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23.02.15
Cavi segnale e digitale Omega Audio Concepts Pico Extra

Omega Audio Concepts è un produttore della provincia di Treviso, tipico esempio della determinazione del Nord-Est d’Italia a emergere con proprie realizzazioni, senza farsi intimidire da concorrenze internazionali o nazionali, più o meno blasonate o affermate. Con questo articolo iniziamo un breve excursus in quelle terre, che sono prodighe di appassionati ed entusiasti, votati all’indipendenza e autonomia, sia di pensiero che di realizzazioni. Partiremo da Omega Audio Concepts, appunto, per arrivare alla Audiosophia di Max Micelli, passando dal nostro altro amico Gianfranco Pellas, discretamente conosciuto tempi orsono per il marchio Ikarus Audio.

 

I cavi oggetto di questa scheda appartengono alla serie Elements e sono esempi paradigmatici della produzione Omega Audio Concepts, di qui in poi OAC. Il proprietario e progettista, Renato Filippini, insoddisfatto come tanti dell’assurdo rapporto qualità/prezzo di molti apparecchi e componenti disponibili sul mercato, ha progettato e realizzato una serie di propri apparecchi caratterizzati da un approccio fortemente scientifico e integralista. Senza compromessi, come si usa dire, ma non “tanto per dire”. Gli obiettivi, cito dal loro sito, sono il limite teorico e l’evento spazio tempo, perseguiti attraverso “la ricerca sui materiali e sulle tecniche per l’applicazione di questi concetti a tutte le componenti del sistema di riproduzione musicale: strutture (contenitori e supporti), circuitazioni e componentistica”. Dai cavi ai diffusori, passando per CD player e ampli integrato, l’approccio “puristico” di OAC si manifesta in circuitazioni essenziali e a stato solido, dato che quelle valvolari comportano una serie di compromissioni della linearità del segnale assolutamente inaccettabili, cabinet sordi e massivi per impedire che qualsiasi cosa “suoni” tranne il segnale stesso, equipaggi mobili vertiginosamente leggeri e disposti in configurazioni originali ma non bizzarre, perché semplicemente dettate da regole acustiche. Un esempio fra tutti: sono il primo a essere convinto che un equipaggio mobile, un diaframma acustico, debba essere sì rigido ma intrinsecamente leggero. Inerzia e massa non sono concetti fisici discutibili…

 

La questione si farebbe lunga e follemente interessante. Spero di avere quanto prima la possibilità di riascoltare un sistema completo OAC, che mi aveva letteralmente “fulminato” agli inizi delle loro dimostrazioni qualche anno fa, con modelli e progetti ora decisamente superiori.

 

In questi cavi di segnale e digitale OAC Pico Extra la filosofia progettuale della casa si manifesta con una costruzione molto solida. Il cavo è di sezione generosa, multifilare solid core, piuttosto rigido e pesante e tende “a portarsi dietro” le elettroniche a cui è attaccato. Un cilindro metallico a metà lunghezza del cavo riporta i nomi dei cavi, non mi stato dato sapere se la sua funzione sia di equalizzazione (elettrica) del segnale o di smorzamento (meccanico) delle vibrazioni. Le saldature dei connettori sono ulteriormente isolate con quella che all’apparenza sembra essere della colla a caldo. Personalmente amo il colore della guaina esterna e apprezzo la solida bellezza della finitura di questi cavi nel loro complesso. Con il suo vellutino bianco, il package rosso sa più di pasticceria che di Hi-Fi. Yum!

 

Il sito aziendale è decisamente avaro di informazioni tout court, tanto che mi sono addirittura proposto io di metterci mano, dato che mi occupo professionalmente di pubblicità e comunicazione. La produzione cavi OAC nel suo complesso si articola in cinque livelli brevettati e con trattamenti proprietari, ovvero DNA in rame, PICO extra in rame con sezione superiore al DNA, NANO extra in rame argentato, MICRO extra in argento e la THE ELEMENT in argento – con sezione superiore alla MICRO – una serie fatta su ordinazione con preventivo aggiornato sul prezzo dell’argento.

 

All’ascolto i Pico Extra si sono distinti per un approccio neutrale ma non secco, pulito ma ricco, corposo ma brioso. La loro caratteristica fondamentale credo si possa trovare nel cosiddetto “silenzio interstrumentale”. Sembra proprio che siano tra i cavi più bui e scuri FRA gli strumenti, facendo pensare che l’obiettivo di NON indurre colorazioni o sonorità spurie sia stato raggiunto. Mi piacerebbe poter disporre di un set completo di cavi OAC, perché, ricordando qui il nostro modus operandi riguardo i cavi, la mia idea è di considerare le migliori produzioni del settore come “famiglie” coerenti, che offrono e assicurano un certo tipo di risultati all’impianto nel loro complesso, più che usarli come correttori di magagne o esaltatori di sapidità degli impianti stessi.

 

Un’ultima considerazione, assolutamente venale e contemporaneamente irrituale, anche se tipica del nostro volervi dare degli spassionati “consigli per gli acquisti”. Partendo dai cavi, dei prodotti OAC si deve approfittare. Qui e ora. L’azienda e la sua produzione sono infatti in quello scellerato periodo di “lancio” sul mercato, di quando non si sono fatti bene i conti e si vuole solo presentare il meglio possibile. So per certo che il costo di produzione di cavi ed elettroniche è una frazione del costo al pubblico, ma ben lontano dal rapporto di uno a dieci o superiore consigliato per poter praticare del’export. Insomma, se comprate un cavo praticamente al doppio del suo reale costo di produzione, sappiate che è un affare, un vero affare. E questo sono attualmente i prodotti Omega Audio Concepts.

 

Per ulteriori info: al sito Omega Audio Concepts

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