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16.06.17
Finale Electrocompaniet Ampliwire 180

Premessa

Mi sembra quasi inutile parlare della storia della norvegese Electrocompaniet nata nel 1972, anno in cui Per Abrahamsen e Svein Erik Børja decidono di condividere con l’Ing. Matti Otala, proprio quello dell’Harman Kardon Citation XX e della distorsione di intermodulazione transiente, l’idea di progettare un amplificatore a transistor che non suonasse come un transistor. Erano gli anni in cui la storia dell’Hi-Fi mondiale vedeva l’inesorabile declino delle “fiacche” valvole, cedendo il passo ai “potenti” transistor che combattevano una strenua battaglia a suon di watt, distorsioni in percentuali infinitesimali, risposte in frequenza che partivano da zero e arrivavano a numeri di sei cifre. Ecco allora che in Norvegia nasceva un amplificatore di soli venticinque watt denominato semplicemente The Two Channel Audio Power Amplifier o The Otala Amplifier, la cui particolarità principale risultava quella di essere stato messo a punto “a orecchio”. Una vera blasfemia a quell’epoca.

 

Descrizione

Oggi invece proviamo una coppia di finali mono che, in ordine di potenza partendo dal vertice, occupano la terza posizione dopo l’AW 600 Nemo e l’AW 400. Si tratta degli AW 180 Mono che, come suggerisce il nome, dichiarano centottanta watt in classe A.

L’estetica è quella classica Electrocompaniet, livrea nera con un frontale costituito da una spessa lastra di plexiglass trasparente e scritte dorate, all’atto dell’accensione sul lato superiore si illumina di blu intenso il logo dell’azienda che descrive una “e” stilizzata. La forma predilige la lunghezza e l’altezza, scelta che personalmente ho apprezzato molto visto che i due pesanti finali trovano necessariamente posto per terra occupando così una superficie minore che favorisce la normale “viabilità” nella mia sala d’ascolto. Il pulsante di accensione si trova nel lato posteriore ed è abbastanza scomodo da raggiungere, anche le doppie connessioni d’uscita, per quanto di eccellente qualità, mi risultano un po’ troppo vicine. L’Electrocompaniet AW 180 possiede solo ingressi XLR e l’ordinatissima circuitazione mostra una coppia di operazionali che probabilmente consentono il bilanciato. Il peso di questo finale e la superficie dei dissipatori di calore all’interno del telaio dell’AW 180, mi fanno pensare che la classe A dichiarata sia solo parziale e che, a occhio e orecchio, dopo i venticinque watt inizi la commutazione in classe AB. L’interno e il layout circuitale meritano un premio particolare per l’ordine e l’estrema razionalità della circuitazione, tutti gli spazi vengono sfruttati operando scelte talmente logiche da risultare banali e invece raramente ho potuto constatare disposizioni così intelligenti e funzionali.

Questi due parallelepipedi neri sono molto belli a vedersi, gestibilissimi nonostante la mole e il peso e non sviluppano calore in eccesso permettendo, in questo modo, di accenderli anche in estate quando il caldo opprime e allontana l’appassionato dal desiderio di ascoltare musica.

 

L’ascolto

Gli AW 180 Mono hanno preso il posto degli AM Audio e non me li hanno fatti rimpiangere. La potenza in termini di dinamica e pressione sonora è rimasta inalterata, così come inalterata è rimasta quella tipica punta di calore tonale peculiare della classe A. Risultano quindi evidenti le intenzioni dei progettisti norvegesi che hanno definito la classe A non tanto per il dato tecnico quanto per il risultato sonoro finale. Ma attenzione, desidero sottolineare il fatto che, contrariamente a quanto generalmente si dice del sound Electrocompaniet, questi finali non suonano per niente caldi e morbidi. Gli AW 180 si sono dimostrati due bei bicipiti potenti ed elastici, in grado di dominare con estrema sicurezza sia il segnale elettrico inviato che quello di ritorno generato dagli altoparlanti, con il risultato di un suono estremamente controllato e fluido. I due finali sembrano quasi sparire o meglio, la neutralità timbrica fa sì che sia molto più evidente il carattere della sorgente digitale o del preamplificatore piuttosto che l’intervento dell’amplificazione finale.

Con le tracce di riferimento del dischetto nato dalla collaborazione di ReMusic con Artesuono, il carattere equilibrato e neutro dei finali Electrocompaniet emerge con drammatica evidenza. La riproduzione dello xiloaerofono, strano strumento in legno, manifesta in modo evidente una tridimensionalità dell’immagine che poche amplificazioni sarebbero in grado di restituire in modo così chiaro e definito. Il fatto che questo strumento sia turbinato orizzontalmente durante la registrazione dovrebbe risultare in modo palese anche durante la riproduzione, che dovrebbe generare non solo lo spostamento del suono a destra e a sinistra, ma anche in avanti e indietro rispetto alla linea tra i due diffusori, dando appunto la sensazione di tridimensionalità. Le percussioni registrate nelle varie tracce e che interessano i vari range di frequenza dalla più bassa alla più alta, risultano tutte espresse con dinamica eccellente e con la giusta velocità inter-transiente. Il suono liquido e fluente riesce a disegnare contorni musicali ricchi di armoniche e di dettagli relativi al luogo dove è avvenuta la registrazione.

 

I partner

Questa capacità di disegnare in modo impeccabile gli interpreti musicali e strumentali mi fa riflettere sulla scelta dei cavi di collegamento che devono essere in grado di raccogliere e trasportare in modo ordinato i segnali elettrici. In questo caso ben si sono comportati i cavi Elements della Omega Audio Concepts che sono stati capaci di valorizzare al meglio le doti musicali degli AW 180. Anche l’aspetto timbrico e tonale si fa apprezzare per naturalezza il primo e per equilibrio il secondo. Le voci femminile e maschile sono riprodotte in modo trasparente e, anche se non si raggiungono punte di limpidezza estrema, devono essere considerate di alto livello. Anche gli strumenti assumono connotazioni di realtà e vividezza grazie soprattutto al micro dettaglio e alla micro dinamica che definiscono un’immagine scultorea e rotonda che emoziona e coinvolge. Il livello timbrico degli AW 180 Electrocompaniet, si discosta da quello universalmente riconosciuto come caldo e vellutato tipico della casa norvegese, in questo caso risulta una timbrica equilibrata, quindi né troppo calda né eccessivamente aperta incontrando, tra l’altro, il mio personalissimo gusto. Gli AW 180 sono in grado di pilotare qualsiasi tipo di diffusori, anche quelli molto ostici per efficienza ed efficacia o quelli con filtri particolarmente elaborati o con un andamento tortuoso della sensibilità e, naturalmente, consiglierei di evitare quei diffusori ad alta efficienza che necessitano di pochi watt di pilotaggio e che rischierebbero l’esplosione se pilotati dagli AW 180.

 

Considerazioni

Questi finali norvegesi, pur non possedendo una capacità di filtro molto elevata, sono in grado di erogare corrente senza dimostrare segni di affaticamento o affanno nel pilotaggio per mancanza di energia, forse anche grazie alla particolare tecnologia del trasformatore detta Floating Transformer Technology - FTT che garantisce il doppio della corrente convenzionale. Il suono, quindi, ha sempre il giusto grado di pressione sonora anche nei passaggi musicali maggiormente parossistici e ad alto livello di volume, mai risulta strozzato e mai il suono si indurisce stringendo il campo dinamico. Il dettaglio si dipana in modo controllato e ordinato, dimostrandosi elegante e sinuoso. Come ho detto è un suono liquido che, se da una parte manca di una punta di rugosità, dall’altra accarezza e coinvolge nell’ascolto generando una sensazione di rilassatezza che facilmente trasporta nell’evento musicale originale.

 

Conclusioni

Gli Electrocompaniet AW 180 potrebbero soddisfare a pieno l’appassionato alla ricerca di finali mono potenti, affidabili e dotati di quella tipica eleganza in grado di coinvolgere emotivamente e generare sicurezza nelle prestazioni. Tra l’altro, il fatto di possedere grandi doti di pilotaggio mi fa presupporre una sostanziale mancanza di particolari idiosincrasie con i diffusori, per cui gli AW 180 potrebbero adattarsi facilmente a una grande molteplicità di trasduttori. Per quanto riguarda il preamplificatore la mia scelta cadrebbe tra quelli in grado di restituire dettaglio e neutralità timbrica, non escludendo quelli a valvole. Insomma si tratta di finali mono da tenere in assoluta considerazione se l’appassionato sta pensando a questo tipo di amplificazione bilanciata, cercando di sfruttare al meglio questa possibilità utilizzando cavi di segnale anche molto lunghi e cavi di potenza molto corti.



Caratteristiche dichiarate dal produttore

Impedenza di uscita: <0,008ohm 20-20.000Hz

Impedenza d’ingresso XLR: 110kohm

Sensibilità d’ingresso: 1V

Massima corrente di picco: >100A

THD: <0,001% a 1kHz 8W; <0,001% a 1kHz, -1dB, 8W

Rumore: 90µV 400-30.000Hz, 100µV 10-30.000Hz

Potenza di uscita: 250W 8ohm; 380W 4ohm; 625W 2ohm

Massimo consumo: 115W

Dimensioni: 215x288x470mm LxAxP

Peso: 22kg cadauno


Distributore ufficiale Italia: al sito de Il Tempio Esoterico

Prezzo Italia alla data della recensione: 4.840,00 euro cad.

Sistema utilizzato: all'impianto di Roberto "The Rock" Rocchi

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