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16.04.13
Ascolto diffusori Diesis Audio
Caput Mundi

Premesse

Sono gli ultimi freddi, ma Spoleto e dintorni ci accolgono con grande familiarità. Quella di un paesaggio unico per cultura e tradizioni, cucina compresa. E quella della stessa famiglia di Giuseppe Gabbarini, responsabile del sogno Caput Mundi e proprietario del marchio Diesis Audio, dove assaggiamo anche quanto proprio la cucina di casa è in grado di offrire…

 

Ho parlato di “sogno”: confermo e spiego. Quello di Gabbarini, Direttore Commerciale, Maurizio Spera, progettista, e dell’architetto e designer Ino Piazza è un progetto visionario (il giusto) e un prodotto concreto (incredibilmente). Mettetevi comodi, quindi, la descrizione tecnica, per quanto ReMusic sia più che altro una rivista di ascolti, sarà di bell’impegno.

 

Design

Caput Mundi riunisce due filosofie di progettazione e d’ascolto che personalmente apprezzo e inseguo: quella dei diffusori a tromba e l’altra di quelli dipolo.

 

Inoltre, cercano di rispondere a un annoso problema: quello di offrire, anche ad ampli di potenza contenuta e modesta capacità di erogazione in corrente, un carico agevole o, quantomeno, affrontabile. Se qualcuno di voi ha letto in queste poche righe la risposta “ampli valvolari” ha perfettamente centrato il sottinteso…

 

La questione mi vede in prima linea. Per quanto possa valere la mia opinione – che resta solo un’opinione – preferisco membrane leggere e ampli valvolari. Ma, come diceva Clint Eastwood, “le opinioni sono come le palle, ognuno ha le proprie” e in questo ambito le mie sono particolarmente solide. Intendo dire che, con ascolti prolungati, confronti serrati e rigorose sedute critiche, ho sempre preferito amplificazioni valvolari a equivalenti stato solido. Il problema è che risulta molto più facile fare un’amplificazione a stato solido decente che un’equivalente valvolare. Costi, complessità della costruzione, aleatorietà dei risultati sugli estremi di banda sono solo alcuni dei fattori che influiscono sulla scelta finale, dettata anche da motivi di praticità. Se no, dall’introduzione dei transistor in poi, la storia sarebbe andata diversamente. Quindi, nel quotidiano, molti di noi – anche loro malgrado – “sopportano” le proprie migliori amplificazioni a stato solido, rimpiangendo di non avere abbastanza risorse economiche o apertura mentale delle proprie compagne per dotarsi dello sfavillio, anche acustico, delle valvole.

 

Giuseppe e Maurizio, come altri nel mondo, si sono però posti la seguente domanda: non è che si possa creare, a questo punto dell’evoluzione tecnologica di materiali e progetti degli altoparlanti, un diffusore che permetta le amplificazioni valvolari, invece che esigere quelle a stato solido?

 

E si può fare questo senza necessariamente andare verso l’uso del carico a tromba anche sui bassi? Insomma, unire il meglio del passato, la velocità e l’efficienza dei diffusori più antichi, con le dimensioni dei diffusori tipicamente a sospensione pneumatica o bass-reflex della fine degli anni ‘60/inizio anni ’70, quando sono diventati veramente “domestici”.

 

Beh, lo dico subito e lo si poteva già leggere nella mia premessa, queste sono le imprese che mi interessano. Realizzazioni come le mie Mantra Sound Daiko, le Arte Acustica Janas, le Leonardo Speakers o queste Caput Mundi, secondo me aprono l’ascolto musicale a una sensazione di realismo, gratificazione sonora e qualità complessiva che l’ascolto di diffusori multivia, a bassa efficienza e con crossover complessi, restituisce inevitabilmente ridotti e “in scala”, per quanto apparentemente tendenzialmente neutri e corretti. Sono anche tutte realizzazioni dell’ingegno italico, che di questi tempi non guasta e deve assolutamente essere riconosciuto e sostenuto. Di questo, ReMusic si è fatta un punto d’onore.

 

Comunque, si sa, per ottenere diffusori adatti ad amplificazioni valvolari, quel “matrimonio” che molti di noi preferiscono combinare per le proprie orecchie, i requisiti sono fondamentalmente tre:

  • alta efficienza, dove si comincia a ragionare da circa 95 dB in su
  • impedenza regolare, un carico puramente resistivo sarebbe ideale
  • impedenza non bassa, dato che i valvolari hanno tipicamente un basso fattore di smorzamento, che porterebbe a far pilotare l’ampli dai diffusori e non viceversa, come dovrebbe essere

“Scusi, Castelli, ma lei mi sta descrivendo delle trombe, la tipologia di diffusori nata con-e-per i valvolari, mentre qui vedo sì due trombe per le sezioni medi e alti, ma altrettanti woofer per i bassi e certamente non trombe…”. Vero, confermo l’osservazione dell’attento lettore. Se fate caso anche solo alle Cessaro Beethoven, da me immeritatamente ascoltate e segnalate allo scorso Monaco High End, vi renderete subito conto del perché i bassi a tromba non sono da tutti o per tutti. Le dimensioni fisiche di simili trasduttori sono impegnative, a volte improponibili. Tutti hanno presente la soluzione del Colonnello Klipsch, quella della tromba ripiegata delle Klipschorn, che comunque richiede di occupare due angoli della propria casa con altrettanti mobili, grandi almeno quanto grandi comò, appunto. Ma non c’è limite all’integralismo audiofilo. Per ottenere una risposta più corretta, la tromba dovrebbe essere dritta. Ricordo quindi ancora adesso l’impianto di un grande audiofilo giapponese che, decenni fa, si era fatto costruire delle trombe per bassi di quattro metri quadri l’una alla bocca, in cemento armato e direttamente nel suo studio di manager, posto a uno dei piani più alti di un grattacielo. Nei prossimi giorni allegherò scansione dell’articolo dell’epoca, che conservo ancora gelosamente…

 

Sembra ora chiaro che l’implementazione dei trasduttori Caput Mundi non è tradizionale. Infatti, per ottenere le caratteristiche di progetto adeguate, si è pensato fuori dai fogli, out of the box, con una sezione dei bassi a dipolo. Perdonate se adesso insisto con brevi note tecniche ma, in questo caso, ne vale la pena. Il fatto è che il dipolo sembra essere paradossalmente la soluzione più lontana dalla logica tecnica. Certo, l’altoparlante preposto non risente delle colorazioni del cabinet in cui è alloggiato, non è compresso come nel caso dei sospensione pneumatica, non crolla in termini di efficienza di emissione alla frequenza di accordo dell’eventuale reflex, risponde in modo particolarmente pronto e non colorato alle sollecitazioni dell’ampli... Ma, in ambiente, la sua emissione frontale si sovrappone a quella posteriore, con conseguenti cancellazioni e rinforzi a specifiche e prevedibili frequenze. Quest’ultima caratteristica varia in funzione delle dimensione del baffle frontale, delle dimensioni del pannello, insomma. E oltre certe dimensioni, facilmente ottenibili, affligge esclusivamente… la gamma bassa! Proprio il contrario di quello che si vorrebbe ottenere in questo caso! Inoltre, come aggravante evidente, il baffle delle Caput Mundi NON è grande in assoluto! Anzi, risulta essere particolarmente snello e aggraziato, dato che è di poco più largo dei suoi woofer. Ne consegue che, avendo noi ascoltato dei grandi e veloci bassi – piccola anticipazione – da dove sono usciti fuori?

 

La risposta, come nei migliori gialli, vi è già stata data, anche se non in maniera esplicita. Il segreto della loro estensione, nelle Caput Mundi non sta nel woofer a dipolo, ma nell’avere… due woofer!

 

Per mantenere entro limiti accettabili l’impatto estetico della cassa, come si è detto, il pannello frontale non poteva essere troppo ampio. Ne consegue che, per ovviare alla drastica riduzione di efficienza in gamma bassa, Gabbarini & Soci hanno montato un secondo woofer in parallelo, che entra in funzione appunto intorno alla frequenza in cui il primo vede ridotto il proprio apporto. Detta frequenza di schermatura (Fd) ha un valore inversamente proporzionale all’area della superficie del baffle fontale e, nelle Caput Mundi, si attesta intorno ai 120 Hz. Al di sotto di questa frequenza, il secondo woofer interviene riempiendo l’avvallamento lasciato dal primo. Questo, va aggiunto, avviene a scapito dell’impedenza del diffusore, che in gamma bassa arriva così a 4 ohm: valore però che dovrebbe essere ampiamente alla portata anche di ampli monotriodo, se correttamente costruiti.

 

Costruzione

La lunga introduzione era dovuta, siamo di fronte a una realizzazione non banale, che va onorata. Come si è quindi ottenuto l’aderenza all’idea progettuale? Rispondiamo punto per punto, con dati e informazioni largamente attinti dal ricco materiale descrittivo presente sul sito aziendale.

 

Iniziamo col dire che Caput Mundi è un diffusore costruito e assemblato interamente a mano, pezzo dopo pezzo, alto solo un metro e trenta centimetri ma di ben novantasette chili.

 

Per ovviare allo scarso livello complessivo e alla ridotta tenuta in potenza della gamma bassa tipico del carico dipolare, sono stati usati, come accennato nella precedente sezione di teoria, due woofer Beima da 12 pollici ad alta efficienza e con filtraggi differenziati.

Il mobile ha una forma nella parte posteriore che permette di avere la minor perdita possibile di livello e il leggero carico a tromba anteriore sui woofer migliora l’efficienza dell’emissione acustica nella gamma mediobassa e media, contribuendo in misura significativa al risultato finale di grande realismo sonoro.

Per la realizzazione del mobile stesso è stato utilizzato un materiale proprietario, il Clad 58, un conglomerato di formulazione Diesis Audio composto da polveri minerali e resine. Versato in forma liquida all’interno di un unico stampo, una volta solido offre caratteristiche di rigidità e smorzamento ben superiori ai mobili in legno o similari, che spesso con le loro vibrazioni disperdono molto del livello sonoro che un dipolo può restituire.

Per avere una maggiore solidità nell’accoppiamento dei woofer (gli elementi vibranti) e la struttura su cui sono fissati (il cabinet), questi sono stati incastrati in uno scasso e poi bloccati (con l’interposizione di uno spessore in PVC) da un’unica piastra in acciaio da 20 decimi fissata tramite nove bulloni M8 avvitati in altrettante bussole affogate nel Clad 58. La piastra, smorzata da uno strato in similpelle, spinge quindi sull’intera superficie della flangia dell’altoparlante, assicurando una grande continuità di contatto tra le parti.

 

Il driver coassiale tedesco BMS a compressione utilizzato ha consentito di ottenere con una sola tromba un’emissione coerente e lineare da circa 600 a 25.000 Hz.

La forma della tromba esponenziale e i suoi raggi di curvatura consentono di avere un’ottima dispersione anche fuori asse – confermata all’ascolto – e una risposta regolare degli altoparlanti. Splendidamente realizzata in Corian, composito avanzato per superfici da arredamento e architettura inventato e prodotto da DuPont, tale materiale è stato scelto in questo caso per le sue caratteristiche di compattezza e solidità, che hanno permesso di ottenere una tromba dallo spessore di soli sei millimetri. Il Corian inoltre si presta a essere perfettamente levigato, consentendo così un’emissione estremamente veloce e precisa perché non alterata da rifrazioni, fatto molto importante quando le frequenze da emettere sono così brevi come nella gamma media e alta.

 

Beima e BMS sono altoparlanti di produzione industriale ma consegnati su specifiche custom, una caratteristica che suggerisce contemporaneamente affidabilità di funzionamento e aderenza a superiori qualità di progetto. Spesso chi dispone di produzioni artigianali non può invece rivendicare lo stesso grado di affidabilità. Mentre chi utilizza componenti strettamente di serie non fa che servire spesso lo stesso piatto, più o meno insipido.

 

Clad 58, Corian, alluminio anodizzato, acciaio inox, PVC, legno, sia MDF laccato che massello… ogni parte Caput Mundi è stata realizzata nel materiale ritenuto più adatto per la sua specifica funzione, indipendentemente dal suo costo. II crossover cablato in aria, ad esempio, è montato su basette distinte e le masse sono completamente separate, per sfruttare pienamente i vantaggi di biwiring e biamping. Le basette sono realizzate proprio in PVC da dieci millimetri di spessore e lavorato da macchine a controllo numerico, per utilizzare gli stessi cavi di collegamento agli altoparlanti come cavi di cablaggio, annullando di fatto le resistenze di contatto delle basette tradizionali in vetronite e a tutto vantaggio di un migliore trasferimento del segnale.

 

Citati i condensatori Audin Cap, Mundorf serie Silver Gold e le bobine in lamina di rame OFC, sempre Mundorf, tutti i componenti “minori” sono comunque di alta qualità e non esiste nessun condensatore elettrolitico bipolarizzato o in parallelo al segnale.

 

N.B. Per la gioia degli audiofili più esigenti, sono previsti anche dei controlli di livello separati per la gamma medioalta, realizzati con resistenze al carbone da inserire o no nei morsetti predisposti sulla basetta del crossover per poter adattare il diffusore alle caratteristiche dell’ambiente e/o ai gusti dell’utente.

 

Pro

Iniziamo il fuoco di fila. Sì, proprio il fuoco o, detto con altro termine, la focalizzazione che si può ottenere con i medioalti e alti a tromba è spietata ma irrinunciabile, una volta provata. Caput Mundi, da questo punto di vista, crea dipendenza…

Gran suono. Suonano grande, suonano forte, come hanno potuto apprezzare i visitatori del recente e primo PrimaverAudio di Roma, dove si esibivano in una sala convegni, con tutte le teoriche difficoltà del caso, brillantemente superate in pratica.

Coerenza temporale. Con la dispersione non altissima delle trombe, nate appunto per concentrare l’efficienza, non l’ampiezza dell’emissione, e quella virtualmente illimitata del dipolo, concentrato però sulla gamma bassa si ottiene un mix inusitato, quello di un diffusore nel quale velocità e timbrica si ottengono anche con tecniche riproduttive diverse: per niente facile.

Tenuta in potenza. Si piloteranno con poco, ma se l’ampli è potente e indistorto può arrivare a grandi sonorizzazioni, che vanno ben oltre l'apparenza fisica dei diffusori.

Ambientabilità. Obiettivo raggiunto, direi. Esteticamente intriganti, a me piacciono molto, la matita del designer si nota. Leggeri alla vista, slanciati, con quel tocco di naked che li rende coraggiosi, anticonformisti e un po’ “selvaggi”.

 

Contro

Sono fatti per grandi ambienti. Da Giuseppe l’ascolto si è svolto con i diffusori inevitabilmente posti sul lato lungo della sala e il dipolo risente fortemente della distanza dalla parete posteriore. Ipotizzando per i diffusori tra il metro e mezzo e i due metri dalla parete di fondo, almeno un paio di metri tra loro (se non di più) e un meno influente valore per la distanza dalle pareti laterali, si arriva comunque a dimensioni non da tutti per l’ambiente d’ascolto. Un “contro” assoluto? No, non necessariamente. La riproduzione della musica, si sa, è una questione di fisica, dove "le dimensioni contano" e, per ottenere risultati alla loro altezza, questi diffusori vanno assecondati.

L’immagine si forma inoltre a una certa distanza dalla verticale di emissione, non sono dei monitor o nearfield, insomma: ma mi piacerebbe fare dei begli esperimenti, se ne avessi l’opportunità…

 

Chissà

Se hanno una teorica riduzione sulle frequenze basse, le Caput Mundi compensano nella pratica con velocità e intelligibilità. Sono qualità che fanno perdonare, se non dimenticare del tutto, questa presupposta debolezza. Anche perché, essendo dei dipolo, come tutti i rappresentanti di questa tipologia di diffusori devono-e-possono sfruttare il posizionamento in ambiente... E qui, come dicevo poca fa, finalmente si gioca!

Probabilmente il diffusore continua a emettere con delle cancellazioni e riduzioni di livello alle basse frequenze, ma, anche solo pochi giorni fa, Angelo Recchia-Luciani, nostra mente tecnica e teorica eccelsa, mi confermava che l’ascolto della prima ottava può “reggere” alle nostre orecchie fino a distorsioni del 30%! In soldoni: chi se ne accorge veramente?

 

Metafore veloci e sintesi finale

Resta da dire che, nella sala Diesis Audio, front end e amplificazione erano di gran blasone e al di sopra di ogni sospetto: Nagra integrale, con lettore CD, DAC, pre e finale. I cavi erano dei prototipi sempre Diesis Audio, in argento puro, senza calza e con connettori che erano meri puntali saldati sul cavo.

 

La prova d’ascolto ha subito suggerito l’immediatezza reale del diffusore, quasi ruvida, in un senso superiore, quello di una sensazione alla quale non siamo più abituati. Nulla di ruvido o granuloso nel timbro, invece, dove l’analiticità del sistema prende il sopravvento.

Che suonino o riproducano musica classica o rock, le Caput Mundi sono a sempre a casa loro e ti fanno sentire a casa tua. Anzi, dirò di più, personalmente le trovo paradossalmente più confacenti a generi “colti” piuttosto che “metallari” e ad alta pressione.

Grande velocità, ottimo fuoco, netto contrasto: il tutto con quella sensazione di corpo e materia più tipico dei diffusori dinamici che dei dipolo. E il parametro della dinamica è, come ripeto, limitato solo dall’amplificazione adottata, con una tenuta in potenza virtualmente senza fine.

 

Il risultato finale di queste Caput Mundi è encomiabile. Credo che si sia di fronte a quel tipo di diffusori capaci di “addomesticare” l’alta efficienza, rendendola inseribile e accettabile in un ambiente tradizionale come quello delle più diffuse sale audiofile. Cosa che, secondo me, non è ancora riuscita – o è di difficile riuscita – con diffusori di più grande nome come Acapella o Avantgarde. Anche nel saper integrare componenti diversi senza arrivare a fastidiosi o imperfetti “scollamenti” fra gamme mi sembra stia la superiorità Caput Mundi rispetto ai suoi precedenti.

E questi non mi sembrano risultati da poco: io li vorrei fra i miei diffusori di riferimento, una lista che non supera la dozzina di modelli e brand.

 

 

SCHEMA RIEPILOGATIVO

Timbrica | estensione in frequenza, capacità di riproduzione fedele dello strumento e delle sue armoniche

L’assenza di colorazioni del suono, solitamente causate dalla “cassa”, e lo smorzamento degli altoparlanti sono lavori che si fanno apprezzare con restituzione del dettaglio e articolazione del suono. Rimane un accenno di maggiore predilezione del sistema più per gli “attacchi” che per i “rilasci”, intesi come emissione del suono e sua persistenza in ambiente: quella sensazione di relativa frettolosità che spesso accompagna – qui solo accennata, ripeto – i grandi sistemi a tromba.

Dinamica | micro (dettaglio) e macro (assoluta), estensione e velocità dei transienti

Ovviamente, uno dei punti di forza delle Caput Mundi. Grande capacità di “sorprendere” ed emozionare con attacchi netti e improvvisi, sempre se l’amplificazione riesce ad assecondarle (altrettanto ovviamente). Il dettaglio degli strumenti è sempre intelligibile, anche in mezzo ai fortissimo. Chi cerca il coinvolgimento, qui trova finalmente pane per i suoi denti.

Immagine | ambiente, trasparenza, scena, piani sonori, palcoscenico virtuale, senso di presenza, risoluzione

Nonostante sia ottenuto con componenti a tromba, il soundstage di questi diffusori è di tutto rispetto anche “passeggiandoci” di fronte e non si assiste affatto al crollo dell’immagine, se non per posizioni estreme. La scena sonora è sempre profonda come da messaggio o supporto sonoro e non viene “gettata avanti” come nelle più classiche o antiche realizzazioni a tromba.

In conclusione, tutti i componenti di questo parametro (vedi elenco) vanno dall’ottimo all’eccellente.

Tonalità | impostazione generale dell’apparecchio, se presente o caratteristica: ad esempio calda, fredda, virata, ambrata, lucida, opaca…

Caratteristica molto dipendente dall’amplificazione, ma in generale un diffusore sul lato asciutto, veloce, netto, lucido ma non tagliente.

Emozione | capacità di coinvolgimento emotivo, molto dipendente dagli accoppiamenti, parametro assolutamente anarchico e personale

Grande, come piace a me. Sono diffusori da grandi ambienti ma io me li metterei in casa anche avessi pochi metri quadri: si vive una volta sola.

Dinamica, trasparenza e assenza di compressione sonora convivono con coerenza e assenza di fatica di ascolto, se supportati da amplificazioni all’altezza.

Costruzione e imballo | Costruzione? Devo aggiungere qualcosa? Trattandosi invece di una "semplice" ma significativa prova d’ascolto, l’imballo non è stato considerato, ma il produttore assicura consegne ineccepibili worldwide.

Rapporto prestazioni/prezzo | Tutto è relativo. L’avete visto scritto ormai alla nausea. Considerate però che, per una così attenta e sagace ottimizzazione e resa di altoparlanti fondamentalmente “di produzione”, tutto il contorno è “innovazione”. Il modo con cui sono stati messi insieme questi componenti non è replicabile nel laboratorio dell’autocostruttore, insomma.

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore

Sistema a tre vie e mezza con quattro altoparlanti

Woofer caricati a dipolo.

Woofer inferiore 12” in carta

Woofer superiore 12” in carta

Driver a compressione coassiale composto da midrange da 90 mm e highrange da 45 mm

Sensibilità: 97dB a 2,83V/M

Impedenza: 6ohm nominali

Risposta in frequenza in ambiente: 40-25.000Hz +/-3dB

Risposta in frequenza in ambiente: 30-30.000Hz +/-8dB

Potenza min.: 10W

Potenza max: 250W

Frequenze di incrocio: 150, 600 e 6.500Hz

Controllo di livello MID range tramite resistenze inseribili: -1,5/0/+1,5/+3dB

Controllo di livello HIGH range tramite resistenze inseribili: -1,5/0/+1,5/+3dB

Possibilità di pilotare separatamente con masse separate il woofer inferiore (8ohm) e gli altri altoparlanti (8ohm)

Dimensioni massime: 512x1.370x365mm (LxAxP)

Peso: 97Kg

Garanzia: cinque anni

Note: Per ambienti da 20 a 50 mq circa. Si consiglia di inclinarlo di non più di venti gradi verso il punto di ascolto. Pannello frontale e tromba sostituibili per modificare l’estetica del diffusore.

Prezzo Italia alla data della recensione: 24.900,00 euro la coppia in versione con trombe bianche

Distributore ufficiale Italia: al sito Diesis Audio

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