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Editoriali
05.10.12
Neil Young, il nuovo Steve Jobs

 

Un anno fa moriva Steve Jobs. Condoglianze. Ancora ci manca. Da allora il mondo è orfano di uno dei più grandi pionieri della modernità. Personalmente non sarei qui, a vivere, lavorare e scrivere in questo modo, se non fosse nato il Mac, che utilizzo dal 1985. A proposito, nella gallery fotografica di lato, voglio ricordarlo con gli occhi di quegli anni, ai tempi del lancio del suo primo successo globale.

 

Il fondatore della Apple ha creato una grande fortuna, lasciata in eredità condivisa anche a tutti noi audiofili: iTunes. Con il primo e attualmente più grande negozio musicale del mondo abbiamo la possibilità di ascoltare molta più musica di quanto se ne possa effettivamente consumare o acquistare. Abbiamo a disposizione una libreria mondiale virtualmente illimitata. Inoltre, le pressioni e la lungimiranza di Steve Jobs in persona hanno portato ad accordi mai visti prima fra le più grandi compagnie discografiche al mondo. Chi sa quanto era difficile fino a pochi anni fa accedere alla musica, sa anche che di questo gli dovremo sempre essere grati.

 

E qui entra in gioco Neil Young. Recentemente ha lanciato è presentato alla stampa – vedi video – un innovativo sistema di riproduzione musicale basato su standard superiori all’MP3. Non ci voleva molto. Tutti concordiamo sul fatto che l’MP3 è praticamente spazzatura per quanto riguarda l’audio musicale di qualità. Proprio in questo senso Neil Young mi sembra, a suo modo, un corretto interprete della smania di miglior futuro alla Jobs. Quando lui spronava i suoi collaboratori a cercare e ottenere di meglio, forse non pensava esattamente o nemmeno lontanamente a Neil Young. Ma, tant’è, una bizzarra ironia ha superato la realtà. Come qualcuno ha detto, noi siamo nani sulle spalle dei giganti. Per questo ogni tanto ci capita di vedere più lontano di loro. Per questo un songwriter può sentire meglio di un profeta dell’industria.

 

Questo è il paradosso. Lo standard che ha aperto la musica a un consumo universale e democratico, arricchendoci, in realtà l’ha chiusa in un ghetto di qualità ridotta, impoverendola. Ma siamo ancora in tempo. Possiamo fare qualche cosa, anzi molto più che qualcosa, per cercare di uscire da questo ghetto. Dobbiamo partire dall’MP3, lo standard più basso attualmente contemplabile, superare la base scientifica dei 16bit/44kHz e arrivare a un’effettiva alta risoluzione "di mercato". Non è un'utopia.

 

E qui, di nuovo, Neil Young ci sta tutto. Dichiarata da tempo una personale guerra contro la qualità dei più scadenti formati moderni di compressione audio quali MP3, FLAC, Ogg, M4a, ecc., come accennavo ha lanciato un formato per i file audio in alta qualità chiamato Pono. Ne è talmente convinto da aver registrato presso l'ufficio brevetti statunitense una piattaforma di distribuzione online di musica, un’alternativa ostile alla schiacciante superiorità del più conosciuto iTunes e in generale contro tutti i servizi di vendita online di file audio a bassa risoluzione. Partendo dal nuovo formato audio e passando dal negozio virtuale online di brani musicali, si arriva adesso a un nuovo lettore musicale digitale – un anti-iPod ancora allo stadio prototipale, per intenderci – comprensivo di software per convertire esclusivamente i brani dei CD musicali in formato Pono.

 

Tutto questo potrebbe sembrare ingenua presunzione, il frutto di un precoce delirio senile di un gagliardo rocker poco più che sessantenne. Se non che, la Warner Music, la compagnia discografica che ha sotto contratto Neil Young, si sta accordando con diverse altre etichette per prevedere brani nel nuovo formato ad alta qualità nei rispettivi cataloghi online. Il web riporta inoltre il parere positivo, anche se attualmente unico, dello stesso Flea, il bassista dei Red Hot Chili Peppers, all’anagrafe Michael Peter Balzary. Si dice sia stato fra i primi artisti a provare una registrazione in formato Pono e a definire come “abissale” lo scarto con i più diffusi e comuni formati compressi.

 

Young, come noi, non ce l’ha con il digitale. Anzi, il futuro della musica è qui. Ma non si rassegna, come noi, alle sue versioni di qualità dozzinale. Basteranno le visioni di un sognatore a decretare il successo di questo nuovo ed ennesimo formato audio? La mancata diffusione, se non prematura scomparsa, di formati come il SACD e il DVD audio non fanno certo ben sperare. Questa non è una “rivoluzione dal basso”, come quella della “musica per le masse” ottenuta con l’MP3. Ma non essere sazi e cercare di realizzare ostinatamente i propri sogni ricorda il famoso “stay hungry, stay foolish” dello stesso Jobs. Proprio perché queste rimarranno nella storia come alcune fra le parole più significative dell'intenzioni, del desiderio, della voglia di costruire e di andare avanti a tutti costi manifestata da Jobs, a questo punto siamo noi oggi, in questo giorno di triste ricorrenza, che gli vogliamo dire ancora una volta grazie.

Per andare avanti e ottenere una musica migliore per tutti.

E lui avrebbe sicuramente approvato.

 

Steve Jobs, 1955-2011, grata memoria

 

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