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23.11.15
Pre phono Perreaux Audiant VP3

Il titolo di questo articolo in realtà dovrebbe essere Perreaux Audiant VP3 Vinyl Preamplifier, perché l’appellativo con cui l’oggetto di questa recensione viene definito dall’azienda neozelandese Perreaux non è per nulla casuale. Al contrario della maggioranza degli omologhi preamplificatori esistenti, che sono accomunati dall’utilizzo della definizione phono, ovvero contraddistinti dal prefisso PH, magari con annessa numerazione per marcare la versione progressiva, il nostro viene designato Vinyl Preamplifier, quasi a voler enfatizzare quella che è la sua nobile funzione: curare il segnale proveniente dalla sorgente analogica, intesa propriamente come solco del disco in vinile. Non siamo fortunatamente al cospetto di una delle tante macchine che, al di là dei proclami, si comportano esclusivamente come raccordi tra testina e amplificatore. Io leggo la presenza del termine vinyl come una dichiarazione progettuale, del tipo: ”Signori appassionati di musica, siamo consapevoli di vivere in un’era digitale, ma qui trattiamo l’analogico!”.

 

La digitalizzazione dell’epoca attuale non è però invisa ai manager Perreaux. Questa splendida elettronica, infatti, non è fornita di manopole o tasti. L’accensione dallo stato di standby e la selezione delle funzioni Moving Magnet, Moving Coil e Mono vengono effettuate in modalità touch, ovvero sfiorando con le dita i relativi indicatori che si illuminano sulla sezione inferiore del frontale, il quale si comporta come schermo. Il resto dello chassis risulta molto robusto, composto da un top in alluminio grigio che ripiega sul frontale completandolo e accogliendo il logo e il nome della casa, accordato con laterali e base di colore nero. Per accedere all’interno bisogna allentare la base, perché la circuitazione è allocata nella parete interna del top stesso, diciamo così… a pipistrello. La trovata è geniale perché il massivo pannello di alluminio diventa efficace come superficie di raffreddamento dei componenti, con la complicità delle sacche vuote del volume interno e delle due griglie laterali, che consentono un’adeguata aereazione. I componenti citati sono di altissima qualità e sono stati montati con un ordine e una razionalità sconcertanti. Molto curate risultano anche le ampiezze tra gli stessi e tra questi e il circuito di alimentazione, dominato da un generoso trasformatore toroidale Noratel, che garantisce un’abbondante e raffinata riserva di energia all’intero apparato elettronico. La spazialità della componentistica determina il vantaggio di poter ottenere analogo risultato con le connessioni e gli interruttori collocati sul pannello posteriore, con la prerogativa di poter mantenere i cavi phono abbondantemente separati l’uno dall’altro. In questo modo si assicurano livelli impercettibili di rumorosità e massima separazione dei canali, assolutamente necessaria nel caso del Perreaux Audiant VP3, che è stato progettato per consentire la connessione di due testine simultaneamente. Vanno a contribuire alla dotazione del pannello posteriore l’interruttore di accensione, la vaschetta di alimentazione IEC e il fusibile incorporato, installati verso l’estremità destra. Segue una cosiddetta trigger input, che consente di pilotare lo standby per mezzo di altro componente sia audio che di automazione domotica. Questo ingresso accetta uno spinotto mono da 3,5 mm e relativo voltaggio da zero volt DC a dodici. Tra tre e dodici volt l’apparecchio uscirà dallo standby, per tornarci in corrispondenza di zero volt.

Nelle vicinanze del trigger è situata una porta RS232 che accorda al VP3 la possibilità di un controllo seriale esterno finalizzato a istallazioni personalizzate. Un control set è reperibile sul website Perreaux. La porta può anche essere utilizzata dal personale autorizzato per aggiornamenti di software. La sequenza prosegue con la serie degli ingressi phono e relative uscite. Ne parlo al plurale perché, come accennavo prima, è presente una coppia di RCA per le testine MM e una coppia per le MC, poste ben distanti le une dalle altre per i motivi di isolamento suesposti. Sono plurime anche le uscite, una coppia sbilanciata e l’altra bilanciata XLR. Un’eventuale uscita di una testina mono può essere connessa all’ingresso del canale destro dell’Audiant VP3, mentre una testina MC ad alta uscita può essere collegata agli ingressi MM.

Conclude la progressione delle terminazioni un terminale di massa. La totalità delle connessioni descritte si presentano di ottima qualità e sono placcate in oro. Intramezzate a queste ultime trovano spazio delle micro feritoie entro le quali sono alloggiati una serie di dip switch dedicati alla regolazione del guadagno, della RIAA e del carico resistivo e capacitivo delle testine. L’eccezionalità dei commutatori sta nel fatto che sono tutti gemelli, il che significa che i carichi stessi devono essere gestiti per ogni singolo canale, sia in ingresso che in uscita. Andiamo per ordine: per quanto riguarda la configurazione MM, il guadagno ottenibile varia attraverso i valori di 36 dB e 11,9 mV di sensibilità, 40 dB e 7,5 mV, 44 dB e 4,7 mV, 48 dB e 3,0 mV. Per quella MC la scala è 56 dB e 1,2mV, 60 dB e 0,7 mV, 64 dB e 0,5 mV, 68 dB e 0,3 mV. Il quarto switch dei guadagni è dedicato alla selezione della RIAA, distinte in Normal RIAA Equalisation Curve e IEC RIAA Equalisation Curve. A mezzo di ulteriori sequele di commutatori a sette levette possiamo ottenere i carichi seguenti. Per le MM 47 kOhm, 1 kOhm, 10 kOhm, 22 pF, 47 pF, 100 pF, 220 pF, 470 pF. Per le MC 47 kOhm, 10 Ohm, 30 Ohm, 100 Ohm, 250 Ohm, 500 Ohm, 1 kOhm, 47 pF. L’articolata possibilità di combinare tutti i valori descritti ci offre un livello elevatissimo di customizzazione del loading delle testine, non precludendone alcuna, comprese le più ostiche in termini di impedenza interna, risposta in frequenza e valore d’uscita.

Per terminare la descrizione tecnico/fisica non si può trascurare il fatto che il nostro Vinyl Preamplifier non appare per nulla trascurabile in termini di dimensioni 431x67x277 mm (LxAxP), e peso (7,5 kg).

Completano la dotazione dell’imballo un cavo di alimentazione comune, un delizioso manuale rilegato elegantemente, molto esaustivo e colmo di esempi di settaggio, e due fogli in cui sono sviluppati i grafici delle misurazioni, ovvero la distorsione armonica totale, la risposta in frequenza e l’analisi di spettro, sia per quanto riguarda gli ingressi MM che quelli MC. Inutile dire che le curve tracciate forniscono indicazioni di prestazioni di laboratorio eccellenti. Gli americani esclamerebbero: “impressive!”.

 

Prima di passare alle sensazioni d’ascolto, penso sia opportuno, vista l’attuale e, temo, ancora lunga, condizione di work in progress del mio impianto, puntualizzare la componentistica della catena audio, anche al fine di fare chiarezza sui gradi di riferimento.

 

Giradischi Da Vinci Audio In Unison 001, con motore separato, volano intermedio autocostruito, volano Aerex Engineering di supporto, cinghie in kevlar e seta. Braccio Da Vinci Grandezza Reference 12’’, testine Supex 900 Super e Koetsu Rosewood, trasformatori di step-up Audio Tekne MCT9401 e Supex SDT77. Preamplificatore a trasformatori e valvole Audio Tekne TP8301 MKIII. Amplificatore di potenza Audio Tekne IT2 per i medio-alti. Traslatore con tecnologia NTS Muriano Research per i medio-bassi: una sorprendente elettronica di progettazione alternativa della quale ho intenzione di parlare presto. Diffusori auto assemblati con componenti Altec e Klipsch ad alta efficienza. Super tweeter Enigmacoustics Sopranino. Cavi Audio Tekne, Western Electric, Vermouth Audio, Audio Consulting e autocostruiti. Mobile e supporti in pietra leccese, Iroko e faggio.

 

Vi dico subito che il Perreaux VP3 non ha eguagliato, ma come avrebbe potuto, le performance degli stadi phono integrati Audio Tekne, ma si è manifestato come uno dei migliori tra i pre che sono stati testati nell’impianto fino a oggi.

 

L’accezione comune, correttamente, vuole che il phono stage sia un componente il quale, seppur cognitivamente semplice, prospetta sostanziali difficoltà progettuali, in virtù proprio della sua delicatissima funzione operativa, ovvero quella di provvedere alla cura e alla gestione di un segnale elettrico di valore infinitesimale. Segnale alimentato dall’interazione tra una superficie vinilica tutt’altro che regolare e una puntina lillipuziana e che, a seguire, attraversa le forche caudine di un sistema meccanico/elettrico (testina) tutt’altro che insensibile alle caratteristiche innate dei materiali (bobine, cantilever, sospensioni, corpo) e agli agenti esterni (campi magnetici, risonanze, umidità, temperatura, etc.). Per subire ancora nuove sollecitazioni provocate dal braccio di lettura e dai livelli di impedenza e capacità tipici dei cablaggi e delle terminazioni. Vedete dunque come un processo apparentemente semplice, celi, al contrario, una serie di notevoli asperità. In questo caso, l’ampia gamma di possibilità di settaggio fornisce all’utente uno strumento fondamentale al fine di ottenere un interfacciamento ultra fine della testina di turno. Occorre tenere bene a mente che un abbinamento elettrico felice equivale a un livello di ascolto altrettanto felice. Per questa ragione mi sentirei di suggerire di non affidarsi totalmente alle indicazioni del costruttore per quello che attiene ai carichi della testina, ma lasciare all’udito e alla propria sensibilità musicale – mi auguro matura – un buon margine di autonomia percettiva, proprio per poter modulare le regolazioni in maniera tale da raggiungere il top dell’equilibrio tra i fattori endogeni ed esogeni sopra citati.

 

Come tutte le elettroniche, il phono Perreaux necessita di lunghissimo rodaggio, parlo di giorni, non di ore, trascorsi i quali sembrerà di ascoltare un’altra macchina, rispetto a quella di qualche tempo prima. La prova è stata avviata utilizzando l’ingresso MM e il trasformatore di step-up a monte. Questa è la condizione in cui ha dato il meglio di sé, soprattutto in termini di guadagno e dinamica. Un segnale già ampliato e reso estremamente lineare, consente all’apparecchio di lavorare in sintonia e concentrarsi su altri aspetti fondamentali del sound, senza dispersioni di forza e capacità. Ho “giocato” molto con i carichi resistivi e capacitivi, riscontrando evidenti differenze in corrispondenza di ogni match. L’innesto del VP3 nel mio impianto mi ha inaspettatamente stupito. La sua linea super moderna e la componentistica mi aveva pregiudizialmente indotto un’aspettativa di prodotto industriale, preciso, metronomico, ma un po’ artificioso. Al contrario ha evidenziato tangibili doti di naturalezza e timbrica, certamente merce rara in preamplificatori phono appartenenti a questa fascia di prezzo. Poi ha superato in scioltezza la “prova rumore”. Non c’è niente di più sconveniente di un pre phono rumoroso. Il ronzio notoriamente maschera i dettagli e sconvolge il sound stage. Quando è bandito, si assapora un senso di tranquillità e nel momento in cui un brano inizia, la musica emerge dagli spazi neri in maniera più olografica. All’ascolto della Sinfonia n. 4 in Sol Maggiore di Gustav Mahler, eseguita dalla Philharmonia Orchestra diretta da Otto Klemperer, EMI Records 1962, si rimane favorevolmente sorpresi proprio dalla profondità e dall’ampiezza della scena. In alcuni passaggi si colgono i movimenti dei piedi dei musicisti e lo sfogliare degli spartiti, mentre viene restituita abbastanza pienamente la percezione dell’ambiente, in questo caso la Concert Hall, con i suoi connotati cavernosi. Anche l’accuratezza timbrica è molto buona. In questa edizione gli archi si esprimono con un bagliore genuino e la sezione degli ottoni è compatta e vibrante. Rimane abbastanza agevole distinguere i reparti orchestrali. Il Perreaux non mostra esitazioni neanche a pieno volume. Mahler è spesso difficile da riprodurre per il fatto che i suoi lavori orchestrali non lesinano eruzioni fragorose e angosciosi crescendo che mettono a dura prova i sistemi hi-end. Il nostro rimane impassibile e tiene la briglia ferma fino in fondo. In Ella & Louis, Verve Hi-Fidelity Records, 1956, la voce della Fitzgerald non si esprime aperta e pura come accade solitamente, ma le tonalità un po’ oscure le donano una sensualità e una presenza incredibili. La tromba di Armstrong invece diventa più aurea e intensa.

Tutto questo succede, lo ripeto, a condizione che venga utilizzato uno step-up. Nel momento in cui si accede direttamente all’ingresso MC, la risposta del Perreaux perde sul campo una certa dose di energia e vitalità. Tra i componenti interni non ho riscontrato la presenza di trasformatori di elevazione, facendomi supporre uno stage di amplificazione del segnale basato su transistor e operazionali. Questo non giova alle prestazioni e il VP3 diventa più “normale”. Non lo dico in termini catastrofici, sia chiaro, perché la macchina riesce sempre a offrire delle performance notevoli a livello di trasparenza e raffinatezza. L’orientamento sonoro tende però a privilegiare le frequenze medio alte e il complesso diviene più esile seppur gradevolissimo.

 

Devo sottolineare il fatto che l’arco temporale di una quindicina di giorni, per di più collocati nella seconda metà dell’agosto più caldo della storia, che ho avuto a disposizione per questa prova, sono stati troppo brevi. Questo non ha impedito di qualificare il Perreaux Audiant VP3 come un’ottima elettronica, che fa della flessibilità il suo punto forte. Le sue numerose combinazioni, oltre a consentire l’intercambio di un ventaglio amplissimo di testine, costituisce una full immersion formativa, a mezzo della quale si possono approfondire tutti gli aspetti cognitivi legati alle variazioni elettriche dei componenti interfacciati. Ma quello che più conta è che, una volta ben regolato, si defila elegantemente dalla scena e lascia il legittimo proscenio a colui che resta il protagonista dello spettacolo: sua maestà il vinile. Lunga vita al Re!

 

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore:

 

Ingressi

Ingressi audio: 2 sbilanciati RCA selezionabili

Sensibilità di ingresso

MM da 3.0mV a 11.9mV selezionabili

MC da 0.3mV a 1.2mV selezionabili

Guadagno

MM da 36dB a 48dB selezionabile

MC da 56dB a 68dB selezionabile

Impedenza d’ingresso                              

MM da 1kOhm a 47kOhm selezionabile

MC da 10ohm a 47kOhm selezionabile

Capacità d’ingresso

MM da 22pF a 470pF selezionabile

MC 47pF selezionabile

Margine di sovraccarico in ingresso: 22dB

Ingresso trigger: 1 mono 3.5mm jack

Voltaggio OFF: 0VDC

Voltaggio ON: 3-12VDC

 

Uscite

Uscite audio: 1 sbilanciata RCA, 1 bilanciata XLR

Impedenza d’uscita: 100ohm sbilanciata, 30ohm bilanciata

Uscita stimata: 0.75Vrms

Massima uscita: 10.3Vrms

Distorsione armonica totale (alla massima uscita): 0,002% 1kHz; <0,05% 20Hz-20kHz

Accuratezza RIAA: +/-0,5dB da 50Hz a 20kHz

 

Rapporto segnale/rumore: 87dB

Valore fusibile: 0,5A lento

Dimensioni: 431x67x277 mm (LxAxP)

Peso: 7.5kg

 

Distributore ufficiale Italia: al sito Art of Music

Prezzo Italia alla data della recensione: 2.250,00 euro

Sistema utilizzato: all'impianto di Giuseppe "MinGius" Trotto

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