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Finale Pass Labs XA 30.5

10.06.2011..

Ci sono diversi modi di progettare e costruire un amplificatore a stato solido.
Si può pensare a una alimentazione particolarmente curata e concepita senza compromessi, come hanno fatto Tom Colangelo e Paul Jayson sui loro finali Viola, oppure puntare su un dispositivo finale particolarmente performante e poco diffuso, come Lars Goller (o forse Ole Lund Christensen, vallo a sapere di chi è veramente un progetto) sta facendo sui finali GamuT che utilizzano una sorta di super mosfet.

Si può anche puntare su una circuitazione particolarmente elaborata con un sapiente ricorso al feedback negativo, come nei progetti Mark Levinson, o addirittura dotare l’amplificatore di uno stadio d’uscita a transistor con autotrasformatori, come tradizionalmente fatto da McIntosh.

E poi, c’è il modo di Nelson Pass.
Dopo i Threshold degli anni ‘80, i primi Pass Aleph, e i Pass di oggi, questo storico progettista ha continuato il suo percorso di ricerca, attraverso diversi brevetti e una serie di elettroniche straordinarie che continuano a fare la felicità di molti audiofili nel mondo.
Il suo credo è tutto nel completissimo sito del marchio, non temo di dire il più articolato e interessante del panorama hi-fi, con esaustive spiegazioni sulla filosofia dei prodotti, sui da lui ritenuti principali problemi e relative soluzioni che si presentano in una corretta progettazione di un amplificatore. Tutto ciò dovrebbe essere letto da chiunque voglia approfondire alcune tematiche, perché è realmente raro che un progettista audio abbia una tale voglia di condividere il suo credo con il mondo intero, concorrenti compresi, i quali, va certamente detto, spesso hanno fatto tesoro di alcune sue esperienze o addirittura di alcune sue soluzioni circuitali, molto più di quanto si creda.
Il suo obiettivo, da sempre, è quello di ottenere un circuito stabile in modo direttamente correlabile a scelte progettuali sane, e non con l’uso esteso di controreazione negativa, che indubbiamente offre il vantaggio di far raggiungere prestazioni strumentali egregie, si tratterebbe poi di sapere quanto tali prestazioni sulla carta abbiano un riscontro positivo all’ascolto, ma anche una serie di problemi introdotti proprio da tale controreazione la quale, a detta di Pass e di molti altri tra i quali modestamente mi metto, comporta conseguenze non sempre raccomandabili all’ascolto.
Questo non è tutto, ma già molto, perché se riusciamo con intuizioni a ottenere già a anello aperto buone performance, allora saremo riusciti a costruire un ottimo amplificatore.
Sul come, e qui taglio corto, basta andare sul sito www.passlabs.com, nonché su www.passdiy.com e il nuovo www.firstwatt.com, dove vengono ampiamente condivisi anche progetti per l’autocostruzione, oltre a tutta una serie di informazioni e conoscenze veramente impressionanti che spiegano le scelte progettuali di Pass e il loro elegante modo di risolvere alcuni problemi tecnici legati alla amplificazione.
Oggi la produzione, dopo i fasti della ancora eccellente serie Aleph ricca di personalità e carattere proprio, si configura per i finali di potenza su due linee di produzione, ossia i finali in classe AB denominata X.5 con le cifre che identificano la potenza di uscita dei singoli modelli a partire dai 150 watt del X150.5 e quella in classe A pura (seppure vedremo che non è del tutto cosi) identificata XA.5, a partire dal XA30.5 in prova.
Qualcuno ora dirà: ancora un articolo sul XA 30.5!
Vero, è stato già recensito da molti, all’estero come in Italia, e sempre con esiti lusinghieri, ma ritengo importante tornarci su perché penso che questo amplificatore diverrà un piccolo grande classico, e che ci sono prodotti come questo che a distanza di anni sembra che maturino e che dispieghino all’ascoltatore sempre nuove virtù, magari all’inizio meno esplicite perché necessitano di una conoscenza profonda e consolidata.
Questo finale è dunque il più “piccolo” della serie, pur pesando oltre 30 chili e avendo dimensioni assolutamente importanti.
Ma abbiamo veramente un finale da un watt per ogni chilo di peso?
No.
Questo finale può tirare fuori su un carico reale, ossia un diffusore, anche fino a 200 watt con tassi di distorsione accettabili, ma pur sempre lontani da un vero e proprio clipping.
Dunque non è un finale in classe A pura?
Sì e no.
Pass ha polarizzato lo stadio finale con una corrente idonea al pilotaggio in classe A, ossia senza interdizione dei mosfet finali, fino a circa 30 watt su 8 ohm e 60 su 4, ma poi ha previsto la possibilità di commutare in classe AB fino a potenze di tre volte superiori, con tassi di distorsione contenuti e, soprattutto, con uno spettro armonico molto favorevole, simile a quello che presentano i migliori finali valvolari.
In effetti per molti aspetti i circuiti di Pass sembrano pensati per i tubi, ma realizzati con i mosfet, vista l’idiosincrasia che il progettista americano ha verso le valvole, che lui considera come componenti pericolosamente instabili.
A prescindere comunque dai watt a disposizione, le capacità di pilotaggio sono molto elevate, conseguenza di uno stadio di alimentazione decisamente all’altezza del compito e all’elevato numero di dispositivi finali per ciascun canale, in relazione alle potenze in gioco e comunque in grado di garantire elevate correnti in uscita.
Tralascio considerazioni sull’estetica o una descrizione sommaria dell’oggetto, che ognuno è ovviamente in grado di fare da sé, se non per dire che il finale scalda parecchio, pur essendo dotato di una alettatura molto generosa, ed è predisposto per essere sempre acceso con un consumo molto basso, tenendo in tensione presumibilmente solo lo stadio d’ingresso, mentre per il funzionamento vero e proprio bisogna agire su un interruttore a levetta posto sul frontale.
Se completamente spento, il Pass funzionerà al meglio solo dopo circa 24 ore dalla completa accensione, mentre se si accende diciamo dallo standby basteranno 15 minuti.
Il tutto per qualcuno potrebbe non avere motivazioni di carattere scientifico, ma se ne facciano una ragione.
Il Pass è stato provato con un discreto numero di preamplificatori, ma in misura maggiore con un valvolare che posseggo felicemente da molti anni, l’italiano Dromos Metis dotato di un parco valvole NOS di qualità, e un pre della Casa, l’Aleph P in collegamento bilanciato che considero ancora oggi uno dei migliori pre a stato solido in circolazione, particolarmente in considerazione della sua elevatissima trasparenza, alla pari dei migliori pre passivi, non disgiunta per fortuna da un elevato rigore timbrico e musicalità generale.
I diffusori collegati al Pass sono stati i miei fidi Martin Logan SL3, le cui esigenze in corrente sono note ai più, e la cui elevata risoluzione non perdona elettroniche meno che ottime.
L’ho comunque ascoltato anche con altri diffusori che si sono alternati nella mia attività di recensore, sempre con esiti molto omogenei, a dimostrazione che un amplificatore fatto come si deve dimostra le sue doti sul campo sempre e comunque.
Sui cavi non dico nulla per due motivi: il primo è che Nelson Pass afferma che i suoi finali non sono particolarmente sensibili ai cavi di potenza, il secondo è che ha ragione, in quanto il XA 30.5 ha sostanzialmente suonato sempre in modo piuttosto uniforme qualunque cavo avesse collegato, nell’ambito ovviamente di cavi decenti.
Quindi ho utilizzato i miei MIT 750 Shotgun biwire è non ci ho pensato troppo su.
Una certa sensibilità al cavo di alimentazione invece sussiste, soprattutto nel comportamento a elevati livelli d’ascolto, con i quali gradisce cavi di grosso spessore.
Ottime performance con un cavo di alimentazione autocostruito in argento, nonché con un White Gold e un Kimber PK 10.


Quando lo stato solido funziona
Questo Pass è un autentico capolavoro musicale. Tendenzialmente neutro, ma non privo di quell’accenno di calore comune a tutta la produzione del progettista americano, fa subito comprendere come il suono dello stato solido oggi possa competere con i migliori valvolari anche sul loro terreno, quello del corpo musicale e della ricchezza armonica che rende veri gli strumenti acustici e palpabile la voce umana.
Rispetto agli Aleph c’è un maggior rigore, una migliorata velocità e nettezza soprattutto nei rilasci, ma anche una dinamica stratosferica che rende vivo qualunque programma musicale, che ne allontana qualunque sentore di finzione, qualsiasi sensazione di "plastica", come per esempio avviene con alcuni finali a commutazione, leggasi classe D o simili.
Quando la lancetta dell’indicatore centrale (bellissimo…) non si muove, a testimonianza che l’assorbimento della macchina è costante e dunque il funzionamento è in pura classe A, la liquidità della gamma media è molto elevata, però non disgiunta da una nettezza degli attacchi e da un dettaglio veramente elevati.
Alzando il volume qualcosina si perde, ma molto poco, e solo a livelli molto elevati il Pass si trasforma da un eccellente finale a un finale ottimo, tanto per chiarire.
Ma vediamo in dettaglio pregi e difetti.


Pregi
Tanti, veramente.
Gamma bassa controllatissima ed articolata, ma calda al tempo stesso, non esito a definire una delle migliori oggi ascoltabili. Il resto della timbrica è pressoché perfetta, con un medio basso molto ben allineato e mai privo di controllo, e una gamma di frequenze dal medio in su linearissima e piuttosto controllata, seppure talmente dinamica da sembrare a volte quasi cattiva.
Invece è il fluire privo di freni della Musica che consente un trattamento dinamico spinto e vicino a un ascolto dal vivo, sorretto da un corpo armonico molto alto per uno stato solido.
Vi basta?
Andiamo avanti.
La prospettiva è precisa, molto precisa, e i soggetti sonori non sono mai né troppi grandi né miniaturizzati (poi dipende dal preamplificatore, come sempre), pienamente descritti e senza alcun limite evidente né in profondità né in ampiezza, entrambe molto estese. Ma non basta: aiuta non poco la capacità di far ascoltare risonanze ed echi dell’ambiente di registrazione, che collocano gli strumenti in un immaginario molto semplice da ricostruire mentalmente, quasi in modo automatico.
Ma c’è dell’altro.
Tutti voi avete ben presente quando un amplificatore ha quel senso di verità, quella dote frutto di tanti pregi che riesce a ricostruire davanti a voi quel senso di realtà, di illusione reale.
Ebbene il XA 30.5 ci riesce benissimo.
La sua esplosività, il suo micro e macro contrasto uniti alla ricchezza armonica che fa di ogni strumento una ottima riproduzione di esso e non una sua brutta copia, rendono spesso i soggetti sonori molto reali, concretamente materici e decisamente tridimensionali.
Questi sono tutti pregi a prescindere dalla categoria di prezzo, dunque parlo in termini assoluti.
Se dobbiamo poi adeguarci alla categoria di costo, ebbene non manca nulla, ma proprio nulla di ciò che non ho detto qui e che non dico per evitare una solfa di virtù che, sappiatelo, ci sono tutte.
In sostanza, non manca niente, ma proprio niente.

Difetti
Unico difetto che posso ascrivere al Pass è un comportamento ad altissimo volume meno omogeneo che con potenze minori in uscita. La distorsione non è mai udibile e anche il clipping è decisamente morbido, ma è indubitabile che quando l’ago inizia a muoversi in maniera decisa verso destra, evidenziando che lo stadio di alimentazione deve fornire una corrente maggiore allo stadio finale, che quindi inizia a funzionare in classe AB, seppure ovviamente solo sui picchi, la straordinaria raffinatezza e finezza di grana del XA 30.5 viene lievemente a scemare.
Il tutto rimane entro margini molto elevati di qualità, ma diciamo che… dalla magia torniamo con i piedi per terra.
Ovviamente ci si può sentir dire che per le alte potenze ci sono i modelli maggiori, e infatti è vero, ma azzardo a dire che a questi a mio parere manchi qualcosa che invece il modello piccolo possiede, come una sorta di grazia e capacità di scendere sul terreno dei sentimenti nelle quali esso ha veramente ben pochi concorrenti, e tutti di prezzo minimo doppio al nostro.
Ho finito di parlare di pregi laddove dovevo dirvi dei difetti, e ciò mi pare oltremodo indicativo.

Conclusioni   
Se il nostro baffuto progettista aveva intenzione di dare al suono dei suoi Aleph un maggior rigore e una maggiore velocità di esecuzione, con un controllo magistrale della gamma bassa che tali predecessori di questa nuova serie XA non possedevano, ebbene è riuscito pienamente a centrare l’obiettivo, al prezzo forse solamente di una lieve perdita di caratterizzazione che alcuni ritengono ancora oggi inimitabile in quegli stadi finali, ma che a me talvolta appariva come una crepa nella parete immaginaria della neutralità perfetta.
Gli XA e ancora di più questo 30.5 (devo dire che i mono da 100 watt inspiegabilmente mi hanno convinto un pelo di meno) si pongono in una linea mediana di assoluto rigore ed equilibrio, di grande coerenza accompagnati però da un corpo armonico, più che timbrico, in gamma media assolutamente apprezzabile in ogni finale di potenza e tanto più in uno stato solido.
Si può avere qualcosa in più?
Si, certamente, ma preparatevi a sborsare una cifra almeno tre volte superiore, con la quale potrete avere ancora maggiore raffinatezza, soprattutto a livelli d’ascolto molto elevati nei quali il 30.5 perde un po’ di finezza timbrica e pulizia, ma niente di più, perché in alcuni parametri questo finale approssima il massimo oggi ottenibile da un amplificatore.
Uno di quei finali insomma che costituiscono la linea di demarcazione della qualità/prezzo oltre la quale alberga la follia, beninteso lecita, ma pur sempre follia.
Interfacciabile con ogni diffusore, a tromba come a pannello elettrostatico, alto basso o grasso, meglio comunque se con efficienza pari o superiore a 90/91 db/w/mt, e con ogni preamplificatore, anche se il mio personale consiglio è affiancarlo a un partner valvolare purché neutro e dinamico, da esso avrete sempre garanzia di prestazioni e quel pizzico di personalità che purtroppo, ultimamente, si sente sempre di meno in prodotti moderni.
Questi sono i watt di Mr. Pass.

P.S. Inserto musicale
Sviatoslav Richter è stato un grande pianista, Herbert Von Karajan un grande direttore d’orchestra, la Deutsche Grammophon una grande casa discografica. Se poi ci mettiamo uno dei concerti più popolari della storia della Musica, scritto da uno degli altrettanto popolari musicisti dell’epoca romantica della classica, non possiamo che ottenere un risultato straordinario.
Il concerto per pianoforte e orchestra in Si bemolle, op.23, di Tchaikovsky, di sicuro ma proprio di sicuro, lo conoscete, magari anche solo nel celebre ed impetuoso attacco del primo movimento, ed è senza dubbio una delle opere classiche più intimamente popolari, come tale fu l’artista russo nel senso migliore del termine.
Questa registrazione, che risale al 1962, è la testimonianza del felice incontro tra due grandi e giovani artisti, un pianista ed un direttore d’orchestra, nel momento forse più felice della loro carriera, in un tentativo molto ben riuscito di dare una nuova e stimolante chiave di lettura a questo concerto che, come tutte le opere molto eseguite e conosciute, rischia di divenire nel tempo un po’ scontata.
Alcuni critici ebbero a dire all’epoca che Richter volle dare una impronta meno veloce al concerto, maggiormente personale, quasi fosse un’opera di Schumann, in realtà il connubio con Von Karajan produsse una esecuzione ricca di contrasti, articolata ed assolutamente originale, con una tensione musicale di gran livello sottolineata da uno strumento solista magistralmente suonato, in un’opera da molti ritenuta come l’inno dei virtuosi del pianoforte.
La registrazione è a mio parere di ottimo livello, con una focalizzazione e posizionamento dello strumento molto precisi, giustamente arretrato ma pienamente in primo piano rispetto all’orchestra, posta correttamente più dietro ma anch’essa vivida e dettagliata.
Il Pass, come raramente finali a stato solido riescono a fare, riproduce un suono lucido ma altrettanto solido, armonico, prestante.
Questo è il suono di uno stato solido che non scimmiotta le migliori valvole (come forse la serie Aleph cercava di fare), nel tentativo improbo di emularne un contenuto armonico che non gli è proprio, ma scendendo sul loro terreno preferito che è quello di una gamma media assolutamente ricca, concreta, presente e materica.
Il pianoforte è timbricamente correttissimo e di esso non perdiamo nessuna nota né intonazione, privo di colorazioni che in altri finali può capitare di ascoltare a un certo punto preciso della tastiera, e le scale armoniche appaiono velocissime e mai incoerenti.
Anche gli archi risultano fini ma mai vuoti ed asettici, c’è sempre quella pienezza armonica che li riproduce con un bel senso di veridicità e vicinanza ai violini che abbiamo ascoltato nelle sale da concerto.
Con la musica classica questo Pass può dimostrare tutta la sua piacevolezza timbrica, ma anche il suo rigore, il suo modo netto di definire gli strumenti, e una rarissima capacità di eufonica musicalità unita a dettaglio e finezza di grana.
Ascoltandolo nel secondo movimento, il rapporto spaziale tra il pianoforte di Richter e l’orchestra è privo di aberrazioni prospettiche, di errori dimensionali; molto bello l’inizio con il pizzicato, ricco di echi e dotato di dettaglio straordinario, lo strumento soprattutto nel finale del terzo movimento è molto percussivo, ma anche dotato di una cassa armonica concreta, vitale, ricca di corpo ed alimentata da un talento che l’artista mette sul palco in maniera qui inequivocabile e chiarissima.
Questo è il vero valore aggiunto di un amplificatore in grado di raccontare non solo la Musica, ma anche i suoi protagonisti ed il loro genio artistico, e nel fare questo serve equilibrio, dinamica, raffinatezza ma anche e soprattutto l’anima.
Il Pass, come i protagonisti di questo eccellente disco, ha una vera anima musicale.

 

 

 

DIRITTO DI REPLICA | LA PAROLA AL PRODUTTORE

Dear ReMusic,
Thanks for the very nice review. We don't need to comment.
Best regards,
Desmond.

 from passlabs.com

20/09/2011

di Paolo Di Marcoberardino
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