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Integrato Audiosophia I-50jm

24.01.2017..

Personalmente ho sempre amato i prodotti artigianali. Per una serie di motivi, alcuni dei quali, apparentemente, potrebbero sembrare addirittura degli aspetti critici.

Apprezzo l’unicità o per meglio dire l’esclusività dell’oggetto, nonché la possibilità di personalizzarlo in alcuni casi alle nostre esigenze. Anche i paventati rischi di affidabilità, spesso, sono più facilmente risolvibili attraverso un’assistenza diretta e, come dire, più “umana”.

Spesso chi costruisce un prodotto artigianale ha una sorta di attenzione al post vendita decisamente maggiore di un grande marchio globalizzato, può anzi contribuire alle richieste del cliente a realizzare in un secondo tempo interventi migliorativi.

Chi in fin dei conti può upgradare un oggetto al meglio se non chi l’ha creato?

 

È questo sicuramente il caso dell’Audiosophia di Massimo “Max” Micelli, appassionato prima ed eccellente produttore poi di oggetti Hi-Fi di sicuro interesse tecnico e, soprattutto, sonico.

Già in passato avevo apprezzato non poco il suo sistema pre e finali mono a valvole, di prezzo interessante, in grado di pilotare con grande raffinatezza e piglio dinamico gran parte dei diffusori abbinati, che vedete in prova qui su ReMusic tempo fa.

Oggetti dannatamente concreti e privi di fronzoli, ma capaci di esprimere una musicalità di ottimo livello, a prescindere da considerazioni sul prezzo d’acquisto, peraltro come detto molto concorrenziale.

 

Oggi mi viene proposto di ascoltare ed esprimere un giudizio su un integrato, l’Audiosophia I-50jm, già presentato dal costruttore veneto circa una decina d’anni fa, in questa occasione nella versione più performante, uno stato solido da una cinquantina di watt di impronta purista e apparentemente minimalista, decisamente sorprendente alla prova dei fatti.

L’aspetto dell’integrato rivela chiaramente la sua costruzione artigianale, comunque espressa con cura e attenzione, con un telaio in alluminio che appare solido e robusto, dal peso non esageratamente alto, siamo comunque intorno ai sette chili, un oggetto che bada al sodo, in buona sostanza.

L’interno appare piuttosto minimalista, con uno schema distribuito su due schede circuitali, una dedicata alla sezione alimentatrice e la seconda allo stadio finale, tenuto conto che non è presente una sezione preamplificatrice attiva.

Fatto singolare, il costruttore ha “dipinto“ quasi tutti i componenti passivi con un prodotto nero, dalle foto capirete… Non ho idea se con l’intenzione di nascondere valori e natura degli stessi ovvero per una effettiva funzionalità, penso ad assorbimento delle vibrazioni o isolamento elettrico, magari.

Stesso dicasi per i mosfet finali, dipinti invece con una sorta di pasta rossa, posta anche su terminazioni e connettori vari, in tal senso non mi risulta che la pasta termoconduttiva sia di questo colore, inoltre non vedrei il motivo di utilizzarla sulle terminazioni.

Il cablaggio risulta ridotto e molto curato, con un conduttore in lega di argento e platino, quindi decisamente pregiata.

L’elettronica dunque appartiene al novero di oggetti circuitalmente essenziali e “puristi”, dove tutto è massimizzato alla brevità del percorso di segnale, ottenendo prestazioni di rilievo con poche alchimie progettuali, bensì con la selezione dei componenti e una realizzazione attenta e affidabile.

Anche in considerazione di quanto appena detto, la controreazione totale dichiarata è di soli 20 dB, valore decisamente basso per uno stadio finale a stato solido.

Poche o nulle le funzioni disponibili, ovviamente data la natura dell’oggetto, concepito solo per essere acceso e suonare, una volta determinato il volume d’ascolto desiderato.

 

L’ascolto

Questo amplificatore mi ha decisamente sorpreso sin dal primo contatto.

La temperatura a regime è piuttosto bassa, non siamo dunque al cospetto di uno stadio finale polarizzato in classe A, ma la raffinatezza che è in grado di esibire sin da subito me lo farebbe classificare come tale, in quanto le buone amplificazioni in pura classe A posseggono, per effetto di un ridotto livello di un certo tipo di distorsione, chiamata d’incrocio, un suono molto pulito e fluido che anche chi scrive, come altri, ama classificare come raffinato.

Immediatamente, dunque, appare chiaro come questo Audiosophia sia un oggetto di pregio, di classe elevata, il cui unico impegno in una recensione può essere costituito dal mostrare le proprie qualità.

Dico subito quindi che difetti evidenti non ne ho riscontrati.

L’oggetto perfetto non esiste – o forse esiste per criteri soggettivi che ognuno di noi si da – ma esistono elettroniche che sono in grado di non evidenziare punti deboli, cosi come, per certi versi, veri e propri punti di forza.

Mi spiego meglio.

In effetti quando un oggetto riesce ad avere un raro equilibrio di prestazioni, tale equilibrio può essere scambiato per scarsa personalità, perché magari manca quel parametro il quale, scostandosi dagli altri in senso positivo, si fa dunque notare facilmente.

Nel caso di questo Audiosophia, il livello generale è molto elevato, frutto di un equilibrio, appunto, cosi solido che ogni parametro d’ascolto non è mai meno che ottimo, ma anche mai scontornato dal resto.

Le prestazioni globali sono dunque uniformemente distribuite in tutti i parametri.

È quello che si definisce talvolta come “suono maturo”.

Con questo amplificatore le virtù dello stato solido sono subito evidenti, controllo e definizione, dettaglio e apertura timbrica, quest’ultima mai pedante o fuori le righe. È uno dei migliori integrati con i quali ho pilotato le mie Klipsch Heresy 3, quanto mai spietate con ogni minimo difetto a monte delle stesse, ed è stato in grado di rivaleggiare ad armi pari anche con coppie pre e finale di un certo pregio.

L’equilibrio timbrico unito al dettaglio, fanno della riproduzione con questo I-50jm un asintoto della Verità Musicale, che seppure risulta irraggiungibile in qualunque ascolto domestico, che è pur sempre una riproduzione, ci si allontana in misura infinitesimale.

La chiarezza del messaggio musicale dunque è straordinariamente elevata, i testi del cantato paiono improvvisamente più decifrabili, come fossero inseriti nel contesto di una miniatura pittorica, ricca ed estremamente decifrabile.

Questa è una amplificazione che non indugia in strettoie e furbeschi ammiccamenti, con qualche effetto esteriore e grossolano, ma insegue la Verità Musicale, semplicemente e senza tentennamenti.

Nessuna gamma di frequenze oltrepassa la linea di confine dell’equilibrio, soprattutto nel medio, dove molte amplificazioni a stato solido perdono di controllo a livelli impegnativi o con programmi musicali complessi.

L’Audiosophia non si scompone, fin dove arriva fa tutto molto bene e non manca l’energia a questi 50 watt, che diventano pochi solo in sale d’ascolto spropositate o con diffusori dall’efficienza vergognosamente bassa.

Energia unita a una capacità dinamica di buon livello, con un contrasto degno di nota e mai privo della necessaria velocità per rappresentare impulsi acustici naturali e verosimili.

La grande fluidità sonora si evidenzia maggiormente proprio laddove necessitano doti dinamiche, in quanto l’amplificazione non strappa mai e non slabbra una gamma bassa profonda ed estesa, molto articolata e definita.

Qualche incertezza delle Heresy nel medio basso, presenti con altre amplificazioni meno accurate, in questo caso non si presentano mai, ed elevata appare, per effetto di una trasparenza di gran livello, la separazione tra gli strumenti e il senso di aria che separa gli stessi.

L’immagine risulta corretta, precisi i soggetti sonori e la loro collocazione spaziale, senza alterazioni prospettiche di rilievo, con una ricostruzione realistica e concreta.

Anche qui si rifugge da parossismi spettacolari, con palchi lunghi cento metri e strumentisti che distano tra loro in maniera non credibile.

Il palco immaginario è posto in misura leggermente più arretrata del solito, il che ne determina un’ottima sinergia anche con diffusori ad alta efficienza, spesso afflitti da un certo senso di avanzamento dell’immagine, cosi come l’elevato grado di precisione evita che alcuni soggetti sonori possano presentare una ricostruzione dalle dimensioni maggiori del dovuto

Dove questo integrato rivela i limiti dello stato solido è nel contenuto armonico del messaggio musicale, che non può rivaleggiare per qualità con i migliori esponenti a tubi, ma risulta comunque accurato e presente, tanto comunque da rappresentare con un elevato grado di realismo gli strumenti acustici, mai asettici e plasticosi: in una parola, finti.

Devo dire quindi che l’amalgama musicale che l’Audiosophia riproduce è di livello molto elevato, e nulla disturba all’ascolto, per effetto di un suono pulito, terso e contrastato.

Voglio tirare in ballo, per descrivere meglio quanto appena detto, Soultrane, un disco jazz di rara piacevolezza, una perla degli anni d’oro – siamo nel 1958 – che sicuramente possedete. In caso contrario andate subito ad acquistarlo.

Il disco fa parte di una serie che John Coltrane realizzò per la Prestige, ed è una delle ultime produzioni della casa ad essere incisa in monofonia.

Il primo brano, Good Bait, registrato per la prima volta da Dizzy Gillespie negli anni quaranta, ci proietta immediatamente in quest’opera gioiosa e disinvolta, nella quale gli artisti accompagnano il sassofonista americano quasi con un senso di leggiadria e pieno possesso del senso del ritmo. Gli assoli di Garland al piano e il pizzicato di Chambers costituiscono la sezione ritmica perfettamente amalgamata e ispirata per mettere nelle migliori condizioni Coltrane di esprimersi.

L’attacco, dinamico e realistico come solo i dischi di quell’epoca sanno essere, viene riprodotto dall’Audiosophia con estremo rigore e nettezza, e i singoli strumenti, che in questa incisione per effetto del master in mono possono suonare “uno sull’altro”, qui risultano perfettamente separati, leggibili ognuno con il suo contributo musicale.

Il sax tenore è di rara bellezza e non suona come in altri casi come una trombetta, è grande, maestoso e potente, forse meno ricco e opulento rispetto ad altre amplificazioni come i miei riferimenti, ma terribilmente reale.

Il disco scorre via piacevolissimo, quasi impercettibilmente ti rilassi e pensi ad altro, alla maestria di questi artisti, alla ricchezza musicale di quegli anni, al meglio della vita.

 

Conclusioni

Che dire, complimenti al costruttore, perché con questo prodotto è riuscito a presentare un oggetto privo di evidenti difetti, per certi versi definitivo se non avete manie di grandezza o semplicemente bisogno di svariate centinaia di watt per pilotare diffusori efficienti come ferri da stiro.

Questo I-50jm si è confermato in sala d’ascolto come un vero purosangue, un’amplificazione a stato solido che mantiene le prerogative di pilotaggio di questa tipologia di prodotti unita a una correttezza e piacevolezza di resa musicale che risulta tutt’altro che scontata in oggetti analoghi, seppure stiamo parlando di amplificatori dal costo di alcune migliaia di euro.

In buona sostanza, con questo integrato avrete la certezza di approdare nel novero degli “oggetti che suonano”, rispetto al quale il salto di qualità è rappresentato da coppie separate pre e finale di costo proibitivo, in un ambito nel quale notoriamente per piccoli miglioramenti si ha necessità di fare esborsi economici di notevole entità.

Abbinatelo a diffusori mediamente efficienti, meglio se piuttosto o molto efficienti, esso potrà costituire il fulcro di un impianto già di pregio, ma anche essere il traino di un contesto in corso d’opera, per cosi dire.

C’è sempre di meglio, nella vita come nell’Hi-Fi, si tratta solo di saper valutare quanto ci serve e quanto ci costa.

 

 

Timbrica ****1/2 | Ai limiti dell’equilibrio perfetto tra le gamme. Alte fini e prive di asprezza ed estremo basso potente e articolato. Nessun tipo di coloritura o alterazione timbrica evidente.

Dinamica ***1/2 | Ottime doti di contrasto e velocità. Anche la microdinamica appare molto sviluppata seppure un filo meno spinta.

Dettaglio **** | Eccellente capacità rivelatrice di ogni particolare, anche il più minuto. Parlato molto chiaro e privo di increspature.

Trasparenza **** | Elevate doti di trasparenza e attenta lettura del messaggio musicale, privo di omissioni o mascheramenti.

Immagine **** | Profonda ed estesa il giusto, il palco non risulta incombente sull’ascoltatore in modo innaturale. Soggetti ben definiti e posti correttamente nella ricostruzione prospettica. Elevata precisione.

Velocità **** | Realistica dunque rapida e immediata, solo a tratti eccessiva nei rilasci.

Costruzione ***1/2 | Semplice ed essenziale ma molto attenta. Ottimi materiali.

Rapporto qualità/prezzo **** | Prezzo abbastanza elevato, ma ci sono sostanza e suono. Comunque concorrenziale e allineato alle prestazioni.

Scala di valori da * a *****

 

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore

Tecnologia: a stato solido, mosfet

Potenza d'uscita W/ohm: 50/8 - 75/4

Classe: primi 25W in classe A, restanti in AB

Risposta in frequenza e THD: 20-20.000Hz ±0,2%

Rapporto segnale/rumore: 98dB

Resistenza d'ingresso: 20kohm

Carico: 4/8ohm

Tasso di retroazione: 20dB

Ingressi: 3 linea, con relativo commutatore cortocircuitato su posizione Zero (funzione Mute)

Chassis: alluminio anodizzato aeronautico da 15mm

Peso: 7kg

Dimensioni: 30x7x32cm LxAxP

Varie: dotato di filtro esterno sulla alimentazione di rete

Distributore ufficiale Italia: al sito Audiosophia

Prezzo Italia alla data della recensione: 5.000,00 euro

Sistema utilizzato: all'impianto di Paolo Di Marcoberardino

L'Audiosophia I-50jm è un single ended a stato solido
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Di gran pregio il selettore d'ingressi blindato
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Considerevole la riserva di potenza, 80mila μF in totale
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Il filtro esterno sulla alimentazione di rete
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di Paolo Di Marcoberardino
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