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ReMusic Record
29.10.12
Cristina Zavalloni
La donna di cristallo

A leggere la biografia di Cristina Zavalloni sembra di essere al cospetto di un personaggio, non solo veterano, ma olimpico, mitologico, tanto è denso il suo percorso artistico. Ma, per fortuna, la ragazza è ancora giovane, e, dando per scontato che continui così, saranno necessarie molte pagine per raccontare la sua sconfinata produzione, e un profondo impegno per poter seguire in maniera organica il suo lavoro. Chi volesse approfondire, e io dico che è obbligatorio, può farlo entrando nel suo sito, dove, anzitutto, gli occhi potranno riposarsi perdendosi tra gli splendidi colori sfumati fra il turchese e l’acquamarina, che sembra di stare nel Golfo della Maddalena, e, altresì, sarà possibile avere la prova di ciò che ho scritto. La naturalezza e la libertà con cui si muove dalla formazione jazz, che è dichiaratamente il linguaggio principe, a quella classica e alla danza, dal teatro alla musica contemporanea e operistica, dal barocco alla musica popular brasileira e alla composizione, oltre alla polivalenza interpretativa con cui affronta autori del calibro di Stravinsky, Andriessen, Ravel, Messiaen, Satie, Poulanc, Berberian, MacMillan, solo per citarne qualcuno, è letteralmente fenomenale, e la rende immune da qualsiasi maldestro tentativo di etichettarla o confinarla all’interno di un contesto espressivo definito. Cristina è talento, è bellezza, è la musa cui il grande Michael Nyman dedica Acts of Beauty. Ma, più semplicemente, è una donna curiosa. Di una curiosità intesa come volano dell’arte, come ricerca spasmodica di situazioni, avvenimenti, segni, simboli, idee, stimoli percettivi, attraverso i quali crescere, perfezionarsi – è il senso della vita – giammai in uno stato permanente di assorbimento sterile, ma in proiezione verso gli altri, con il desiderio di esprimersi, attrarre l’attenzione sul postulato che tutto il genere umano ha la possibilità e il diritto naturale di essere partecipe di quello che oggi, per colpa di un potere ottuso e violento, viene considerato un concetto strano, orrorifico, inutile, parassita, ma che, al contrario, rappresenta la linfa dell’esistenza di ognuno di noi: la cultura. Ce ne vogliono davvero tante di chiavi culturali e idiomatiche per avere qualche chance di poter entrare nell’universo di cui l’artista bolognese è interprete e, sovente, regista.

 

Non si sottrae a questa inclinazione l’ultimo lavoro discografico, il decimo da quello d’esordio, Danse à Rebours, che risale al 1996. Sto parlando de La donna di cristallo, opera nata dalla collaborazione tra Cristina e il sassofonista/compositore/arrangiatore Cristiano Arcelli, leader della Radar Band, ovvero Fulvio Sicurtà alla tromba, Massimo Morganti al trombone, Giacomo Riggi al vibrafono, Michele Francesconi al piano, Daniele Mencarelli al basso, Alessandro Paternesi alla batteria, ed Enrico Pulcinelli alle percussioni. Il CD è stato registrato tra il 26 e il 28 Settembre 2011 presso l’Auditorium di Santa Cecilia di Perugia, prodotto per l’etichetta EGEA Edizioni Discografiche, ed è uscito nel Marzo di quest’anno. Arcelli medesimo, nelle note interne, racconta dell’eccitazione precedente quest’esperienza che, al di là degli attriti iniziali di matrice perfezionista, si è rivelata stimolante e appagante, grazie alla riuscita creazione di un humus di ricerca di stimoli tra la cantante e i musicisti, dove il linguaggio collettivo doveva essere il risultato dello scambio e dell’interazione tra culture individuali.

 

Il titolo potrebbe fare riferimento a una fragilità umana o artistica della protagonista, ma Cristina mi sembra tutt’altro che fragile, da entrambe le angolature. Il cristallo è invece simbolo di trasparenza, di riflessi multicolori, come pure di quella luminosità che assume la sua esile figura sugli sfondi noir della copertina o sulle pagine del libretto interno. Il messaggio musicale è cristallo, e anche il suono lo è, in maniera discreta negli interventi del vibrafono, che ne ricorda il tintinnio, e, palesemente, in alcuni passaggi vocali. L’album contiene brani passati e recenti, quasi totalmente composti da Cristina, ed è, allo stesso tempo, completo ed inafferrabile. Completo perché si presenta come un contenitore che racchiude tutte le esperienze artistiche del suo sontuoso percorso; inafferrabile perché l’unica autentica linea conduttrice è emotiva – il thrill, anzi il thrrriill, come viene scandito ed enfatizzato - termine anglosassone che ricorre tra i testi, e significa brivido, sensazione forte, passione, fremito. L’imprendibilità è forte all’interno di ognuna delle composizioni; ci sono innumerevoli richiami che invitano l’ascoltatore a rincorrerli, per poi dileguarsi nel momento in cui si ha l’illusione di averli agguantati.

 

Il primo brano, Les observateurs, scritto per lo spettacolo I Testimoni con l’autore svizzero Lorenzo Buccella, ha un marcato carattere teatrale, L’intro crea attesa, pathos, ed ha l’andamento di un’opera Brechtiana, o di una certa drammaturgia nordeuropea. Trae ispirazione dal quanto mai attuale fenomeno del Dark tourism, cui aderiscono coloro che, dietro le mentite spoglie di osservatori della società, celano un morboso desiderio di orrore. “Noi siamo quelli che esaminano la cronaca nera, quelli che chiamate voyeur, i cui cuori si infiammano di fronte ai drammi, senza pudore. Noi siamo vampiri, pirati che non si fanno scrupoli. Siamo coloro che vogliono andare lontano e tuffarsi nell’orrore”. Dove c’è un omicidio, una tragedia, loro sono presenti. Purtroppo è un aspetto della natura umana, se già duemila anni fa Lucrezio, nel De Rerum Natura, descriveva il piacere che si prova osservando, dalla riva, una nave che cola a picco “e non perché rechi piacere che qualcuno si trovi a soffrire, ma perché è dolce scorgere i mali di cui siamo liberi”. Vibrafono, voce e percussioni creano un’atmosfera un po’ “darioargentiana”. Poi un crescendo di fiati allenta la tensione, e, a seguire, una voce incalzante, isterica, e cinica come un Joker, esprime l’insana natura del voyeur, per ripetersi ancora in stile lirico, e, sempre con la trama tintinnante del vibrafono, richiamare il tema del cristallo. Allora il pezzo si scioglie in un bop familiare e rassicurante; e riecco la lirica, e la tensione che torna protagonista, fino all’acuto finale. X E.B. è una dedica per Enzo Baldoni: testi e musica sono scarni ed essenziali. Appena accennato, poche asciutte note sui tasti, il piano, leggera è la voce. Un vibrafono pennella l’andamento mesto con il contrappunto delle spazzole. Poi una solenne scena fiatistica è il segnale della tragedia che sta per consumarsi. Segue la malinconia sulla riflessione che quel destino era ineluttabile, in quanto vivo nella coscienza della vittima. “E lo so che tu mi credi. Dovevo venire qui”. Istinti è un brano scritto alcuni anni fa insieme al pianista Stefano De Bonis, inserito nell’album Idea, e radicalmente riarrangiato, sempre in chiave jazz. Cristina veste i panni della narratrice, e, raccontando dell’amicizia e del sentimento avversati tra una stella e una nuvola, coglie l’opportunità di far fare alla sua voce quello che vuole, fino a riprodurre il suono dei fiati. L’introduzione è effettivamente fiabesca, ma poi il pezzo si distende in un’alternanza di ritmi, con delle bellissime aperture orchestrali e gli assolo di trombone e tromba. Arcelli ha composto Waking, con il testo della Zavalloni. La traccia gioca su una progressione di stati emozionali, accennati su una sequenza di note pianistiche ondeggianti. Si canta di dormiveglia alterato, strategie segrete, circoli viziosi, paura dell’ignoto, posti ostili, insomma una manifesta inquietudine, nell’atteggiamento di scrutarsi profondamente negli occhi, pur raccomandando di fare attenzione allo sguardo mentitore. Un assolo di tromba introduce la seconda parte del brano, dove si ritrovano le certezze di un abbraccio ed il proprio essere, fondato sull’altro, che illumina il giorno. Anche Trilha de Caranguejos viene ripreso da Idea, ed è l’apologia del thrill, cui ho accennato nella prima parte dell’articolo. Il pezzo esordisce con un arrangiamento venato di sudamerica, dove Cristina tende la voce all’estremo, per passare ad un ritmo dub su cui un vibrante sax si esalta in un percorso solistico al limite del free, fino alla chiusura, in cui torna la presenza del cantato. La donna di cristallo assume la forma canzone, sul tema di un amore ormai logoro e vuoto, senza emozioni, come fiori senza odore. Lo stile jazzy ne fa un brano raffinato, che, pur nei suoi connotati sixty, diventa senza tempo. Matala è un pezzo dove si intrecciano stili e strutture, tratto da un testo di San Juan De La Cruz. L’attacco gotico, con il vibrafono che riproduce il rintocco di una campana, introduce la leggerezza dei versi in lingua originale, ripetuti sottovoce in italiano, dietro un muro strumentale dissonante. Il brano, di un’intensità straordinaria, dopo una pausa di quiete, esplode in un assolo di tromba che atterrisce, forte, violento, drammatico, che accompagna ad una chiosa sfumata. Dopo una versione più ricca ed elaborata di X E.B., epilogo di un avvenimento che sembra essere stato vissuto molto intimamente da Cristina, viene proposto Luna Park, dove l’artista corre libera, con la sua voce che gioca con gli strumenti, in un’atmosfera di perenne festa. 3-10/You are my thrill è uno standard dove viene sublimata la forza del brivido, che devasta, fa crescere le pulsazioni, in questo caso un fremito sentimentale.

 

Dopo oltre venti ascolti, l’album non mostra cedimenti, anzi, aggiunge dettagli e sfumature, offre emozioni continue e non stanca mai. Pur nella policromia espressiva che lo contraddistingue, non può essere considerato “difficile”. Certamente è un’opera intellettuale, così come si dimostra la Zavalloni. Non si può non apprezzarla quando afferma che la cultura non ha senso se si limita a proposizione di spettacoli per pochi eletti, per giunta passivi. Si può solo amarla quando afferma che gli artisti, al mattino, dovrebbero recarsi nelle scuole a cantare, recitare, dipingere, educare insomma, perché i giovanissimi di oggi saranno il pubblico competente e partecipe di domani. O quando esorta tutti ad essere vivi, curiosi, impegnati.

Se non avessi la certezza che rifiuterebbe senza repliche, la proporrei come Presidente del Consiglio.

 

Cristina Zavalloni

La donna di cristallo

EGEA Edizioni Discografiche

CD

Total time 47’25’’

2012

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