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12.01.16
Cavi segnale, potenza e alimentazione Omega Audio Concepts Elements Pico

I principi scientifici su cui si basa tutta la filosofia progettuale di Renato Filippini, progettista della Omega Audio Concepts, d’ora in poi OAC, sono incrollabili e irrinunciabili e si basano sul limite teorico e l'evento spazio tempo. Questi principii vengono applicati su tutta la linea progettuale OAC che comprende la Timeless che si occupa di tutte le elettroniche con l’apporto tecnico dell’Ing. Gianluca Favaro, la Soundwaves per i diffusori e la linea Elements per ciò che concerne i cavi di collegamento.

 

Proprio la linea Elements è la protagonista di questo articolo che approfondirà l’argomento cavi di collegamento. Tutto il progetto Elements si basa non solo sull’utilizzo del rame ma anche dell’argento che, scientificamente, è il miglior conduttore che esista. Ognuno di noi potrebbe verificarlo con una semplice ricerca sul web. Secondo Renato Filippini, per ottenere un suono equilibrato è necessario utilizzare argento puro. L’argento utilizzato nei cavi Elements è il più puro possibile, la parte non in purezza è giusto quella necessaria a rendere questo metallo lavorabile senza deformarlo irrimediabilmente. Questa speciale lega è molto diversa da quella che sarebbe facilmente rimediabile da un orefice e, a quanto sono riuscito a ottenere da indiscrezioni raccolte, esiste solo una ristrettissima cerchia di aziende in Europa in grado di produrre filamenti di questo prezioso metallo di spessore e purezza idonei.

Questa prova, in linea con il ReMusic pensiero, si aggiunge al precedente articolo dell’altro Direttore e amico Giuseppe Castelli e il fatto che si siano messi in gioco i due Direttori per descrivere questi cavi Elements della OAC la dice lunga sulla questione.

 

Per una volta vorrei partire dalla fine. I cavi Elements sono senza ombra di dubbio quanto di meglio mi sia capitato di rilevare e ascoltare per quanto concerne i cavi di connessione. Quello che ho appena detto non mi imbarazza e vorrei comunque argomentarlo. In effetti ho già espresso parole di grande plauso nei confronti di altri cavi, guarda caso sempre italiani, come per esempio i White Gold che ho utilizzato, tra l’altro, come riferimento.

Il fatto di poter effettuare una prova a confronto utilizzando quanto di meglio si possa in questo momento avere a disposizione in Italia, mi rende molto felice ed è anche prova della buona considerazione e della fiducia che ReMusic ha suscitato negli operatori del settore che hanno condiviso con noi il metodo di conduzione delle prove dei cavi.

 

Dunque, per tornare alla Elements e alla nostra prova, ho proceduto per step, cominciando con i cavi di alimentazione AC Power DNA che ho inserito nei finali, nel preamplificatore e nel CD player. Fin dai primi ascolti ho avuto la sensazione di ordine, come se ciò che avevo sentito fino a poco tempo prima con l’utilizzo dei cavi di riferimento fosse già assolutamente eccellente ma inconsapevolmente disordinato, una sensazione che non si può immaginare o supporre sin quando non si ascolta quanto possa effettivamente produrre l’intervento dei cavi Elements AC Power DNA. Questa sensazione di ordine, investe anche altri parametri ma principalmente le dinamiche. No, non mi sono sbagliato, ho usato apposta il plurale. Le dinamiche, perché tutto lo spettro delle frequenze ha acquistato estrema velocità nel raggiungimento dei picchi dinamici e nei conseguenti decadimenti. Tutto ciò è avvenuto contemporaneamente lungo tutto l’arco delle frequenze, tanto da darmi la netta percezione di molteplicità del fenomeno della espressione dinamica. Questa caratteristica mi ha spinto a inserire i cavi di alimentazione nella catena a valvole. Adesso vi aspetterete che vi dica che “è cambiato tutto!”. No, non è così. Posso dire, invece, che ho intuito immediatamente la differenza intrinseca tra il mio sistema a transistor e i limiti di quello a valvole. Tutto mi è sembrato più chiaro. Tutto mi è sembrato straordinariamente palese. Indubbiamente, se il mio sistema a transistor supera in qualità sonora quello a tubi, tale differenza qualitativa è venuta a galla e si è palesata in modo evidente.

 

Limite teorico ed evento spazio tempo

Prima di proseguire, desidero soffermarmi sui concetti di limite teorico ed evento spazio tempo che, in effetti, erano rimasti un po’ in sospeso nella nota introduttiva di questo articolo.

 

Il limite teorico è quella sottile linea di confine che separa la teoria dalla pratica, la metafisica dalla fisica, il trascendente dall’immanente, lo scientifico dall’empirico. Credo di aver capito che, per Renato Filippini, tale limite teorico sia il fine cui tendere, il dato cui far riferimento, la stella polare che indica la strada verso il miglior risultato possibile. Naturalmente sto parlando della qualità sonora. Dati incontrovertibili e inconfutabili, ad esempio, sono la legge di Ohm oppure l’uso dell’argento quale miglior metallo conduttore di energia elettrica a temperatura ambiente. Sono dati scientifici e quindi imprescindibili. La qualità sonora è ciò che occupa lo spazio che si trova oltre il limite teorico delimitato dalla scienza. Il fatto è che interi territori della scienza sono tuttora inesplorati o, quando esplorati, tenuti in scarsa considerazione come, per esempio, il fenomeno delle interazioni deboli le cui influenze negative sul segnale audio si fanno sempre più evidenti man mano che cresce la qualità delle apparecchiature.

 

L’evento spazio tempo è un fenomeno un tantino più complesso da spiegare, ma Renato Filippini mi ha fatto un esempio semplice e calzante. Ipotizziamo che qualsiasi flusso d’informazione come quello degli elettroni che trasmettono energia elettrica, sia come un trenino formato da quattro vagoni, ognuno trasporta un lettera, il primo la C, il secondo la I, il terzo la A e il quarto la O, per formare la parola “CIAO”. Il trenino parte, ma durante il suo percorso incontrerà una serie di tremendi ostacoli come flussi elettromagnetici, dispersioni di energia, deformazioni del conduttore, onde radio e magnetiche, ossidazioni, tutti fenomeni che, per vari motivi, sconvolgeranno l’ordine dei vagoni che alla fine arriveranno con un ordine diverso da quello di partenza per cui CIAO si è trasformato in OCAI. Immaginate adesso che quello trasportato sia un segnale audio: avremmo dovuto sentire CIAO invece sentiamo OCAI. Non vi viene da rabbrividire?

L’evento spazio tempo è, quindi, un campo di battaglia dove si combatte una guerra tra ciò che effettivamente dovrebbe essere e ciò che invece è, tra l’elettrone e l’atomo, tra ciò che non è materia e la materia, un luogo dove riverberi, vibrazioni, perdite di energia, risonanze, distorsioni, onde radio, campi magnetici e quant’altro deformano irrimediabilmente il segnale audio facendoci alla fine percepire una cosa molto diversa da quella nata all’origine.

 

Quindi, se si tiene bene a mente il limite teorico e si cerca di vincere la battaglia dell’evento spazio tempo si otterranno sicuramente buoni risultati. Beh! Questi risultati saranno sotto gli occhi, anzi no, saranno dentro le orecchie di tutti coloro che avranno l’occasione di provare questi cavi di connessione Elements.

 

Continuiamo la prova d’ascolto

Passiamo all’inserimento nel sistema dei cavi di segnale. Per prima ho inserito i cavi bilanciati Signal XLR Pico Extra tra il mio preamplificatore Plinius M12 e i finali mono AM Audio. La sensazione di ordine che avevo rilevato con l’inserimento dei cavi di alimentazione adesso ha acquisito sicurezza di emissione, come se l’evento registrato risultasse maggiormente solido e maggiormente delineato nel quadro musicale. La quantità dei dettagli non è variata nel numero, ma con l’utilizzo dei cavi Elements sembra che lo strumento sia più “inserito” nell’ambiente in cui è avvenuta la registrazione, come se l’orecchio percepisca con maggiore facilità i segnali provenienti dall’ambiente riverberante.

Il passo successivo è quello di inserire il cavo di segnale sbilanciato Signal RCA Pico Extra tra la sorgente digitale Vibrato Symphonic Line e il preamplificatore. In questo step è avvenuto il salto qualitativo più importante, comunque rimane ancora da inserire il cavo di potenza. La differenza tra i cavi White Gold e gli Elements appare adesso evidente. Siamo a livelli, ripeto, di eccellenza qualitativa assoluta e tutti e due i brand denotano quanto sia elevato lo sforzo tecnico progettuale nell’offrire un prodotto dalle caratteristiche di sostanziale vertice universale.

Per fare un paragone, i White Gold permettono di ottenere una risposta musicale molto godibile offrendo tonalità che avvicinano molto l’ascoltatore alla musica e all’evento registrato, gli Elements sembrano liberare la musica nel palcoscenico sonoro disegnando un quadro fresco e naturale ma, soprattutto, tutto appare inconfutabilmente ordinato, spontaneo e straordinariamente vivo e intellegibile. Non solo. L’idea principale è che riesco a distinguere nettamente l’intervento delle singole apparecchiature del mio sistema. Riesco a percepire la rigorosità della mia sorgente digitale, la trasparenza del preamplificatore, il calore e la potenza dei miei finali. Inoltre è drammatica la sincerità con cui viene restituito il segnale, tanto da evidenziare, in modo qualche volta doloroso, la qualità della registrazione.

 

L’ultimo step riguarda i cavi di potenza Speaker Pico Extra che contribuiscono a completare ulteriormente il discorso sull’omogeneità e linearità dell’emissione del segnale in un contesto di ordine e naturalezza, ma è proprio sulla naturalezza del segnale che gli Speaker Pico Extra giocano un ruolo fondamentale portando all’estreme conseguenze la velocità e l’escursione dinamica, generando un flusso di pressione sonora che, anche ad alto volume, genera la consapevolezza di percepire un segnale chiaro e privo di distorsioni. Sembra quasi che anche i coni dei diffusori si lascino addomesticare in modo mansueto e arrendevole, obbedendo supinamente ai complessi segnali elettrici dei finali. In effetti, sono gli stessi segnali elettrici ad essere maggiormente precisi e puliti tanto da moltiplicare la sensazione di una maggiore densità di informazioni, migliorando drammaticamente l’equilibrio armonico e tonale delle voci e degli strumenti registrati.

 

Insomma, un gran bel risultato, soprattutto in considerazione del fatto che sono state prese in esame solo le due linee economiche del cavi Elements, vale a dire DNA e Pico Extra, quelle con conduttore in rame. Mi sento di consigliare questi cavi di collegamento in sistemi a transistor o a valvole di adeguato valore qualitativo, in considerazione soprattutto del fatto che una delle caratteristiche principali di questi cavi di collegamento è quello di mettere a nudo tutte le caratteristiche, belle o brutte, del sistema in cui vengono utilizzati. Per farla breve, i cavi Elements sono poco inclini al perdono quindi, occhio! Non vi arrischiate se non siete assolutamente sicuri del valore sonoro del vostro sistema, potreste rimanerci male, mentre se siete sicuri di aver assemblato un sistema equilibrato i cavi Elements potrebbero dimostrarsi una scelta obbligata ed economicamente vantaggiosa.

 

 

Per ulteriori info: al sito Omega Audio Concepts

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