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09.06.14
Minidiffusori a confronto

Questa recensione non è la solita recensione.

 

Questa è una prova di minidiffusori a confronto tra loro, ma non l’ho fatta io. O meglio, l’ho fatta io, raccogliendo però i pareri di un buon numero di appassionati/audiofili che sono stati invitati un sabato pomeriggio nel punto vendita Alta Fedeltà di Calco (Lecco). Con l’occasione ringrazio per la disponibilità il titolare Alfredo Terenghi che ha messo a disposizione sala, lettore CD, amplificatore e ben cinque coppie di minidiffusori.

 

La sfida si è svolta in due sessioni, in ognuna delle quali sono stati fatti ascoltare due brani musicali per ciascuna coppia di “casse” da testare, più qualche pezzo particolare su richiesta. Ogni partecipante ha votato tramite una scheda di valutazione preparata con quattro voci: timbrica, dinamica, immagine, dettaglio.

Alla fine degli ascolti e dei voti è stata anche espressa la valutazione per il miglior rapporto qualità/prezzo.

Nel cambio tra una coppia di diffusori e l’altra, gli appassionati hanno fatto domande interessanti, sia generali che particolari concernenti la necessità o meno degli stand, l’altezza di questi, l’orientamento ottimale verso il punto di ascolto e la distanza tra i diffusori, gli amplificatori più adatti a pilotarli, il tipo di ambiente migliore, la necessità o meno di bi-amplificazione, insomma quesiti molto pertinenti e interessati, ai quali spero di aver dato risposte esaurienti.

 

La mia sensazione è stata quella di avere a che fare con appassionati già abbastanza esperti, desiderosi però di verificare con un confronto diretto la resa acustica dei vari modelli.

 

Ci sarà chi obietterà che i confronti non vanno bene, che ogni diffusore andrebbe ottimizzato con un certo amplificatore (e cavi diversi... NdR). Sono d’accordissimo. Ho sempre sostenuto questo e sostengo sempre che quello che conta è la catena d’ascolto completa: ambiente, diffusori, amplificazione, sorgente. Uno in funzione dell’altro per raggiungere il risultato migliore, cosa che sembrerebbe ovvia, se non fosse che non tutti gli audiofili la mettono in pratica, anzi spesso ho visto e ascoltato abbinamenti davvero improbabili.

 

Ma, in questo caso, dati per fissi ambiente, ampli, lettore, cavi, stand, l’appassionato si può fare un’idea di come suona in linea di massima un sistema di altoparlanti rispetto ad un altro.

 

Devo dire che questa prova è stata veramente apprezzata da tutti: è difficile resistere all’entusiasmo di poter dare un giudizio personale, positivo o negativo che sia, e di vederlo preso in considerazione.

 

Il sistema utilizzato

Come lettore CD ho potuto utilizzare un Audio Research CD6 con meccanica Philips PRO 2, carica dall’alto, quattro ingressi digitali capaci di una risoluzione di 24 bit/192 kHz, una porta USB 2.0HS asincrona,una coassiale RCA e due Toslink, due uscite digitali AES/EBU e BNC, una RCA e una XLR. Il CD6 implementa quattro convertitori mono che utilizzano due master clock per i multipli delle frequenze di 44,1 kHz e 48 kHz. Il sample rate è selezionabile per qualsiasi ingresso così che si possa scegliere se ascoltare in upsampling o alla frequenza nativa inclusi CD e USB. Noi lo abbiamo ascoltato a 44,1 kHz. In più è possibile scegliere tra un roll-off fast o slow del filtro di conversione. Prestazioni: beh, da Audio Research!

 

Per l’amplificazione ho usato un Ayre AX-5, integrato americano ancora non molto diffuso in Italia perché importato da poco. Ayre negli Stati Uniti è sempre ai primissimi posti delle classifiche. Si tratta di un ampli a transistor, 125 watt su 8 ohm che diventano 250 su 4 ohm, stadio di uscita Diamond, completamente dual mono, completamente bilanciato e a zero feedback,controllo di volume tramite due potenziometri della Shallco con contatti in argento solido. Si è comportato bene con tutti questi minidiffusori anche se, secondo me, un paio di questi avrebbero gradito maggiormente le valvole. È un ampli che pilota tutto con disinvoltura, precisissimo, rigoroso, l’ideale per certi diffusori generosi di basse frequenze che necessitano assoluto controllo. Non è il caso del nostro test visti che i minidiffusori non necessitano assolutamente di controllo del woofer solitamente abbastanza piccolo e frenato. In ogni caso, anche il piccolo woofer delle XEN ha tratto giovamento dal rigoroso controllo dell’Ayre: si poteva notare ad occhio una notevole escursione del cono, ma il suono era sempre molto corretto.

 

Ecco una breve presentazione dei contendenti.

 

LS 3/5A versione Audio Space 

Ovvero la “progenitrice” più famosa di tutti i mini, la BBC LS 3/5A a confronto con un’italiana doc orgogliosamente toscana, con una classica inglese nel suo più recente aggiornamento, con un’altra inglesina un po’ atipica, la più piccola del gruppo per dimensioni, e infine con un’ambiziosa canadese, la più costosa del gruppo.

 

Le poche caratteristiche tecniche che riporto solo per avere un termine di paragone sono: tipo di cassa, cioè chiusa o dotata di bass reflex; misure tweeter e mid-woofer; sensibilità; impedenza; possibilità di essere biamplificate; dimensioni fisiche; peso; prezzo di listino al momento della recensione.

 

Dedico qualche riga in più alle 3/5 perché sono state uno dei prodotti che hanno fatto la storia dell’Hi-Fi. Progettate in origine dalla BBC nel 1976 per monitorare le voci negli studi mobili di registrazione, hanno in seguito avuto un incredibile successo tra gli audiofili di tutto il mondo, ovviamente per le loro qualità non solo di monitor. E molte aziende si sono cimentate nella loro costruzione e commercializzazione, sempre sotto rigoroso controllo da parte della licenziataria.

 

Le Audio Space sono costruite in Cina sotto licenza BBC. Non sono identiche alla originali, nel senso che non montano i componenti dell’epoca, il tweeter T27 e il mid B110 prodotti dalla KEF non sono più in produzione, qualche annetto è passato, e anche a livello di crossover qualcosa cambia, ma se la “casa madre” ha dato l’OK… Ricordo alcune aziende a cui la BBC aveva dato licenza di costruzione: Rogers, Spendor, Harbeth, KEF, Goodmans, Chartwell, RAM, Audiomaster, e più recentemente Stirling e appunto Audio Space. Per quanto riguarda il suono bisognerebbe fare una prova a confronto con le vecchie casse, a memoria posso dire che mi sembrano simili, abbastanza simili, alle originali. Che poi, parlando di originali, le prime versioni a 15 ohm (considerate le vere 3/5) erano leggermente diverse dalle successive e più vendute a 11 ohm, e tra le 11 ohm le Spendor per esempio non suonavano esattamente come le Rogers e queste a loro volta non erano identiche alle KEF che qualcuno giura differenti leggermente da Goodmans! Insomma, tra tutte queste versioni costruite su licenza già c’erano differenze, perché non ne dovrebbero avere le Audio Space? I risultati delle prove, come leggerete dettagliatamente più avanti, confermano comunque in parte le caratteristiche delle progenitrici: non brillano per dinamica e tenuta in potenza, come è facile prevedere, e sono d’accordo, mentre mi stupisco un po’ nel non trovarle ai primi posti per ciò che riguarda timbrica e immagine, da sempre punti di forza delle 3/5. Che la concorrenza abbia fatto grossi passi avanti? Ricordiamoci però che amplificazione, ambiente e stand possono contribuire non poco a modificare i risultati. Tre mie considerazioni. Prima: il fatto che si sappia che sono “cinesi” influenza il giudizio? Seconda: spesso i sistemi di altoparlanti che in negozio non stupiscono sono quelli che a casa ascolti per ore senza stancarti, sono cioè i più equilibrati. Terza: a ciascuno piace più un tipo di suono piuttosto che un altro, e quindi… tutti i giudizi vanno accettati.

 

Ultimo dato, impressionante: pare ne siano state vendute nel mondo oltre 60.000 coppie!

 

Gold Note AX3 SLE

La Gold Note A3X SLE in realtà avrebbe dovuto essere la versione A3XO, ultima evoluzione del modello testato, ma purtroppo non era disponibile in negozio. Probabilmente l’ultimissima versione è ancor più performante, comunque il costruttore, col quale il titolare del negozio si scusa, non abbia timore perché la “vecchia” versione se l’è cavata benissimo. È piaciuta a quasi tutti, ha primeggiato per quanto riguarda il dettaglio, è arrivata seconda per timbrica, dinamica, immagine. E’ stata votata come terza su cinque nel rapporto qualità/prezzo. È disponibile oltre che laccata nera anche con rivestimenti di pelle esotica di vario genere. Pare sia sensibile al posizionamento sugli stand, tanto è vero che il costruttore ne produce un paio fatti apposta per loro, da non riempire con sabbia o altri materiali smorzanti. L’azienda toscana, nota per lo più per i giradischi e gli amplificatori, ha sorpreso i partecipanti nel vedere anche diffusori col marchio Gold Note.

 

Harbeth P3ESR 

La Harbeth, evoluzione della HLP3-ES2, è quella che alla fine, ve lo anticipo, ha preso più voti, seppur di pochissimo. Prima in dettaglio, immagine, timbrica, terza in dinamica, seconda nel rapporto qualità/prezzo. A proposito, qui la cinese Audio Space ha vinto a mani basse: che gli occidentali debbano rivedere i prezzi?

 

L’azienda di Alan Show ha fatto secondo me della specializzazione l’arma vincente. Da quando mi interesso di alta fedeltà Harbeth è sempre stata molto ben considerata sia dalla stampa di settore che dagli audiofili, e i suoi prodotti sono sempre stati ben suonanti. A ragione. Di questa azienda sono ammirevoli l’andare sempre nella stessa direzione, la coerenza progettuale e costruttiva. Magari un po’ controcorrente, ma a ragion veduta.

 

Leema Acoustic XEN 

XEN, la piccoletta del gruppo. Ma molto agguerrita, come tutti i piccoletti. Diffusore inglese. L’azienda made in U.K. è nota soprattutto per un paio di amplificatori molto ben recensiti, il Pulse e il Tucana. È stata fondata da due progettisti ex-BBC, garanzia di successo. La ditta non è prodiga di informazioni, il marketing non deve essere il precipuo punto di forza. Qui da noi non è conosciutissima ma ha i suoi estimatori. La costruzione è degna di nota, per le dimensioni che ha il peso è veramente ragguardevole. E per le dimensioni che ha anche il suono è ragguardevole. Offre un suono inaspettatamente corposo, e altrettanto inaspettata è la musicalità generale. Qualcuno le ha votate come le migliori dal punto di vista della timbrica e secondo me, ma non secondo la maggioranza dei votanti, hanno una trasparenza davvero notevole. Così a occhio direi che potrebbero essere la scelta più intelligente per chi deve necessariamente, per questioni di spazio, posizionare i diffusori in una libreria e non sugli appositi stand. Con il reflex anteriore e con un medio-basso controllatissimo probabilmente restituirebbero comunque un buon risultato sonico, anche se inserirle in uno scaffale ne pregiudicherebbe le performance relative all'immagine.

 

Totem Acoustic Model-1 Signature

Sistema di altoparlanti costruito in Canada a partire dal 1989, acclamato dai critici di molte riviste Hi-Fi, qui nella più recente versione Signature, si è comportato bene all’ascolto. Il suo forte per i votanti è la dinamica. Casualmente è quello col mid-woofer di più ampie dimensioni, 140 mm. Ma anche immagine e dettaglio sono stati apprezzati. Il suo punto debole invece è risultato il rapporto qualità/prezzo, infatti è il più caro del test e questo come vedrete dalla tabella lo ha molto penalizzato nel punteggio complessivo. Valutando attentamente la qualità costruttiva interna ed esterna, ad esempio i connettori WBT, cosa che non è stata fatta per questioni di tempo, sicuramente avrebbe ottenuto una valutazione migliore.

 

I principali protagonisti

Veniamo agli altri protagonisti: gli appassionati che hanno partecipato. Tutti attentissimi, curiosi nel senso più intelligente del termine. Chiaramente di varie tipologie. Dal ragazzo preparatissimo che si era fatto addirittura delle schede a casa per confrontare meglio i diffusori, al signore di una certa età che candidamente dichiara di preferire le casse grosse, quelle da pavimento, dall’esperto che collabora con una rivista cartacea di Hi-Fi, al “tecnico” che chiede di conoscere impedenze e sensibilità, dallo scettico che ritiene che i minidiffusori non possano sonorizzare adeguatamente una sala di medio-ampie dimensioni, salvo poi in parte ricredersi, al timido che all’inizio pensa di non essere in grado di capire le differenze ed alla fine è l’ultimo ad alzarsi, dall’incontentabile che vorrebbe ascoltare altri brani al gentilissimo signore che mi ha fatto un sacco di complimenti per come ho gestito la prova, da chi non ha voluto essere nominato a chi non vede l’ora di leggere la recensione su ReMusic. Tutti hanno comunque passato un pomeriggio diverso dal solito, dove loro stessi hanno dato un giudizio su quello che hanno ascoltato senza essere influenzati o pilotati da chi spesso magnifica le doti di un diffusore perché lo deve vendere.

 

Per finire, prima della tabella riassuntiva, vorrei dire che di proposito non ho approfondito l’aspetto tecnico/costruttivo dei diffusori, come avrete certamente costatato. Avrebbe di sicuro reso più pesante la lettura dell’articolo. Chi vuol saperne di più, sul web trova i siti dei produttori di queste casse acustiche. Ma non sentirà come suonano. Chi invece è venuto le ha ascoltate e chissà, forse gli è stato utile per affinare il modo di ascoltare un diffusore. Mina e DeAndrè o Henry Mancini sentiti con cinque diversi minidiffusori hanno fatto capire che differenze abissali non ci sono, i livelli qualitativi sono stati sempre buoni, ma le sfumature, le piccole ma importanti differenze udibili sono quelle che alla fine fanno cadere la scelta su di un modello piuttosto che su di un altro. E un altro aspetto positivo è stato il rendersi conto che un “mini” se ben pilotato e curato negli abbinamenti è godibilissimo, specialmente se non si dispone di ambienti enormi.

 

Vi ho abbastanza incuriosito? Bene, per la classifica finale, cliccate qui.



Ringraziamenti

I doverosi ringraziamenti di ReMusic vanno a tutti coloro che hanno fattivamente partecipato a questa iniziativa e, salvo errori e omissioni, sono Elio Caldarini, Mario Garavaglia, Marnix Groet, Giuseppe Ippolito, Francesco Mora, Leonardo Paoli, Carlo Piol, Nicolò Quirico, Mauro Romanò, Marco Sanvito e anche a tutti gli altri che non hanno voluto essere menzionati.

 

 

Caratteristiche tecniche dichiarate dal costruttore:

 

LS 3/5A versione Audio Space 

Sospensione pneumatica

Tweeter: 19mm

Mid-woofer: 130mm

Sensibilità: 82.5dB

Impedenza: 11ohm

Biwiring

Dimensioni 31x19x16cm

Peso: 5kg cadauna

Prezzo di listino 1.258 euro la coppia

Distributore ufficiale in Italia: al sito Perfect Audio

 

Gold Note AX3 SLE

Bass reflex doppio anteriore

Tweeter 28mm

Mid-woofer 130mm

Sensibilità 86dB

Impedenza 8ohm

Monowiring

Dimensioni 30x19x19cm

Peso 6 kg cadauna

Listino1.995,00 euro la coppia

Distributore ufficiale in Italia: al sito Gold Note

 

Harbeth P3ESR

Sospensione pneumatica

Tweeter 19mm

Mid-woofer 110mm

Sensibilità 83.5dB

Impedenza 6ohm

Monowiring

Dimensioni 30,6x18,9x20,2cm

Peso 6,3kg cadauna

Listino 1.780,00 euro la coppia

Distributore ufficiale in Italia: al sito Hifi United

 

Leema Acoustic XEN 

Bass reflex doppio anteriore

Tweeter 27mm

Mid-woofer 100mm

Sensibilità 85,5dB

Impedenza 6ohm

Biwiring

Dimensioni 22x14x20,5cm

Peso 6kg cadauna

Listino 1.590,00 euro la coppia

Distributore ufficiale in Italia: al sito Audio Natali

 

Totem Acoustic Model 1 Signature

Bass reflex posteriore

Tweeter 25mm

Mid-woofer 140mm

Sensibilità 87dB

Impedenza 4ohm

Biwiring

Dimensioni 31,3x16,7x22,7cm

Peso 4,1kg cadauna

Prezzo di listino in Italia alla data della recensione: 3.204,00 euro la coppia

Distributore ufficiale in Italia: al sito Hifi United


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