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Disco in vinile e Compact Disc:
la differenza

24.03.2013..



Premessa | Per rispettare le scelte progettuali dell'editore, le modalità di impaginazione e scrittura del seguente testo sono conformi allo stampato originale.

 

Il termine “analogico” deriva dall’unione di due parole greche e letteralmente è traducibile in “discorso simile” o “parola uguale”, a seconda del contesto in cui esso è inserito.

Il termine “digitale”, invece, deriva dal termine anglosassone “digit” che significa “cifra”.

La differenza tra vinile e CD equivale alla differenza tra analogico e digitale. Sul CD le informazioni musicali normalmente si trovano solo su di un lato, al contrario di quanto invece accade sui dischi vinilici, e la durata complessiva di un compact disc può raggiungere i 74 minuti.

 

Tutti i compact disc riproducono segnali digitali, tuttavia le fasi di registrazione, missaggio e montaggio possono essere state ottenute anche con tecniche analogiche.

I diversi procedimenti seguiti per la realizzazione dei CD sono riassunti attraverso delle semplici sigle, riportate nella maggior parte dei casi sulla custodia dell’album.

AAD (Analogico - Analogico - Digitale). Questa sigla indica che sia le registrazioni originali, che il missaggio e il montaggio sono state ottenute in forma analogica, la masterizzazione in forma digitale.

ADD (Analogico - Digitale - Digitale). Questa sigla indica che le registrazioni originali sono state ottenute in forma analogica, il missaggio, il montaggio e la masterizzazione, invece, in forma digitale.

DDD (Digitale - Digitale - Digitale). Questa sigla indica che tutti i passaggi sono stati effettuati esclusivamente con segnali digitali.

Nei compact disc di tipo AAD o ADD si avvertiranno quasi certamente dei fruscii, dovuti ai nastri magnetici utilizzati nelle fasi di produzione; mentre nei CD di tipo DDD l’ascoltatore non avvertirà alcun tipo di disturbo sonoro.

Il termine digitale, in pratica, evidenzia che il suono è rappresentato da una sequenza di bit ovvero, come si diceva in apertura, da una serie di cifre. Il termine analogico nel caso del disco in vinile è espressione del fatto che i solchi rappresentano l’esatta trasposizione dell’onda acustica captata in fase di registrazione.

Per effettuare un confronto partiamo dall’analisi di cosa significa campionare un brano musicale.

Un segnale audio in ingresso viene inserito in un convertitore Analogico Digitale (A-D), che misura il segnale e lo memorizza in campioni formati da una sequenza numerica. La lunga serie di cifre risultanti è immagazzinata in un supporto digitale. La sequenza di numeri presente sul supporto ottico viene letta da un convertitore che traduce il segnale, con un’approssimazione vicina a quello originale, che può essere trasferito all’amplificatore e quindi ai diffusori. Il sistema digitale fa in modo che la qualità sonora non sia più eccessivamente influenzata dal supporto e del meccanismo di lettura.

 

Digitalizzare il suono significa dunque trasformare un segnale in un flusso di cifre binarie (bit) corrispondenti ai valori 0 e 1.

 

L’accuratezza con la quale viene effettuato il campionamento dipende dalla quantità di bit utilizzata: quanto maggiore è il numero di bit impiegati per comprimere il segnale acustico, tanto maggiore sarà la fedeltà del segnale campionato. Lo scarto fra il valore effettivo del segnale analogico e quello attribuito dalla codifica binaria viene detto rumore digitale e diminuisce all’aumentare del numero dei bit.

 

La frequenza indica invece l’intervallo di tempo che intercorre tra le decifrazioni del campione pre-registrato.

 

Convertire una fonte analogica di segnale quale una musica, una voce oppure un rumore, e riuscire poi a ricostruirla senza perdere qualcosa è tuttavia praticamente impossibile.

Il suono è la vibrazione dell’aria che ci circonda: un’oscillazione della pressione esercitata sul timpano, continuamente variabile sia in ampiezza che in frequenza.

I microfoni sono gli strumenti che utilizziamo per catturare il suono: dei trasduttori che rilevano le oscillazioni e le traducono in un segnale elettrico. Il microfono produce quindi un’informazione analogica equivalente al segnale elettrico rappresentante la riproduzione delle onde acustiche captate.

Un segnale elettrico non può essere letto da un computer che può invece elaborare e registrare solo dati binari.

Un esempio che bene esprime la differenza tra analogico (un’onda) e digitale (una sequenza numerica) è quello dell’orologio. In un orologio meccanico la rotazione delle lancette definisce, in un dato momento, uno degli infiniti punti che descrivono la circonferenza. In un sistema digitale il dato misurato è quello che in un determinato momento leggiamo sul display, non specifica uno degli infiniti punti ma solo uno dei secondi che determinano la durata di un giorno.

Il concetto di analogico si può associare a un tracciato in cui ci si muove attraverso infinite, e quindi non calcolabili, posizioni. Il digitale limita in un insieme definito un numero di punti che nasce infinito: il percorso viene in questo modo diviso in un numero definito e calcolabile di posizioni.

 

Il segnale analogico rispecchia la realtà ed è molto più vicino a ciò che in natura percepisce l’orecchio, la digitalizzazione invece introduce una limitazione del suono ed è quindi un artefatto.

 

Il sistema digitale ha permesso di raggiungere notevoli traguardi di qualità sonora, ma tuttavia la corposità e le sfumature che la riproduzione analogica è in grado di offrire fanno sì che un buon giradischi analogico non possa mai essere sostituito da un lettore CD.

Nella riproduzione analogica la qualità acustica è ottima e il suono riprodotto in maniera meccanica garantisce una fedele riproduzione della musica, specialmente di quella registrata prima dell’avvento delle tecnologie digitali – sempre che tutti i parametri siano correttamente tarati e i componenti di alto livello.

Un buon impianto permette al vinile di riprodurre una scena musicale e un dettaglio sonoro così elevato da poter concorrere e superare il CD.

In molti, infatti, accusano il compact disc di avere un suono freddo e meno coinvolgente di quello offerto dai migliori giradischi analogici, il cui suono, prodotto dal disco in vinile, è più caldo e più morbido.

I fastidiosi crepitii che per molti caratterizzano il disco in vinile si manifestano solo quando il disco è rovinato o sporco, o in presenza di cariche elettrostatiche sulla superficie del disco.

L’analisi di queste differenze contribuirebbe a spiegare l’assoluta superiorità di una riproduzione effettuata con mezzi analogici rispetto a quelli digitali, ma la diatriba tuttavia rimane aperta, perché da sempre tra gli audiofili, c’è discordanza di opinioni sull’effettiva superiorità dell’uno o dell’altro sistema.

 

 

Nicola Iuppariello

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di Nicola Iuppariello
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