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04.05.13
Diffusori Extreme Audio
Leonardo Speakers

Finalmente. Era Ora. In giornata arriveranno i Leonardo Speakers! Sia io che Giuseppe Castelli abbiamo scritto molto e molto bene di questi straordinari dipolo planari, ma soprattutto ne abbiamo parlato in continuazione definendoli addirittura rivoluzionari. L'aspettativa è quindi molto alta, inoltre saranno proprio Aldo Zaninello e Daniele Coen, vale a dire gli ideatori e progettisti dei Leonardo, a portare nella sala d'ascolto di Marcello Roca questi splendidi diffusori. Adesso però non la devo fare troppo lunga, ma sappiate che la fatica e l'impegno per trasportare e sistemare i Leonardo sono stati tali da non poter definire certo una passeggiata di salute il piacere di poterli ascoltare nel mio ambiente d'ascolto. A proposito di questa sala dedicata all'hi-fi e di questo impianto di riferimento: sei metri per otto, mediamente assorbente con alcuni tube trap sistemati lungo le pareti laterali e lungo la parete di fondo; sorgente digitale Audionet ART G2, preamplificatore Soulution 720 che si alternava allo splendido ForteVita AudioVisore II e finale Soulution 710, cavi di segnale, alimentazione e potenza gli straordinari White Gold Stradivari Reference.

 

I Leonardo Speakers sono bellissimi. L'acrilico nero a specchio della rifinitura è praticamente perfetto. Due lucidi, neri e stretti monoliti in grado di produrre vera musica. Due mobili d'arredamento che si mimetizzano nell'ambiente e creano arredamento nello stesso tempo. La sala d'ascolto è il luogo dove nessuno della famiglia mette mai piede, eppure, se la moglie di Marcello fosse qui, non avrebbe nulla da dire circa l'inserimento nell'ambiente domestico: sembrano due leggiadri strumenti musicali, due arpe o anche due strani pianoforti verticali, insomma tutto tranne due diffusori di stampo high-end. Quindi anche la famiglia è contenta e per la prima volta non ha nulla da dire circa l'invasione di strani diffusori di tutti i colori o forme.

 

Marcello non ha una grande esperienza d'ascolto con sistemi di questo genere. Non ha mai posseduto diffusori elettrostatici o magnetoplanari, anche se in effetti ha avuto modo di ascoltare in varie occasioni dei veri miti in questo campo, come ad esempio, le Audiostat 1100, o le Apogee Scintilla e le Duetta, vari modelli di Magneplanar e le mitiche Quad ESL 63, per certi versi anche le Martin Logan potrebbero far parte della categoria, anche se sono in sostanza degli ibridi. Anche io ho sempre apprezzato il suono suntuoso di questo tipo di diffusori che sono in grado di ricreare un palcoscenico musicale grande e profondo, ma sono necessarie delle amplificazioni che devono essere muscolose e con un gran controllo per non correre il rischio di rincorrere le basse frequenze per tutta la stanza. Poi c'è da dannarsi per posizionarli nel migliore dei modi. In questo senso il dipolo ti costringe a combattere un battaglia senza fine con l'ambiente d'ascolto obbligandoti a soluzioni che spesso contrastano con le necessità della famiglia – leggi poco sopra. Sì, certo, magari non è proprio così e immagino quanti appassionati si stiano ribellando in questo momento, ma se alla fine ho scelto diffusori ad alta efficienza caricati a tromba per il mio impianto di riferimento un motivo ci deve pur essere: o no?

I Leonardo, no, non sono per niente idiosincratici alla posizione e sono molto tolleranti ad approssimazioni anche macroscopiche. Certo che una volta trovato il loro punto di emissione più confacente ci si può beare di un suono liquido e musicale che ti affascina per equilibrio e dolcezza senza dover per forza rinunciare ad amplificazioni a valvole di bassa potenza.

 

Ma procediamo con ordine, siamo qui per una prova d'ascolto. Allora, che prova sia.

Cominciamo con qualcosa di leggero e solo apparentemente poco impegnativo: Paul Simon, Song from the capeman. Ho una copia in digitale stampata in Giappone davvero di gran pregio che mi offre l'occasione di costatare quanto possano scendere in basso i Leonardo, nel rispetto assoluto anche della complessità del segnale. Infatti è facilissimo riconoscere le note emesse dal contrabbasso, le note più basse del pianoforte, quelle emesse dalla chitarra acustica, quelle emesse dalle voci e il colpo di grancassa della batteria. Impressionante riconoscere il dettaglio di tutti questi strumenti messi insieme. Ecco, i dettagli vengono fuori in gran numero, come non avevo mai sentito prima e sono dettagli che riguardano tutte le frequenze contemporaneamente, come se fosse la cosa semplice e naturale del mondo, naturale di certo è la chitarra acustica che ascolto in questo momento. Le corde metalliche vengono riprodotte con tutte le armoniche di contorno, tanto che appare evidente anche il suono della cassa acustica dello strumento, uno stupendo contrasto tra la timbrica del metallo e del legno. Mentre ascolto la voce femminile non posso fare a meno di distinguere persino le dita di Simon che corrono lungo la tastiera della chitarra. Ma stavo parlando della voce di Ednita Nazario, anche se sarebbe più esatto parlare di tutta la sua persona, sembra quasi di vederla premersi sul petto le mani per imprimere più pathos alla voce. Emozionante.

 

Passiamo alla musica jazz. Enrico Rava, Live 2006. Si tratta di una registrazione effettuata presso la Casa del Jazz durante un concerto al quale ho assistito. Trovo la qualità della registrazione veramente eccellente, soprattutto perché i fonici sono riusciti a ricreare l'atmosfera che si respirava al concerto. Ascoltando il dischetto mi sembra proprio di essere nella splendida sala ricavata in un angolo della villa che, come molti sanno, è stata sequestrata a uno dei componenti della banda della Magliana e donata al Comune di Roma, che ne ha fatto questo splendido monumento dedicato alla musica che è appunto la Casa del Jazz. Mi piace moltissimo il contrabbasso di Francesco Ponticelli che esce pulito, profondo, articolato e timbricamente corretto, mi piace perché l'emissione sembra non finire mai, c'è sempre una frequenza armonica che nasce dove è appena finita la precedente, con un perdurare della vibrazione che avvicina tantissimo all'ascolto dal vivo. Lucidissima la tromba di Rava, ma anche liquida e ruvida nello stesso tempo, si sente l'anima che l'artista sta infondendo nello strumento, si sente l'interpretazione dell'artista e i Leonardo sembrano scavare nell'intimo e tirar fuori i segnali più reconditi e nascosti dello strumento per porgerli con cura e rispetto. La batteria di Emanuele Maniscalco è potente e controllatissima, si notano distintamente le diverse pressioni che il percussionista imprime nei vari elementi del suo strumento, si avvertono i contrasti dinamici di tutti i cimbali utilizzati, anche qui nessuna effervescenza, solo controllo e dinamica.

 

Prima di passare alla musica rock, mi viene voglia di ascoltare un dischetto che è un po' di tempo che non sento: Ella Fitzgerald & Joe Pass, una registrazione dal vivo della mitica Pablo. Ho fatto bene: il primo brano mette di buon umore la Fitzgerald che sorride mentre canta, non saprei descrivervi quanto vero sembra quel sorriso, vero almeno quanto la calda chitarra di Pass che segue le performance vocali della cantante nera americana che appare divertirsi anche solamente nell'osservare gli assoli del chitarrista. Anche in questo caso i Leonardo sono riusciti a ricreare l'atmosfera che regnava durante la registrazione del concerto, riproponendo tutte le vibrazioni e tutte le risonanze della sala e del pubblico presente.

 

Per continuare passiamo a un rock tranquillo. Bob Dylan, Oh Mercy, 1989. Il quinto brano si intitola Man in the long black coat. Dylan non si sforza molto per farsi capire, e la sua voce rauca impedisce di distinguere le parole, questo fino ad adesso, ma con i Leonardo Speakers tutto è perfettamente intellegibile, tutte le parole strascicate e bisbigliate sono ora una spada tagliente che descrive l'uomo con un lungo cappotto nero, si capisce che parla del destino finale di ogni essere umano. L'armonica a bocca risuona acuta e brillante, accompagnata da un profondo e caldo basso elettrico che è estremamente facile seguire sin nelle più minute nuance.

 

Infine, per la più impegnativa musica rock, ho scelto Brothers in Arms dei Dire Straits, nella versione XRCD curata dalla JVC. Beh, se avete proprio voglia di farvi coinvolgere fisicamente in ciò che ascoltate allora non avete scampo. I Leonardo Speakers sono capaci di imprimere una enorme dinamica senza il minimo sforzo e questo forse lo sanno fare anche altri diffusori, ma quello che gli altri non sanno fare è mantenere correttezza timbrica e naturalezza anche quando le pressioni sonore sono davvero elevate. Provate a farlo con qualsiasi altro elettrostatico o magnetodinamico, non potrete fare a meno di notare ed evidenziare vibrazioni e perdite improvvise di dinamica e di controllo.

Mi piace osservare come la chitarra elettrica Fender Schecter Stratocaster Custom di Knopfler, suoni come deve effettivamente suonare, vale a dire con una solidità armonica che solo i legni di questa Strato sono capaci di restituire. Che bello è riconoscere perfettamente la voce di Sting che interviene alla fine del primo brano.

 

Permettetemi di essere un tantino banale per la musica classica, scelgo della Proprius un vero classico: Cantate Domino. La traccia numero otto del celebre dischetto permette di verificare la linearità di emissione e la capacità di una corretta restituzione in fase temporale. La voce femminile copre un range di frequenze insolitamente ampio. Con alcuni diffusori il cui allineamento temporale è poco corretto è facile notare che la voce parte da destra e si sposta in alto verso il centro man mano che la voce si acuisce, per poi ritornare di nuovo a destra più o meno all'altezza del woofer. I Leonardo Speakers restituiscono un'immagine assolutamente omogenea in tutte le dimensioni, molto stabile e molto corretta in cui tutti gli strumenti e le voci rimangono assolutamente ferme nel palcoscenico musicale reale.

 

Che dire, sono sbalordito e felice nello stesso tempo. Ascoltare i Leonardo Speakers è un vero privilegio, la musica viene prodotta con una dinamica e un realismo che in pochissime occasioni è dato ascoltare. Ma i pregi non finiscono qui, c'è da annotare pressione sonora, timbrica, dettaglio, micro e macro contrasto che, con la naturalezza dell'emissione, fanno di questi diffusori un riferimento assoluto. Sono bellissimi e facilmente posizionabili in ambiente. Grazie alla loro efficienza di 92 dB e un andamento dell'impedenza per niente difficile possono essere pilotati da un gran numero di amplificazioni e non è detto che debbano per forza essere potenti, non è detto che debbano per forza essere a transistor. Probabilmente amplificazioni rigorose e potenti potrebbero sfruttare al meglio tutte le grandi eccellenze dei Leonardo. I Leonardo Speakers sono davvero rivoluzionari. Come tutte le cose belle e di altissima qualità anche i Leonardo sono molto costosi, in questo caso se non altro si intuisce il perché di un costo così elevato, la sostanza e la ricerca tecnica sono talmente evidenti che risulta accettabile pagare grosse somme per possederli. Del resto, esiste una Ferrari economica? Il paragone è molto azzeccato, i Leonardo Speakers sono davvero la Ferrari dell'high-end, italiani e performanti!

 

Assegnare uno Spark in the Dark è quanto meno riduttivo e li propongo per il premio dei premi che ReMusic assegnerà tra qualche tempo, vale a dire l'Out of Phase Award.

 

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore

Risposta in frequenza: 20Hz-100KHz

Frequenze inferiori: woofer nastro-planare, altezza 1,42m, superfice 0,45m²

Frequenze superiori: tweeter a nastro, altezza 1,42m, larghezza 15mm

Crossover: 6+6dB/ottava a 900Hz, componenti Mundorf

Cablaggio interno: White Gold Reference

Connettori: quattro Mundorf in rame elettrolico dorato per biamping/biwiring

Peso: 140kg ciascuno

Dimensioni: diffusore 65x168x7cm (LxAxP), base 65x7x44cm (LxAxP)

Sensibilità: 93dB in ambiente

Potenza consigliata: 5-250W

Impedenza nominale: 4ohm

Distributore ufficiale Italia: al sito Extreme Audio

Prezzo Italia alla data della recensione: 59.880,00 euro

Per ulteriori informazioni: Aldo Zaninello, tel. +39.0426.320318

Sistema utilizzato: all'impianto di Roberto "The Rock" Rocchi

 

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