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15.10.11
Integrato Hirtel C40/S-Super

C’era una volta in Italia, una piccola azienda, che costruiva apparecchi alta fedeltà…
Già la immagino la reazione del lettore. “Eccolo, il solito nostalgico, infatuato del vintage trendista, di quelli che sostengono la tesi che il passato era migliore, quando le elettroniche suonavano bene, le valvole erano superiori…” E avanti con una raffica di luoghi comuni legati al materiale d’epoca... Non è così! Non mi ritengo un malato del vintage, tanto per citare il grande Totò, a prescindere. La realtà è che l’amplificatore che voglio presentare è davvero una gran bella macchina. Sto parlando di un esemplare dell’integrato valvolare Hirtel C40/S-Super, di cui sono orgoglioso e gelosissimo custode.
Come l’araba fenice, il marchio Hirtel è stato oggetto di rinnovato interesse in tempi recenti, grazie alla meritoria opera di Marco Gilardetti, che ne è talmente appassionato, da dedicargli un museo virtuale: www.hirtel.it

Qui si può conoscere e approfondire la storia dell’azienda fondata a Torino dall’Ing. Fulvio Lo Martire, che è rimasta attiva tra gli anni ’50 e ’80. Il contesto sociale, economico e territoriale era di grande fermento creativo, un laboratorio di enormi potenzialità realizzative e dinamiche, espressione di una mai doma sete di ricerca e innovazione, tanto innata e forte in quella generazione di italiani, quanto altrettanto sopita o smarrita in quella attuale. Viene da chiedersi perché ci siamo ridotti così ora... Ma preferisco non indugiare in simili riflessioni, altrimenti corro il rischio di essere immediatamente catalogato tra i pericolosi comunisti causa di tutti i mali del pianeta e attentatori della democrazia.
Ribalta molto meritata, quindi, per la Hirtel. Tante notizie, storie, informazioni, legittima gloria per una casa su cui il mitico Saul Marantz si esprimeva affermando che la produzione italiana, per tecnica e materiale, non era inferiore alla più qualificata produzione americana e giapponese.
Ma come è fatta una macchina Hirtel? E come suona?
Il C40/S Super è un ampli integrato a valvole, che sviluppa una potenza di 20W, dalla costruzione solidissima e dall’estetica austera. Il catalogo promozionale del 1966 lo presentava come “L’amplificatore destinato al pubblico dei competenti e dei musicisti per le sue prerogative di fedeltà e potenza”. Non va assolutamente trascurata la citazione dei musicisti. Si sa che pochi di loro hanno un approccio audiofilo all’ascolto. Ci sono, al contrario, documenti dell’epoca che testimoniano come un’equipe di artisti, associati sotto la sigla Pentagramma, promuovessero un set composto da amplificatori e diffusori Hirtel, con giradischi Excelsound RP250, come risposta al desiderio di un ascolto domestico, ma hi-end, della musica, che fosse in grado di riprodurre il “timbro di un clavicembalo, la voce di un famoso soprano o… la sensazione quasi epidermica di una esecuzione pop”. Un fantastico sodalizio di tecnologia e cultura!
Riprendiamo il discorso sul C40/S. Monta sei valvole ECC83 e quattro 7189 o equivalenti EL84, sul modello in argomento, di marca Siemens. Dotato di quattro coppie di ingressi stereo con sensibilità 0,3V, ha un ingresso phono con sensibilità 4mV, un’uscita per le registrazioni, impedenze variabili di uscita da 4 ohm a 16 ohm. Misura mm 380/135/305, quindi compatto ma molto pesante. Possiede un selettore di programmi a quattro posizioni: phono/sintetizzatore/nastro/programmi ausiliari; un selettore di funzioni a cinque posizioni, utile al controllo del passaggio dalla modalità stereo a quella mono, con possibilità di ascolto mono per ogni singolo canale, e stereo in modalità invertita; filtri antirombo e antifruscio, un volume e un compensatore fisiologico dello stesso. Infine ha un bilanciamento stereo, oltre a toni alti e bassi separati e indipendenti per ogni canale. Insomma, un campionario di poliedricità associato alla semplice ingegnosità dei circuiti elettronici, tra cui lo schema Highline costituiva l’elemento di innovazione e progresso.
Guardando l’interno, effettivamente emerge il carattere rigoroso del progetto, con una spiccata prevalenza di cablaggio in aria, ad eccezione della scheda phono, e l’elevata quantità di spazio, che si presta ad eventuali interventi di aggiornamento o upgrade.
La mia macchina è stata “rinfrescata” con un ridottissimo maquillage circuitale, con la sostituzione del cordone di alimentazione, dei terminali per i diffusori, e una quantità minima di resistenze e condensatori. Non c’è stato bisogno d’altro! Questi apparecchi sono stati costruiti per durare una vita. Incredibile come, dopo quasi mezzo secolo, non si senta un potenziometro rumoroso, un ronzio o uno “scratch” da contatto, tipici dei prodotti consumer.
Questo integrato offre all’ascoltatore momenti di piacere assoluto. Ha un suono leggiadro come una ballerina sulle punte, ed esprime una musicalità di rara bellezza. Del resto le valvole EL84 sono note per questa caratteristica. Senti come se una brezza marina ti accarezzasse il viso, e viene naturale chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dalle note che si liberano nella stanza, fino a costruire un humus sonoro ampio, profondo, tangibile, come accade veramente con pochi altri amplificatori. La molteplicità dei controlli permette di adattare la macchina a qualunque tipologia di ambiente, ma, soprattutto, ad una vasta gamma di diffusori. L’Hirtel ha suonato alla grande con le Allison One, con le Altec, Quad 989, ha trovato sintonia perfetta con un paio di Sonus Faber Concerto, altrettanto quanto le Castle Inversion e le GamuT Phi7 oggetto di altro articolo.

Con tutte ha flirtato, degno emulo del marinaio, che amoreggia con una donna in ogni porto in cui attracca. Al cambio di componente corrispondono risultati differenti, ma sempre affini alla musica reale, con ottimi risultati in termini di dinamica, delicatezza e definizione. Gli strumenti e i vocalist mostrano un realismo, una struttura armonica, che neanche i migliori amplificatori a stato solido sembrano poter eguagliare. L’elettronica possiede una combinazione di sofisticato bilanciamento sonoro, straordinario background di silenzio, coerenza musicale, ed è, eccezionale rarità, libera e affrancata da tutti i cliché sonici, oltre che capace di creare una consistente attrattiva nei confronti della musica che riproduce, coinvolgendo emotivamente l’ascoltatore.
Ha carattere questa macchina! Si esprime calda, invitante, ariosa, piacevolmente trasparente, morbida, e dolce, dolce, dolce, con abbondante estensione, velocità dei transienti, e ottimo focus su tutti gli strumenti primari, senza trascurare quelli ausiliari, come i cimbali, le campane, gli xilofoni, i triangoli, le piccole percussioni e gli effetti rumore. La sua completezza organica te ne fa dimenticare la presenza, e ti aiuta a rilassarti, per poterti accompagnare ed introdurre all’arte di ascoltare.
Disquisire di vintage sì VS vintage no al cospetto di un simile capolavoro ricadrebbe tristemente nella sterile reiterata pratica di volere a tutti i costi ingabbiare le cose con etichette che ne limitano il valore e il contenuto, così come accade sovente con la musica, il cinema, la pittura, quando ci si ostina a voler improvvidamente definire il genere dell’espressione artistica.
La realtà è che questa splendida creatura di cinquant’anni, fuori dalle mode e dai clamori, con piccoli tocchi di rimmel, è capace di annichilire tante roboanti e artificiose elettroniche di nuova generazione.
Viene da un passato glorioso, ed è qui per ricordare a tutti che… c’era una volta in Italia!

 

Sistema utilizzato: all'impianto di Giuseppe "MinGius" Trotto
 

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