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Preamplificatore PS Audio Trio P-200

21.09.2012..

Presentazione

PS Audio, di Boulder, Colorado, è un’azienda secondo me un po’ sottovalutata, almeno qui da noi. L’appassionato medio italiano preferisce scegliere tra prodotti di marchi noti e affermati, quelli più recensiti dalle riviste, quelli che non facciano passare notti insonni per le loro prestazioni ”ignote”, ad esempio di gente che scrive alle riviste “ho comprato il tal amplificatore o i tali diffusori, ditemi come suonano!”. La ditta di Paul Mc Gowan, la “P” di “PS”, e di Stan Warren, la “S”, non produce quasi mai prodotti fotocopia di altri, cerca di non seguire schemi noti e stranoti, ma persegue una linea di ricerca di novità o di affinamenti ragionati di progetti già noti e validi.

Un esempio per tutti è il preamplificatore phono GCPH, che è l’implementazione a stato solido di uno schema tipico dei pre-phono valvolari, dove il circuito di equalizzazione RIAA passivo è preceduto e seguito da uno stadio Gain Cell proprietario e di cui dirò meglio più avanti, che è uno stadio di amplificazione in tensione a guadagno variabile.

 

Nata nel 1974, PS Audio debutta con un pre-phono e dopo qualche anno, nel 1985, escono pre e finali divenuti abbastanza famosi, il PS IV e il 200, nel 1989 il PS 4.6 e il PS 200 C, nel 1994 il Reference Link, e a seguire il Digital Link, un DAC audiophile. Non molto tempo dopo vedono la luce la meccanica di trasporto Lambda e il DAC Ultralink, forse i prodotti di maggior successo commerciale. Negli ultimi anni, è il 2006, la linea GC, composta da pre GCP-200 e finali GCA 250 e 500, e la più economica linea Trio. Recenti sono gli innovativi, ben suonanti e ben recensiti in tutto il mondo, Perfect Transport, sistema di storage e trasferimento dati proprietario basato su una memoria a stato solido capace di eliminare la necessità di correzione degli errori e di svincolare i dati audio dal clock, e Perfect Wave, unità di conversione D/A. Sono apparecchi seguiti dal Perfect Wave Bridge, per collegare al meglio il DAC con il PC, nell’ottica del sempre più in auge ascolto della musica liquida. In ultimo, non è da dimenticare una valida serie di cavi e una ancor più interessante linea di condizionatori e rigeneratori di corrente.

 

Descrizione e impressioni generali

In questa occasione vorrei proporre la prova o meglio la descrizione e le impressioni di ascolto di un preamplificatore solo linea che rientra assolutamente nella categoria degli oggetti a cui facevo prima riferimento: quelli che escono dagli schemi tradizionali, quelli che propongono qualcosa di nuovo e a volte di più valido rispetto al solito. Questo pre è il PS Audio Trio P-200. Lo ritengo molto più interessante rispetto ai compagni di linea, il finale A 100 e l’integrato C 100, ambedue in classe D. La sua caratteristica di spicco è quella di essere dotato di un controllo di volume che non è, come nel novanta per cento almeno degli apparecchi conosciuti, un attenuatore di qualche tipo per regolare appunto il volume, col risultato di deteriorare il segnale in ingresso con perdite di dinamica e dettaglio.

Ps Audio gain cellNel nostro, anzi, nel mio P-200, che mi è così piaciuto che l’ho acquistato, PS Audio usa quella che chiama Gain Cell. Come dicevo prima, si tratta di un particolare stadio di amplificazione in tensione a guadagno variabile, il che significa che non si attenua il segnale per variare il volume. Secondo l’azienda questa è l’approssimazione più vicina dello stadio di guadagno perfetto e, sempre secondo i suoi progettisti, è “il progresso più rivoluzionario nell’audio analogico da quando PS Audio è stata fondata”. I dettagli di progetto e funzionamento sono tenuti intenzionalmente nascosti alla concorrenza e le informazioni rese pubbliche sono che si tratta di un disegno completamente equilibrato avente guadagno regolabile da -100 dB a +30 dB, risoluzione di fase di 0.001 dB, rumore inferiore a -100 dB, risposta in frequenza 1 Hz-50 KHz, THD <0.005%, impedenza di ingresso di 47 Kohm e impedenza di uscita di 100 ohm, 0.1 dB di corrispondenza tra i canali.

Segnalo, per chi non l’avesse letto, che su ReMusic c’è l’interessante articolo Cosa si intende per schema di guadagno di Michael Mardis. Aiuta a capire meglio il perché della scelta della Gain Cell da parte di PS Audio.

Tutte queste positive caratteristiche a mio avviso si ripercuotono davvero sul suono di questo preamplificatore. La timbrica è corretta, vengono riprodotti fedelmente lo strumento e le sue armoniche e sono molto belle anche le voci, sia maschili che femminili. La dinamica è ottima, c’è il dettaglio a basso volume e non si impastano i pieni orchestrali. Mi piace molto anche l’immagine riprodotta, in particolare il senso di presenza e, per quello che riguarda la tonalità, potrei dire che non suona come uno stato solido classico ma nemmeno come un valvolare classico, cioè non ha un suono suo che lo caratterizza: credo che questo per un preamplificatore sia un gran pregio. Da tener presente: il P200 condivide il medesimo progetto del celebrato e assai più costoso GCP200. Il costruttore, che ritengo degno della massima fiducia, dichiara che le qualità sonore dei due preamplificatori sono virtualmente identiche.

Con il PS Audio e la sua tecnologia evidentemente si ottiene un miglioramento a livello di interfacciamento con l’amplificatore di potenza: collegato prima ad un Audiogram PW 9 e successivamente alla sezione finale di un Roksan Kandy K2 il nostro preamplificatore sembra proprio adattarsi al meglio alle diverse impedenze presentate dai due apparecchi, tra l’altro a mio avviso non c’è paragone rispetto alla pur buona sezione pre dell’ampli inglese. Diversamente che nei preampli tradizionali, dove una corretta linearità si ha solo quando il potenziometro lavora tra le cosiddette ore dieci e quattordici, qui questo importante parametro è migliore. Ritengo sia più bassa anche la quantità di rumore di fondo, quello che si genera inevitabilmente a partire dall’ingresso del preampli quando lo schema di guadagno non è corretto. Forse non piacerà ai puristi il fatto che ci sia una circuitazione più complessa rispetto a un pre minimalista, magari passivo, ma all’ascolto i vantaggi sembrano essere notevoli.

 

Ascolto

Per poter descrivere le mie impressioni su questo apparecchio ho usato molti dischi di vari generi, compresi i soliti di cui si legge nelle recensioni: come fare a meno di Café Blue di Patricia Barber o di Jazz at the Pawnshop o della Folia de Espaňa di Paniagua… Ma mi piacerebbe cambiare un po’ e in futuro vorrei proporre l’ascolto di un solo disco, una mini recensione che permetta a me di sviscerare il tipo di suono del pre e a chi leggerà di conoscere e magari andarsi ad acquistare un qualcosa che per me è veramente meritevole di attenzione.

Gary Peacock | GuambaIl disco è Guamba, del contrabbassista statunitense Gary Peacock, che suona in quartetto con Peter Erskine, batteria, Jan Garbarek, sax, Palle Mikkelborg, tromba. Ricordo che Peacock ha suonato con artisti del calibro di Barney Kessel, Paul Bley, Art Pepper, Bill Evans, per un breve periodo con Miles Davis, e dal 1983 con Keith Jarrett.

L’incisione risale al 1987 e l’edizione è ECM.

Stranamente è l’unico disco inciso da Peacock con questa formazione. Dico stranamente perché, vista la qualità della musica, l’ottimo interplay tra i componenti del gruppo e le capacità dei singoli, un seguito sarebbe stato di sicuro auspicabile. Forse la voglia di sperimentare del leader, che ha militato in tantissime formazioni e che ricordo essersi trasferito per qualche anno in Giappone per studiare la filosofia zen, non ha permesso che ci fosse un’altra occasione di incontro. Peccato!

 

Guamba. Un assolo del leader. Il contrabbasso suona una melodia quasi ossessiva che non ha l’effetto di mettere ansia ma al contrario sembra cullare i nostri sensi verso momenti di riflessione interiore. Lo strumento è reso con un grande realismo, si percepisce la dimensione della cassa che vibrando all’unisono con le corde crea quel suono così ricco di code armoniche.

Requiem. Perfetto seguito del brano precedente e qui si vede la bravura del compositore. L’attacco è sostenuto da tromba e batteria, squillante la prima senza essere troppo pungente e precisa la seconda senza essere fastidiosa. Inizia questa volta in maniera molto ritmata, con un piglio quasi solenne e introduce il basso. Per i più curiosi: si sente anche un leggero verso fatto con la voce da Peacock, il micro dettaglio c’è! E poi il corposo sassofono. L’atmosfera diventa onirica, il suono del sax è quasi un lamento, forse il brano è dedicato alla memoria di qualcuno o qualcosa che non c’è più.

Celina. Dopo l’apertura sostenuta dal contrabbasso entra la tromba con un attacco rilassato e percettibilmente in secondo piano rispetto allo strumento leader, per porsi poi gradualmente sullo stesso piano. Avrà fatto un paio di passi avanti Mikkelborg o sono le magie della registrazione? Comunque il PS Audio lo fa notare in maniera molto corretta.

Thyme Time. Ritorna un gran ritmo, quasi frenetico. La vita che prosegue dopo un distacco doloroso? Iniziano il basso e la batteria che alterna piatti giustamente metallici a percussioni particolari, credo computerizzate, subentra il sax di Garbarek suonato in maniera molto veemente, quasi percussiva, con una velocità che il PS Audio riesce a rendere senza scomporsi e a seguire fino alle note più acute. Anche quando arriva il suono altrettanto ritmato della tromba insieme a sax e batteria il piccolo pre mi stupisce per la capacità di non impastare i suoni tra di loro.

Lila. 13.02 minuti di musica evocativa e visionaria, il pezzo più” free” del disco, in un certo senso. Il sax sembra improvvisare ricami sonori e la tromba lo segue su una linea che a volte è parallela, a volte è divergente, altre volte si sovrappone. Verso la fine di questo brano si sente chiaramente come le labbra soffino aria nel bocchino della tromba, ma attenzione a non fare di queste sottigliezze audiofile il fine ultimo dell’ascolto. Anche se il realismo della riproduzione insieme alla dinamica e alla correttezza timbrica è uno dei parametri fondamentali per un ascolto di qualità. Tornando a Lila, cosa si può dire se non: poesia in musica.

Introending, l’introduzione all’ultimo brano del disco. Il tono è all’inizio ancora solenne, quasi da cerimonia. Erskine picchia forte sui tamburi ed è delicato sui piatti: è un ottimo pezzo per valutare la dinamica del pre e dell’intero impianto. Sul pregiato tappeto ritmico della batteria si innestano la tromba e il sax in tono piuttosto compassato probabilmente per mettere in evidenza l’entrata perentoria del contrabbasso.

Gardenia. L’ atmosfera è malinconica come già in altre parti dell’opera. Ancora gli strumenti sono materici, lucidi, mai debordanti oltre le loro corrette sonorità, il piccolo pre rende tutto molto godibile, il senso di struggimento che la musica di Peacock suggerisce dà veramente delle emozioni non semplici da descrivere con le parole.

 

Conclusioni

Tutto quello che avete letto fin qui si riferisce ad un preamplificatore che costa di listino 1.350 euro!

Non voglio dire che suona a livello di altri apparecchi che costano dieci volte tanto o amenità del genere, però è un pre che sa fare il mestiere per cui è progettato e se inserito in una corretta catena del suo livello, anche dal punto di vista del prezzo, la godibilità è assicurata e non farà invidiare impianti più costosi. Preso da Gain Cell e suono, ho trascurato di dire che la costruzione è buona, senza fronzoli ma con tutto il necessario. Vengono forniti ben tre cavi di alimentazione con tre spine diverse, americana, inglese e Schuko. Misura 21,5x7x37,5 cm (LxAxP) e pesa circa 5.5 kg. Ha un telecomando minimale, in verità non è un granché, tre ingressi RCA sbilanciati, una uscita XLR bilanciata e una uscita RCA sbilanciata che possono funzionare contemporaneamente, per bi-amping o per un subwoofer. Non ha il tasto ON/OFF, se non sul telecomando. Sul frontale ci sono una manopola del volume più piccola del solito, un tastino per selezionare i tre ingressi segnalati da discreti led blu che non stonano affatto col frontale grigio-argento. Sotto sotto, i canonici quattro piedini piccolissimi, minimali come il telecomando e da sostituire con qualcosa di meglio.

 

Cercatelo, magari per far fare un salto di qualità a un integrato medio che abbia la separazione pre-finale. Cercatelo, per assemblare un impiantino minimale per quanto riguarda il costo ma non per quello che potrebbe essere il suono. Cercatelo, anche usato, e in tempi di vacche magre come gli attuali avrete un gioiellino a prezzo di discount. Sì, lo so, altri marchi fanno più gola e sicuramente più scena, ma a volte, se mal assortiti o peggio mal progettati – capita – non rendono come potrebbero e/o dovrebbero. Quindi, scelte ragionate e oculate e coi soldi risparmiati dischi e dischi, o file, a volontà!

A presto, spero, e non dimenticate che un buon preamplificatore può dare quel quid in più che fa suonare meglio i nostri impianti.

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore:

Guadagno: da -100dB a +30dB

Rumore: inferiore a -100dB

Risposta in frequenza: 1Hz-50KHz

THD: <0.005%

Impedenza ingresso: 47kohm

Impedenza uscita: 100ohm

Corrispondenza tra canali: 0.1dB

Misure: 21,5x7x37,5 cm (LxAxP)

Peso: 5.5kg

Distributore ufficiale Italia: al sito MPI Electronic

Prezzo Italia alla data della recensione: 1.350,00 euro, ma da pochi mesi non più in catalogo MPI

Sistema utilizzato: all'impianto di Ulisse Pisoni

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