..
Logo_testata_ReMusic .. .. ..
.. .. ..
.. .. ..
24.01.12
Diffusori Klipsch Belle | L'ascolto

NdR - Questo articolo di ascolto è stato seguito da questo articolo di set-up delle Klipsch Belle, diffusori che, come la maggior parte dei veri alta efficienza, tanto dividono il mondo audiofilo in detrattori e sostenitori.

 

Non è la prima volta che mi diverto a descrivere una di quelle che io definisco “giornate audiofile”. Mi è già capitato nel periodo in cui collaboravo con le testate cartacee. Le giornate audiofile sono intere giornate in cui riesco a immergermi completamente in ascolti di musica riprodotta da impianti affascinanti e coinvolgenti. In pratica si tratta di sistemi molto interessanti e talmente ben pensati e curati da non aver bisogno di commenti approfonditi e lunghi. Per poco tempo l’ascoltatore non si contrappone all’impianto perché ben presto si matura la convinzione di trovarsi di fronte a un impianto equilibrato, con un suono appagante e convincente. Insomma uno di quegli impianti top che non sono “top” solo perché sono composti da apparecchiature costose, perché comunque costose lo sono, ma perché la scelta di ogni singolo cavo, di ogni singolo apparecchio e ogni singolo accessorio ha un suo preciso motivo per essere lì dove è stato messo: suonare al meglio e suonare bene.

Lo scopo della giornata, quindi, non è di commentare il risultato sonoro dell’impianto, ma è di verificare, insieme agli amici che mi accompagnano, quello che io chiamo “percorso”, vale a dire il pensiero, la filosofia che ha dettato le scelte effettuate. Quindi si chiacchiera e si specula sui motivi e le varie “chiavi di volta” che hanno permesso di ottenere un simile risultato.

 

Come tutte le cose, anche questi impianti hanno un inizio, hanno un’idea di partenza.

In precedenza è stata la coppia di diffusori Avantgarde Duo che siamo riusciti a far suonare come si deve grazie all’intuizione vincente del bi-ampling e bi-wiring. Oggi sono un’altra gloriosa coppia di diffusori, vale a dire le Klipsch Belle.

Questa coppia è stata acquistata di seconda mano in Svizzera da Atelier del Suono, che non è un negozio o un rivenditore, ma è semplicemente un punto di ritrovo di un appassionato che nel corso di quaranta anni dedicati all’hi-fi e all’hi-end ha accumulato un gran numero di apparecchi da far girar la testa anche ai più avvezzi e incalliti audiofili. Andate a visitare il suo sito, non a caso è un nostro partner e sostenitore.

Tornando alle nostre, si tratta di una coppia di Klipsch Belle molto ben conservata. I primi ascolti sono serviti per verificare lo stato dei componenti, tutti originali, che sono risultati assolutamente a posto. Si è deciso anche di sostituire il crossover acquistandolo negli USA dallo specialista Crites ottenendo un eccellente miglioramento in termini di dettaglio, dinamica e controllo dell’emissione delle frequenze.

Il timore iniziale era sicuramente quello relativo all’ambiente ridotto. Ma già in passato altri grossi diffusori, come le Tannoy Westminster, hanno dimostrato di gradire l’ambiente insonorizzato dalla presenza di circa ventimila LP che tappezzano le pareti!

Risulta comprensibile, quindi, che ci si preparava a risolvere problemi legati a un’emissione troppo diretta e invadente. Tutti noi pensavamo di trovarci di fronte a un suono molto dinamico e con molto effetto presenza, tanto da far allisciare i capelli anche a chi, come me, non è dotato di materiale fonoassorbente sulla testa. Devo riferire che così non è stato. Il primo vagito di queste Klipsch Belle ha fatto nascere grandi speranze per l’ottenimento di un meraviglioso suono.

 

Le Belle sono state costruite da Paul Klipsch a partire dal 1971 e prendono il nome dalla moglie del Colonnello (Klipsch), il quale si è guadagnato i gradi nell’esercito degli Stati Uniti non al fronte ma presso un centro per lo sviluppo delle munizioni e proiettili in Arkansas.

Le Belle possono essere considerate una versione raffinata ed elegante delle La Scala delle quali utilizza i componenti: un woofer da 15” con le medioalte riprodotte da due componenti caricati a tromba, mentre il tweeter utilizza un diagramma fenolico. La risposta in frequenza si estende da 38 a 17.000 Hz, la sensibilità è di 104 dB con impedenza di 8 Ohm. Il woofer è caricato a tromba ripiegata come tradizione Klipsch – unica eccezione la Heresy – e può essere appoggiato al muro senza necessariamente adoperare l’angolo: questo ne favorisce l’inserimento in ambiente domestico.

Si tratta quindi di un diffusore che strizza l’occhio all’hi-fi domestica senza necessariamente pensare agli ampi spazi dei teatri.

Se è vero che questa bellissima esperienza ha avuto inizio pensando alle Belle, è necessario sottolineare che il cuore pulsante, la chiave di volta del sistema che è stato messo a punto è l’amplificazione finale utilizzata, anzi, per la precisione la valvola Western Electric 310A, una preamplificatrice a pentodo con distorsione di terza armonica che ben si amalgama con il woofer della Klipsch Belle che ha distorsione di seconda armonica a 50 Hz. Lo stesso Colonnello utilizzava come riferimento amplificatori finali mono di Lincoln Walsh, i Brook 12A in push-pull con le 2A3 che utilizzavano valvole pilota con distorsione di terza armonica.

 

Ecco allora la descrizione dell’impianto:

pick up ZYX UNIverse –X- SB, ZN (Giappone, attuale) si tratta di una testina MC con uscita a 0,24mV con impedenza interna di 4 ohm trattata criogenicamente

braccio Fidelity Research 64/S (Giappone, 1980) con shell Audio Tekne CH7C (Giappone, attuale)

giradischi Micro RX1500FVG (Giappone, 1980-2000) su aria, volano Micro RX1500 con motore esterno RY1500DV con pompa RP1110, tutto su Carbon Block e piani differenti

step up Da Vinci MC Transformer Grandezza (Svizzera, 2008) settato a 10 ohm e guadagno a 26 dB

pre phono MM AN Il King (Italia, 2011)

preamplificatore passivo magnetico con trasformatori in superpermalloy Da Vinci Grandezza Passive Control (Svizzera, 2007)

finali mono Legend 300B Les Realisations de l’Audiophile (Francia, 1992), con valvola preamplificatrice W.E. 310A, stabilizzatrice Chatam Electronics 5R4WGY, finale 300B/N Full Music

diffusori Klipsch Belle (USA, 1992) con crossover Bob Crites

cavi di segnale dal braccio al trasformatore, dal trasformatore al pre phono e dal pre phono al pre passivo Audio Tekne ARA500; dal pre ai finali ART Millennium 6000; dai finali ai diffusori ART Millennium 3000

 

Prima di passare alle seppur brevi note di ascolto, vorrei sottolineare il fatto che il sistema descritto è il risultato di un’attenta valutazione dei delicati equilibri dei guadagni dei singoli componenti la catena: questo vale ancora di più nel caso della sorgente analogica scelta come sorgente di riferimento. Per avvalorare questa affermazione, riferisco che allorquando è stato inserito lo step-up Air Tight ATH-1, che guadagna 32 dB a 3 Ohm, al posto del Da Vinci, che guadagna 26 dB, si è ottenuto un suono troppo invadente con una scena molto avanzata. Ma ancora più esplicative sono le parole dell’amico di passione Luciano Cavenaghi, che ringrazio sentitamente, che ha così commentato la giornata passata all’Atelier del Suono:

“Non sono mai stato un amante dei diffusori a tromba. Puntualizziamo: apprezzo il caricamento a tromba dei woofer, il suono che si ottiene è materico, veloce e mantiene quella naturalezza che nessun altro caricamento riesce a offrire. L’unico inconveniente è che per avere una frequenza necessariamente bassa, il diffusore deve raggiungere dimensioni importanti. Non sopporto il suono delle trombe per le medie e le alte. Ad eccezione dei diffusori Kiom (e quindi escludo tutti gli altri, di qualunque nazionalità e di qualunque prezzo) non ho mai sopportato i suoni caratterialmente aggressivi che contraddistinguono le trombe. Invece, riguardo l’impianto in questione, mi sono dovuto ricredere. Il suono era di una naturalezza estrema, dolce e delicato ma anche forte e dinamico quando il segnale lo richiedeva. Le Klipsch Belle sono larghe una settantina di centimetri e la posizione di ascolto non superava i tre metri di distanza, eppure i diffusori sparivano lasciando un’immagine prospettica marmorea e profonda. Mi è stata chiesta una motivazione tecnica dell’eccellente risultato sonoro in considerazione del sistema messo a punto. In effetti, come novelli Bacone, voi amici dell’Atelier siete giunti a un risultato esaltante tramite l’esperienza e la sperimentazione a prescindere dalle conoscenze prettamente tecniche. Io prendo le veci di Cartesio ed esprimo qualche ipotesi razionale. Negli anni ’70 e ’80 l’equipe della Maison de l’Audiophile, composta da personaggi del calibro di Jean Hiraga, Chretien e Touselez, consideravano importante per l’ottenimento di un buon suono non tanto la riduzione estrema della distorsione quanto un ordinato decadimento armonico. Esempio pratico: piuttosto che una distorsione totale dello 0,5% con prevalente distorsione di terza armonica è preferibile una distorsione totale del 4,5% composta da distorsioni del 3% di seconda, dell’1% di terza e 0,5 di quarta. Gli altoparlanti a tromba distorcono prevalentemente di seconda armonica a causa della loro natura stessa in quanto i vari diaframmi (sia che sia woofer o driver) hanno carichi diversi sulle loro opposte facce. Il woofer centrale ha come carico la tromba e sul retro (nel caso delle Belle) una cassa chiusa. Idem per le trombe del midrange e del tweeter: davanti una tromba e dietro una camera di compressione. Nel caso del sistema utilizzato, la presenza di un pre a trasformatori che, a causa del ciclo d’isteresi distorce prevalentemente di terza armonica, collegato al finale Legend che è un 300B in single-ended pilotato da un pentodo 310A, e l’abbinamento con i vari altri componenti, ha sortito l’effetto di raggiungere un comportamento ottimale nel campo del decadimento armonico. Se ciò è vero e il risultato sonoro ottenuto è quello che ho sentito, ben venga la sperimentazione in questa direzione. La domanda che mi sorge spontanea è: si può generalizzare questa esperienza per altri casi? Dipende dall’approccio. Non è stato detto che questo sistema è la panacea di tutti i mali, ma che l’unione di questi apparecchi collegati con questi cavi per pilotare le Belle è stato ottimale. Nel caso di diffusori a tromba, un approccio simile può essere l’utilizzo di un finale push-pull. La configurazione push-pull se non elimina, attenua gradatamente le distorsioni di seconda armonica, se poi non è possibile avere un pre a trasformatore uno stadio di ingresso a pentodo potrebbe essere una scelta adeguata. In caso di diffusori di altra concezione, sarebbe interessante approcciarsi allo studio di un loro giusto abbinamento osservando prima le misurazioni di distorsione.”

 

Luciano ha centrato l’argomento ma soprattutto è stato talmente sereno nei suoi giudizi da ammettere che, in questo caso, l’esperienza ha permesso di raggiungere conclusioni scientificamente dimostrabili. Non è poco.

 

Per la prova d’ascolto sono stati utilizzati alcuni dischi di sicura estrazione audiofila, ma anche dischi commerciali di normale fruizione. Il giudizio è rimasto il medesimo.

Nonostante la mole delle Klipsch Belle che dominava nella stanza di dimensioni non adeguate, il suono ottenuto era assolutamente equilibrato in tutti i parametri che normalmente vengono presi a riferimento. La risposta in frequenza è ampia e gli estremi banda non appaiono mai invadenti o privi di controllo. Le medie frequenze sono assolutamente fresche e aperte senza mai risultare troppo presenti o avanzate nella scena. L’immagine sonora risulta una finestra limpidissima che si affaccia su un panorama musicale molto credibile, oserei dire reale. La dinamica è molto ma molto spinta ma non è fastidiosa o trapanante, la pressione sonora è tanta e si avverte “di pancia” con sensazioni più fisiche che semplicemente uditive. Anche a volumi davvero elevati tutti i particolari delle registrazioni che man mano si susseguono risultano omogenee e controllate e mai, dico mai, compresse o artificiose. Splendida in questo caso la registrazione della Sheffield Drum Record con Ron Tutt e Jim Keltner o Flamenco Fever, impressionante per presenza e realtà. La timbrica non concede spazio a critiche di sorta, basta ascoltare il pianoforte Steinway di Fukamachi per rendersi perfettamente conto di trovarsi di fronte a un sistema che fa dell’equilibrio tonale un punto di forza di indubbia fattura. Le Klipsch Belle magicamente spariscono, e non è necessario chiudere gli occhi perché ciò avvenga, si ha solo la sensazione che la stanza si riempia di musica ed è ciò che avviene quando sul giradischi mettiamo un LP di Francesco De Gregori, rinomatamente non attento alla qualità della registrazione.

Giornata audiofila lunga ma molto appagante: grazie ad Atelier del Suono, alle Klipsch Belle e al sistema audio realizzato, che è stato in grado di sfoderare prestazioni talmente convincenti e naturali da farci dimenticare di trovarci di fronte… a un sistema audio.

 

 

Da YouTube:

Tour del Museo Klipsch della Storia dell’Audio (in inglese, 1 di 4)

Paul Klipsch incontra un fan (in inglese)

 

..