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25.03.12
Pre phono Onix PH15

Non posso citare la fonte perché, in tutta onestà, è trascorso molto tempo, ma ricordo che, nei primi anni ottanta, epoca della nascita e dell’affermazione del Compact Disc, tra le innumerevoli voci che si ersero nella magnificazione del fenomeno, si distinse quella controcorrente del fondatore della Linn, Ivor Tiefenbrun, che sentenziò: “Il CD player è buono per vecchiette con le dita tremanti!”. Io non mi sento di essere iconoclasta alla stessa maniera, ma, per farvi capire come la penso a riguardo, vi propongo una prova empirica. Fate girare nel vostro impianto lo stesso disco in versione CD e in versione LP. Se il primo suonerà meglio, riflettete! Non illudetevi che il formato digitale sia superiore. Il risultato potrebbe dipendere dalla possibilità che il vinile che avete ascoltato sia una mescola di tubetti di penne Bic liquefatti, oppure che l’incisione sia il frutto di una registrazione estratta clandestinamente da un’intercettazione ambientale. A parte le battute, è plausibile che il set analogico, ovvero la catena che va dal giradischi al pre phono, non sia stata messa a punto a dovere. Mi sento di poter affermare, per esperienza diretta, che un giradischi di fascia media, regolato a dovere, è capace di avvilire, in termini di ascolto, CD player da gioielleria, a condizione che si abbia un minimo di voglia di “sporcarsi le mani”.

 

Il CD è ambiguo, può contenere dati, foto, filmati, l’ho visto anche utilizzato nei frutteti come deterrente per volatili. Il vinile, no: è il supporto per eccellenza della musica. La lettura analogica è un sistema meccanico: è vitale, respira, è sentimentale, è coinvolgimento dei sensi. La lettura digitale è scomposizione e ricomposizione di unità numeriche.

 

E io oggi sono molto contento, perché, a prescindere dall’esito delle prove sul campo, avrò la possibilità di parlare di uno stadio phono.

Potrei definire l’articolo sul pre phono Onix PH15 come il secondo capitolo della saga degli Onix. Nulla a che vedere con l’epica Beowulfiana, tanto meno con le avventure di Asterix e Obelix, ma inteso come Onix Audio, marchio hi-end di cui ReMusic ha già offerto una sontuosa recensione dell’integrato A65. Questo giova alla sintesi, poiché, per quel che concerne la sezione relativa all’estetica e alla sostanza, il lettore, vista l’appartenenza delle due elettroniche alla stessa serie, può pedissequamente farvi riferimento e vederne confermate le considerazioni in termini di eleganza e buona costruzione.

 

All’interno, così come in tutti i prodotti Onix, spicca un’alimentazione ben dimensionata, con in evidenza un’imponente coppia di condensatori di filtraggio Nichicon da 4.700mF, e una coppia di Rubycon da 2.500mF, che occupa quasi la metà della main board, laddove si può ammirare un circuito perfettamente simmetrico, con ampio spiegamento di condensatori Nichicon Gold, e l’innesto di due ottimi operazionali Burr Brown OPA604AP. Sul retro, oltre alla vaschetta IEC, che permette l’utilizzo di cavi di alimentazione indipendenti, troviamo semplicemente due RCA di ingresso e due omologhi di uscita. Il phono può essere utilizzato con testine MM ed MC, ma ha un settaggio fisso: 47kOhm/150pF per le MM, con un guadagno fino a 40db, e 100Ohm/470pF per le MC, con un guadagno fino a 60db. Sono consigliate testine MM con uscita compresa tra 2,5 e 5 mV, e testine MC con uscita compresa tra 0,50 e 1mV. Sono consapevole che, a questo punto dell’articolo, l’analogista evoluto potrebbe perdere interesse, in relazione al fatto che non si potrà discutere di impedenze, carichi, induttanze, step-up, interfaccia, insomma di tutto il glossario tipico della materia. Ma, per un costo inferiore a 400 euro, cosa si può pretendere? Tanto per citare un mio amico poeta: “Non puoi chiedere a un tiglio di essere una quercia! “.

 

Questo pre si rivolge principalmente a una certa fascia di utenza. Io la definirei la fascia degli aspiranti vinilofili pigri, ovvero coloro che sono attratti dal vinile, e desiderano magari colmare la lacuna dell’assenza degli ingressi phono sui pre e sugli integrati hi-end moderni, senza dover spendere un fiume di denaro, e senza l’onere di dover trascorrere le giornate alla ricerca del carico della testina appropriato. Nel nostro caso solo plug and play. Ma l’oggetto che ho tra le mani è molto fortunato, perché, dopo profonda riflessione, ho deciso di inserirlo nel mio impianto principale, dove andrà a interfacciarsi con il preamplificatore Audio Tekne TP8301 MKIII. Pausa obbligatoria, inspirazione, espirazione, self control… Non intendo parlare di Audio Tekne, sarebbe come parlare della mamma, o di Dio. Basterà semplicemente dire che, in questa configurazione, l’Onix avrà in linea un componente fondamentale per un set analogico: il trasformatore, il quale, anche se non in posizione di step-up, ovvero di linearizzatore dell’esile segnale d’uscita delle testine MC, mi aspetto porterà un contributo sostanziale in termini di silenziosità, dinamica e timbrica.

La composizione dell’impianto potete leggerla nella sezione Redazione, nel piè di pagina del nostro sito.

 

Il primo ascolto è drammatico. Il PH15 sembra un ragioniere svizzero rimasto bloccato in ascensore con due manovali di Barletta che imprecano in dialetto stretto: non ci sta capendo niente. Ma non mi scoraggio, e decido di lasciare il phono acceso per una settimana intera. Riprendo la prova, e il bruco si trasforma in farfalla. Intanto, anche a volume alto, domina un sottofondo silenzioso, e questo costituisce un ottimo risultato di partenza. Faccio calare la testina sul primo LP: Southern exposure, di Alex De Grassi, Windham Hill Records, 1983; incisione Teldec Metal Mastering di chitarra acustica solista, una custom Ervin Somogyi. Chi conosce i dischi Windham Hill è consapevole del meraviglioso intreccio di atmosfera e armonia che trasuda dai solchi. A chi non li conosce, raccomando di procurarsene qualche esemplare. Le parti arpeggiate e le linee soliste spiccano pulite e abbastanza veloci, con un discreto livello di sustain, mentre la struttura armonica non difetta di ricchezza. Forse l’Onix sacrifica un po’ l’ambienza, ma le note sono straordinariamente chiare e precise, senza suonare dure e brillanti. Con lo scorrere dei brani la scena va ampliandosi e i diffusori cominciano a scomparire. Fa capolino un sound che definirei romantico, non nel genere, ma nel carattere.

Il secondo LP in rotazione è Raising Sand, dell’inedita coppia Robert Plant/Alison Krauss, Rounder Records, 2007, prodotto dall’immenso T. Bone Burnett, il quale lascia un’impronta indelebile su questo piccolo capolavoro, coadiuvato da un’elite di musicisti incredibili, Marc Ribot e Norman Blake fra tutti. Solo lui poteva riuscire a mettere insieme lo spirito rock abrasivo dell’ex Zeppelin con la dolcezza espressiva della bella Alison. L’Onix restituisce vibranti le fantastiche voci, che si inseguono su un sostrato di strumenti scarnificati fino all’osso, dove ogni nota, ogni effetto, ogni overdrive, sono perfettamente incasellati e nulla è casuale. Tonalmente ho l’impressione che i medio-bassi soffrano di una leggera mancanza di peso e autorità, sebbene il basso estremo risulti ben esteso e ragionevolmente solido. La fascia midrange non è il massimo dell’abbondanza, ma essenzialmente corretta, senza mostrarsi mai ruvida o affilata; le alte frequenze sono aperte, con una discreta ariosità. Il PH15 sviluppa un gradevole senso di presenza fisica. La combinazione di grancassa e contrabbasso offre una certa idea di forza , sebbene non si vada così in profondità. Insomma cresce la sensazione che tutto suoni coerentemente, senza clamorose cadute, ma, contestualmente, senza particolari eccellenze. L’ascolto è sempre piacevole, ma mai vivacemente caleidoscopico; ti accarezza, giammai ti scuote. Lo etichetterei “smooth”, educato, controllato, come un primo della classe ai tempi delle scuole elementari. Purtroppo la rigidità del settaggio impedisce la giusta espressione della testina Clearaudio Stradivari V2, che con un’impedenza interna di 30Ohm, necessita di un carico resistivo maggiore dei 100Ohm di default.

 

Per soddisfare la voglia di sperimentare l’ingresso MM, decido di continuare la prova con un impianto più in sintonia con il range dell’Onix. Lo inserisco, quindi, in una catena formata da giradischi Thorens TD166 MKII con braccio omonimo e testina Clearaudio Virtuoso Wood, amplificatore integrato Fase Performance 1.0, diffusori Pioneer AS-305A. Faccio girare uno dei migliori dischi rock di tutti i tempi: If I could only remember my name, di David Crosby, Atlantic Recording, 1971. Solo a leggere i nomi dei musicisti ti viene la tachicardia: Joni Mitchell, Grace Slick, Jorma Kaukonen, Jack Casady, Jerry Garcia, Paul Kantner, Neil Young, Graham Nash, insomma la crema della scena musicale westcoastiana e psichedelica dell’epoca. Questo vinile ha qualcosa di magico; emana degli effluvi lisergici che ti aprono la mente e ti persuadono ad amare tutto l’universo e le sue creature. Gli accordi open di Crosby e la sua voce eterea si liberano oniricamente nello spazio della stanza, con una soddisfacente naturalezza, grazie anche agli altoparlanti in alnico delle Pioneer, che hanno una timbrica molto peculiare ed orientata al realismo. Rispetto alla prova nel primo impianto, la scena risulta meno profonda e la tridimensionalità ridotta, mentre la dinamica non palesa cedimenti di rilievo. Resiste un buon grado di trasparenza, a compensazione di una grana musicale meno fine.

Inserito nel secondo impianto, l’Onix assume una dimensione più “umana”, nel senso che sembra trovarsi a suo agio, perché, pur nelle imperfezioni riscontrate, è capace sempre di stupire per il modo dilettevole, aggraziato, con cui riproduce la musica, riuscendo a ottenere indulgenza da parte dell’ascoltatore.

Adagio allora sul piatto il disco Count Basie and the Kansas City 7, registrato nel 1962 per la Impulse. Questo lavoro presenta il Conte in un contesto fresco e inusuale di piccola band, nel quale si permette maggiore libertà di quanto usasse fare con la sua big band. Il nostro pre si scopre abile nell’esprimere tale anelito di emancipazione, e, grazie anche alla magnificenza dell’incisione, ci regala un sound molto fresco e raffinato, personalissimo, sempre nella ricerca enfatica di un jazz swingante, schietto e, tutto sommato, poco complesso.

 

Al termine delle sessioni, posso concludere che i connotati progettuali che avevano ispirato l’integrato Onix A65, e, a questo punto, si può supporre l’intera linea Classic della produzione, ci sono tutti anche nel phono PH15. Oltre alla livrea attraente, lascia piacevolmente meravigliati il fatto che, a ogni ascolto, affiorino le lacune e le manchevolezze che è lecito aspettarsi in un’elettronica budget; ma queste si manifestano magicamente metabolizzate al servizio di un suono amabile, cortese, estremamente friendly. Un suono che ti chiede a sua volta amore, non giudizio, con la promessa di regalarti delizia e soddisfazione. Per il piacere che è stato capace di offrirmi incondizionatamente nei pochi giorni in cui ho potuto utilizzarlo, l’Onix PH15 si è dimostrato performante ben oltre il suo livello di prezzo, ritagliandosi prepotentemente un ruolo tra le elettroniche da proselito, ovvero destinate a divulgare nella collettività l’idea che la musica è un’arte espressiva da vivere attivamente, e non con l’abulia di uno spettatore di telenovela.

 

Schema riepilogativo

Voto massimo ✳✳✳✳✳ Spark, le scintille ReMusic

Timbrica ✳✳✳ | Abbastanza corretta, con qualche cedimento direttamente proporzionale alla complessità del messaggio musicale.

Dinamica ✳✳✳✳ | Gli stacchi tra i piano e i forte sono ben intelligibili, come pure i crescendo. L’energia c’è.

Dettaglio ✳✳✳ | Non è un punto di forza; predilige l’insieme.

Trasparenza ✳✳✳ ½ | Discreta, pur con qualche macchia sparsa.

Immagine ✳✳✳ ½ | Tridimensionalità di buone misure, meno la profondità.

Velocità ✳✳✳ | Uno sforzo in più non guasterebbe.

Costruzione ✳✳✳✳ | Raramente è così buona in elettroniche di questo range.

Rapporto prestazioni/prezzo ✳✳✳✳✳ | Eccellente.

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore

Guadagno: MM 40db; MC 60db

Risposta in frequenza: 20Hz-20kHz (-0,25db)

Rapporto segnale/disturbo: MM -95db; MC -75db

Distorsione armonica totale: MM < 0,01%; MC < 0,04%

Deviazione RIAA: +/- 0,2%

Tensione di uscita: 250mV

Impedenza di uscita: 100Ohm

Ingresso sensibilità/impedenza: MM 3,5mV/47kOhm/150pF; MC 0,5mV/100Ohm/470pF

Margine overload: MM 22db; MC 20db

Fonorilevatori consigliati: MM 2,5 mV-5mV di uscita; MC 0,5mV-1mV di uscita

Consumo: 10W

Peso: 3,3Kg

Dimensioni (LxPxA): 32x45x20 cm

Distributore ufficiale Italia: al sito Pacetech

Prezzo di listino Italia alla data della recensione: 399,00 euro

Sistema utilizzato: all'impianto di Giuseppe "MinGius" Trotto

 

 

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