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29.01.14
Giradischi Acoustic Signature Manfred MkII

Introduzione

Giradischi. Una passione che fino a qualche anno fa sembrava destinata ad avvitarsi su se stessa e vivere perlopiù di ricordi e materiali da collezionista e invece, secondo il report 2012 dell’IFPI (International Federation of the Phonographic Industry), le vendite dei dischi in vinile hanno superato i 170 milioni di dollari: il massimo dal 1997 e più del triplo di quanto ottenuto nel 2007. Il dato impressiona perché contemporaneamente è diminuito del 5% il totale delle vendite di musica su supporto fisico. Quindi, relativamente parlando, ogni anno si vendono meno CD e più i dischi in vinile. Per di più, secondo una ricerca di mercato di ICM Group, in occasione dell’ultimo Record Store Day, il 20 aprile scorso, il gruppo di età che li acquista in maggior numero è quello compreso tra i 18 e i 24. Se questi numeri fossero confermati ci troveremmo oggi in una situazione che pochi avrebbero potuto immaginare qualche anno fa, ovvero che nonostante siano apparsi il CD, il DVD audio, il SACD e la musica liquida (termine che indica l’assenza di un supporto solido, quindi parliamo di file ovunque siano, in rete, su un hard disk o su pendrive) il buon vecchio, scomodo, delicato, LP sembra uscire da un lungo letargo e riprendere piccole ma significative quote di vendita soprattutto tra i giovani. I motivi possono essere diversi, tra cui sicuramente il fascino del vintage, ma anche la presunzione di suonare meglio (valore oggettivo) o almeno in un modo più piacevole (valore soggettivo), rispetto ai nipoti digitali, sia “solidi” sia “liquidi”.

 

Nel contesto di questa prova, però, non ci interessa un’analisi tecnica. Ci interessa piuttosto capire se l’offerta di giradischi, bracci e fono rilevatori, per ora sbilanciata verso modelli di altissimo pregio, pagati con valanghe di euro, possa ampliarsi verso il basso con una buona scelta di prodotti validi a prezzi più abbordabili. Il giradischi in prova, il Manfred MkII Acoustic Signature, di sicuro non appartiene a quest’ultima categoria, però rappresenta un tentativo di offrire un modello i cui costi siano in qualche modo limitati pur sempre, si intende, nei limiti di scala di una piccola azienda che fa della qualità il proprio segno distintivo.

 

L’Acoustic Signature fa parte dell’agguerrita schiera – a memoria ne contiamo una decina – di aziende tedesche che, per tradizione e opportunità di mercato, si sono specializzate nella produzione (progetto e realizzazione) di giradischi. Forti di un solido know-how nella costruzione meccanica di precisione e dotate di costosissime macchine utensili a controllo numerico, si caratterizzano più o meno tutte per le medesime caratteristiche: telai con masse elevate, piatti pesanti o pesantissimi, perni a basso attrito.

Acoustic Signature non si discosta dal cliché, ma presenta un catalogo più articolato in cui i top di gamma occupano posizioni di rilievo nella categoria giradischi e dove appaiono altri modelli che costituiscono un tentativo, vedremo se riuscito, di raggiungere un buon compromesso tra costo e prestazioni di cui parlavamo in apertura. Tanto per chiarire, il modello più costoso è l’Ascona, dalle caratteristiche incredibili, che comprende un piatto di diciotto chilogrammi con una massa totale di circa ottanta, per arrivare attraverso altri sette modelli al nuovo Wow! che, nonostante il prezzo di poco superiore ai mille euro, vanta ancora un piatto da oltre quattro chilogrammi e un perno costruito con i medesimi materiali dei modelli superiori. Il modello che stiamo provando è il Manfred MkII, che si troverebbe al quarto posto dal basso come prezzo e caratteristiche. Utilizziamo il condizionale perché questa versione, fornitaci dal distributore italiano Il Tempio Esoterico, ha delle migliorie e un prezzo più alto, rispetto al modello standard descritto nel sito della casa madre. Nel seguito vedremo meglio in cosa consistono queste particolarità.

 

Descrizione

Il Manfred MkII è un bel giradischi: il telaio è costituito da una spessa tavola in MDF che accoglie il perno e la sede del braccio, impiallacciata in legno, nel nostro caso in ciliegio, ma sono disponibili finiture in acero o laccate. Tre grandi piedi in alluminio, dotati di regolazione fine dell’altezza, tramite una vite di plastica, consentono una rapida messa in bolla e un appoggio stabile. Pur non essendo dotato di alcuna sospensione elastica il sistema risulta, alla prova dei fatti, sufficientemente disaccoppiato dall’ambiente. Il motore sincrono è separato ed è contenuto in un cilindro di alluminio riempito con pallini di piombo, con il duplice scopo di appesantirlo e smorzarne le vibrazioni. La trazione è operata tramite una cinghia non molto elastica a sezione quadrata che si avvolge attorno al diametro esterno del piatto. Quest’ultimo ha una massa di circa sei chilogrammi e una costruzione con elementi aggiunti che gli assicurano un notevole smorzamento delle vibrazioni. Il peso del piatto già consentirebbe una buona stabilità di rotazione, ma questo compito è ulteriormente assicurato da un alimentatore esterno che genera la corrente alternata a 12V, indipendentemente dalla frequenza di rete. Il braccio è un Rega RB301, montato però su una base e una flangia di alluminio che consentono la regolazione fine del VTA (vertical tracking angle), cosa che non sarebbe possibile con il modello che normalmente troviamo di serie. Nel Manfred, però, la scelta è obbligata, perché sarebbe difficile trovare un braccio che possa essere sollevato, senza modifiche, fino a pareggiare i circa 3,5 centimetri del piatto.

Lo schema è quindi semplice e piuttosto lineare. Quello che fa la differenza è la cura della costruzione, la scelta dei componenti (motore, elettronica) e, soprattutto, dei materiali. Di fatto, la qualità di riproduzione di un disco in vinile dipende in massima parte dal contenimento delle vibrazioni, soprattutto da quelle generate “dentro” al sistema, perché se da quelle esterne ci si può in qualche modo difendere, nulla si può contro le vibrazioni, anche infinitesimali, che vengono prodotto “all'interno” durante il funzionamento. Per questo motivo il giradischi, nel suo insieme di base e braccio, ha un ruolo molto importante nella catena di riproduzione del suono. Nel Manfred MkII ci sono due componenti che presentano delle caratteristiche inusuali o speciali che contribuiscono, secondo il costruttore, allo scopo appena descritto e probabilmente al buon suono che il giradischi ha mostrato di generare durante la prova di ascolto. La più importante tra le componenti “inusuali” è il gruppo sede-perno che, se pur tradizionale nel disegno, presenta la rarità di non avere bisogno di lubrificazione grazie ai materiali utilizzati e alle strettissime tolleranze dimensionali con cui è costruito. Il perno vero e proprio è di acciaio lucidato a specchio, mentre la base su cui poggia è realizzata con un materiale sintetico, chiamato Tidorfolon, che la casa costruttrice dichiara essere stato sviluppato appositamente per i propri giradischi. Avremmo voluto avere maggiori informazioni al riguardo perché le notizie che si possono raccogliere nel web sono scarse, ma le nostre richieste via email sono purtroppo cadute nel vuoto. Quel poco che possiamo dire è che, al tatto, appare sicuramente di consistenza plastica più vicina al teflon piuttosto che al vanadio, titanio e ferrite, componenti che l’Acoustic Signature dichiara come componenti del Tidorfolon. Tutto il peso del piatto (6 kg) si scarica sulla punta del perno e quindi la sede deve avere caratteristiche di rigidità, basso attrito e resistenza. Non molto meno importanti sono però le boccole che sostengono il perno in verticale nella sua sede. In questo giradischi ce ne sono due in bronzo sinterizzato (ancora una volta ci mancano conferme dirette) che presentano tolleranze così strette che il perno fatica a scendere per l’effetto cuscinetto d’aria, anche senza il lubrificante che normalmente sigilla il poco spazio che rimane. Vale la pena di sottolineare questa particolarità perché, nei progetti più tradizionali, la presenza di olio non è finalizzata solo alla lubrificazione, ma anche a costituire un leggerissimo strato fluido tra perno e boccola che funziona anche da “filtro” contro le vibrazioni. Fatto sta che nei giradischi Acoustic Signature l’olio non c’è, ma il perno funziona in modo silenzioso, senza significativo attrito e con un efficace disaccoppiamento dalle vibrazioni. A questo risultato contribuisce senza dubbio anche il pesantissimo piatto, il secondo elemento distintivo, in alluminio smorzato con l’aggiunta di un pannello antivibrante che copre quasi tutta la faccia inferiore e da otto inserti cilindrici chiamati Silencer che hanno il preciso scopo di abbassare la frequenza di risonanza del piatto. Questi Silencer sono anche la caratteristica aggiuntiva rispetto al modello standard. Tuttavia bisogna dire che nel sito web dell'Acoustic Signature c’è una sezione di upgrading che permette al cliente di aggiungere questi elementi al proprio giradischi che ne risultasse eventualmente privo.

 

Funzionamento

Mettere il Manfred MkII in condizioni di funzionamento è una cosa semplice e rapida: non ci sono molle da regolare e la messa in bolla è intuitiva. Il taglio circolare nella base obbliga a posizionare il blocco motore alla giusta distanza e l’unica accortezza che ci sentiamo di consigliare è quella di avviare la rotazione del piatto “a mano” prima di accendere il controller. Non è un obbligo ma senza aiutino il piatto ci mette un po’ di tempo per raggiungere la velocità richiesta e, in questa fase, la cinghia e il motore sono sottoposti allo stress maggiore che, tutto sommato, è meglio evitare per allungargli la vita di funzionamento ottimale. Per quanto riguarda la precisione di rotazione abbiamo misurato la velocità a trentatré giri e appare esatta. Il piatto ruota molto silenziosamente e, pur avendo messo il giradischi su un leggero tavolinetto in legno vicino ai diffusori, anche a livelli di ascolto elevati non si segnalano problemi dovuti al rientro acustico delle vibrazioni o presenza di percettibili risonanze. L’assenza di lubrificazione potrebbe far venire qualche ansia circa l’usura delle parti in attrito, ma la garanzia di dieci anni fuga decisamente qualsiasi dubbio o perplessità.

 

Ascolto

Potrebbe sembrare difficile stabilire se un giradischi suoni bene o meno e qualcuno potrebbe anche dubitare che un componente totalmente passivo possa influenzare in modo significativo la riproduzione della musica. Invece la questione non è così irreale perché, alla prova dei fatti, le differenze tra un giradischi e un altro ci sono e si sentono abbastanza facilmente. Come abbiamo già detto, esse dipendono dalla capacità del sistema di isolare il fonorivelatore dalle vibrazioni esterne e, ancor di più, dal non doverne produrre lui stesso (motore, perno, articolazione del braccio), senza contare altri problemi legati alla conformazione del disco in vinile che potrebbe generare fastidiosissime risonanze. Considerate le dimensioni dei microsolchi (lo stilo incisore per un master LP misura circa 6 micron ovvero sei millesimi di millimetro), in questa fase non dovrebbe essere generato alcun disturbo meccanico ma, date le infinitesime tolleranze in gioco, questo risulta praticamente impossibile. Ecco perché il giradischi “suona”di suo e influisce sulla lettura aggiungendo (vibrazioni e modulazioni) e togliendo (informazioni lette male) qualcosa al segnale inciso nel vinile. Stabilire, però, esattamente il contributo del piatto, o del braccio, o del fonorivelatore è un processo lungo e complicato. Conviene senz’altro analizzare il contributo del singolo componente in un impianto ben noto e, integrando tutto, dare conto delle differenze in meglio o peggio rispetto al sistema di riferimento. L’esperienza poi aiuta a rendere le impressioni di ascolto, soggettive per definizione, uno strumento di confronto accettabile e replicabile.

 

Il Manfred MkII è stato inserito in un impianto composto da un fonorivelatore Grado Reference Signature, un pre phono The Mod Squad Phono Drive, un finale a stato solido McCormack DNA 0.5 e una coppia di diffusori Stat Audio Immagine, quest’ultimi ottimi in assoluto e particolarmente adatti, per pulizia e dettaglio, per essere utilizzati come riferimento nelle prove di ascolto. Un impianto ben conosciuto di qualità medio-alta che si abbina al target del giradischi in prova. Regolando il volume in modo da avere una pressione acustica elevata, ma non “esagerata”, l’impressione generale e immediata è quella di un suono molto controllato, piuttosto veloce e ben smorzato. La timbrica è equilibrata, senza enfasi in gamma bassa e media, con una leggera tendenza a evidenziare gli acuti. Scendendo nel dettaglio il basso è veloce negli attacchi e rapidamente smorzato nelle chiusura. La buona coerenza timbrica e la pregevole pulizia del suono si manifestano ancor più evidentemente in gamma media, con una voce ben riprodotta nel palcoscenico virtuale, sia come posizione sia come dimensione. In gamma alta, la più delicata e la più difficile da riprodurre nei sistemi analogici, non si trovano difetti evidenti e questo è già un gran bel risultato, anche se non è la parte più entusiasmante del Manfred MkII. Si estende bene in alto ma piuttosto che essere brillante e luminosa (o anche solo eufonica), tende ad essere solo leggermente enfatizzata. Diciamo che non ci sono il controllo, l’equilibrio e la tridimensionalità ascoltate in gamma bassa e media. Qui probabilmente più che il giradischi, inteso come base, potrebbe essere il braccio a palesare qualche limite. Tuttavia un possibile upgrade potrebbe essere un braccio migliore visto che tra gli accessori ci sono diverse basette e flange per diversi modelli e marchi.

Il Manfred MkII è un giradischi solido con un buon suono e una buona dinamica, capace di una ricostruzione accurata e tridimensionale. Tutte virtù che si possono ricondurre all’impeccabile costruzione a alle strettissime tolleranze dimensionali.

 

In conclusione un bel giradischi, sia esteticamente (anche se ci piace di più la versione silver), sia acusticamente. La costruzione è esemplare e il progetto oscilla tra il tradizionale e l’innovativo da ricondurre alla scelta dei materiali del perno e la rinuncia al lubrificante. Deve essere quindi considerato un buon prodotto venduto ad un prezzo che, al momento, può ritenersi equo sperando che in futuro, grazie al continuo trend di recupero delle vendite del disco in vinile, aumenti anche la concorrenza e i prezzi possano scendere.

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore

Velocità: 33/45 giri regolati elettronicamente

Chassis: legno

Massa rotante: con smorzatori di risonanze

Lubrificazione: Tidorfolon (a secco) con accoppiamento mandrino/perno di precisione

Piatto: alluminio 3,4cm, peso 6kg

Alimentazione: separata

Braccio: Rega RB 301, SME 309 su richiesta (+850 euro)

VTA: regolabile

Altri colori disponibili: silver

Peso: 16kg

Distributore ufficiale in Italia: al sito de Il Tempio Esoterico

Prezzo di listino in Italia alla data della recensione: 2.450,00 euro

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