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Diffusori Sigma Acoustics MAAT

20.02.2017..
Sigma Acoustics MAAT

Premessa

Ho già parlato degli straordinari diffusori Sigma Acoustics MAAT in questo articolo dedicato alla presentazione e primo ascolto e anche Vincenzo Sollazzo ha detto la sua in questa intervista al costruttore Aldo Zaninello. L’opinione che ne è nata è quella di trovarsi di fronte a una realizzazione che rappresenta la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova era nella storia dell’alta fedeltà mondiale. Una vera rivoluzione. Non sto esagerando.

 

La rivoluzione in casa

I grandi sistemi audio e in particolare i grandi sistemi di diffusori, hanno sempre impressionato gli appassionati non solo per le dimensioni estreme e la dinamica realistica, ma anche per il senso di suono enorme e per l’immagine poco proporzionata, queste ultime riconosciute, con l'andar del tempo, come il vero difetto dei diffusori di grandi dimensioni. Mi vengono in mente, a solo titolo di esempio, i grandi sistemi maggiormente famosi e memorabili come le Genesis o le Infinity IRS V o le Gryphon Trident II, per non parlare degli imponenti diffusori ad alta efficienza con caricamento acustico a tromba come le Acapella in genere, le Cessaro, le Avantgarde Trio o le Volya Bouquet provate qui da Giuseppe, tutti sistemi che presentano innegabili pregi, ma anche alcune problematiche di non poco conto.

I grandi sistemi si possono distinguere in due categorie: quelli a bassa efficienza, come le Infinity e le Genesis o anche le omnidirezionali come le MBL 101 X-treme Reference Line, e quelli ad alta efficienza, come le Avantgarde e le Cessaro. In teoria la prima categoria sarebbe pilotabile con amplificazioni a transistor di elevata potenza, la seconda con amplificazioni a valvole che, solo sulla carta, possono essere anche di medio-bassa potenza. Alla resa dei conti, però, la maggior parte dei diffusori ad alta efficienza costringono all'utilizzo di amplificazioni a tubi di grande potenza a causa, quasi sempre, di un andamento dell’impedenza non del tutto lineare che non agevola le performance dei tubi a bassa potenza, vale a dire quelli più raffinati e ben suonanti.

Per farla breve, gli amanti dei grandi sistemi di altoparlanti di tutte e due le categorie non hanno vita facile.

I compromessi che devono essere accettati sono molti, innanzi tutto rassegnarsi a un'immagine enorme e poco equilibrata e proporzionata, tanto da far rimpiangere, in alcune occasioni, la credibilità della scena di impianti di piccole dimensioni. Poi ci si deve rassegnare all’idea di utilizzare amplificazioni impegnative, assolutamente necessarie per assecondare i capricci di diffusori con impedenze isteriche. Per non parlare della scelta quasi obbligata di adottare la multi-amplificazione che, di fatto, triplica la difficoltà di ottenere buoni risultati nella ricerca di sinergie tra amplificazioni e cavi di collegamento. Grande impegno, quindi, da parte dell'appassionato che, a fronte di un percorso difficile e costoso, nella migliore delle ipotesi può solo arricchirsi di un buon bagaglio di esperienze, e magari anche competenze, maturandolo a suon di delusioni, fallimenti, sconforto, demoralizzazione, scoraggiamento ed esborso di denaro. Nella peggiore delle ipotesi, tutte queste esperienze negative avrebbero condotto l’appassionato all’abbandono totale e all’allontanamento definitivo dalla passione per l’High-End.

Personalmente posso affermare di aver ascoltato pochissimi sistemi audio di grandi dimensioni che mi abbiano davvero soddisfatto. In effetti, l’estensione esagerata dell’immagine e le poco credibili proporzioni del palcoscenico sonoro non mi hanno mai convinto. Ricordo con un certo imbarazzo l’ascolto di impianti che riproducevano corde di chitarra acustica che apparivano come tese da un diffusore all’altro, così come voci femminili che sembravano riprodotte da bocche smisurate!

Beh! Per fortuna ora tutto ciò può essere evitato.

Sono nate le Sigma Acoustics MAAT e si tratta di una rivoluzione nel campo della riproduzione musicale, una rivoluzione Made in Italy.

 

Le MAAT

Le cose ora sono cambiate.

Ora esistono le MAAT.

Le MAAT hanno dimensioni enormi, sono più alte di me e pesano alcuni quintali ma i difetti sono finiti qui, perché da qui in poi ci sono solo pregi.

Sono facilmente pilotabili e inseribili in ambiente senza grandi traumi, hanno un’immagine proporzionata e un suono live di tutto rispetto.

In pratica sono l'uovo di colombo. Grande sistema ad alta efficienza e impedenza praticamente flat sugli otto ohm, una vera goduria per qualsiasi tipo di amplificazione a transistor o a valvole. Ma, se era così semplice, perché non ci hanno pensato prima? Anche la risposta a questa domanda è semplice. Per ottenere questi risultati devi farti costruire appositamente gli altoparlanti con caratteristiche meccaniche ed elettriche ben definite che assecondino un preciso progetto. Non ci si può accontentare di ciò che offre il seppur vasto mercato mondiale dei trasduttori e neanche delle modifiche/adattamenti personalizzati, le cosiddette realizzazioni custom. Infatti, le caratteristiche elettromeccaniche di un array di altoparlanti facenti parte di un sistema ben definito, devono essere sinergetiche e i driver costruiti con tolleranze strettissime, allo scopo di facilitare il lavoro del crossover che, in questo modo, sarà semplice e con pochi componenti, come quelli di primo ordine, in modo da far percorrere al segnale il più breve tratto possibile ed evitare di fargli attraversare un eccessivo numero di bobine, resistenze e condensatori, per non parlare dei punti di saldatura, mantenedolo così il più puro possibile. L'efficienza alta, soprattutto quella dei grossi woofer, è un aspetto importante e deve essere ottenuta e correlata anche dall’alta efficacia di smorzamento tale da far imprimere pressioni sonore elevate anche con corte escursioni del leggero cono, garantendo così una bassissima distorsione. Escursioni ridotte significa anche controllo facilitato della risposta in fase temporale e significa anche poter utilizzare tweeter veloci e performanti come gli Heil Air Motion Transformer, che raggiungono i 40mila hertz.

 

Descrizione

Le MAAT sono alte due metri e dieci centimetri e profonde novanta, insomma hanno una mole davvero imponente. Possono essere installate con o senza il basamento. Ciò nonostante, hanno uno stile elegante e raffinato che favorisce l'inserimento poco invadente nell'arredamento domestico. Sono prodotte in tre diversi tipi di design chiamati Orchestra, Classic e Modern che comunque mantengono invariato il sistema di altoparlanti. Le curvilinee finiture laterali possono essere rifinite con legno o con colori a smalto metallizzato a scelta dell'acquirente.

Ogni esemplare è unico per finitura. Quindi è un oggetto esclusivo e il cliente potrà vantare di possedere un oggetto unico al mondo. Il frontale delle MAAT Orchestra in prova è snellito nel disegno dalle fessure verticali nel mobile, che fungono da canale di sfogo reflex dei quattro midrange da sedici centimetri. I due tweeter di Heil sovrapposti sono motorizzati e possono essere orientati meccanicamente con un telecomando in dotazione, in modo da regolare finemente il focus e l'immagine sonora in relazione all'ambiente d'ascolto. I due imponenti woofer risultano esteticamente gradevoli grazie alla mancanza del para polvere centrale e al gioco di riflessi e ombre del cono in fibra di carbonio.

In pratica la Sigma Acoustics ha confermato la capacità di creare un oggetto non solo ben suonante ma anche esteticamente accattivante. Per quanto concerne la descrizione tecnica vi rimando di nuovo qui all'articolo di presentazione per i dettagli, ma intanto vi ricordo che la coppia di diffusori utilizza ben diciotto componenti: quattro woofer, dieci midrange e quattro tweeter di Heil.

 

Ascolto

Come al solito ho effettuato la prova di ascolto utilizzando il dischetto ReMusic Artesuono di cui potete leggere l’articolo qui. Si tratta di un CD Test completo, che consente di mettere alla corda qualsiasi apparecchio audio permettendo di valutarne la qualità delle prestazioni. In effetti i vari brani che compongono questo CD Test hanno ognuno peculiari caratteristiche che investono l’espressione timbrica di voci e strumenti sia elettrici che acustici, la capacità dinamica e di pressione sonora, la risoluzione del palcoscenico sonoro, l’ampiezza della risposta in frequenza e via discorrendo. La prova d’ascolto è stata effettuata nella sala prova della Sigma Acoustics, in quanto sarebbe stato davvero arduo portarle nella mia sala d’ascolto anche se, dopo aver analizzato le MAAT con attenzione, non sarebbe stato neanche tanto difficile spostarle e posizionarle nel mio ambiente visto che il basamento comprende la rulliera per gli spostamenti, senza contare la possibilità di orientare i tweeter tramite comodo telecomando.

Ho comunque deciso per la passeggiata nei pressi di Rovigo portando con me le mie amplificazioni di riferimento meno pesanti.

Ecco, la cosa davvero importante da riferire è che praticamente si è trattato di una scommessa che ho fatto con Aldo Zaninello, patron della Sigma Acoustics, il quale afferma che le MAAT sono pilotabili anche con amplificazioni di bassa potenza. Mi sono portato con me il fido Audio Innovation series 500 con le EL34, 25 watt in classe A, poi il Sugden Masterclass FPA4, 25 watt a transistor che si comporta nel bene e nel male come un valvolare. Infatti è impossibile pensare di fargli pilotare diffusori a bassa efficienza senza riscontrare una clamorosa debacle, accoppiatelo invece con diffusori ad alta efficienza e il Sugden non solo risorge, ma sfodera una raffinatezza difficilmente riscontrabile con altre amplificazioni. Ovviamente ho evitato di sobbarcarmi il peso dei finali AM Audio, visto che in sede potevo sfruttare nientepopodimenoche i Mark Levinson 20.5: e scusate se è poco. In ogni caso a scanso di equivoci mi sobbarco il peso del Nadir MK101C, un bel 100 watt tanto per non farmi mancare niente. Il resto della catena era composto dal preamplificatore YBA Alpha 1 e la sorgente digitale due telai Mark Levinson N.30 e N.31, cavi di collegamento rigorosamente White Gold.

Cominciamo con il Sugden che, vi confesso, ho temuto di riportare a casa fumante vedendolo collegato ai due bestioni MAAT con quattro woofer da quindici pollici. In effetti sono ormai abituato ai famelici woofer di grosse dimensioni ad alta efficienza che, solo sulla carta, dovrebbero essere pilotabili con pochi watt, ma alla fine dei conti necessitano di muscolose amplificazioni per farli muovere dignitosamente. Pur avendo l’aspetto dei classici grandi diffusori a bassa efficienza che tutti conosciamo, vale a dire con caricamenti reflex in volumi separati e numerosi midrange a cono il cui unico scopo sembra solo quello di rendere una montagna russa l’andamento dell’impedenza, le MAAT si comportano invece come dovrebbero comportarsi i veri diffusori ad alta efficienza, quindi facilità di pilotaggio, micro e macro dinamica, assenza di distorsioni timbriche e di sfasamento temporale, naturale effetto presenza dovuto a medie frequenze di gran pregio.

Ecco che allora lo xiloaerofono del primo brano vibra nell’aria descrivendo con chiarezza un cerchio lungo il palcoscenico descritto con dovizia di dettagli tridimensionali, il panorama acustico è più reale che virtuale e il suono non sembra provenire dai diffusori, inoltre le proporzioni sono corrette, credibili, in armonia con lo strumento vero e il modo di fargli produrre le caratteristiche vibrazioni.

Le basse frequenze sono sorprendenti, ma in effetti è sorprendente constatare quanto un piccolo amplificatore sia in grado di muovere i grandi coni dei woofer e ottenere un simile risultato. La raffinatezza della prestazione è evidenziata dalla scena acustica proporzionata per dimensioni del palcoscenico sonoro e degli interpreti, ma soprattutto dalla qualità della timbrica delle voci, sia maschili che femminili, e degli strumenti che godono di una sorprendente plasticità senza nessuna aberrazione nasale o gutturale tipica di alcune realizzazioni ad alta efficienza.

Ma diciamola tutta. La vera sorpresa è constatare che il Sugden possa riuscire a muovere i coni di queste enormi MAAT e, cosa ancora più sorprendente, ottenere già buoni e convincenti risultati anche ad alte pressioni sonore. Con altri diffusori di queste dimensioni probabilmente il suono sarebbe stato vicino a quello di una radiolina portatile.

A questo punto non sto più nella pelle e collego velocemente l’Audio Innovation Series 500.

Succede esattamente ciò che mi aspettavo, un suono certamente meno raffinato e caratterizzato da una grana leggermente più grossa, ma con una impostazione più vivace nell’esposizione armonica e maggiormente vivida e immediata nel colore delle voci e degli strumenti.

Le MAAT sembrano quasi parlarmi: “Ti stai divertendo, eh? Queste sono le tue amplificazioni, dovresti riconoscerle o mi sbaglio?”.

Certo. Le riconosco. Con sempre maggiore sorpresa devo riconoscere anche che le Sigma Acoustics MAAT sono dei diffusori strepitosi. Il fatto che assecondino perfettamente la natura delle amplificazioni che vengono a loro collegate mi fa dedurre che adesso il problema sarà scegliere proprio l’amplificazione ideale o quella che maggiormente si attaglia al proprio gusto.

Dicevo all’inizio di questo articolo che le MAAT hanno dato vita ad una vera rivoluzione.

Come definireste voi il fatto di poter finalmente disporre di un grande sistema di altoparlanti, cui potete collegare l'amplificazione che più vi aggrada? Come valutereste il fatto di non essere obbligati a provare una lista infinita di apparecchiature? Come giudichereste la facilità nel trovare le amplificazioni che non diano problemi di tipo timbrico? Quanto apprezzereste il non effettuare snervanti prove corredate da infiniti cambi di cavi di collegamento e di preamplificatori? Infine, quanto sarebbe plausibile considerare la migliore del mondo una determinata configurazione che è solo in grado di pilotare un sistema mentre è proprio quel determinato sistema all'origine di tutti i mali?

Le Sigma Acoustics MAAT suonano sempre e suonano bene, tanto quanto la qualità dei componenti a monte e l’attenzione che ci avete messo nella scelta per raggiungere il tipo di suono voluto e prefissato. Ora il pallino del gioco è nelle mani dell’appassionato che potrà e dovrà decidere che tipo di suono desidera ottenere se non lo ha già nella testa. In ogni caso qualsiasi tipo di amplificazione non deluderà completamente, non desterà perplessità immediate ma potrà essere al massimo giudicata, in modo equilibrato, poco aderente al proprio gusto musicale.

Passiamo ora all'ascolto del Nadir, un bel finale da cento watt in configurazione Darlington, una delle mie preferite.

Le MAAT sembrano gradire le sollecitazioni elettriche di questo finale, ma senza presentare nevrosi dinamiche dovute alla mancanza di controllo, comportamento tipico dell'alta efficienza che soffre degli eccessi della pressione sonora. Il suono invece sembra godere dell'iniezione di energia e ciò che precedentemente convinceva per tonalità e timbrica, adesso risulta anche dinamico e pronto negli attacchi e rilasci musicali. Ne trae giovamento la musica rock, ma anche i quartetti di fiati, che vengono riprodotti con un naturale effetto presenza che affascina e coinvolge l'ascoltatore. L'immagine sonora appare ancora più definita e necessita solo di un piccolo aggiustamento della direzione dei tweeter, operazione che effettuo comodamente da seduto grazie al prezioso telecomando che aziona automaticamente l'orientamento della sezione delle alte frequenze, ottenendo così un’immagine perfettamente a fuoco.

Naturalmente ho voluto ascoltare anche i Mark Levinson 20.5, che mi hanno dimostrato quanto le MAAT riescano a valorizzare la qualità delle amplificazioni che vengono collegate. In effetti, la neutralità di emissione delle MAAT e la loro trasparenza elettrica, permettono di riconoscere il valore della catena a monte facilitando, come ho precedentemente detto, la scelta della composizione della catena di amplificazione. Gli ML 20.5 restituiscono prestazioni dinamiche di assoluto rilievo, manifestando la capacità delle MAAT di riprodurre i brani registrati con nuance e picchi dinamici riscontrabili solo nelle esecuzioni live.

Una prestazione di valore di vertice assoluto e un’esperienza da parte mia che è riduttivo definire interessante. Si tratta di qualcosa di assolutamente nuovo, di mai sentito prima. Mi convinco sempre di più che sono sulla giusta strada quando penso che la musica riprodotta deve essere convincente a volumi elevati, condizione nella quale è possibile verificare le qualità di tutto il sistema audio. Mi convinco sempre di più che la strada dell'alta efficienza sia quella giusta, quella in grado di riprodurre al meglio il dettaglio, l’immagine sonora, la timbrica, la dinamica e la pressione musicale con bassissimi gradi di distorsione. Ma soprattutto che, per realizzare qualcosa di nuovo e di non già sentito, sia necessario costruirsi o farsi costruire gli altoparlanti con un progetto e target ben preciso e, soprattutto, non affidarsi completamente e ciecamente a schemi o a sistemi di calcolo e rilevazione delle misure tradizionali che hanno il difetto – ma è solo una mia personale opinione – di appiattire e standardizzare prestazioni e suoni.

 

Contro

Dimensioni e peso ragguardevoli. Consigliata una sala d’ascolto dedicata o con metratura importante.

Prezzo molto impegnativo ma in linea con quello di realizzazioni pari segmento.

 

Pro

Estrema facilità di pilotaggio. Facile raggiungimento delle prestazioni di altissimo livello. Facile posizionamento in ambiente. Design moderno e di facile inserimento nell’arredamento domestico. Impostazione sonora neutra. Connotazioni d’ascolto live.

 

Conclusioni

In questo contesto le MAAT risultano effettivamente qualcosa di nuovo, di mai sentito prima, di rivoluzionario appunto, sconvolgendo positivamente un mondo audio che ristagnava pericolosamente sopito.

Finalmente qualcosa di nuovo, un suono nuovo in grado di distinguersi da ciò che si sente normalmente in giro e che, da alcune indiscrezioni rubate qua e là in azienda Sigma Acoustics, si ripeterà anche in tutti gli altri modelli di diffusori. Sono convinto che ne parleremo ancora.

Fortunati quei quindici appassionati, tante saranno le coppie di MAAT prodotte, che potranno acquistarle e inserire nella propria sala d'ascolto, per loro si prepara un futuro di piacevoli e convincenti ascolti anche ad alti volumi per godere delle pressioni sonore che solo il live può donare.

 

 

Schema riepilogativo

Voto massimo ***** Spark, le scintille ReMusic

Timbrica: ***** | Naturale. Voci e strumenti sia elettrici che acustici sono estremamente credibili e riconoscibili. La precisione tonale dipende solo ed esclusivamente dal sistema audio utilizzato. Le caratteristiche di equilibrio e trasparenza accompagnate dall’impostazione neutra dell’emissione sono le note maggiormente positive.

Dinamica: ***** | Macro immanente, presente e massiva. La pressione dinamica e l’impatto sonoro sono ai massimi livelli, paragonabili solo a quelli live. Micro di grandissimo valore per dettaglio e naturalezza di emissione. Con queste caratteristiche rimane solo da scegliere, tra una vasta gamma e tipologia, l’amplificazione finale in grado di valorizzare secondo i propri gusti personali queste belle prestazioni.

Immagine: ***** | Grande ma assolutamente proporzionata. Il quadro sonoro risulta tridimensionale e disegnato nei contorni con estrema precisione. Il palcoscenico musicale potrebbe assumere connotazioni olografiche se si possiede la sensibilità di scegliere i partner giusti.

Emozione: ***** | Tantissima. Questi diffusori ti inchiodano alla poltrona.

Costruzione: ***** | Lo stile italiano ha trovato un altro condottiero in grado di guidare e difendere la tradizione dell’eleganza, del disegno, delle finiture e del gusto che danno lustro al nostro paese. Tutti i modelli di questo diffusore sono originali e moderni come solo noi italiani possiamo fare.

 

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore

Tipo: sistema a tre vie bass reflex

Sezione alti: formata da 2 tweeter Heil AMT Mundorf montati lateralmente ai midrange in configurazione speculare e regolabile nell'angolo di incrocio e focus con i midrange con sistema motorizzato azionabile da telecomando

Sezione midrange: 4 midrange da 6" frontali più un midrange di dispersione montato lateralmente inclinato di 60° rispetto al frontale. Il tutto caricato con camera di decompressione e feritoie frontali per emissione di parte dell'energia posteriore dei drivers e degli armonici di essi

Sezione bassi: 2 woofer da 15" caricati con due sistemi di accordo, il superiore con taglio QB3 e quello inferiore in C4 regolabile nel punto di accordo

Sistema di taratura e ottimizzazione del fattore di merito meccanico complessivo driver/cabinet

Cabinet: tre cabinet disaccoppiati meccanicamente tra loro

Varie:

  • sistema di taratura e ottimizzazione del fattore di merito meccanico complessivo driver/cabinet
  • tre cabinet disaccoppiati meccanicamente tra loro
  • sistema motorizzato del tweeter di Heil per migliorare focus e tridimensionalità
  • sistema di accordo del "Q" sui moduli bassi
  • dispersione ottimizzata per distribuire il fronte sonoro in modo equilibrato e naturale
  • studio della forma del diffusore per disperdere in modo controllato e direzionale le emissioni (ali laterali)
  • cablature White Gold Stradivari nate in simbiosi con i driver utilizzati e componenti crossover coerenti al progetto (induttanze in rame Litz come i cablaggi)
  • crossover esterni isolati da vibrazioni e disturbi di varia natura
  • sistema di regolazione del punto di accordo del modulo inferiore dei bassi
  • driver nati unicamente per tale progetto e ottimizzati per ottenere 100 dB di sensibilità su 8 ohm con risposta in frequenza che va dai 16 ai 40.000 Hz
  • tenuta in potenza 1.500 watt
  • distorsione di II, III, IV, V armonica oltre a -70 dB rispetto all'impulso

Peso: 380kg cadauna con basamento

 

 

Distributore ufficiale Italia: al sito Extreme Audio

Prezzo Italia alla data della recensione: MAAT Orchestra base a partire da euro 157.000,00 la coppia, finiture esclusive su ordinazione

Le MAAT e il sistema utilizzato presso la saletta della Sigma Acoustics.
Le MAAT e il sistema utilizzato presso la saletta della Sigma Acoustics.
Le MAAT e gli otto altoparlanti visibili, il nono midrange è nascosto sul lato interno.
Le MAAT e gli otto altoparlanti visibili, il nono midrange è nascosto sul lato interno.
Si possono notare le fessure verticali per lo sfogo bass reflex.
Si possono notare le fessure verticali per lo sfogo bass reflex.
Il design delle MAAT è molto curato e permette di snellire elegantemente i rinforzi che irrigidiscono il mobile.
Il design delle MAAT è molto curato e permette di snellire elegantemente i rinforzi che irrigidiscono il mobile.
Il Sugden FPA 4 è stato il primo finale utilizzato per la prova d’ascolto delle MAAT.
Il Sugden FPA 4 è stato il primo finale utilizzato per la prova d’ascolto delle MAAT.
Il Sugden FPA 4 è stato il primo finale utilizzato per la prova d’ascolto delle MAAT.
Il Sugden FPA 4 è stato il primo finale utilizzato per la prova d’ascolto delle MAAT.
L’Audio Innovation Series 500 con le EL34 è stata la seconda amplificazione a pilotare le MAAT.
L’Audio Innovation Series 500 con le EL34 è stata la seconda amplificazione a pilotare le MAAT.
Il Nadir MK101C è stato utilizzato come terza amplificazione per pilotare le MAAT.
Il Nadir MK101C è stato utilizzato come terza amplificazione per pilotare le MAAT.
Anche i Mark Levinson 20.5 hanno pilotato le MAAT.
Anche i Mark Levinson 20.5 hanno pilotato le MAAT.
Il telecomando per orientare l’inclinazione dei tweeter di Heil.
Il telecomando per orientare l’inclinazione dei tweeter di Heil.
Nonostante le fatiche, Aldo Zaninello e Roberto Rocchi sembrano soddisfatti.
Nonostante le fatiche, Aldo Zaninello e Roberto Rocchi sembrano soddisfatti.

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