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07.07.11
Ascolto diffusori Avantgarde Acoustic Duo

La tedesca Avantgarde è un’azienda piuttosto conosciuta in Italia grazie all’intrigante bellezza delle sue realizzazioni e alla particolare filosofia costruttiva. Tale filosofia percorre la soluzione ibrida che vede insieme l’alta efficienza, con caricamento passivo a tromba per la gamma medio alta delle frequenze, unita a quella tradizionale, ma con altoparlanti attivi, cioè dotati di propria amplificazione, per la riproduzione delle basse frequenze.
Alla fama dei diffusori Avantgarde nel mondo dell’audiofilia, viene però affiancata l’opinione comune che questi diffusori suonino in modo poco omogeneo e risultino sempre con una gamma bassa svincolata dalle rimanenti fasce di frequenza con un evidente scollamento tra i due principali range di riproposizione della musica registrata.
Devo confessare che tale opinione trova sempre conferma nelle mostre di hi-fi italiane ed internazionali, nelle quali le Avantgarde offrono in modo evidente il fianco alle critiche a loro mosse dagli appassionati.
Possibile che la Avantgarde non si sia mai accorta di questo evidente problema?
La cosa sconcertante è che il libretto di istruzioni delle Avantgarde Duo mostra una serie di possibilità di collegamento del diffusore all’amplificazione, ma consiglia quello più semplice e immediato che tende a escludere l’amplificazione attiva a favore dell’utilizzo di un’amplificazione esterna lasciando la sola regolazione del crossover come unico intervento da parte dell’utilizzatore.


Ma siamo sicuri che sia la scelta migliore?


Credo che la strategia commerciale della Avantgarde preveda da una parte il facile utilizzo dei suoi diffusori per non scoraggiare gli appassionati medi, ma lasci la porta aperta a coloro maggiormente esperti ed in grado di ottenere il meglio da questi splendidi oggetti hi-end.
Questa opinione è stata abbracciata e sposata dagli amici dell’Atelier del Suono, uno sparuto gruppo di appassionati che a Livorno, in Toscana, ha dato vita a un punto di ritrovo dove si può discutere di hi-end e ascoltare impianti di prim’ordine.
In questo caso l’obbiettivo è “far suonare finalmente bene le Avantgarde Duo”.
Ecco allora che gli amici dell’Atelier del suono acquistano una coppia di Avantgarde Duo usate e cominciano subito con gli esperimenti, ma nonostante le infinite variabili dettate soprattutto dalla variegata scelta di cavi e amplificazioni, si rendono subito conto che sia necessario prendere la strada della biamplificazione. In effetti, la sezione attiva dei Duo possiede un’amplificazione interna che permette di tarare con cura la sensibilità d’ingresso e regolare il taglio di frequenza del crossover elettronico incorporato da 70-80-90 fino oltre i 140 Hz passo per passo, rendendo semplice l’accoppiamento di queste Avantgarde con il preamplificatore. A proposito del preamplificatore, viene scelto un modello che possiede due coppie di uscite, proprio per favorire il pilotaggio contemporaneo dell’amplificazione interna delle basse frequenze e di un finale aggiunto che amplifica la sezione delle medie e delle alte frequenze utilizzando cavi di segnale diversi: in pratica è stata utilizzata la biamplificazione insieme al bi-wiring.


Ma procediamo con ordine e, prima di segnalare l’impianto definitivo e cioè quello che ha fatto gridare al miracolo, desidero esporre brevemente e per sommi capi ciò che è avvenuto in quattro mesi di lunghe ed estenuanti prove. Inizialmente alle Avantgarde Duo è stato collegato l’Audionote Ongaku nella configurazione standard suggerita dalla stessa Avantgarde ma il risultato è stato mediocre con un evidente scollamento tra le fasce di frequenza e un suono poco interessante. In un secondo momento sono stati collegati due finali mono Audion 300B Silver Night, push-pull da 24 watt in classe A, e anche in questo caso, nonostante le decine di cavi provati, si è ottenuto un suono non degno di essere preso in minima considerazione. Successivamente sono stati inseriti il pre e finale Audiotekne IT1 e IT2 da 12 watt, ma niente da fare! Anche il Sun Audio, monotriodo da 8 watt e push pull da 15 watt con 300 B e 2A3, non ha convinto per niente. Con finali a valvole più potenti come il Luxman MQ50 da 60 watt con valvole 6550 il risultato non è cambiato, come non è cambiato cercando di variare tipologia con pre e finale Perreaux 200 watt a mosfet e con una coppia di Albarry mono da 40 watt.


Tutte battaglie perse senza onore.


Sempre lo stesso problema: le basse frequenze suonano completamente svincolate dal rimanente range di frequenze.


L’idea geniale è stata quella di pensare di far inizialmente suonare bene la via media e alta sfruttando l’alta efficienza delle trombe caricate acusticamente delle Duo. Dopo varie prove la scelta è caduta sull’Audio Note Neiro Silver, modello costruito in Giappone negli anni novanta da Kondo san, finale da 7 watt con due triodi 2A3 in parallelo pilotato in questo caso dall’Audio Tekne TP8201 che, essendo dotato di doppia uscita, è in grado di pilotare contemporaneamente anche l’amplificazione interna della sezione bassa delle Avantgarde Duo utilizzando come cavo di segnale una coppia di YBA Cristal. Tra pre Audio Tekne e finale Audio Note è stato utilizzato un cavo di segnale ART Millennium 6000, mentre come cavi di potenza per le medie una coppia di Harmonix Strings 101, per le alte una coppia di DNM Single Solid Core.
Merita di essere segnalato a questo punto anche il resto del sistema utilizzato: sorgente analogica costituita da giradischi Micro Seiki FVG su aria accoppiato a un secondo giradischi 1500 Micro Seiki con funzione di volano. Primo braccio di lettura Nobile della Da Vinci Audio con testina Red Rose LP Playback e collegato allo step-up della Da Vinci Audio con cavo della stessa azienda e pre phono Antonio Nincheri Il King a batteria e alimentazione esterna; secondo braccio di lettura Fidelity Research FR64S equipaggiato con shell in carbon block e testina Audio Tekne MC6310 collegata all’ingresso phono con trasformatore dell’Audio Tekne TP8201 tramite il cavo Audio Tekne ARA-500.
Insomma un sistema abbastanza complesso, a valvole in bi-ampling e bi-wiring con alta efficienza e sorgente analogica con testine MC a bassa uscita e step-up a trasformatori.


Qual è il risultato?


Straordinario! Il suono si trasforma in… musica da ascoltare a occhi chiusi per godere della naturalezza timbrica.


Magia! Il palcoscenico musicale è popolato di strumenti e voci vividi e corposi, per non parlare dell’assoluto silenzio, risultato meravigliosamente incredibile se si considerano le amplificazioni valvolari e l’alta efficienza dei diffusori, 104 dB in grado di erogare un’energia che non si piega e non cede neanche a volume davvero proibitivo con la musica rock!


Bellissima esperienza e grandioso percorso che dimostra quanta cura e passione sia necessaria per riuscire a mettere il sistema audio nelle migliori condizioni per poter suonare al meglio.
Mi dispiace proprio che non possiate condividere con me questo momento e questa esperienza.
Immaginate di essere trasportati da una rara magia nel mondo della musica riprodotta ad altissimi livelli di purezza e pulizia, un mondo dove la musica è padrona e dove l’impianto sparisce per lasciar posto… all’emozione.

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