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24.11.14
Diffusori Blumenhofer Mini

I diffusori Blumenhofer Mini sono, come dice il nome, dei minidiffusori.

 

Chiaro.

 

Perciò appartengono a quella categoria di prodotti che ha grandi estimatori ma anche feroci detrattori. Se siete tra i primi, spero possa interessare la prova di un nuovo modello che qui, in Italia, non è ancora molto conosciuto e non ancora recensito. Se fate parte della seconda categoria, probabilmente non cambierete idea ma sarei contento se, leggendo la recensione, almeno vi faceste un’idea del perché alcuni amano questa tipologia di diffusori.

 

Non dispongo di moltissime informazioni sull’azienda. Questa ditta, dalle foto che ho potuto osservare qua e là, sembra essere una specie di fattoria, un grosso chalet, una costruzione nettamente in controtendenza rispetto a capannoni industriali o edifici hi-tech. Ho letto che si trova in Germania, nel parco naturale dei Westliche Wälder di Augusta, non distante da Monaco. Thomas Blumenhofer, il titolare, è nel settore audio dal 1979. Innanzitutto nel settore professionale, cioè sonorizzazione di cinema, teatri, studi di registrazione e sale da concerto. Da sempre si è dedicato anche all’Hi-Fi domestica, ma solo dal 2000 ha deciso di farlo in modo stabile. Nel 2009 Blumenhofer ha voluto potenziare l’attività avvalendosi del contributo determinante dell’amico Andrea Vitali, che si occupa di sviluppo della ditta, strategia e gestione della linea dei prodotti, marketing sia a livello nazionale, in Germania, che a livello internazionale.

 

Blumenhofer trasla nell’Hi-Fi domestica tutta l’esperienza maturata in campo Pro.

Ecco il perché della quasi costante presenza della configurazione a tromba nei diffusori della ditta tedesca.

 

La fabbricazione dei cabinet dei diffusori avviene tutta all’interno dell’azienda, mentre la maggior parte dei trasduttori viene prodotta da aziende esterne su specifiche o progetto Blumenhofer. In qualche caso, però, ad alcuni altoparlanti vengono modificate le membrane direttamente in azienda.

 

I modelli prodotti sono numerosi e scorrendo il sito dell’azienda si legge di queste linee di produzione:

  • serie Fun, diffusori con woofer con caricamento acustico a tromba
  • serie Tempesta, diffusori con bass reflex e tromba dei medioalti
  • serie Genuin, diffusori in bass reflex con allineamento temporale e tromba dei medioalti
  • serie Gioia, diffusori con tromba dei medi e tromba dei medioalti
  • serie Bookshelf, diffusori da scaffale e scrivania
  • e poi centrali, subwoofer, surround, on wall, soundbar...

Prima di parlare delle Mini, ci tengo a dire una cosa. Voglio tornare a ciò che ho scritto nelle prime tre righe dell’articolo. Lo ammetto, sono tra quelli della prima “fazione”. Mi piacciono i minidiffusori. Non tutti, ci mancherebbe, e solamente se impiegati con logica. Si tratta di una contraddizione, per me, perché nel mio attuale impianto principale ho due grossi monoliti neri da pavimento, due diffusori monovia. Ma spesso ricollego e ascolto con estremo piacere dei piccoli diffusori. A memoria, cioè ripensando a impianti che in trent’anni mi sono rimasti impressi per la loro qualità e le loro caratteristiche sonore, posso citare le Sonus Faber Minima Amator pilotate da un finale Classè Audio DR3, venticinque watt in classe A. Oppure le iperclassiche LS 3/5a in diverse varianti di marca, collegate a una coppia di Quad II mono. O ancora le Sequerra Met 7, anche se a dire il vero non ricordo con che amplificazione. Tre impianti non dico di livello assoluto, gli ovvi limiti in gamma bassa non possono certo farli considerare al top come prestazioni globali. Ma per me – e non solo per me – di una bellezza, una grazia, una musicalità e una godibilità tali da non far rimpiangere troppo impianti di ben altra caratura e prezzo. Ripeto, sono consapevole del fatto che molti non saranno d’accordo sulla questione minidiffusori. Ma sono sicuro della mia esperienza personale che mi spinge a dire ciò che ho detto.

 

Alcuni criticano questa categoria di diffusori senza mai averli ascoltati in condizioni come quelle citate prima. Una LS 3/5a, per esempio, con un “piccolo” ampli è una “piccola” cassa che offre un “piccolo” suono. Io stesso, agli inizi di questa mia passione per l’Hi-Fi, feci lo stesso errore di valutazione e mi ricordo che diedi in permuta una coppia di Rogers in cambio di altro materiale a Claudio Romagnoli, patron di Lector, ma dopo qualche anno ricomprai una coppia di Spendor! Errori di gioventù in cui si è convinti che la cassa di grandi dimensioni ha necessità di grandi amplificazioni e la cassa piccola di piccole amplificazioni. Errore di valutazione grossolano e frequente. Il diffusore grosso ha quasi sempre una sensibilità più elevata di uno piccolo e quindi lo si può pilotare con meno watt. Gli 82,5 dB di efficienza di qualche minidiffusore richiedono un pilotaggio robusto per farli esprimere al meglio delle loro possibilità.

 

Un altro errore è quello di non tollerare l’idea di spendere più soldi per l’amplificazione che per i diffusori. Perché? Anche per pilotare al meglio una coppia di Wilson Audio Alexia per esempio, o diffusori di questo livello, bisogna quasi sempre spendere più dei diffusori stessi. Il caso peggiore è quello dell’acquirente appassionato che posiziona i mini, quelli di un certo livello, in libreria, perché sono piccoli. Il modo migliore per sentirli suonar male!

A testimonianza della correttezza di ciò che affermo, vi rimando alla prova in batteria che ho condotto e pubblicato su ReMusic http://www.remusic.it/IT/Minidiffusori-a-confronto-90deb800 in cui gli appassionati che sono intervenuti hanno espresso giudizi tipo: “non mi aspettavo che suonassero così bene!” oppure “ma perché cercare altro?” o ancora “ma anche i bassi non sono poi così male”.

 

Il fatto che parecchi recensori nei loro impianti usino proprio questo tipo di speaker vorrà pur dire qualcosa. Non fate i maligni, qualche recensore che ci sente esiste davvero!

Ken Kessler, uno dei più noti e apprezzati recensori a livello mondiale, dice che solo di 3/5a, in tutte le sue declinazioni, ne sono state vendute in tutto il mondo circa centomila coppie e anche questo dato credo voglia dire qualcosa, oltre al fatto che ci sono addirittura collezionisti di babyspeaker!

 

Volutamente ho estremizzato l’aspetto dell’importanza dell’amplificazione da abbinare ai mini di qualità. In realtà buoni risultati in un normale ambiente domestico, se non si hanno pretese di toccare vertici molto alti di qualità, si ottengono già con amplificatori a transistor “virtuosi”, specialmente inglesi, e dico inglesi perché i primi che mi vengono in mente sono i classici Naim, Onix, Cyrus, Kelvin Labs, Myst, A&R Cambridge di qualche decennio fa. Probabilmente erano progettati basandosi proprio per un abbinamento ad hoc con questi diffusori. La moda e la richiesta del mercato sono indirizzate a modelli di ampli sempre più potenti, ma a volte un po’ meno raffinati, che alla fine, pur avendo ottime doti di pilotaggio, non sempre si sposano alla meraviglia coi mini.

 

Veniamo finalmente ai diffusori oggetto di questa recensione, i Blumenhofer Mini.

Si basano sul progetto dei precedenti che si chiamavano Satellite Mini, in produzione fino a qualche anno fa.

Molte le modifiche. Il mobile ha perso gli spigoli anteriori smussati, che però a me piacevano molto perché davano un tocco di originalità. Il sistema bass reflex ora è tradizionale, mentre prima era a tunnel interno divergente con uno sbocco posteriore a forma di grossa fessura. Il tweeter e il woofer sono cambiati, la morsettiera posteriore è diversa, l’efficienza è aumentata un paio di dB ed è riferita a un paio di ohm in meno.

Il prezzo è sceso di circa 600,00 euro. Dalla ditta mi hanno anticipato che, non appena sarà definita la configurazione, anche quelle con gli angoli smussati torneranno in commercio con il nome di Mini SE a un prezzo congruamente maggiore attorno ai 1.800,00 euro.

 

Questi nuovi Blumenhofer Mini che ho in prova si discostano leggermente dall’impostazione più classica, sono in un certo senso più moderni come progetto. Due dati secondo me spiegano meglio di tante parole. Primo, l’efficienza è di 88 dB su 6 ohm, quindi non sono necessarie potenze esagerate per farli suonare al meglio, anzi un piccolo valvolare raffinato anche se non particolarmente muscoloso può già fargli raggiungere volumi sonori importanti. Secondo, la frequenza di taglio tra le due vie si attesta sui 6.000 Hz. In pratica sono quasi dei piccoli monovia con midwoofer da 10 cm. a cui è stato aggiunto un tweeter che, a mio parere, serve per delineare la rifinitura e la dispersione delle frequenze alte. Piccoli monovia più tweeter, vuol dire omogeneità tonale veramente di rilievo, significa privilegiare ancor di più la frequenza media, che è, come tutti sappiamo, la gamma favorita di voci, clarino, sax e buona parte del pianoforte. Gli strumenti che scendono più verso le note gravi, come il contrabbasso, la grancassa o il piano nelle sue note più profonde, sono ovviamente un po’ penalizzati, come in tutti i mini, dalle dimensioni fisiche dell’altoparlante. Ma nemmeno più di tanto. Il piccolo woofer, che a una valutazione visiva è addirittura proprio piccolino, è “iperattivo”, cioè ha un’escursione tale che lascia sorpresi quando lo si vede muoversi avanti e indietro velocissimamente, per sopperire proprio con la velocità alle dimensioni ridotte. Insomma, deve pur spostare aria per farci arrivare le note basse! Credo, non avendo a disposizione grafici, che i progettisti non abbiano usato artifici a livello di crossover, che non abbiano fatto in modo che qualche porzione di frequenza sia leggermente in evidenza per far sembrare più presenti i bassi. Anzi, dall’ascolto giurerei su un crossover molto semplice e lineare.

 

Per quanto riguarda la parte alta delle frequenze riprodotte si nota una misura, un controllo, veramente interessanti. Non c’è praticamente fatica d’ascolto, non si ha mai quella sensazione di fastidio che qualche concorrente del Blumenhofer presenta in nome dell’iperdefinizione e dell’iperdettaglio. Questi ultimi, alcuni concorrenti intendo, a un primo ascolto possono sembrare più rifiniti in alto, più spumeggianti. I piatti della batteria risultano forse più metallici ma dopo una mezz’oretta questo suono frizzante stanca e si è costretti ad abbassare il volume. I Blumenhofer Mini hanno invece il pregio, secondo me, di farsi ascoltare anche per ore e a livelli sonori relativamente elevati, e non è un fatto da sottovalutare.

 

Sono diffusori che potrebbero andare bene per giovani che si avvicinano all’ascolto di qualità, soprattutto perché di solito i ragazzi non hanno a disposizione ambienti particolarmente grandi per le loro passioni e anche perché, dal punto di vista economico, spesso non possono spendere cifre eccessive.

Potrebbero andare bene anche ad audiofili che dovessero sostituire i loro vecchi diffusori. Sembra impossibile ma, più di una volta, da amici o conoscenti ho scoperto diffusori con le sospensioni in foam rovinate dal tempo. Anche se i proprietari continuavano ad ascoltarli lo stesso…

 

Potrebbero andare bene anche come diffusori per un secondo impianto, non quello del “salone” ma quello dello studio o della mansarda. Insomma potrebbero andare bene a chiunque voglia ascoltare già bene senza spendere cifre eccessive. Non esattamente per metallari o per chi ama la grande orchestra sinfonica a volumi elevati ma per chi ascolta prevalentemente jazz, cantautori, pop raffinato, musica da camera.

 

Con un valvolare, anche di non esagerata potenza ma di un buon livello di raffinatezza, si può assemblare un impiantino chic, un sistemino in grado di soddisfare per qualità della riproduzione musicale. Insomma, anche ai detrattori dei minidiffusori che vogliano per una volta rinunciare alla "quantità", vorrei dare un suggerimento: dategli un ascolto a questi Blumenhofer Mini. Potrebbero anche piacervi!

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore:

Tweeter: 25 mm cupola in seta

Woofer: 100 mm in carta

Risposta in frequenza: 60Hz-20kHz ±2dB

Frequenza di crossover: 6.000Hz

Efficienza: 88dB

Impedenza: 6ohm

Terminali per diffusori: due, dorati

Dimensioni: 140x280x270mm (LxAxP)

Peso: 5kg

Materiale del cabinet: MDF

Spessore del cabinet: 19mm

Colori standard: Noce e Ciliegio

Altri colori: a scelta con sovrapprezzo

Piedini: no

Garanzia: 5 anni

 

Distributore ufficiale Italia: al sito HiFi United

Prezzo Italia alla data della recensione: 990,00 euro

Sistema utilizzato: all'impianto di Ulisse Pisoni

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