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23.02.14
Francesco Di Giacomo
La voce della gioventù

"Sometime, smelling a perfume and closing your eyes you can recognise a person, without seeing their face. We left our TRACE so you can follow us... if you want."


La voce di Francesco Di Giacomo è la voce della mia gioventù. Ora lo chiamano Rock Progressive, ma quando avevo quindici anni era solo rock oppure pop e nient'altro. Invece era altro, era la musica degli anni settanta, la musica dei Genesis, dei Gentle Giant, degli Area, dei Pink Floyd quelli veri, delle Orme, degli Emerson Lake & Palmer, dei Led Zeppelin, della Premiata Forneria Marconi, degli Yes, dei Procol Harum. I Beatles erano roba vecchia e i Rolling Stones per molti lo stavano diventando. Per me Jimi Hendrix era sempre un mito e faceva capolino il Jazz di Miles Davis. La voce di Francesco Di Giacomo è la voce della mia gioventù, come la voce di Dalla, di Demetrio Stratos, di Ivan Graziani, di Rino Gaetano, di Janis Joplin...

 

La voce di Francesco Di Giacomo è inversamente proporzionale alla sua mole. Fina, sottile, potente. Potenti sono anche le parole e le liriche straordinarie che nascono dalle note sintetizzate di Vittorio Nocenzi e da un miracoloso Chorale capace di dare vita ad uno splendido album come Darwin. Il Banco Del Mutuo Soccorso era per noi giovani e adolescenti quel "complesso" che faceva dischi con forme originalissime come il salvadanaio di Banco o il portone di Io Sono Nato Libero, album che a noi appariva come un incitamento alla ribellione, mentre Garofano Rosso segnava la fine della spensieratezza: il 1977 sarebbe arrivato molto presto.

 

Che emozione anche il disco in inglese prodotto dalla Manticore, la stessa casa discografica degli Emerson, Lake & Palmer. L'Albero Del Pane è un brano che si faceva canticchiare per tutta la giornata e spesso lo cantavamo tutti insieme regalandoci la voglia di prendere le chitarre acustiche rotte e vecchie per suonare i nostri sogni: Crosby, Still, Nash & Young, John Denver, Jackson Browne, etc.

 

Sono le voci della mia gioventù.

 

"Non mi rompete, ve ne prego, ma lasciate che io dorma questo sonno. E' ancora presto per il giorno, quando gli occhi si riempiono di pianto, i miei occhi, di pianto."

 

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