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L’audiofilo più importante del mondo
(per me, ovviamente)

Editoriali
03.11.2014..

Lui era Babbo. Padre con la “B” maiuscola, come si usa nelle Marche, essendo noi Piceni d’origine ma di famiglia trapiantata nel tempo fra Torino e Roma.

 

Devo a lui la vita e l’esposizione a innumerevoli passioni al limite dell’ossessivo compulsivo. D’altra parte, se non lo fossero state, che passioni sarebbero state?

 

In questa occasione così dolorosa, una delle peggiori per un figlio, mi preme parlare di un’eredità che pochi hanno avuto dal proprio padre. Era un po’ che meditavo su questo argomento e – purtroppo – questa scomparsa lo ha reso drammaticamente attuale.

 

Ben sapendo di presentarne un elenco parziale, mio padre, Giulio Castelli, ha praticato fotografia, modellismo statico, ferromodellismo, aquiloni e giochi di carte. Ha collezionato libri, fumetti, riviste, francobolli, monete, VHS, CD, DVD, rompicapo e giochi da tavolo. E, ovviamente, ha avuto un impianto Hi-Fi. Inizialmente piatto e braccio Dual, testina Shure e integrato Saba Meersburg stereo con casse monovia largabanda ellittiche, poi sostituito da un Philips 520 con casse multivia, sempre olandesi.

 

Era insomma un tipico impianto di inizio anni ’70 delle nostre parti. Niente di esagerato. Lo so ora e ne ero consapevole allora. Il resto, è storia del marketing. Un continuo avvicinamento all’evento stesso o alla sua idea o immagine. Qui si percorre la tortuosa ed economicamente dolorosa strada che va dall’Hi-Fi all’High-End, quest’ultimo squisito oggetto della nostra webzine.

 

Avrete sicuramente capito dove voglio andare a parare. Devo “al mi’ Babbo” la scoperta e la passione per l’Hi-Fi. Anche solo con quel suo primo impianto venni catapultato in un ascolto domestico della musica inaspettatamente vicino a quello dell’evento reale. Come tanti della mia generazione intorno agli anni ’60, devo alla presenza di un impianto Hi-Fi fra le quattro mura paterne la scoperta che si poteva sentire la musica, sentirla bene e tutta, senza saperla suonare o senza doversi necessariamente recare all’evento stesso, dal vivo.

 

Ricordo ancora con stupore e piacere, con il senso intatto di una conquista, la prima volta che sentii a casa di un collega di mio padre il primo impianto che avrei voluto possedere io stesso, da avere nella mia casa. Non ricordo né marche né modelli. Ne ho tuttora in mente il sound. Indipendentemente dai tecnicismi, era indistorto, fluido, generoso, dettagliato ma non irreale. Potevi parlare e avevi l’impressione di poter disturbare i musicisti. Poteva suonare a discreto volume ma avremmo continuato a capirci senza dover per questo urlare. Sono imprinting che ti accompagnano per una vita.

 

Notare però che, all’epoca, l’Hi-Fi era un elettrodomestico. In quegli anni spesso così lo si considerava e per questo lo si comprava. Noi audiofili abbiamo estremizzato la sua funzione. Ma l’impianto era comunque inizialmente apparso come “elettrodomestico per sentire la musica”.

 

Quello che mi preme far notare ora e in questa sede è che buona parte delle generazioni seguenti ha perso l’opportunità di sentire musica ben riprodotta in ambiente domestico. Con il progressivo imporsi prima di Walkman, Discman, iPod e poi del PC come fonte sonora in primis e multimediale in generale, l’ascolto si è consumato per lo più in cuffia – spesso di pessima qualità – o con casse amplificate che di amplificato avevano solo il rumore e la distorsione.

 

Questo è un fatto. Si è interrotta una tradizione di famiglia. Può essersi trattato di una breve stagione ma, grazie ad alcuni dei nostri genitori, molti di noi hanno avuto l’opportunità di ricreare nella propria casa le sonorità del palco di Woodstock o della Società degli Amici della Musica di Vienna.

 

E questo oggi non capita più. I vecchi impianti Hi-Fi giacciono dimenticati in un angolo del salotto, se non in cantina. Pochi irriducibili nel mondo continuano a esigere, perseguire e acquistare, spesso a notevoli costi, un suono il più possibile all’altezza dell’evento reale. La stragrande maggioranza degli umani si accontenta invece – se ne sente il bisogno – di apparecchi che noi non accenderemmo nemmeno. Spesso quindi molta gente, soprattutto giovane, non ha nemmeno idea di come suoni uno strumento musicale o di come lo si possa far ri-suonare e ri-produrre a casa propria. Non lo sa. Lo ignora.

 

Personalmente credo che avremo presto l’Hi-Fi del Terzo Millennio, magari dalla forma e presenza inaspettate e innovative.

E ReMusic ne parlerà con certezza.

Ma lasciatemi ringraziare per un’ultima volta mio padre, che mi ha instillato in eredità il seme di una ricca cultura audiofila. Una moneta, quella della cultura, che non va mai fuori corso.

di Giuseppe Castelli
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