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Diffusori Gato Audio PM-6 | L'ascolto

13.11.2012..

All'articolo delle misure di questi diffusori

 

Volevo iniziare questo articolo con qualche considerazione tecnica e scientifica per mascherare l’irrazionale attrazione nei confronti di questi diffusori Gato Audio PM-6. Devo quindi confessare che mi sono lasciato irrimediabilmente affascinare dalle loro linee perfette e sinuose…

 

Gato Audio nasce nel 2007 come mix di grandi mentori, perfezionisti, disegnatori, sviluppatori, ecc., insomma una miscela sapiente e ben dosata di persone che non lascia adito a dubbi alcuni.

Paul Rossing, un nome non nuovo nel mondo Hi-End, ne è il promotore, colui che ideò quella che sarebbe stata nel tempo la tecnologia danese nella sua forma più espressiva. Il 1950 fu l’anno che avrebbe portato fortuna alle sue scelte facendo crescere successivamente numerose aziende come la Thule Audio, Gamut e per prima la Rossing Electronics.

Oggi Gato Audio, azienda appunto danese, ha un team giovane e ambizioso e, come sostiene il suo amministratore delegato Frederik Johansen, il suo obiettivo principale, pienamente raggiunto direi, è quello di raccogliere insieme delle menti giovani, motivate dalla ricerca in numerosi campi Hi-End e del professionale. Kresten Dinesen, designer Gato Audio e direttore creativo, ha voluto e creato con il marchio Gato Audio un disegno che rispondesse al mercato Hi-End e alle sue esigenze, in fatto di tecnica e bellezza, con i migliori materiali presenti oggi sul mercato, rimarcando più volte come sia possibile accomunare arte e scienza in un connubio ideale di perfezione e musicalità.

 

Con Gato Audio nasce una linea di elettroniche e diffusori non solo di stampo puramente Hi-End ma soprattutto, come dicevo, dal design particolare: l’AMP-150, un ampli di 150 watt RMS dalle forme tondeggianti, spero presto in prova su queste pagine, seguito dal giracd CDD-1 con meccanica Philips CD PRO2 dalle caratteristiche veramente interessanti e, non ultimo, un telecomando RC-1, oggetto del desiderio, vista la realizzazione completamente in metallo con il logo della Gato Audio inserito sul frontale.

Per quanto riguarda i diffusori, troviamo la serie PM e la serie FM, rispettivamente contrassegnate dai numeri 2 e 6, quindi due serie di diffusori da piedistallo e due da pavimento.

La serie FM è quella un po’ più curata in alcuni particolari e con driver diversi dalla serie PM. Ovviamente la serie FM 2 e 6 rappresenta il top del catalogo, ma non per questo la Gato Audio si è trovata parca nell’ottimizzare al meglio tutti i diffusori del suo listino: anzi, a mio avviso, sono costruiti con estrema cura e ottimizzati per lavorare al meglio in qualsiasi condizione.

 

Ma passiamo adesso nella mia sala delle torture, vale a dire la sala d’ascolto. I Gato Audio PM-6 devono essere considerati dei bei diffusori da pavimento bass reflex. Alti quasi una metrata, per la precisione 10.20 cm, larghi 20 e profondi 37. Il cabinet è nello stesso tempo bello e interessante, le sue studiate linee ottenute piegando la lastra in MDF sono verniciate lucide nero pianoforte, una verniciatura che non lascia dubbi riguardo la manualità dell’azienda in fatto di finitura e controllo della qualità.

Il baffle anteriore è abbastanza stretto, per evitare le prime diffrazioni non controllate, mentre il resto del cabinet ha la tipica forma a goccia o a mandolino, proprio per evitare onde stazionarie all’interno del cabinet stesso. Le PM-6 offrono subito allo sguardo attento dell’ascoltatore i loro motori: un due vie e mezzo coperto non dai soliti pannelli parapolvere, ma da un singolare e quasi retrò parapolvere per ogni altoparlante.

Anche il piedistallo in metallo, componente essenziale per la stabilità del diffusore, si fa notare per la cura costruttiva e per l’attenzione dedicata alla cura dei particolari. Bello a vedersi e stabile con i suoi quattro piedi regolabili in metallo a prova di terremoto che ne permettono un completo isolamento dal pavimento e un ottimo assorbimento delle vibrazioni spurie.

Ogni piedino, o piedone, è regolabile in altezza con un controdado, ovviamente lavorato con tornitura simile a quella del piede, per favorire il blocco ottimale e garantire così un maggiore comfort diffusore/pavimento, oltre naturalmente alla giusta inclinazione.

Questi delle PM-6 sono veri e propri mobili dalle linee sinuose, naturali, semplici e ricercate al tempo stesso. Lo studio Gato Audio combina stile e sostenibilità, continuando a ricercare materiali e metodi di lavorazione che non gravino sull’ambiente e che siano in grado di garantire la qualità del loro prodotto. Forse mi sto innamorando?

Si sa che il Canada è la terra delle foreste e qui, in questa terra fredda e meravigliosa, nascono numerosissime aziende che fanno delle loro lavorazioni una ricerca sul design quasi spasmodica. Arte e bellezza sono da sempre alleate inseparabili di un modo di espressione e di ricerca che ha posto come problema ontologico la propria definizione senza mai giungere però a definizioni definitive. La Gato Audio si è imposta come filosofia progettuale il raffinato stile costruttivo, la bellezza e la selezione dei materiali nella considerazione di una produzione di scala limitata: come dire pochi ma buoni e fatti bene.

Ritornando ai nostri diffusori, nella parte posteriore troviamo una bella vaschetta WBT bi-wiring con morsetti che accettano anche cavi di grosse dimensioni. Il diffusore, un po’ come ultimamente si osserva spesso, ha una linea che parte anteriormente come un normale diffusore per chiudersi nella parte posteriore a goccia.

Voglio sottolineare la differenza con la serie top della gamma proprio sul particolare che si trova nella parte posteriore della più raffinata e costosa FM6 che, a differenza della PM-6 che abbiamo in prova, ha un profilo in estruso di alluminio che, a quanto pare, è in grado di annullare le risonanze ottimizzando la prestazione dinamica salvaguardando un continuum con il disegno delle elettroniche della casa.

Il diffusore si inclina all'indietro con un angolo di 2,5 gradi per far sì che le emanazioni dei tre altoparlanti si uniscano in fase temporale in corrispondenza della posizione di ascolto consigliata.

All’interno del mobile troviamo dei rinforzi, sempre dello stesso materiale MDF, sagomati a goccia come il mobile in modo da conferire allo stesso rigidità e mantenere la struttura acusticamente sorda. Due sono i condotti reflex posteriori, probabilmente per due camere acustiche separate.

 

Vorrei attirare l’attenzione degli appassionati sulla scelta progettuale del due vie e mezza. Tale scelta viene abbracciata da un numero sempre crescente di modelli di diffusori che desiderano ottenere prestazioni elevate nella zona bassa della risposta in frequenza. Ho notato comunque che tale risoluzione presta il fianco a critiche d’ascolto relative a effetti loudness abbastanza accentuati e obbliga all’uso di amplificazioni muscolose in grado di controllare a dovere impedenze non facili.

Vedremo se sarà così anche per queste Gato Audio.

 

Ritornando alle PM-6 e alla loro bellezza – eh, sì signori, la PM-6 si lascia ammirare come una prima donna e credetemi, anche l’occhio, a volte, vuole la sua parte – esteticamente hanno tutte le carte in regola, ma… vediamo dentro come sono fatte, come suonano, che carattere hanno, andiamo a spogliarle nel vero senso della parola.

Guanti bianchi, svito le brugole che fermano gli altoparlanti e noto con piacere, sbirciando dai fori lasciati dai midwoofer, l’enorme quantità di assorbente acrilico impiegato e la compostezza che è stata usata dall’assemblatore nel metterla al suo interno.

Questo fa capire la professionalità con cui si lavora alla Gato Audio per il raggiungimento di questi risultati sia in termini di misura che di ascolto.

I driver che si occupano della media e bassa frequenza sono due midwoofer da 17 cm in carta trattata. Il primo si occupa della media frequenza opportunamente tagliata dal cross e il secondo, esteticamente uguale, si occupa della parte che permette al diffusore di scendere fino a 34 Hz.

 

Passiamo alla prova d’ascolto.

Ovviamente io consiglio sempre di trattare le pareti e il pavimento della vostra stanza d’ascolto, anche se capisco che dovete lottare prima con la vostra consorte e poi con il vostro portafoglio, ma credetemi ne vale la pena e anche un normale tappeto, a volte, vi aiuta acusticamente.

 

Ma ecco l’ascolto.

Un caldo pomeriggio autunnale filtra dai vetri delle finestre e si insinua nella mia sala. Davanti a me le due lucide Gato troneggiano posizionate nel miglior modo possibile al fine di ottenere un triangolo perfetto.

Mi accingo a rimuovere i parapolvere, chissà come mai sento sempre il bisogno di fare questa operazione, proprio per evitare qualsiasi ostacolo tra le mie orecchie e l’altoparlante o altra fonte di emissione. Il mio è quasi un rituale, magico diranno alcuni, no è solo una fissa diranno altri. Non saprei, ma amo vedere i midwoofer strapazzati dai miei finali, strombazzati e smorzati. Basta chiacchiere e via con il primo pezzo.

Dimenticavo, la prima configurazione d’ascolto è finale Krell KSA 300, pre valvolare Schiavon autocostruito, cavi di segnale Ramm Audio auto costruiti e cavi di potenza YYA. Il CD player è un Sony 559ES, un vecchio cavallo da battaglia ma sempre in auge con un bel suono di cui conosco ogni minima tessitura.

 

Iniziamo con Diana Krall e il suo penultimo album Quiet nights. Il primo pezzo, quasi retrò con un incisione direi un po’ sporca, viene restituito dalle due Gato con una sorprendente facilità. Se vogliamo, rispetto ai miei riferimenti, risulta un po’ più lucido quasi specchiato e il pianoforte della Krall ben si lega con le linee lignee delle Gato e l’immagine è ancora più coerente.

La batteria batte il tempo e il rullante viene riproposto con tutte le sue fondamentali, forse un po’ troppo in basso e questo effetto loudness a volte gli fa perdere la consistenza e la correttezza dell’emissione quando il messaggio sonoro vira su zone più basse, slabbrando un po’ il tutto.

La signora Krall non esita mai con la sua voce profonda a volte roca, e le Gato seguono la sua linea melodica facendo da contrasto a tutto questo, un bel disco forse virato un po’ al grigio, ma credo che questa registrazione sia stata voluta così. Le Gato Audio sono più compassate rispetto al mio riferimento che, al confronto, appare più frizzante e con un medio un tantino più presente. La Krall sostiene che questo disco è “il più sensuale, intimista ed erotico della sua storia musicale". Oltre al suo storico quartetto, nonché al team di produttori facenti capo a Tommy LiPuma, si è aggiunto l'arrangiatore Claus Ogerman, già collaboratore con la poliedrica artista nei primi dieci anni della sua carriera discografica.

Insomma carne al fuoco ce n’è molta e la musica risulta travolgente, le note del pianoforte vengono riprodotte fino all’ottava più bassa, dando corpo e matericità allo strumento; il contorno degli strumenti si staglia perfettamente a fuoco su piani diversi, tanto più c’è completezza degli strumenti tanto più viene voglia di alzare il volume. Che dire? Ottimo disco e ottima riproduzione.

 

Vorrei sottolineare come la configurazione di amplificazione ibrida con il pre valvolare e finale a mosfet dia un tocco di calore in più alle incisioni e in molti casi porti avanti anche le medie frequenze. Quel range di frequenze dove appunto la voce la fa da padrona.

Virata sul Rock con un ottimo sound, Marillion Live from Cadogan Hall: un bel lavoro acustico che merita tutta la mia approvazione sia in termini di costruzione scenica che di ambienza, così come la registrazione molto curata, direi quasi audiophile, provare per credere.

Steve Hoghart, subentrato a Fish che segnò quattro fantastici album dei Marillion, vira completamente i colori del gruppo creatosi sulla falsa riga dei Genesis e dei Pink Floyd, e miscela i colori di un rock romantico alla Coldplay a un acustico d’ambiente che definirei indie rock, ed è proprio qui che le Gato Audio sono a loro agio.

Le chitarre acustiche hanno quella giusta lucentezza, così come gli arpeggi delle chitarre che spaziano su un fronte sonoro reale. Sembra infatti di essere sul palco e tenere il tempo con loro.

Batteria secca, ma a volte un po’ troppo profonda per il mio gusto anche se la gestione della potenza non lascia dubbi sulla credibilità. Krell lo fa bene e imbriglia l’anima delle Gato.

 

Decido comunque di cambiare il finale e passare a una configurazione solo valvole per dare maggiore presenza sulle medie.

Un bel finale autocostruito con le KT88, mitica valvola assai conosciuta nel mondo audiofilo per la sua consistenza e potenza anche se forse un po’ gonfia sulle basse. Come sempre confermo i Ramm Audio autocostruiti per il segnale e Mit MH 750 Shotgun per quelli di potenza, mentre per quello di alimentazione Furutech FP 314, un buon cavo made in Japan.

 

La Cavalcata delle valchirie apre le danze e ogni volta che la ascolto mi ricorda il film Apocalypse Now con Marlon Brando: ottima interpretazione e una giusta dose di adrenalina per un pezzo che ha segnato un’epoca. Le Gato amano la classica e devo dire, signori, che hanno anche voglia di esser ascoltate a volumi da condominio silenzioso, tanto la scena quanto la profondità sono stabili ed emozionanti anche a bassi volumi.

Le trombe così come gli ottoni sono tirati a lucido, la valvola ovviamente appare meno veloce ma molto più mielosa sulle medie frequenze, dando un tocco di dolcezza in più al messaggio sonoro, diciamo che lima un po’ quella ruvidezza di molti finali a stato solido.

Modest Petrovič Mussorgsky, gran compositore russo, con la sua strafamosa Una notte sul Monte Calvo mette a dura prova le Gato che sembrano seguire una strada virtuale tortuosa ma senza perdere aderenza, senza mai arrancare, o avere un cenno di cedimento.

Anche qui con le Gato Audio la grande orchestra trova terreno fertile anche se, lo ripeto, vanno alimentate con un’ottima amplificazione correntosa, anche se la cedevolezza delle sospensioni permette a bassi volumi di godere di queste frequenze basse abbastanza pronunciate.

 

I danesi lo fanno meglio, verrebbe da dire, ma è solo un pensiero che mi riporta all’epoca in cui Madonna lo slogheggiava sulla maglietta, anche se la dedica era per noi italiani. Le terre del Nord Europa hanno sicuramente trasmesso a queste due Gato tutta la loro conoscenza in termini di passione e musicalità che ben si sposa con la timbrica delle due signore vestite di un nero elegante. Insomma, il clima rigido e pungente sembra influenzare il suono tipico del nord europeo, che vede negli appassionati audio il desiderio di assecondare l’ambiente domestico caldo e accogliente con un suono caldo e avvolgente, come il fuoco rassicurante di un camino.

Un appunto che mi sento di fare alle Gato è la loro sensibilità con l’ambiente circostante. Il due vie e mezzo non aiuta molto in questo innescando, a volte, code in bassa frequenza, quindi mi raccomando di trattare molto bene l’ambiente con tappeti e, se riuscite a convincere vostra moglie, anche con dei Tube Traps, ma la vedo dura.

Un buon assorbimento, oltre a limitare le insorgenze di frequenze spurie, limita l’inquinamento del messaggio sonoro e aiuta a un migliore ascolto del proprio impianto, favorendo la percezione di tutti quei particolari che potrebbero, a volte, perdersi in una stanza molto riverberante.

 

A questo punto vengo trascinato nella mia musica. Le Gato Audio PM-6 mi cullano e lo fanno bene. Il pianoforte, come dicevo, viene riprodotto con tutta la sua grandezza e il rumore del pedale è cosi netto che si sente lo spingere incalzante del piede su di esso.

L’organo a canne, strumento molto difficile per via delle ottave più profonde, viene riprodotto a volumi abbastanza alti, da denuncia condominiale, senza significativi indurimenti della scena, lasciando un’immagine ben pulita dello strumento su uno sfondo tridimensionale. La scena risulta della giusta altezza così come la profondità, dando allo strumento le giuste proporzioni e distanze tra ascoltatore e compositore.

 

Considerazioni finali.

Un gran bel diffusore che mi sento di consigliare a chi, nelle sere d’inverno, vuole sentire il calore di un pianoforte o la voce di una cantante jazz che ti accarezza i pensieri. Ottima la resa con la musica classica che gode di un’immagine ferma e spaziosa nelle tre dimensioni. Un buon ampli è la conditio sine qua non, con caratteristiche di potenza, velocità e asciuttezza. Le valvole vengono aiutate da un’efficienza di 90 dB.

La Gato Audio non lascia dubbi sulla sua certificazione Hi-End: nata da grandi progettisti e disegnatori fa in modo che tutto questo non si alteri con il tempo e che la musica giunga alle nostre orecchie come il primo giorno che le avete acquistate. Buon ascolto e non cambiate canale. Consigliate.

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore:

Tipo: da pavimento 2,5 vie

Risposta in frequenza: 34Hz-25kHz -6dB

Sensibilità: 90dB

Amplificazione raccomandata: 50-300W

Impedenza nominale: 4ohm

Connettori: WBT Biwire

Driver: tweeter 38mm Ring Radiator Neodimio, midwoofer 170mm cono in carta Optimized Voice Coil

Dimensioni: 200x1020x370mm (LxAxP)

Peso: 28kg

 

Distributore ufficiale Italia: al sito de Il Tempio Esoterico

Prezzo Italia alla data della recensione: 2.990,00 euro

Sistema utilizzato: all'impianto di Mauro "ScontornaThor" Simolo

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