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28.10.16
Integrato EAR Yoshino V12

Parlare di un oggetto pensato e realizzato da Tim de Paravicini rappresenta sempre una ghiotta occasione per ristabilire la giusta distanza tra coloro che sono stati protagonisti della vera Hi-Fi e il resto del gruppo, ossia i semplici assemblatori di elettroniche che hanno intrapreso una attività con l'espresso scopo di pagare almeno le bollette di casa: comunque non mi risulta che nessuno di questi ultimi sia diventato milionario vendendo oggetti Hi-Fi.

 

Sembrerà una frase con un vago sentore di iperbole, ma il semplice andare a ripercorrere l'attività professionale e, aggiungo, la vita personale di questo “artista dell'audio”, nato in Nigeria e vissuto in tre continenti, ci consente di comprendere come il suo principale obiettivo sia quello che qualunque progettista dovrebbe inseguire a prescindere, direi quasi, da considerazioni di utile economico: il miglior risultato sonoro possibile.

Contrariamente a quanto si possa pensare, sembrerà singolare che alla sua prima collaborazione con la giapponese Luxman risalente alla metà degli anni ‘70, De Paravicini mise la firma su alcune amplificazioni a stato solido – per i finali il mostruoso per l'epoca M6000 e i fratellini minori M4000 e M3000 – prima di mettere mano alla loro produzione a valvole, che lui considerò “disastrosa” in quell'epoca per la casa giapponese.

A quel punto è una sequela incessante di collaborazioni con svariati marchi, Michaelson & Austin per esempio, ma, soprattutto, nel mondo audio professionale, dove le sue idee hanno consentito a molti artisti e produttori di realizzare incisioni di eccellente qualità, utilizzando le sue macchine o apparecchi da lui implementati e migliorati: due nomi su tutti Pink Floyd e Ry Cooder.

Ma poi e prima di tutto, fonda la Esoteric Audio Research, il cui nome altisonante e forse un tantino autoreferenziale si è progressivamente affermato in campo audio e oggi, pur avendo mantenuto del tutto la sua struttura di alto artigianato, rappresenta una realtà solida e consolidata, nonché molto amata dagli appassionati.

In poche parole, questo signore ha lavorato una vita per ottenere la musica, nient’altro che la musica, da ogni elettronica sulla quale ha messo lo zampino.

Ottenere in prova questo EAR Yoshino V12 – lo anticipo senza remore, uno splendido amplificatore integrato – ha dunque rappresentato, per me che ho sempre apprezzato i prodotti EAR, una sorta di “punto della situazione” su un costruttore e sul percorso di un suono sempre decisamente riconoscibile.

 

Il V12 potrebbe per certi aspetti essere l'evoluzione tecnica ovvero, passatemi il termine, ideologica e commerciale di quel V20 uscito qualche anno fa, che suscitò un certo scalpore in quanto utilizzava nello stadio di uscita delle normali valvole di segnale quali le normalissime ECC83, in numero appunto di dieci per canale.

Quando gli fu chiesto perché l'avesse fatto, De Paravicini semplicemente affermò che “nessuno prima l'aveva fatto” e che, sostanzialmente come direbbe qualunque progettista “vero”, non è il componente che conta quanto il circuito.

In effetti, non è neanche vero che egli sia un talebano delle valvole come qualcuno potrebbe pensare, visto che in passato la sua linea top Paravicini era a stato solido, ma analogista convinto sì e questo me lo fa apprezzare a prescindere.

Tornando al nostro V12, lo stadio finale è stato invece pensato con delle più normali e mai dimenticate dai cultori dei tubi EL84, pentodo finale di modesta potenza ma che in questa configurazione “robusta”, che ne vede utilizzate sei per canale in push-pull parallelo in classe A, esprimono la ragguardevole uscita di 50 watt praticamente indistorti.

Il pilotaggio è affidato a dieci ECC83 e anche in questa realizzazione De Paravicini è ricorso alla inconsueta circuitazione balanced bridge, la quale prevede il collegamento a diversi primari del trasformatore di uscita sia dell'anodo che del catodo della valvola finale, in egual misura, a vantaggio della bassa distorsione e della larghezza di banda.

Tale circuitazione va detto fu adottata, seppure in maniera sostanzialmente differente, già in progetti degli anni ‘50 da costruttori quali Quad e McIntosh, per esempio.

L'adozione di tale collegamento dello stadio finale, presuppone certamente l'uso di trasformatori d'uscita specifici e di elevata qualità, che ovviamente De Paravicini dichiara di autoprodursi, e dalla realizzazione maggiormente complessa.

È noto ai più, peraltro, l'estrema qualità dei trasformatori impiegati nelle elettroniche EAR, sia di interstadio che di uscita, per non omettere gli eccellenti step up per testine MC.

L'amplificatore integrato in prova è un oggetto di classe top, se non altro per il prezzo che oltrepassa di listino la soglia dei diecimila euro, dunque per esprimere una valutazione appropriata, e aggiungo corretta nei confronti di chi legge, dovremo rapportare le sue prestazioni a cotanto prezzo e a quelle di amplificazioni concorrenti.

L'aspetto costruttivo è all'altezza della categoria, decisamente curato seppure esteticamente inconsueto, piuttosto evidente la similitudine con forme dai richiami motoristici – d'altronde è un V12 – che denota certamente la ricerca di una forma originale e riconoscibile.

NdR - Il V12 è un omaggio tutto britannico di De Paravicini ai classico motore Jaguar 12 valvole.

A mio parere è un oggetto decisamente bello da mettere in un salone di casa e forse, valutazione del tutto soggettiva, avrei evitato solamente la finitura in legno delle due “testate”, privilegiando magari il cromo, tanto caro al costruttore inglese.

La componentistica esterna, quali connettori e manopole mi sono sembrati di grande qualità, anche se avrei desiderato dei morsetti di uscita, in questo caso separati da 4 e 8 ohm, maggiormente distanziati tra loro e più duttili nell'impiego.

 

EAR Yoshino V12

 

Come suona, ah, se suona...

La personalità del V12 è immediatamente percepibile già passati i canonici dieci minuti necessari alla stabilizzazione termica dell'amplificatore, seppure in realtà le massime prestazioni vengono espresse dopo un'oretta abbondante dall'inizio dei giochi. Esso suona in maniera incontestabilmente raffinata.

Raffinatezza espressa da un senso di assoluta mancanza di distorsioni udibili o peggio, di armonici fastidiosi e innaturali: il suo è un suono puramente analogico, anche se a suonare è un CD e l'impressione netta è quella di ascoltare un eccellente amplificatore a triodi.

Ci si trova immediatamente a riconoscere suoni familiari, perlomeno se si ha dimestichezza con i concerti dal vivo, e questo decreta senza ombra di dubbio come il V12 si lasci ascoltare per intere giornate senza alcuna fatica d'ascolto, riservando come unico disagio all'ascoltatore quello di doverlo spegnere.

Ciò che mi ha sorpreso maggiormente sono le doti che questo EAR vanta in termini di potenza e controllo del basso, nonché una spinta dinamica da primo della classe, che spesso vengono annoverati tra i pregi dei concorrenti a stato solido, il tutto condito da un senso di fluidità e assenza di qualsivoglia strappo dinamico a volte presente in alcuni amplificatori particolarmente potenti.

Stupisce quindi come la gamma bassa sia assolutamente ben scolpita e profonda, qui i trasformatori giocano un ruolo essenziale, entrando in crisi solo a volumi decisamemnte esagerati e con diffusori poco efficienti: ancora esistono, ahimè, sì...

 

Quanto appena detto scioglie sin da subito la questione sul come considerare il V12, non un semplice eccellente amplificatore valvolare bensì un semplice amplificatore punto e basta.

La velocità, in qualche realizzazione di De Paravicini non sempre all'altezza del rango, gode invece di tempi rapidi e impulsi naturali e verosimili, anche in presenza di programmi musicali complessi e articolati, senza l'ostentazione di velocità iperboliche e troppo affrettate, anche per un contenuto armonico ricchissimo, che condisce in misura esemplare ogni sonorità, che non appare dunque mai sterile e impoverita.

Sulla restante gamma di frequenze, e qui mi contraddico citando la natura del V12, la splendida gamma tonale delle EL84 gioca un ruolo decisivo, con un medio liquido ed eccezionalmente melodioso e ricco, ma non per questo colorato o peggio innaturale. Tutto a partire da voci e strumenti acustici sono rappresentati con vigore e dettaglio, lucidi e illuminati da una piacevole luce dorata sempre viva.

Le alte frequenze risparmiano ogni artificio e forzatura, per risultare precise e naturali, facendo sembrare, spero di spiegarmi, i tweeter con membrana in titanio della mie Klipsch dei trasduttori in seta.

 

Al di là comunque delle declinazioni classiche che ho appena citato, quanto colpisce di questa macchina musicale è un insieme di doti timbriche, di immagine sonora e dettaglio che costituiscono un’amalgama che non può non lasciare colpito l'ascoltatore, che improvvisamente sente in ogni incisione, anche le più critiche, tornare a posto ogni cosa e ogni minimo senso di fatica d'ascolto lascia spazio al puro piacere.

Anche le doti di trasparenza, molto elevate, non rappresentano come fanno molte amplificazioni di rango gli strumenti ben separati e “staccati” l'uno dall'altro, ma li riproducono sempre in un’armonica complessità e tessitura musicale nella quale il “tutto” e gli “uni” si equilibrano in egual misura.

 

La prova si è svolta dando al V12 il compito di pilotare alternativamente le Klipsch Heresy 3 e un paio di Focal Micro Utopia: entrambi i diffusori ritengo abbiamo espresso sostanzialmente il massimo di quello che hanno.

Le Heresy in particolare hanno tirato fuori sonorità di una tale raffinatezza e finezza di grana che hanno spiazzato le mie considerazioni già ottime su di loro, facendomele ritenere né un “vorrei ma non posso”, come alcuni pensano, né un diffusore critico e con dei limiti ben precisi: esse sono semplicemente dei diffusori eccellenti che suonano come diffusori eccellenti, con l'unico difetto che amplificano di un considerevole fattore moltiplicativo pregi ma anche difetti della catena a monte.

 

Avendo il V12 solo pregi, il resto ve lo faccio immaginare.

 

Sorpreso, per un diffusore a tromba, dalla naturalezza delle voci che l'EAR riesce a infondere, soprattutto per un senso di verità che va detto si estende a ogni strumento musicale, anche il più ostico. Ecco, direi che dovendo proprio citare un pregio del V12 che sovrasti il resto, il senso di verità, che sappiamo trova linfa in una serie di diversi attributi sonori, in ogni programma musicale è realmente elevato, tutto riprodotto dal V12 suona vero e autentico, mai finto od artefatto come purtroppo alcune amplificazioni anche moderne – o soprattutto moderne – fanno.

 

Conclusioni

Sono rimasto colpito da questo amplificatore integrato EAR, certamente il prezzo elevato costituisce fonte di innesco per aspettative di pari livello, ma nel mio caso sono andate tutte soddisfatte.

Credo che chi preferisca optare per una soluzione integrata senza rinunciare ai massimi livelli qualitativi, possa tranquillamente interessarsi a esso, soprattutto se in possesso di diffusori abbastanza efficienti, anche in ambienti medio grandi: con le mie Klipsch e dieci watt spettino i vicini di casa, quindi, figuratevi qui…

Unico limite può risiedere in situazioni critiche, in ambienti realmente vasti e con diffusori molto impegnativi che possono richiedere centinaia di watt, ma questa raffinatezza scordatevela, seppure voglio ribadire che il V12 si è dimostrato, anche dal punto di vista quantitativo, un vero cavallo di razza, i cui watt non mi sono sembrati mai pochi o meno che vitali.

Complimenti al nostro De Paravicini, un'altra dimostrazione di sapienza costruttiva e bravura progettuale di chiaro valore, con un’elettronica che colpisce e, vorrei dire, rapisce all'ascolto, per sonorità di grande effetto e piacere quasi fisico.

Il V12, al pari della cioccolata, stimola la produzione di endorfine, ne sono sicuro.

 

 

Timbrica ****1/2 | Deliziosamente naturale, medio ricco e articolato, gamma bassa sorprendentemente solida, alte frequenze pulite ma mai fredde.

Dinamica **** | Di ottimo livello, l'eccellente silenziosità abbinata a un corretto trattamento dei picchi dinamici ne fanno emergere ottime doti di macro e micro dinamica.

Dettaglio ****1/2 | Elevato ma mai innaturale, strumenti leggibili ed estrema facilità nel comprendere i testi per effetto di assoluta mancanza di distorsioni udibili.

Trasparenza **** | Sempre all'altezza del programma ascoltato, molto naturale il rapporto tra i singoli strumenti e l'insieme.

Immagine ***** | Straordinariamente estesa in ogni direzione, con i soli limiti dell'incisione e del resto dell'impianto. Esecutori quasi palpabili e ben posizionati.

Velocità **** | Di ottimo livello, meglio comunque l'abbinamento con diffusori rapidi di loro.

Costruzione ****1/2 | eccellente, qualche lieve scomodità nell'uso dei morsetti d'uscita.

Rapporto qualità/prezzo ****1/2 | Nonostante il prezzo decisamente elevato, la qualità sonora del V12 rende comunque accettabile l'esborso. La sostanza c'è e si vede oltre che sentirsi. Amplificatore definitivo.



Caratteristiche dichiarate dal produttore
Potenza d’uscita: 50W/canale 20Hz-20kHz su 4/8ohm, 8/16ohm opzionale
Distorsione armonica totale: <0,03%
Banda passante: 16Hz-60kHz -3dB
Rapporto segnale/rumore: 93dB
Sensibilità d'ingresso: 0,4V
Impedenza d'ingresso: 47Kohm
Fattore di smorzamento: 10
Input: 5 linea RCA
Output: 1 tape RCA
Valvole: 12 EL84 (6BQ5), 10 ECC83 (12AX7)
Consumo: 200 watt totali
Peso: 22kg
Dimensioni: 420x135x440mm LxAxP

Distributore ufficiale Italia: al sito de Il Tempio Esoterico
Prezzo Italia alla data della recensione: 10.290,00 euro
Sistema utilizzato: all’impianto di Paolo Di Marcoberardino

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