noto tubo russo 6C33, scelta ovvia in un OTL sia per un’impedenza propria molto bassa, che per capacità di erogazione di corrente molto elevate, tali da consentire il pilotaggio anche di diffusori con sfasamenti importanti e moduli d’impedenza critici.
Non dimentichiamo che in un OTL la potenza erogabile scende con il calare del modulo del diffusore, al contrario di quanto avviene negli stato solido ben progettati, ma va detto che il tutto è da valutare in ragione di tre fattori fondamentali: la potenza erogata su 8 ohm con tassi di distorsione accettabile oltre che di spettro armonico favorevole, in questo caso decisamente superiore (la potenza non la distorsione) al dichiarato, la modalità di clipping, qui piuttosto progressiva come in molti amplificatori privi di controreazione a tubi, e le capacità dinamiche del circuito, qui decisamente elevate come elevata la velocità d’impulso (la mancanza dei TU in questo senso è decisiva), fattori che determinano una sensazione di potenza all’ascolto che prevalica i dati numerici.
Le valvole finali sono anch’esse dei triodi a riscaldamento indiretto, ossia con il filamento esterno al catodo, necessitano pertanto di un certo periodo di preaccensione per un ottimale risultato sonico.
Sono tubi di facile reperibilità, un po’ critici sotto l’aspetto della selezione nell’ottica di una sostituzione, ma a questo penserà il costruttore a prezzo “politico”, data la non eccellente uniformità produttiva, ed hanno una placca molto robusta da rodare a dovere.
Sulla durata il costruttore dichiara un tempo molto lungo, e peraltro di non averne ancora dovuto sostituire alcun set a clienti: personalmente non ho alcun motivo di dubitarne, se non altro per l’estrema serietà del marchio.
Ad averne di amplificatori costruiti cosi.

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