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Preampli Tisbury Audio Mini Passive Preamplifier II

15.02.2016..
Tisbury Audio Mini Passive Preamplifier II

Oscar Wilde ebbe a dire: “Io continuo a stupirmi, è la sola cosa che mi renda la vita degna di essere vissuta”. Questo aforisma può certamente essere applicato a tutti gli aspetti della vita, anche a quello che, almeno per me, ne rappresenta un fattore irrinunciabile, ovvero l’amore per la musica e i mezzi per riprodurla, altrimenti convenzionalmente denominato alta fedeltà. Il desiderio di meravigliarmi… è lui – non è un errore, per me è un amico! – che mi spinge ancora ad acquistare un disco solo perché è la copertina che mi ispira e, ancora, è lui che mi persuade nell’ambulare per concerti di musicisti sconosciuti nella speranza di ascoltare un talento. Non da meno, in un quadro abbastanza desolante della grande produzione/distribuzione dell’Hi-End, è sempre la ricerca dello straordinario che mi muove tra le piccole realtà progettuali nell’auspicio di poter avere tra le mani un apparecchio autentico, sostanziale, che abbia la capacità di contribuire a far suonare un impianto come si deve, non limitandosi a farlo semplicemente funzionare. Il Tisbury Audio Mini Passive Preamplifier II appartiene senz’ombra di dubbio alla prima categoria e, allo stesso tempo, è una micro realtà nel panorama audio, tanto consapevole e orgogliosa di esserlo da autodefinirsi piccola e appassionata azienda con base in Londra. Anche l’offerta di prodotti è abbastanza esigua, con il vantaggio che gli stessi vengono costruiti a mano sul luogo e venduti direttamente in fabbrica, così da poter abbatterne drasticamente i prezzi mantenendo alta la qualità.

 

Il genere pre passivo è di quelli che continua a scatenare accese discussioni tra fazioni audiofile integraliste, in particolare intorno al dualismo tra circuiti di preaplificazione attiva e passiva, ovvero alla supremazia degli uni piuttosto che degli altri. Come accade per gli innumerevoli antagonismi esistenti in Hi-Fi, cito fra tutti quello tra analogico e digitale, il contradditorio appare del tutto sterile e non porta alcun contributo al movimento. L’assolutismo lasciamolo a Thomas Hobbes. Io adoro il vinile, ma ho casa piena di CD e non di certo con funzione di soprammobili. Qualsiasi soluzione venisse privilegiata, analogico o digitale, valvole o transistor, pre passivo o pre attivo, si avrà a che fare con i canonici pro e contro, anche se alcuni vantaggi sono oggettivi e indiscutibili.

Nel caso del preamplificatore passivo il vantaggio primario sta nel fatto di non avere bisogno di alimentazione, evitando alla fonte tutte le eventuali complicanze legate al passaggio dell’elettricità della rete, intendo rumorosità e distorsione armonica e di intermodulazione. Ulteriore vantaggio, per nulla trascurabile, consiste nella facoltà di raggiungere consistenti livelli di separazione stereo.

Il pre attivo è un componente che contiene circuiti capaci di amplificare il livello delle tensioni di linea oltre l’unità di guadagno. Quest’ultima non è altro che il livello del segnale nel momento in cui entra negli ingressi del pre stesso. Un preamplificatore attivo può utilizzare valvole, transistor o operazionali come dispositivi di guadagno. Il pre passivo non presenta dispositivi di guadagno. Può essere dotato di trasformatori o altri congegni di accoppiamento di impedenza, ma non è in grado di amplificare il livello di un segnale di linea.

Un potenziale problema che potrebbe nascere utilizzando un pre passivo è un disallineamento dell’impedenza, con conseguenze negative sulla dinamica e la velocità, ma è un’eventualità condizionale. Questa tipologia di elettronica scarica le responsabilità della guida del segnale direttamente sugli stadi linea della sorgente. Se si possiede una sorgente che non ha la capacità di gestire un livello di segnale adeguato per un lungo percorso, richiedendo pertanto un rafforzamento dell’unità di guadagno, un pre passivo sarà perfettamente inutile.

Non bisogna commettere l’errore comune di equiparare un passivo a un semplice controllo di volume, soggetto a risultati sonori altalenanti. Ogni qualvolta ci si trova in presenza di controlli di volume a resistori, l’impedenza è elevata dagli stessi e allora il controllo dovrebbe essere seguito da uno stadio attivo che provveda a ridurla.

Lo stadio attivo, che sia a tubi o a transistor, è il luogo dove ogni preamplificatore crea il suo peculiare sound. La verità sta nel fatto che nessuno stadio attivo potrà mai essere considerato neutrale e il suo personale carattere dovrà altresì interagire sinergicamente con i caratteri degli altri componenti del sistema audio. La sinergia, insieme al controllo del volume e alla selezione degli ingressi, forma la trinità delle funzioni fondamentali di un preamplificatore. Se questo difetta di neutralità, a ogni cambio di componente la sinergia ne uscirà compromessa, costringendo l’utente a sostituire altri elementi della catena o il pre stesso. Approfonditi questi aspetti, ogni audiofilo dovrà sentirsi libero di effettuare le proprie scelte in maniera laica, secondo i propri gusti e la propria sensibilità, senza per forza dover scatenare inopportune guerre di religione.

Resta non trascurabile, nell’orientare la scelta, il fattore progettuale delle sorgenti attuali che, al contrario di quelle di qualche lustro fa, producono un volume d’uscita molto alto, ragione per cui l’accoppiamento con un pre attivo si limiterebbe a un lavoro di attenuazione piuttosto che di elevazione del segnale, mentre un passivo, a parte alcuni modelli a trasformatori che riescono a ottenere un’amplificazione in tensione, risulta estremamente efficace nel tenere sotto controllo un segnale che, subendo un innalzamento, potrebbe provocare degli shock sonori.

Ovviamente l’inserimento di un pre passivo in un sistema audio va effettuato tenendo sempre ben chiari i valori dell’impedenza di ingresso e di uscita. La sorgente, nella maggioranza dei casi, non disdegna alta impedenza in ingresso, mentre il finale gradisce valori bassi in uscita. Un pre passivo a resistenze non lavora in questi termini, anzi, a fronte di un’attenuazione, corrisponderà un aumento dell’impedenza in uscita, ragione per cui acquisteranno importanza la conoscenza delle specifiche elettriche dei componenti a monte e a valle dello stesso, contestualmente ai cavi, intorno ai quali sarà necessario effettuare delle valutazioni accorte anche in termini di dimensioni, evitando lunghezze esagerate.

 

Questa parentesi tecnica, oltre a voler essere uno stimolo all’approfondimento e alla conoscenza delle dinamiche elettriche degli interfacciamenti, serve a comunicare chiaro e forte che la scelta di un pre passivo non è per tutti i gusti e tutte le stagioni. A ogni pre passivo deve corrispondere un audiofilo attivo (NdR - Bella questa ;-), ovvero consapevole dell’impianto audio che intende costruire. Se è di quelli che vivono di aride classifiche, ovvero ragionano in termini di quel marchio che è meglio di un altro, che a sua volta è superiore a un altro ancora e, meschino, non è stato in grado di acquisire alcuna indipendenza critica, è consigliabile che lasci perdere.

Il Mini Passive Preamplifier Tisbury Audio, voglio citare il Direttore Castelli, è roba per palati fini. Intanto è coerente con quelle che devono essere le caratteristiche fondamentali di un apparecchio del genere: semplicità e minimalismo. Cosa c’è di più semplice di un controllo di volume e uno switch? Cosa di più minimale di un case di alluminio anodizzato dalle dimensioni veramente ridotte con un bellissimo frontalino in noce? Ma, se si guarda appena oltre l’apparenza discreta e, proprio per questo, molto accattivante, il piccolo Tisbury è un grandioso esempio di razionalismo dello spazio.

Sul frontale ligneo sono alloggiate due manopoline lucido/brillanti, una per il controllo del volume, l’altra, a tre posizioni, per la selezione dei canali. Passando per le fiancatine, striate con incisioni orizzontali parallele, si arriva al pannellino posteriore – al cospetto di questo oggettino viene molto naturale parlare per diminutivi – dello chassis, dove sono schierate simmetricamente ben cinque coppie di terminali RCA, tre delle quali funzionano da ingressi, le due rimanenti da uscite, tutte rigorosamente placcate in oro. A fronte della sobrietà e dell’assenza di elementi ricercati, il mini pre ha un cuore operativo che lo eleva a rango Hi-End. Sotto la base del box, all’uopo, sono situati ulteriori sezioni di comando. A mezzo di una serie di piccoli switch, accessibili attraverso quattro fori circolari, è possibile in prima battuta selezionare la funzione della seconda uscita, potendo scegliere lo status di Off, ovvero chiusa, Loop, che consente di agganciare un secondo amplificatore, per finire con Variable, cioè attiva e cangiabile, esattamente come quella gemella. La rimanente sezione è dedicata al campo dell’attenuazione e qui risiede la peculiarità del Tisbury, che lo distingue dalla massa dei pre passivi. L’escursione della deamplificazione può essere variata tra 0, -10 e -20dB. Quest’ampia flessibilità consente di allargare la gamma degli accoppiamenti possibili, riducendo di molto i pericoli di mismatching di impedenza con le altre elettroniche del sistema. Al fine di rafforzare ulteriormente questo attributo, la Tisbury ha progettato il mini pre con una dichiarata impedenza pari a zero ohm a volume pieno, limitando al minimo le sorprese di effetti indesiderati, altrimenti noti con il nome di roll-off e saturazione. Il controllo del volume è ottenuto attraverso un sistema di resistenze a film SMD, acronimo di Surface Mounting Device, connesse in serie come su un binario, muovendosi lungo il quale si movimenta il livello di uscita, esattamente come avviene nei potenziometri a step. Questo meccanismo incide sulla qualità generale dell’apparecchio in termini di lunga durata, bassissimo rumore, bilanciamento dei canali e impedenza costante lungo tutto il range operativo. Ma imprime in maniera decisiva la qualità sonora della nostra minuta macchina, convertendola in una superba macchina da musica. Il Tisbury Audio può essere collocato con eccellenti risultati sia tra sorgente e amplificatore finale, che come interfaccia tra pre attivo e finale di potenza, soprattutto nel caso si voglia allestire un sistema audio in “biamplificazione imperfetta”. Mi sentirei, sperando che l’autore non me ne voglia, di considerare questa recensione come una ideale appendice di questo splendido articolo del condirettore Rocchi, Prova in batteria. Undici pre passivi a trasformatori, apparso su ReMusic qualche tempo fa. Questo perché il Mini Passive Preamplifier II, pur non essendo dotato di trasformatori, si esprime in modalità similari e può essere sottoposto a giudizio soprattutto in ordine a parametri essenziali quali il controllo delle basse frequenze, la riproposizione dell’immagine e la timbrica, triade che notoriamente coincide con i caratteri più aspramente criticati dai denigratori di questo genere di elettroniche.

Per estensione i dischi utilizzati per la prova sono limitati a due. Limitati si fa per dire, considerato che la densità artistica e il contenuto musicale di entrambi hanno pochi rivali. Sto parlando di Jazz di Ry Cooder e Slow Train di Hans Theessink, sia in versione vinile che in CD.

L’attributo che marchia indelebilmente il carattere del Tisbury è la trasparenza assoluta. Questo era un tratto in qualche modo annunciato, in virtù del fatto che è universalmente provato che la limpidezza è direttamente proporzionale all’assenza di componenti attivi lungo il percorso del segnale. Ma la trasparenza crea le condizioni per far emergere il dettaglio musicale, consentendo una crescente palpabilità delle nuance sonore. Io ho percepito un notevole senso del ritmo, atteso che i rapporti di durata tra la successione dei suoni si manifestano armoniosamente, lasciando sottintendere che la cadenza di attacco e decadimento dei transienti è sensazionale per un piccoletto come il nostro. La fisicità non rientra certo tra le prerogative migliori del basso, ma il controllo e la velocità ne sono una degna supplenza. I medi e gli alti, per contro, dimostrano una massiva presenza e i secondi affiorano ben levigati e morbidi. L’espressione timbrica risulta molto naturale, ragione per cui non si avverte mai alcuna sensazione di stanchezza anche dopo ascolti prolungati. Il Tisbury si rivela scevro da ogni tipo di ruffianeria acustica o mistificazione dinamica e non è assolutamente interessato ad apparire. Ci aiuta invece a capire il reale livello delle registrazioni comportandosi impietosamente con quelle scadenti. L’immagine non può certo considerarsi amplissima ma ben ricostruita e distribuita negli spazi. Non compaiono mai compressioni del segnale ed è palese un gradevole senso di ariosità. Queste specifiche conclamate, lasciano un certo spazio di manovra, nel senso che giocando con cavi diversi per conducibilità, resistenza, capacità e dimensioni, si può intervenire sul profilo del suono, modellandolo secondo la propria inclinazione, avendo cura di applicare le raccomandazioni iniziali in ordine agli equilibri elettrici.

 

Il Mini Preamplificatore Tisbury Audio è stato provato nel mio impianto, inserito in sostituzione del pre a trasformatori Audio Tekne. Non sarei credibile se affermassi che si è comportato da pari. Ma posso onestamente testimoniare che ha tenuto una condotta estremamente decorosa, mantenendo alto il livello qualitativo dei miei ascolti casalinghi, con sprazzi di classe che non avrei mai pensato di ottenere da un oggetto dal costo lillipuziano almeno quanto le dimensioni fisiche. Ma come diceva Dostoevsky “… è sempre per le piccole cose che ci si perde”. Sono entusiasta di questa discreta elettronica, perché è riuscita a stupirmi laddove omologhe milionarie non erano riuscite. Mi auguro che questa prova possa costituire l’occasione per innescare un virtuoso percorso di rivalutazione della preamplificazione passiva, emarginata a causa della solita diffusa indolenza, da parte dell’ostinatamente spocchioso e paillettato mondo hi-end, nei confronti della sperimentazione e dell’approfondimento cognitivo dell’alta fedeltà pura e genuina. Se poi fosse accompagnata da una sana accessibilità economica, tanto meglio.

Caldamente consigliato.

 

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore

Contenitore: frontale in noce americano lavorato a mano e corpo in alluminio anodizzato, con marcature incise a laser

Attenuatore: resistenze SMD a film sottile, 1% di tolleranza, +/-0,25dB di bilanciamento canali a tutti i livelli, contatti placcati in oro

Impedenza d’ingresso: 10Kohm

Impedenza di uscita a pieno volume: 0ohm

Attenuazione fissa: 0dB, -10dB, -20dB, impostabile da switch sotto la base

Alimentazione: nessuna

Numero di ingressi: 3RCA

Numero di uscita: 2RCA

Uscita 1: variabile, livello regolabile con controllo volume

Uscita 2: variabile o Loop impostabile da switch sotto la base

Dimensioni: 105x160x150mm LxAxP

 

Distributore ufficiale: vendita diretta, al sito Tisbury Audio

Prezzo UK alla data della recensione: 129,00 sterline, 167,00 euro ca.

Sistema utilizzato: all’impianto di Giuseppe "MinGius" Trotto

 

Foto per gentile concessione Tisbury Audio
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Foto per gentile concessione Tisbury Audio
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Veduta superiore della scheda del Tisbury Audio Mini Passive Preamplifier II...
Veduta superiore della scheda del Tisbury Audio Mini Passive Preamplifier II...
...e del suo lato inferiore
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Foto per gentile concessione Tisbury Audio
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di Giuseppe Trotto
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