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I bracci di lettura del giradischi

17.06.2015..

 

Esclusiva ReMusicContinua la pubblicazione in integrale di una serie di capitoli selezionati del nuovo libro di Bruno Fazzini, il Dizionario Enciclopedico dell’Audio Hi-Fi. Trovate la segnalazione dell'opera in questa News. Si tratta di un'altra esclusiva ReMusic, su amichevole concessione dello stesso autore ed editore, che qui ringraziamo ancora. Buona lettura e viva l'Hi-Fi...

 

Giuseppe Castelli

 

 

Premessa | Per rispettare le scelte progettuali dell'editore, le modalità di impaginazione e scrittura del seguente testo sono conformi allo stampato originale.


Nota | Nella foto principale, il braccio Viv Lab Rigid Float RF/Ha

 

Il delicato compito di ogni braccio di lettura

Il braccio di lettura è la parte del giradischi collegata alla base che viene usata come supporto per l'appoggio della testina sul disco. Generalmente il braccio è collegato alla base del giradischi attraverso un meccanismo tale per cui il braccio possa ruotare sia in verticale che in orizzontale rispetto al giradischi stesso.

 

Il braccio di lettura e la sua articolazione sono considerati da molti come la parte più importante del sistema giradischi. In sostanza, il braccio ha il delicato compito di sorreggere la testina, accompagnarla nel lavoro di lettura dei solchi grazie al sistema con cui esso si articola al telaio, svolgendo questo compito con i minori attriti possibili, e di isolare rumori e vibrazioni provenienti dal mondo esterno.

 

Naturalmente il fonorivelatore deve essere mantenuto in una posizione che consenta la massima correttezza della lettura. Dal momento che la testina deve entrare nei solchi e deve seguire le oscillazioni del disco, migliore sarà l’articolazione del braccio e migliore risulterà la capacità di tracciamento. Dunque, tutti i bracci lavorano oscillando da destra verso sinistra e dall’alto verso il basso, infondendo la giusta pressione (peso di lettura) alla testina. Capirete che genere di attento lavoro deve svolgere questo componente.

 

I bracci si dividono, sostanzialmente in dritti e dritti tangenziali, a J e a S.

 

I bracci dritti sono i più diffusi e sono i più semplici, soffrono dell'errore tangenziale ma sono facilmente regolabili e il loro comportamento è prevedibile matematicamente. Per la regolazione dell'errore tangenziale si utilizzano apposite dime che ne consentono la limitazione. Questi bracci possono essere in alluminio, carbonio o altri materiali, ma generalmente devono essere leggeri e rigidi (non deformabili).

 

Quelli a esse sono bracci di lettura la cui forma simula una "S" se visti dall'alto. Questo tipo di braccio viene utilizzato ancora in alcuni giradischi ed è sfruttato principalmente per la sua facile manovrabilità. Sono strutturalmente più complessi dei bracci di lettura dritti ma al contempo, in taluni casi, offrono letture e prestazioni migliori di quest'ultimi. Soffrono anch'essi dell'errore di lettura tangenziale.

 

Infine, i bracci tangenziali, scorrendo su di una guida fissa, compiono un movimento parallelo al raggio del disco (anziché un movimento ad arco di cerchio come gli altri tipi). Sono i più rari, generalmente utilizzati in giradischi Hi-End o esoterici, (alcuni dei quali possono ospitare sulla propria base anche tre bracci contemporaneamente), sono gli unici bracci esenti dall'errore di lettura tangenziale ma sono anche i più difficili da regolare.

 

Il braccio è essenzialmente costituito da una canna, un porta testina, sul lato opposto da un contrappeso per bilanciare la massa del fonorivelatore, e da un sistema di alzabraccio, oltre ad avere la possibilità di operare diverse regolazioni di cui più avanti parlerò. I bracci hanno, anche in funzione della loro forma e lunghezza, masse diverse.

 

Le caratteristiche comuni a tutti i bracci devono essere: rigidità e leggerezza. Inoltre, devono essere vuoti al loro interno, sia per ridurne il peso sia per poter inserire i cavi audio della testina all'interno di essi e, infine, intercambiabili.

 

Le differenti forme dei bracci di lettura

Il problema principale di un braccio è la sua costituzione; la scelta di realizzarli con delle canne metalliche vuote innesca delle difficoltà relative ai modi di risonanza. I maggiori costruttori, tuttavia (il più importante è SME), adottano canne con particolari rastremature o curve così da minimizzare gli effetti delle risonanze, spalmandole su range di frequenza ampi e, di conseguenza, poco avvertibili. Un’altra accortezza relativa all’abbattimento delle risonanze riguarda la tecnica di riempimento della canna con materiale smorzante leggero.

 

Fino a qualche decennio fa si era soliti costruire bracci con il porta testina separabile, in modo da offrire all’utente la massima facilità nel montaggio del fonorivelatore e non gravare, con manovre eccessive, sull’integrità dell’articolazione. Attualmente quasi tutti i costruttori, forse confidando un po’ troppo nella bravura dell’utente, realizzano bracci con lo shell (detto anche portatestina) integrato.

 

In realtà avere un pezzo in un’unica fusione migliora di molto la struttura e la rigidità complessiva del sistema; con questa scelta costruttiva, però, bisogna avere cura di eseguire un montaggio con estrema delicatezza nei confronti dell’articolazione, evitando serraggi e torsioni delle viti sul porta testina esageratamente energici.

 

Braccio ProJect in un’unica fusione con lo shell: il materiale è fibra di carbonio (fonte: acousticsounds.com)

 

Braccio ProJect in un’unica fusione con lo shell: il materiale è fibra di carbonio (fonte: acousticsounds.com)

 

I bracci ideali sono considerati, da molti costruttori, quelli con caratteristiche di massima rigidità e leggerezza, in modo da minimizzare gli attriti, ma in base alla loro forma e lunghezza, essi hanno masse diverse che vanno da quella media (10-15 grammi), a quella bassa ed alta. La massa è importante perché, come vedremo più avanti, determinerà, insieme ad un altro parametro della testina, la cedevolezza, la scelta del giusto fonorivelatore da montare sul braccio. I bracci più semplici da realizzare e facili da montare sono quelli dritti; pensate al successo mondiale che hanno riscosso i Rega adottati, grazie alla loro semplicità realizzativa ed al costo contenuto in rapporto alle prestazioni, da molti costruttori di giradischi, o ai deliziosi, semplici, ProJect. I bracci di questa tipologia sono, però, i più penalizzati da un particolare fenomeno conosciuto come errore di tangenza del tracciamento della puntina.

Un capolavoro: il moderno braccio SME 309 IV realizzato con la canna in pressofusione in un unico pezzo e lo shell integrato (fonte: analogueseduction.net)

Un capolavoro: il moderno braccio SME 309 IV realizzato con la canna in pressofusione in un unico pezzo e lo shell integrato (fonte: analogueseduction.net)

 

Per evitare una discreta parte di questi problemi vengono realizzati bracci che hanno la parte terminale piegata (bracci a J come il famoso SME 3009) o con una maggiore lunghezza effettiva (come l’Ortofon 309) o, infine, a forma di S. La SME si annovera tra i maggiori costruttori di giradischi di eccellente qualità, producendo bracci e giradischi che sono stimati come veri e proprio capolavori. Si tratta di prodotti di fascia alta, per il vero appassionato del vinile. Gli accorgimenti impiegati nei bracci precedentemente ricordati consentono di minimizzare l’errore di tangenza, anche se tali caratteristiche costruttive non sono prive di altre piccole difficoltà. Gli unici sistemi che risultano esenti da questo nefasto errore sono quelli dritti tangenziali di cui parlerò nel paragrafo seguente. Oggi vengono sempre più spesso utilizzati bracci dritti, mentre quelli curvi erano impiegati dai maggiori costruttori giapponesi nell’epoca d’oro del giradischi analogico (anni ‘70 e ‘80).

 

Il famoso braccio SME 3009 con il suo portatestina removibile (fonte: medias.audiofanzine.com)

Il famoso braccio SME 3009 con il suo portatestina removibile. (fonte: medias.audiofanzine.com)

 

Da quanto detto fino a ora si nota come l’evoluzione dei “sistemi giradischi” ha portato a costruire macchine per l’utente di massa che hanno subito un sostanziale cambiamento: la maggioranza delle realizzazioni sono passate dalla trazione diretta a quella a cinghia, dai bracci curvi a quelli dritti e dai bracci con porta testina smontabile a bracci con lo shell integrato. Come non ricordare, in questo contesto, uno strumento di lettura magnifico come il sofisticato Dynavector DV505, un vero piacere per gli occhi e un inno all’ingegnerizzazione meccanica di precisione. Questo prodotto vanta un concetto completamente nuovo nella progettazione dei bracci. Le sue varie e nuove funzioni ne ottimizzano l’uso.

 

Il Dynavector DV505, un monumento all'ingegneria meccanica di precisione (fonte: lencoheaven.net)

 

Il Dynavector DV505, un monumento all'ingegneria meccanica di precisione (fonte: lencoheaven.net)


Il tangenziale, un braccio straordinario

Per parlare correttamente di questa tipologia costruttiva bisogna fare un passo indietro e ricordare come viene incisa una lacca vinilica. Il bulino che crea un solco nel vinile lavora su una slitta che scorre lungo una linea diritta; praticamente allo stesso modo lavora il braccio tangenziale per leggere i solchi incisi, scorrendo cioè lungo una linea retta. Quale sistema di lettura può essere più preciso e simile al modo con cui è stato inciso un disco?

 

Perché tutto funzioni bene, è però necessario che la slitta che sostiene il braccio si muova sia verso destra che verso sinistra, e fin qui non ci sono troppe difficoltà, dal momento che non è complicato realizzare sistemi di questo tipo a bassissimo attrito. I problemi nascono quando, a causa dei dischi ondulati (praticamente la maggior parte in commercio), la slitta si deve muovere anche nelle altre due direzioni. Gli unici sistemi che consentono movimenti fluidi e con attriti trascurabili in tutte le direzioni sono quelli che lavorano su cuscini d’aria.

 

Ma capirete come le cose si comincino a complicare a livello realizzativo, e quanto questi accorgimenti possano far lievitare i costi a causa di pompe, compressori e slitte poste su micrometrici, precisissimi binari.

 

Tali straordinari sistemi consentono, però, di evitare la compensazione dello skating (slittamento) della testina verso il centro del disco ad opera dalla forza centripeta, necessaria in tutti gli altri tipi di bracci e realizzata con sistemi diversi (contrappesi, molle, magneti), che tendono a controbilanciare quella forza con una uguale contraria (centrifuga) che spinga la puntina verso l’esterno del disco.

 

Se così non si operasse, lo stilo della testina andrebbe a schiacciarsi all’interno di una delle due pareti del solco, mentre risulterebbe poco aderente nei confronti dell’altra con conseguente penalizzazione nella precisione della lettura.

 

Straordinario esempio di braccio dritto tangenziale con sospensione ad aria: è il modello Aero Arm della Simon Yorke (fonte: whatsbestforum.com)


Straordinario esempio di braccio dritto tangenziale con sospensione ad aria: è il modello Aero Arm della Simon Yorke (fonte: whatsbestforum.com


Un braccio particolarissimo è il tangenziale Aero Arm della Simon Yorke. Il primo disegno tecnico relativo all’Aero Arm risale al 1985 e mette in discussione ciò che abbiamo imparato ad accettare sulla riproduzione analogica del disco. Questo braccio, che si avvale di un cuscino ad aria è circa 4,6 volte più piccolo di un analogo apparecchio convenzionale. Ciò significa che gli errori (sia di allineamento che quelli inerenti gli stessi dischi) normalmente occultati dall'azione della massa di un braccio convenzionale sono qui amplificati da un fattore di 4,6.

 

I parametri di allineamento devono quindi essere regolati con attenzione di gran lunga maggiore del solito: Aero Arm non funzionerà a meno che non sia perfettamente orizzontale, così come non opererà se la sua alimentazione di aria è inadeguata. Tuttavia, essendo così piccolo, reagisce con una velocità sorprendente alle sollecitazioni e, avendo una massa così esigua, non immagazzina energia per generare colorazione, sfocatura o lentezze dinamiche.



Il libro

Bruno Fazzini

Dizionario Enciclopedico dell’Audio Hi-Fi

edito in proprio

formato digitale 9,99 euro euro


L'autore

Bruno Fazzini dal 1994 è stato recensore per la rivista Fedeltà del Suono, arrivando a rivestire dal 2006 il ruolo di Coordinatore di Redazione.

Attualmente dirige due riviste online: la Hi Fi Time Review e la Vintage Hi Fi Club.

Da circa dieci anni è il patron del punto vendita Sophos Hi End, specializzato in componenti di gamma alta.

Da quest’anno è anche il titolare, insieme al suo socio Massimo Piantini, della Blue Moon Audio Technology, che produce tutti gli anelli della catena d’ascolto, dai file audio ai lettori per i file, dai convertitori ai preamplificatori, dagli amplificatori finali ai sistemi per la multiamplificazione, dai grandi diffusori in array a cavi, tavolini portaelettroniche e basi antivibrazioni. Ognuno di questi prodotti vuole avere carattere fortemente innovativo in ambito audio.

 
di Bruno Fazzini
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