..
Logo_testata_ReMusic .. .. ..
.. .. ..
.. .. ..
06.10.16
James Senese Napoli Centrale
'O sanghe

Dopo un periodo in cui siamo rimasti concentrati prevalentemente sull’Hi-End – vi assicuro che la carne al fuoco è veramente tanta – è tempo di tornare a parlare di musica. Me ne dà lo spunto l’ultima uscita discografica, risalente ad aprile di quest’anno, dei leggendari James Senese & Napoli Centrale, che, in barba a tutti i luoghi comuni intorno al pessimo rapporto tra anagrafe e ispirazione, hanno dato luce a un’opera di rara bellezza e assoluta modernità. Questa non vuole essere una canonica recensione del disco – la rete ne è stracolma – ma una segnalazione, un richiamo al lettore affinché volga la propria attenzione verso un evento autenticamente artistico, generato da musicisti che da oltre cinquant’anni perseverano nel produrre musica di altissimo livello in totale autonomia creativa e ideologica. D’altronde la musica per James è tutto. Gli basta per campare – teng’ a musica int’ e vvene e m’abbast’ pe campà - e gli toglie la malinconia. Si nun foss’ pe’ ‘sta musica chissà mò che stesse a fa recita in un brano. Insomma la musica coincide con la sua vita, il che significa che suona e compone in ogni momento e il suo sax non è altro che l’espressione dei propri sentimenti, tanto da non poterne fare a meno. Lo ha studiato e continua a farlo da sempre, passando per Coltrane, Davis, i Weather Report, James Brown, ma ostinatamente alla ricerca del proprio linguaggio, che resta unico e inimitabile. Così come l’uomo, meticcio italo-americano nato e radicato saldamente a Napoli, città cui resta legato da un rapporto di amore e odio allo stesso tempo, tanto da dipingerla come sta terra ‘ngrata a chi la vuò bene, che costringe i propri figli a partire controvoglia per cercare occasioni migliori di vita e relega chi resta in condizioni di marginalità, degrado e abbandono. Il sangue, immagine di grande impatto emotivo, è l’elemento conduttore dell’opera. Il sangue del popolo, degli ultimi, di chi soffre e di chi resta ucciso, sia che si fermi in mezzo al mare durante una traversata della disperazione, sia che resti vittima delle guerre di religione. Il lavoro è di grande attualità, colmo di tematiche sociali e sentimentali, in un mondo dove regnano caos e corruzione talmente estesi che non basta nù Francesc’ per riportarlo a una condizione più umana, rispettosa e amorevole. Allora James, che non crede nella Chiesa e nella politica, prega direttamente il Signore, chiedendogli di venirci a salvare di nuovo. Non sembra esserci spazio per la speranza, che spesso diventa morte. Ma in un clima funesto di cazz’ amar’ all’orizzonte e arret’ nun se pò turnà si accende qualche barlume di luce. Allora ci saranno tanti sogni d’amore, nascerà la primavera, il mondo cambierà e noi saremo qua ad aspettare che verrà. L’album è permeato di sentimenti profondi che vanno dall’emozione di guardare le stelle e il creato all’amore universale, fino ai sipari più intimisti e lirici dell’amore privato. Insomma siamo al cospetto, più che di un concept, di un multiconcept album, espressione di una lucidità di idee e di una consapevolezza che il periodo storico è davvero difficile e pericoloso. L’opera appare sovente venata di malinconia, sono rimaste poche tracce dei Napoli Centrale furiosi e iconoclasti del passato, le asprezze appaiono ammorbidite, sia nelle parole che nei suoni. La voce è stupenda, roca e profonda, sguaiata e dolce, piena di energia e sfumature a seconda del genere delle composizioni. Il sax è maturo e anch’esso si è lasciato dietro le abrasività avanguardistiche primordiali. Della musica c’è tutto lo scibile. Blues, R&B, jazz, afro, beat, rock, elettronica, reggae, melodia, funk, un caleidoscopio di ingredienti sonori amalgamati e intrecciati in arrangiamenti straordinari, senza una sbavatura o un’indecisione. Non poteva essere altrimenti visti i musicisti che partecipano al progetto, che poi non sono altro che i membri storici di Napoli Centrale, ovvero Gigi De Rienzo al basso, oltre che autore degli arrangiamenti stessi e della produzione artistica, Ernesto Vitolo alle tastiere, Fredy Malfi alla batteria e ancora, come ospite speciale, il batterista Franco Del Prete, che ha curato la stesura di una parte dei testi. Significativi camei sono stati riservati a Enzo Gragnaniello, Agostino Marangolo e Franco Giacoia L’aspetto mirifico dell’album è la sua cantabilità. Da quando l’ho acquistato non riesco a smettere di canticchiare, a rotazione, ognuno dei dieci brani che lo compongono ricavandone emozione e divertimento. La cosa buffa è che lo faccio rispettando rigorosamente i testi, che, come è sempre stato, sono in napoletano e senza la cui musicalità questo lavoro avrebbe tutt’altro valore. Il disco possiede altresì un valore aggiunto. La registrazione su vinile 180g in edizione limitata a 600 copie – quella in mio possesso è la n. 454 – e un’eccellente qualità d’incisione, assolutamente audiophile. La copertina apribile è molto austera. Sul fronte e sul retro domina un’icona tribale del viso del leader. All’interno le due facciate ospitano una grande fotografia rigorosamente in bianco e nero, in cui il gruppo appare in posa con dietro uno scenario di mura grigie e cielo nuvolo. Le facce molto serie, gli sguardi in diverse direzioni. Addò se va, Je! Addò…



JNC - James Senese Napoli Centrale

‘O sanghe

Total time 45’08’’

LP vinile 180g 2016

Una Label – Alabianca

Distribuzione Warner Music Italia

..