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15.10.12
Preampli Leben RS-100

Ho sempre amato gli oggetti passionali.

Oggetti fatti e pensati con passione, oggetti che emanano e suscitano passione.

Il resto è industria, marketing, un tot al kilo, strategie di vendita, confezionamento di vuoti a rendere.

L’hi-fi non sfugge a tutto ciò. Beninteso, l’obiettivo di ogni costruttore è vendere, ma le strade per ottenere questo risultato non sono tutte uguali.

La passione traspare dai particolari, dalle scelte ma, soprattutto, dal suono.

Quando un oggetto è fatto con passione, suonerà in modo appassionante, sempre che non sia stato progettato da un incapace.

Vi starete chiedendo dove voglio arrivare con questo incipit, per una recensione audio, piuttosto inusuale. Ebbene, da nessuna parte ovvero semplicemente farvi riflettere su cosa separa ciò che piace da ciò che stanca, ciò che rapisce da ciò che ci lascia indifferenti.

Proprio la passione.

Solo un progettista appassionato di musica potrà costruire un oggetto veramente ben suonante, emozionante, perché in fin dei conti cosa è la Musica se non emozione?

Un “cinghiale laureato in matematica pura”, per rubare una frase al grande Fabrizio De Andrè, non costruirà mai nulla di memorabile.

 

E il Leben?

Nel Leben la passione è lì, davanti a te.

 

Questo preamplificatore potrà lasciare anche interdetti per alcune peculiarità soniche di cui parleremo più avanti. Potrà forse soddisfare poco i tecnocrati che giudicano o si fanno un’idea del suono dalle misure al banco: noi non l’abbiamo misurato, ma ci scommetto una mano che non tutte sarebbero inappuntabili. Ma di sicuro il Leben RS-100 presenta in modo imperturbabile e inequivocabile una definita propensione alla passione.

 

Nella fattura, nel profumo dei materiali, nei comandi e, ovviamente, nel suono.

 

Con piacere provo quindi questo RS-100 dopo aver testato il fratello maggiore RS-28 CX, gli unici due preamplificatori della gamma Leben. L’azienda giapponese non è incline alla novità fine a se stessa, a testimonianza sia del rispetto per l’acquisto del cliente, che non si vede nel giro di pochi mesi avvicendare la sua nuova elettronica da un discutibile restyling, quasi sempre apparente per puro calcolo di marketing, sia in ossequio ad una logica produttiva frutto di sviluppo “pensato e meditato” a dovere.

Di fatto, ragione vuole che se si progetta un’elettronica con una gestazione lunga e attenta, non vedo perché si debba produrla per uno o due anni e poi sostituirla o fare finta di rinnovarla.

Si è capito che vi sto dicendo che alcuni costruttori, anche di grido, qualche volta fanno i furbi?

Per fortuna, avendo già recensito un preamplificatore di Hyodo San, creatore e mentore del marchio giapponese, questa prova dell’RS-100 può essere realizzata con due vantaggi non da poco: abbiamo un termine di paragone utile, seppure non esaustivo, per capire anche il modo con il quale il costruttore nipponico ha strutturato il suo seppur ristretto catalogo e, inoltre, posso rimandare molte informazioni a quanto vi ho già detto nel precedente articolo, cosa del tutto agevole per voi in quanto, per fortuna, ci troviamo in una rivista online e non cartacea, senza quindi la complicazione di dovervi accaparrare il numero arretrato.

 

Il progresso, a volte, rende tutto più comodo.

 

I due preamplificatori hanno molti punti in comune ma anche importanti differenze le quali, a mio parere, ne sanciscono in maniera determinante carattere e uso decisamente alternativi.

Prima di tutto, l’RS-28 CX ha una fattura decisamente più sofisticata, ha un ingresso phono, ha l’alimentazione separata su telaio dedicato e costa grosso modo duemila euro in più dell’RS-100, che è un pre solo linea.

La scelta dell’alimentazione separata per l’RS-28 CX è sostanzialmente insita in due motivi.

Il primo è che la sezione phono, per motivi di silenziosità e prestazioni, deve poter contare su un’alimentazione separata dal circuito linea e decisamente performante, obiettivi più facilmente raggiungibili in un preamplificatore a due telai, l’altro è che il 28 “deve” suonare meglio del 100 per il semplice e lapalissiano motivo che costa di più.

In effetti i due preamplificatori suonano un po’ diversamente, ma anticipando le conclusioni va detto che il modello maggiore può vantare indubbiamente prestazioni musicali leggermente superiori come, ripeto, è normale che sia.

 

La sezione linea dei due pre è sostanzialmente molto simile, essendo entrambi un SRPP, Shunt Regulated Push Pull, con due doppi triodi 6CG7, di produzione NOS della General Electric, tubi americani prodotti in questo caso nei primi anni ottanta.

Il progettista giapponese ritiene che questo schema, utilizzato su un prodotto finito per la prima volta da Philips nei primi anni ‘50 e poi da centinaia di elettroniche fino a tutt’oggi, rappresenti il miglior compromesso tra le diverse doti che un preamplificatore deve possedere, soprattutto in termini di bassa impedenza d’uscita, linearità e capacità di pilotaggio a livelli indistorti.

Lo SRPP è indubbiamente un circuito che presenta molti vantaggi, anche in termini di semplicità e dunque pienamente attinente al credo di scuola orientale che persegue la realizzazione di circuiti con un numero di componenti minore possibile e, non ultimo, senza far uso in modo massivo della controreazione che, se può aiutare a linearizzare le prestazioni elettriche, è per molti appassionati foriera di caratteristiche musicali non sempre all’altezza e, personalmente, mi annovero tra questi “molti”.

 

La costruzione interna rispecchia questo credo, semplicità e linearità traspaiono anche a uno sguardo distratto: la qualità della componentistica è di buon livello e si ha l’impressione che il progettista abbia concentrato il budget solo nei punti ritenuti fondamentali.

Vorrei soprassedere su alcune descrizioni estetiche e funzionali dell’oggetto, rimandandovi specificatamente all’articolo del RS-28 CX, considerati i punti in comune dei due preamplificatori; la differenza sostanziale è nel fatto che l’alimentazione del RS-100 è ovviamente stipata nell’unico telaio, con la rettificatrice 6X5GT e l’induttanza di filtro, mentre dal punto di vista dell’utilizzo anche questo modello presenta l’utile potenziometro posteriore, anche se non propriamente “purista”, che ne consente il perfetto abbinamento con qualsivoglia sensibilità del finale di potenza collegato. Consigliabile comunque qualora non vi siano problemi di esuberanza del segnale in uscita per il finale stesso, di collegarlo con l’uscita fissa, certamente più performante di quella variabile il cui potenziometro non è di sicuro trasparente al segnale in termini di purezza.

 

Utile possibilità quella di poter impiegare un ingresso denominato direct, che consente al segnale di bypassare il selettore d’ingresso e forse qualche altro percorso del circuito.

Come per il 28-CX, anche questo RS-100 si è mostrato abbastanza silenzioso e di funzionamento affidabile, e si è interfacciato al meglio con il mio PassLabs XA 30.5 impiegando l’uscita variabile, poiché quella fissa consentiva un utilizzo del comando di volume un po’ troppo limitato, in quanto raggiungevo il massimo impatto sonoro già a “ore nove”.

 

Dal punto di vista generale, ricordo che la condizione ottimale è impiegare a normali volumi d’ascolto il potenziometro al centro della sua corsa utile, addirittura meglio un po’ dopo, compatibilmente con il tappeto di rumore dell’elettronica, al fine di minimizzare il degrado che ogni potenziometro classico introduce, sensibile anche nei componenti di buona qualità come l’Alps serie blu di questo Leben.

 

Un’ultima cosa vorrei dirla sul progettista: non siamo al cospetto di uno dei guru nipponici ammantati di leggenda facenti capo ad altri marchi stranoti. Mr. Taku Hyodo non costruisce oggetti in notti di plenilunio per appassionati milionari con componenti scesi dal cielo. Anzi, la sua è prima di tutto la storia di un ingegnere formatosi nella fucina che era la Luxman di due o tre decenni fa, e quando si è messo in proprio ha da sempre avuto la ferma intenzione di produrre elettroniche alla portata di molti.

 

Il rumore e la grazia

Ho provato nel tempo diversi oggetti musicali di questo costruttore giapponese, costruiti in maniera artigianale nella sua factory di Amagasaki e tutti, dico tutti, hanno un che di riconoscibile nel DNA sonoro.

Non sono tra quelli che dicono “lo riconoscerei a occhi chiusi”, ma, a orecchie ben aperte, sì.

La gamma media dell’RS-100 è assoluta delizia, grazia sonora, carezza vellutata.

Non ha irruenza dinamica da urlo, la velocità d’esecuzione non solo non è frettolosa, ma incede sempre in maniera misurata, come a farti assaporare il tessuto musicale con dovizia di particolari, posti con naturale decisione non in primo piano ma consapevolmente inseriti in un contesto sonoro coerente, quasi scandito da una certa rilassatezza.

Non è un suono valvolare propriamente “old style”, mollaccione e scarsamente incisivo, non manca il contrasto né una giusta dose di dettaglio.

Non corre, non si affanna, non ha l’ansia di farti rizzare le orecchie con prestazioni muscolari.

La pelle d’oca arriva con la musica, con ciò che l’elettronica è in grado di trasmettere della musica.

Il miglior aggettivo, e tenetelo a mente se volete cimentarvi nell’impresa di capire come suona questo preamplificatore leggendo queste righe, è “naturalezza”.

 

Ogni suono può pervenire al nostro udito in maniera naturale o innaturale. Un suono può essere innaturale e per questo anche indistorto e chiaro o comunque piacevole.

Una tastiera elettrica può essere gradevolissima, ma non può essere naturale nell’accezione propria, perché in natura non esiste, l’ha inventata l’uomo.

Non tutti forse condivideranno questo concetto, ma a volte si perde il reale significato dei termini che utilizziamo.

E, in natura, i suoni hanno una precisa disposizione timbrica e armonica. Ecco, il Leben la riproduce con disarmante affinità, come volesse farci riappropriare del termine naturalezza, e del suo significato più proprio.

 

Lo si capisce dallo strumento più naturale che un impianto possa riprodurre, ossia la voce umana.

Il timbro e l’umanità che ogni voce contiene in maniera unica da cantante a cantante, vengono preservati in misura quasi completa, rendendo il cantato molto realistico.

Basta mettere un disco di Muddy Waters o Maria Callas o chi volete voi, meglio se non molto recente, dove le voci oggi vengono stravolte dai tecnici del suono, mentre, una volta, due microfoni e via … E avrete tutta l’umanità che vi serve per emozionarvi.

 

Altro grande pregio dell’RS-100 è la resa degli strumenti acustici, ricchi armonicamente, affetti da un leggero alone che ne smeriglia i contorni senza limitarne il dettaglio, mai accesi o sminuzzati in tanti pixel ma fluidi, liquidi.

Provate a sentire con questa elettronica i Concerti Brandeburghesi e, sempre che Bach non vi faccia addormentare, capirete cosa è il barocco. Manca appena un pizzico di trasparenza, che possa consentire una perfetta intelligibilità degli strumenti, come noto in queste opere concepiti come tanti singoli virtuosi solisti, che rappresentano linee melodiche intricate e complesse.

Il tutto è più amalgama che riconoscibilità dei singoli, come invece dovrebbe essere con questo repertorio, ma il timbro strumentale che il Leben riesce a riprodurre è pura delizia.

 

L’immagine è molto verosimile, ampia e profonda seppure leggermente imprecisa nella collocazione fisica dei suoni e dunque degli strumenti, come se la ricostruzione mancasse di un lieve ma percettibile tasso di precisione.

I brani orchestrali soffrono appena, nei momenti più intensi, di una lieve confusione, come peraltro comune a elettroniche di questo prezzo, e anche su questo terreno il Leben gioca le sue carte sulla gradevolezza dei timbri, soprattutto degli archi, mentre uno strumento percussivo come il pianoforte lascia trapelare il suo veniale carattere meditativo, piuttosto che la grandezza dinamica della cassa armonica.

 

Con brani moderni si accenna una certa mancanza di verve, particolarmente agli estremi gamma, un po’ limitati in estensione. Il basso è solido, non dinamicissimo e scolpito, tipicamente valvolare, con una prima ottava solo accennata, mentre le alte frequenze, anch’esse lievemente calanti, sono concrete e gradevolmente liquide, mai fastidiose comunque, seppure non estesissime.

 

Il bello insomma è nella gamma media, dove in fondo c’è la sostanza della musica.

Anche qui il Leben trova il suo terreno elettivo nel jazz più che nel rock, quindi nell’ambito degli strumenti acustici più che elettrificati: naturalezza, ricordate?

Anche programmi più complicati e “indigesti”, come A love supreme, di Coltrane, vengono riprodotti con una gradevolezza rara, senza rapire l’ascoltatore con prestazioni muscolari ma colpendo per mancanza di fatica d’ascolto, frutto anche di distorsioni basse o comunque poco fastidiose.

Si è coscienti di ascoltare una riproduzione, ovviamente, ma in essa si percepiscono chiaramente le particelle sonore che ne diedero vita, il paradigma reale che è alla base di ogni supporto, solido o liquido che sia.

 

Conclusioni

Penso che questo preamplificatore sia un oggetto di pregio.

I difetti che presenta sono così ben amalgamati con il risultato sonoro che vengono facilmente visti come carattere, più che tali.

Come una donna dal fisico straordinario, ma con il naso aquilino: ti piace lo stesso.

Per le donne che leggono, è come un uomo dal viso affascinante con un accenno di pancetta: vi piace lo stesso.

 

Tre considerazioni finali.

L’RS-100 viene prodotto anche in una versione con le ECC82 denominata RS-100U, ovviamente con le dovute modifiche utili a far funzionare al meglio questo triodo in luogo delle 6CG7. Il progettista ama le valvole e sa che ogni valvola ha il suo suono, in barba a coloro che affermano che è il circuito che suona: non comprerei mai una elettronica da costoro.

Ne ho ascoltato un esemplare tempo fa e posso anticiparvi che qualche differenza c’è.

Forse lo avremo in prova per fare un confronto diretto.

Tra i due preamplificatori a listino, credo che l’RS-28 CX sia lievemente migliore e universale, mentre ritengo il modello in prova meglio interfacciato con i finali della Casa. Se in un secondo momento vorrete ascoltare il vinile, potrete comunque acquistare l’RS-30 EQ, a mio parere decisamente migliore dell’ingresso phono dell’RS-28 CX.

Infine, penso che le considerazioni sul rapporto qualità/prezzo di questo preamplificatore siano particolarmente semplici e immediate: suona tutto ciò che costa e anche qualcosa in più.

Di meglio, ma soprattutto di altrettanto musicale, a questo prezzo non vedo molto, per non dire proprio poco.

La passione, non costa poi così molto.

 

SCHEMA RIEPILOGATIVO

Voto massimo ✳✳✳✳✳ Spark, le scintille ReMusic

Timbrica: ✳✳✳ | Personale e ricchissima, senza fastidiosi eccessi; medio ricco armonicamente contornato da frequenze superiori misurate e gradevoli e da un medio basso solo a tratti sopra le righe.

Dinamica: ✳✳✳ | Contrasti dinamici misurati ma non si avvertono compressioni evidenti; microdinamica migliore della macro.

Dettaglio: ✳✳✳✳ | Concreto e realistico, mai eccessivo ma neanche carente.

Trasparenza: ✳✳✳1/2 | Di buon livello senza far gridare al miracolo, il tutto è contornato da un’aria densa e riccamente descritta.

Immagine: ✳✳✳✳ | Realistica e piacevolmente ampia; i soggetti sonori ai bordi risultano lievemente meno precisi di quelli al centro della scena.

Velocità: ✳✳✳ | Solo appena rallentata, sia negli attacchi che nei rilasci; ciò dona una riproduzione a tratti coinvolgente seppure non pienamente realistica.

Costruzione: ✳✳✳✳ | Di ottimo livello, semplice e curata. Dotazione di serie con valvole NOS. Estetica personale e molto gradevole.

Rapporto qualità prezzo: ✳✳✳✳✳ | Molto elevato, soprattutto per le doti caratteriali che ne sanciscono l’unicità a prescindere dal prezzo.

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore

Valvole: due 6CG7 General Electric (o 12AU7A per RS-110U) e una 6X5GT Sylvania

Guadagno: 23dB

Uscita massima: 52V variabile e 0V-52V fissa

Impedenza d’uscita: 600ohm

Rumore residuo: 0,08mV

Consumo: 23W

Peso: 7,5kg

Dimensioni: 390x142x230mm (LxAxP)

Accessori: cavo di alimentazione

Distributore Italia: al sito Audio Point Italia

Prezzo di listino in Italia alla data della recensione: 3.980,00 euro

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