Logo_testata_ReMusic
Italiano

Diffusori Stirling Broadcast LS3/5a V2

01.02.2017..
Stirling Broadcast LS3/5a V2
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
previous slide next slide

“Radioline” o vera Hi-Fi?

Sto invecchiando. E, come molti anziani, sopporto sempre meno. Mi danno sempre più fastidio i giudizi e i pareri di gente che parla per sentito dire, per partito preso, per contraddire senza avere le basi e le conoscenze per poterlo fare, oppure per far vedere quanto sono “alternativi”, all’avanguardia, quanto sono contro. In un settore come l’Hi-Fi sento cose tremende! Ognuno si sente autorizzato a dire quello che gli pare. In questo nostro microcosmo i giudizi sono sì “soggettivi” e, in effetti, due persone diverse possono giudicare il suono di un impianto più o meno ben suonante a seconda dei propri gusti, della propria sensibilità, della propria cultura. Come tutti sappiamo c’è chi ama i bassi da botta nello stomaco e chi non li ritiene veritieri; chi vuole un micro dettaglio pazzesco e chi dice che in un concerto dal vivo questo non esiste; chi preferisce un suono preciso e trasparente e chi invece preferisce una maggior “musicalità” o “naturalezza”, cioè un suono che viene considerato più dolce e meno affaticante. Mi sta tutto bene. Logico. Però, c’è un però. Nel senso che per me c’è un limite oltre il quale leggere o sentire certe cose fa incazzare.

 

In particolare ce l’ho con chi, ogni tot anni – anzi, purtroppo ultimamente sempre più spesso, visto che si moltiplicano forum e gruppi d’ascolto – se ne esce con la solita, fatidica, ripetuta, strabusata frase: “le LS3/5a suonano come radioline”. Basta, pietà, tenetevelo per voi, se lo pensate. Non fate che qualcuno, anzi che tanti, vi possano compatire, insultare, deridere. Se lo dite senza averle mai ascoltate, capita pure questo, spero non siate sposati o non abbiate messo al mondo dei figli… Se invece le avete ascoltate, come le avete ascoltate? Con che amplificazioni? Con che stand? Con che genere musicale? In che ambiente? Con che preconcetti? Siete sicuri che non fossero danneggiate o mal riparate? Sapete a che scopo sono state progettate? Conoscete la loro storia? Ricordo una cosa importante: bisogna sempre avere ben presente che questi minidiffusori fanno con cura estrema ciò per cui erano stati progettati. Sono state pensate come dei monitor. Se un’incisione fa schifo, ci riproporranno l’incisione così com’è, cioè uno schifo! Ma se al contrario è eccellente, allora…

 

Prima che continuiate a leggere, vorrei farvi sapere che i mini diffusori non sono il genere di diffusori che amo di più in assoluto, però riconoscere la bontà di un prodotto o di un progetto secondo me è doveroso, e mi sembra logico cercare di far capire a chi legge in cosa consistono appunto la bontà e le peculiarità del progetto dei mini monitor BBC.

Dal 1980 circa a oggi ho posseduto due coppie di LS3/5a. Le prime a marchio Rogers, quelle a 15 ohm, dopo qualche anno, forse 1988, le Spendor, a 11 ohm. Hanno convissuto con altri diffusori, quasi sempre da pavimento, ma a volte anche con altri mini monitor che, mi sento di affermare, alla fine non hanno mai raggiunto il medesimo livello di godibilità. Ripeto, per il mio modo di “sentire” e giudicare. Altri piccoli diffusori hanno più dinamica, più grinta, più bassi (?), sono più estese in alto, sono più belle da vedere. Ho avuto delle piccolette di un rinomato marchio inglese, le CM1 B&W, che tentavano di far le grandi, con scarsi risultati e una fatica d’ascolto per me insopportabile. Sono passati nel mio impianto dei mini americani famosi, brutti da vedere ma molto validi, i MET 7 di Dick Sequerra, che aveva il pallino dei centri di emissione degli altoparlanti coincidenti, cosa molto intelligente. Però il loro suono era meno rigoroso e meno aperto rispetto alle 3/5a che, come avrete capito, rimangono per me un riferimento. Ho avuto mini monitor italiani, i meglio costruiti, davvero belli da vedere, le Sonus Faber Minima, molto ben suonanti – ovviamente apprezzati da chi è in grado di capire come vanno giudicati e ascoltati i mini. Forse la più valida alternativa alle inglesine, ma alla fine ho preferito le LS3/5a. Per correttezza devo citare le Harbeth P3ESR che, ascoltate più di una volta da rivenditori, reputo come l’attuale alternativa ai mini di cui sto parlando. Ho recentemente avuto anche le LS 50, diffusori che la KEF, casa costruttrice dei primi altoparlanti delle casse BBC, definisce “successori” delle 3/5a, ma hanno già lasciato il mio soggiorno, li ho venduti: anche questi progettati per suonare da grandi, e in buona parte ci riescono, perdendo però la famosa “magia” che secondo me deve caratterizzare il mini diffusore. Sono da sempre convinto che chi sceglie una cassa di questo tipo deve avere questa consapevolezza. Deve capire che con le LS3/5a non avrà una gamma completa e perciò rinuncerà certamente a qualcosa, ma avrà un diffusore eccezionale in gamma media, gamma che peraltro è “responsabile” di gran parte del contenuto di qualunque brano musicale.

 

Questa premessa è necessaria per introdurre le LS3/5a nella versione Stirling, oggetto di questa recensione. Sono il modello attuale, riproposto in questi ultimi anni, dei mini BBC. Su licenza BBC. E quindi con le medesime caratteristiche costruttive. Prima dell’ascolto avevo qualche perplessità, spesso si legge di cose mirabolanti e poi all’atto pratico si hanno “sonore” delusioni, invece ho ritrovato quella magia, quella sensazione di ascoltare non un impianto ma la musica. Quella compostezza, quel rigore, quella buona immagine sonora, quella mancanza di colorazione, quella presentazione da cassa monitor con un medio basso che le rende piacevoli, mai sterili, precise, con una favolosa accuratezza tonale, all’ascolto. Avercene, di radioline così… Dico subito, per sgombrare il campo, che secondo me sono da considerare almeno al 95% proprio delle LS3/5a. Cioè suonano al 95% come le “vecchie” LS3/5a. Anche se, per essere proprio precisi, qualche sfumatura di differenza c’era già tra le Rogers e le Spendor che ho nominato (un 5%?). Per far capire con che precisione erano state progettate e seguite nel tempo dalla BBC, riporto un particolare molto interessante: nel 1987 si scoprirono variazioni di consistenza del neoprene del woofer KEF B110 (SP1003) e pertanto venne sostituito dal KEF B110 (SP1228) in PVC, ma per mantenere le strette specifiche di progetto venne rivisto anche il crossover che divenne così a 11 ohm. Se volete sapere tutto o quasi sulla storia dei mini monitor BBC vi consiglio la lettura di The Little Legend scritta da Trevor Butler, pubblicata nel marzo del 1990 su Hi-Fi News & Record Review. Tornando alle Stirling, hanno una leggera miglior tenuta in potenza e sono un “filo” più dinamiche, non tanto da snaturare il senso e la logica destinazione d’uso e d’ascolto domestico – non capito da tutti, mi ripeto – e l’estremo alto mi pare più levigato, ancor più godibile, almeno con quasi tutte le amplificazioni con cui le ho pilotate nel mio ambiente. Paletti fondamentali da ricordare a uso e consumo di chi non ha ben compreso con che diffusori ha a che fare:

  • non sono diffusori economici (anche se non costano molto)
  • non sono facili da collocare in ambiente (anche se sono piccoli)
  • non sono per chi ha tra i preferiti generi tipo il “metal” o l’hard rock più “cattivo”
  • non sono diffusori proprio per tutti…

 

Mi spiego meglio, punto per punto. Primo: anche se si dovessero trovare usati a prezzi decenti, cosa quasi impossibile perché chi li ha e li ha capiti se li tiene stretti e perché essendo oggetti quasi di culto i prezzi rimangono abbastanza alti anche nell’usato, non ci si possono abbinare amplificazioni meno che “ottime”, pena uno svilimento delle prestazioni: in questi casi il suono diventa in certi casi davvero insoddisfacente. Per questo parlavo all’inizio di incazzatura, perché qualcuno le reputa “radioline” ma non si rende conto di essere lui la causa di un suono che… non decolla! Attenzione però perché a volte anche ampli costosi ma non giusti dal punto di vista timbrico possono dare risultati non ottimali. Non è carino far nomi, ma pre/finale Spectral DMC 12 e DMA 50, che peraltro adoro per moltissime loro qualità, secondo il mio gusto non sono i loro partner ideali in quanto rendono il suono troppo asciutto, analitico, un filo poco armonico, talmente trasparente da renderlo a volte affaticante. Ripeto, grande trasparenza e analiticità, ma per il mio gusto, fin troppo. Al contrario, con un colpo di fortuna, sto provando a pilotarli con un preamplificatore MPN Audio e un finalino economico NVA – bistrattato da molti per come è costruito, pagato 300 euro usato – e nel mio ambiente danno vita a un suono ricco e corposo, godibilissimo. Un integrato Norma Revo IPA 70B che ho adesso e che spesso alterno a MPN/NVA si pone più o meno nel mezzo tra le due amplificazioni prima citate – un po’ più sul versante trasparenza, comunque – e può dare delle belle soddisfazioni. Quando avevo Rogers o Spendor con parecchi integrati inglesi, ad esempio con un Exposure XV, queste suonavano alla grande, come con alcuni Naim, Kelvin Labs, Onix. E coi valvolari? Molti appassionati dicono meraviglie dell’abbinamento con i Quad II ma non li ho mai avuti né provati. Ho avuto in passato Audio Innovations, l’integrato piccolo, che come abbinata non mi entusiasmava più di tanto, e lo Jadis Orchestra, che invece forniva con loro un suono lussureggiante. In un negozio lombardo un ascolto mi aveva molto incuriosito per la bellezza delle voci: era con un ampli con le 300B, abbinamento che sulla carta non sembrerebbe ideale, anzi, sembrerebbe impossibile. Non sono però mai riuscito ad approfondire seriamente questo connubio, non ne ho avuto l’occasione. Le Stirling le ascolto da pochi giorni con i 15 watt forniti dalle KT88 di un Unison Research S2K. Anche qui, sulla carta, pochi. In realtà, più che sufficienti per ottenere un suono maturo, di gran qualità, con una riproduzione delle voci da primato, sicuramente quello che più mi ha colpito tra tutti. Tant’è vero che, oltre ad aver acquistato le Stirling, ho comperato anche l’Unison, di seconda mano ma molto ben tenuto.

Probabilmente molti su questi abbinamenti e su questi diffusori non la penseranno esattamente così, ovviamente io riporto le mie esperienze d’ascolto senza la pretesa che tutti siano della mia opinione, ci mancherebbe, ma quando scrivo mi ripropongo un fine: descrivere sì componenti e/o abbinamenti, ma soprattutto far riflettere e cercare di abituare gli appassionati a non dare giudizi troppo netti, a volte derivanti da ascolti frettolosi di catene magari mal assemblate, a volte addirittura faziosi specialmente se si “tifa”: valvole VS transistor, nuovo VS vintage, analogico VS digitale. Bisogna ragionare, sperimentare, confrontare, ascoltare, soprattutto ascoltare. E scegliere quello che emoziona. È fondamentale spendere soprattutto tempo più che denaro per cercare l’abbinamento ideale. Perché ritengo che la valutazione del suono di un componente Hi-Fi è sempre abbastanza soggettiva – però rimanendo nel rispetto di alcuni parametri imprescindibili – e non può essere corretta al 100% se non provando l’apparecchio in varie situazioni.

 

Secondo: sono casse piccole, quindi vanno in ambienti piccoli. No! Assolutamente. Non è vero, anzi. Non prendo nemmeno in considerazione le lamentele di chi le dovesse collocare sui ripiani di una libreria. Vendetele! Subito! Avvisatemi, nel caso… ;-) Ma anche su stand, e non mi soffermo a parlare dell’importanza di piedistalli corretti per altezza , rigidità, e quant’altro perché c’è abbondante letteratura a riguardo, su stand, dicevo, vanno posizionati nel locale d’ascolto con tanta aria intorno, soprattutto dietro. Per cui in un locale piccolo, purtroppo, non avrebbero la libertà di esprimersi correttamente in quanto troppo vicini alle pareti circostanti. Alcuni anni fa feci visita allo Studio di Lorenzo Zen dove una coppia di LS3/5a era letteralmente “in mezzo” alla stanza d’ascolto. Un Ascolto, con la maiuscola, in quel caso, alla faccia delle radioline. Ovviamente a nessuno sano di mente verrebbe in mente di cercare di sonorizzare un salone enorme, magari con la pretesa di ascoltare la Wellington’s Victory, op.91 di Beethoven ad alto volume, spero. Tra l’altro, secondo me, la musica classica sinfonica è così bella e complessa che sentirla in ambiente domestico è quasi sempre “sminuirla”, diminuire quel fascino che solo l’ascolto dal vivo sa dare. Qui davvero bisogna avere dei sistemi molto ma molto “importanti” per avere sensazioni ed emozioni che si possano avvicinare a quelle di un ascolto reale.

 

Terzo: chi adora tipi di musica da ascoltare a volume sparato – dicevo prima dell’heavy metal – deve necessariamente rivolgersi a diffusori di altra tipologia. È un dato di fatto. Non vanno certo bene i mini diffusori. Mini diffusori che possono essere impiegati con grande soddisfazione in molti altri generi musicali, dove contano il rigore timbrico e la coerenza tonale. Anche perché con altri tipi di diffusori considerati a volte più completi, cioè con una gamma bassa che scende di più, se collocati in ambienti poco idonei, spesso non si riuscirà a godere di un arpeggio di chitarra acustica o delle varie sfumature di una voce o della magia di un interplay particolarmente raffinato di un trio jazz. Quante volte ho ascoltato impianti dove una gamma medio bassa invadente sporca quella media con il risultato di un suono per nulla chiaro, impastato, confuso. Ricordo però che l’espressività dinamica delle 3/5A ben pilotate c’è ed è notevole, e che la dinamica non è la capacità di suonare “forte”.

 

Quarto: non sono per tutti. Non sono per chi non ne conosce la genesi, la progettazione, la storia, la diffusione universale, i consensi e le recensioni e gli apprezzamenti di audiofili, recensori, rivenditori, importatori e musicisti. C’è ancora chi le deride dicendo che erano state progettate per i “furgoni”. Sì, il progetto originale BBC circa cinquant’anni fa ne prevedeva l’impiego come monitor di servizio su stazioni mobili, ma quando qualcuno, visto con che fedeltà riproducevano le voci, si prese la briga di portarle in un impianto domestico, ebbero un successo impensato e direi incredibile. Per l’epoca poi un diffusore così piccolo con tali caratteristiche era un vero miracolo. Ed anche al giorno d’oggi per certi aspetti sono ancora sorprendenti. Una chitarra o le inflessioni della voce di Johnny Cash o Shirley Horn riprodotte dalle LS3/5a messe in condizioni ideali di pilotaggio e di ambiente si sentono raramente con altri diffusori, anche se di prezzo e caratteristiche tecniche parecchio superiori. Bisogna arrivare a casse impegnative, che so, mi vengono in mente le Quad elettrostatiche. Non sono perciò per chi ama l’Hi-Fi usa & getta, cioè l’ultima meraviglia del mercato finché non ne arriva di lì a poco un’altra… ancor più meraviglia. Non sono per chi ama il suono spettacolarizzato o per chi si aspetta delle radiografie sonore tanto di moda negli ultimi anni. Non sono per chi non ha la cultura del bel suono, dell’oggetto pensato per durare nel tempo, non vanno bene per chi non apprezza la qualità intrinseca di un oggetto. Sono snobbate da chi ama ostentare il lusso di un mobile laccato e curatissimo. N.d.R. Anche se esistono laccate. Sono guardate con sufficienza da chi vuole diffusori con almeno due woofer, e con spregio da chi ne vuole almeno tre... Non piacciono a chi ama la quantità a discapito della qualità. Ecco, la qualità. Uno dei problemi di questi tempi è la qualità. Riconoscerla, apprezzarla. Prendersi il tempo necessario per cercarla, per capirla. Ho letto con raccapriccio di un tizio che consigliava al posto delle LS3/5a dei monitor attivi da studio. Perfetto! Questo è l’esempio perfetto. Saltare tutto a piè pari e arrivare in fretta a un risultato finale, probabilmente anche con alcune qualità. Ma sbattersene di faticare per conoscere, e quindi apprezzare meglio, un progetto, una storia – e le LS3/5a fanno parte a pieno titolo, nolenti o volenti, della storia dell’Hi-Fi, non “perdere tempo” a pensare e provare abbinamenti con amplificazioni, siano valvole o siano transistor, con cavi, con stand, non ragionare e sperimentare sull’inserimento in ambiente ma appoggiare le casse dove capita e via così. Perché così va il mondo, oggi. Lo so, rischio di passare per un vecchio nostalgico e/o rimbambito. Ma il bello dell’Hi-Fi, di questa passione, è anche la ricerca, l’impegno, la fatica, è muoversi tenendo presente la piccola esperienza che si ha alle spalle cercando comunque di stare aggiornati sulle ultime novità, che siano le nuove tecniche di registrazione digitale o una particolare modalità di intreccio dei conduttori di un cavo, è la curiosità culturale di provare, di cambiare, di ascoltare e riascoltare. È avere proprie opinioni – e magari aver voglia anche di scriverne, ma anche avere la voglia di confrontarsi con chi ha idee diverse. Che sia più vecchio, come atteggiamento mentale, chi non ha queste curiosità, chi stabilisce, senza dubbio alcuno, che due monitor da studio amplificati siano “nettamente superiori”? Quello della passione per la riproduzione domestica della musica è per me un discorso e un percorso un po’ più complicato, “leggermente” più culturale e per questo ben più affascinante.

 

Per far capire il successo e la diffusione mondiale delle LS3/5a bisogna dire che ne sono state vendute più di 60.000 coppie. Una quantità mostruosa per il mercato Hi-Fi. Pochi però sanno cosa significa la sigla: LS sta per LoudSpeaker, 3 è la sigla che la BBC dava ai diffusori per uso in esterni, 5 è il numero progressivo di modello, A è la prima – ed unica – modifica al progetto originale: che non aveva la A, e una versione B non c’è mai stata. Nel 1988 uscì la versione 11 ohm, nel 1990 la versione biwiring. Probabilmente molti sanno che la BBC diede licenza a varie aziende di produrre e commercializzare questi diffusori dopo il loro progetto che risale al 1974. Un elenco spero abbastanza preciso è: Rogers, Audiomaster, Chartwell, Harbeth, Ram, Goodmans, Spendor, KEF, Stirling, Richard Allan. Anche qui, per saperne di più, vi rimando al sito www.ls35a.com, cioè quello che è The Unofficial LS3/5a Support Site.

 

L'imballo delle Stirling Broadcast LS3/5a V2

 

Cosa dire, ancora? Che quella dei mini monitor BBC non è leggenda, è storia. E che il loro suono, quello sì, è considerato da molti leggendario.

 

Ancora due parole sulla Stirling Broadcast sono doverose, per finire. Riassumo, per non dilungarmi troppo, quello che è riportato sul sito dell’importatore:

“Dopo anni di lunghissima esperienza nella manutenzione e riparazione di LS3/5a sia nel campo professionale che domestico, Stirling ha intrapreso la produzione in Inghilterra dei diffusori LS3/5a su licenza e specifiche della British Broadcasting Corporation - BBC. Dapprima ha acquistato lo stock di trasduttori della Rogers dopo i cambiamenti che hanno interessato la compagnia, commissionando a KEF la produzione di nuovi trasduttori B110 e T27. A seguito dei problemi e delle incertezze riguardanti la produzione e il reperimento di questi driver, Stirling ha presentato una versione aggiornata delle LS3/5a, denominata V2. Il progettista ha impiegato altoparlanti SEAS e Scan-Speak appositamente modificati, e un circuito di crossover “high-grade”, che mimano accuratamente le caratteristiche di risposta delle versioni originali. I nuovi trasduttori sono denominati Stirling SB4424 e SB4428 e il nuovo filtro crossover SuperSpec, il tutto racchiuso nel pregiato cabinet Reference. Il cabinet è costruito a partire da lastre di betulla multistrato da 9 mm, con pannello posteriore rimovibile e smorzamento interno costituito da un doppio strato bituminoso. I cabinet Reference sono la più fedele riproduzione della prima coppia di LS3/5a numerata 001/002 prodotta direttamente dalla BBC. Il feedback proveniente dai clienti sia domestici che professionali ha confermato che Stirling è riuscita a catturare i migliori aspetti di entrambe le versioni delle precedenti LS3/5a, combinando il suono più moderno e veloce della versione a 11 ohm con le seduttive abilità vocali di quella a 15 ohm, aggiungendo una migliore risposta alle frequenze medio basse e una maggiore tenuta in potenza, ed è ciò che ho rilevato anch’io. Il leggendario carattere sonoro delle LS3/5a è stato accuratamente preservato, con l'ulteriore vantaggio di 5 anni di garanzia e la sicurezza della futura disponibilità delle parti di ricambio.”

 

Ascoltatele, anche se avete in mente l’acquisto o se preferite altri tipi di diffusori, se volete avere un termine di paragone per capire come deve suonare la gamma media. E poi non c’era qualcuno famoso, nell’antichità, che diceva “in medio stat virtus”?

 

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore
Tipologia: due vie in sospensione pneumatica
Risposta in frequenza: 78Hz-20kHz +/-3dB
Altoparlanti utilizzati: Stirling woofer/midrange SB4424, tweeter SB4428
Sensibilità: 83dB per 2.83V a 1m
Impedenza nominale: 11ohm
Crossover: Stirling SuperSpec V2, biwiring
Dimensioni: 18,80x30,22x16,76cm LxAxP
Peso: 4,89 kg ciascuna

Distributore ufficiale Italia: al sito PlayStereo, negozio online Audio Azimuth

Prezzo Italia alla data della recensione: 1.590 euro la coppia

Sistema utilizzato: i più vari, nel corso degli anni. Gli ampli nominati nella recensione, ora, collegati a un lettore CD Norma CDP 1 BR - All'articolo di presentazione di Ulisse Pisoni

Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Immagine per gentile concessione Stirling Broadcast
Di qui in poi, alcune immagini delle Stirling Broadcast LS3/5a V2 in prova a fianco delle mie Horn Manufaktur A90.
Di qui in poi, alcune immagini delle Stirling Broadcast LS3/5a V2 in prova a fianco delle mie Horn Manufaktur A90.

Torna su

Pubblicità

Banner Extreme Audio
Omega Audio Concepts banner
DiDiT banner

Is this article available only in such a language?

Subscribe to our newsletter to receive more articles in your language!

 

Questo articolo esiste solo in questa lingua?

Iscriviti alla newsletter per ricevere gli articoli nella tua lingua!

 

 

 

Email:
Lingua:

Pubblicità

Dream Streaming banner
HighResAudio banner