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Visite e interviste
10.04.14
ReMusic intervista Bartolomeo Aloia

Ecco la breve intervista che Bartolomeo Aloia ci ha rilasciato. Noterete che io e Bartolomeo ci diamo del tu. Infatti, nonostante la "piccola" differenza di età e la "grande" differenza di esperienza, tra noi sussiste una naturale e sincera stima dovuta principalmente a radicate scelte comuni operate durante le rispettive vite. Non posso neanche nascondere il mio personale giudizio positivo che, da sempre, ho espresso nei confronti dei progetti e delle realizzazioni Bartolomeo Aloia, nome e cognome che, come sapete, coincide con il brand.

 

Tra l'altro, ReMusic ha appena provato l'ultima realizzazione Bartolomeo Aloia, si tratta del preamplificatore a valvole solo linea Kueyen, di cui potete leggere qui.

 


Domanda: Caro Bartolomeo, intanto grazie per aver accettato di sottoporti a un nostro interrogatorio di terzo grado. Cominciamo senza preamboli e dicci cosa significa o cos'è Kueyen.

Risposta: Cosa significa Kueyen? Se non fossimo in tempi di internet nomi come Melipal, Kueyen e altri non direbbero nulla ad alcuno. I più colti potrebbero pensare che ci si vuole riferire a qualcosa, utilizzando un anagramma similmente a ciò che faceva Galileo il quale, appunto, aveva l’abitudine di annunciare con anagrammi le sue sensazionali scoperte astronomiche.
Chi mi conosce sa che non amo una cosa che da quasi tutti è amata e, da moltissimi, praticata: viaggiare. Uno si fa un viaggetto e si gioca l’equivalente di ciò che serve per comprare un sistema di misura elettroacustico con microfono, amplificatore di misura e analizzatore FFT bicanale, sul mercato del ricondizionato o magari anche nuovo. Ho detto che non amo i viaggi, se non quelli a breve raggio connessi con la mia natura di viandante dell’Alpe. Come in tutte le cose vi sono ovviamente alcune eccezioni. C’è un posto che, se potessi, non rinuncerei a visitare, pur dovendo sopportare l’immane sacrificio di un lungo viaggio. Questo posto è un piazzale ricavato sulla cima di una montagna del Cerro Paranal, in pieno deserto di Atacama, nel lontanissimo Cile. Su quel piazzale si ergono le quattro torri dei telescopi giganti del VLT "Very Large Telescope". Il VLT è il sistema di esplorazione dell’universo più sofisticato, potente e raffinato che esista al mondo. Appartiene all’ESO "European Southern Observatory".
I quattro telescopi giganti hanno ognuno un nome, tratto da parole dell'antica lingua locale. Questi nomi sono: Melipal, Yepun, Kueyen, Antu. Ecco tutto spiegato: perché non potrebbero avere un nome anche i miei progetti? Girovagando sul sito dell’ESO, a un certo punto si può vedere un piccolo mosaico di bandierine. Sono quelle dei paesi che sono membri dell’ESO che partecipano direttamente alla gigantesca impresa scientifica. C’è anche quella italiana. Questa volta anche a me si stringe il cuore.

Domanda: Cosa ti ha spinto a progettare un altro preamplificatore? Che cosa hai voluto sviluppare nel progetto del Kueyen? Credi di aver portato ai limiti estremi le performance qualitative o pensi che ci siano ancora margini di miglioramento? Mi rendo conto che queste sono tre domande, del resto che terzo grado sarebbe?

Aloia: Alle prime due si può rispondere allo stesso modo. In realtà non si tratta di un'implementazione di idee nuove, ma di una “summa” di idee che sono andate maturando nel corso degli anni. Idee “maturate” quindi, piuttosto che nuove, perché parlare di idee nuove a cent’anni dalla invenzione del triodo è un po’ pericoloso per la propria reputazione. In pratica nel corso degli anni uno impara a capire che cosa è utile e che cosa non è utile. Nel progetto di Kueyen non ho tentato uno sviluppo di qualcosa di nuovo ma di concentrare tutto ciò che effettivamente serve e, conseguentemente, eliminare ciò che non serve all’ottenimento di un suono di qualità. In altre parole il fine di un progetto è un riepilogo di esperienze la cui interpretazione deve servire, tra l'altro, a smantellare preconcetti che si sono fossilizzati in noi stessi. Tutti dicono così, quindi è vero. Nossignori, tutti dicono così, ma non è vero. Non pochi dei concetti sviluppati sono di una semplicità disarmante, quando non ferocemente controversa. Qualcuno lo è molto meno, anche se al contempo è meno appariscente. Quello che deve insospettire è il costatare che la maggioranza degli altri non l'ha capito. Ma potrei essere io a non aver capito. L’ardua sentenza non spetta a me.
Per la seconda parte della domanda la risposta è molto semplice. I margini di miglioramento ci sono, basta guardare al VTPA The Last. Ma, e questa è cosa ben nota, il piccolo miglioramento, qualche volta neanche immediato da percepire, provoca un aumento esponenziale dei costi. Pertanto la cosa va affrontata con un esame molto critico del rapporto costi/benefici.

Domanda: Esteticamente il Kueyen somiglia molto al The Last, quali sono le differenze tecniche sostanziali tra i due?

Aloia: Lo credo bene che rassomiglia molto al The Last, è lo stesso telaio! Nel The Last questo telaio ospita l’ultimo stadio dell'alimentazione, cioè il secondo stadio induttivo, i circuiti di amplificazione di linea e, ma solo su richiesta, anche lo stadio phono. L’immensa alimentazione, costituita da cinque alimentatori di cui tre anodici che si sdoppiano successivamente diventando sei e due dei filamenti, è racchiusa in un altro contenitore molto più pesante del telaio di amplificazione. Il Kueyen doveva necessariamente essere concepito in modo da stare in un telaio unico. Infine una curiosità: quella che io chiamo scatola frontale su cui è montata la targa, parola di gergo, altrimenti chiamata "pannello frontale" e ospita comandi, ingressi e uscite, non solo rassomiglia, è proprio quella del The Last! Difficile descrivere tutte le differenze. Una consiste nelle alimentazioni che nel The Last sono a cinque stadi, di cui due induttivi, ma direi che nel The Last sono sostanzialmente più numerose piuttosto che più sofisticate del Kueyen. Ciò è dovuto a quella che è la più grossa delle differenze: The Last è ad accoppiamento diretto, cioè senza condensatori sul percorso diretto del segnale. Kueyen usufruisce di accoppiamento a condensatore.

Domanda: Secondo te esiste una parte/sezione del progetto di un preamplificatore che possa risultare particolarmente delicata? Se così fosse, quali sono le contromisure che hai adottato per superare tali delicati aspetti?

Aloia: L'alimentazione, la configurazione d'ingresso, la configurazione di uscita, la configurazione del controllo di livello, il guadagno ottimale da attribuire, la distorsione da definirsi come accettabile, la dinamica da attribuire, la libertà da influenza della rete elettrica, etc. Sono tutti elementi su cui si potrebbero impostare discussioni interminabili. In tutta sincerità non sono capace di attribuire una classifica d'importanza. Per quanto riguarda l'alimentazione dovrei dire che al solo nominare questa componente di un preamplificatore, come di qualsiasi apparecchio, mi sento sconcertato. Ma forse è meglio dire mi sento nauseato. Nauseato dal sentir ripetere da tutti: l'alimentazione è importante. Mai una frase fu più abusata, quanto la sua applicazione disattesa. Tanto per fare un esempio sull'inconsistenza di quest'abuso, decenni or sono dimostrai con documentazione strumentale incontrovertibile che il segnale audio attraversa il cordone di alimentazione di rete. Molti anni dopo una nota rivista italiana, avendo osservato il fatto, spacciò quest'osservazione come propria “scoperta” ma senza documentarla. Lo ripetei in una pubblica conferenza circa tredici anni fa. Mi dissero che lo sapevano già ma nessuno mostrò mai uno straccio di documentazione e, a mia conoscenza, nessuno ha mai messo mano al problema. Preferisco fermarmi qui, lasciamo stare.

Domanda: Secondo te quali dovrebbero essere gli aspetti tecnico/qualitativi peculiari di un preamplificatore?

Aloia: Mi sembra di avere in qualche modo risposto a questa domanda. Ovviamente potrei inoltrarmi in precisazioni su ogni singolo punto ma finiremmo con l’espandere questo spazio oltre i limiti ragionevoli.

Domanda: Il Kueyen rappresenta una semplificazione rispetto al suo celebre preamplificatore VTPA The Last? Dove in particolare sei intervenuto per ridurre i costi?

Aloia: Ho dovuto tagliare alla radice la sorgente del costo: l’accoppiamento in continua. In realtà il limite di risposta in basso del The Last non arriva alla corrente continua, ma la mancanza di condensatori sul percorso diretto del segnale richiede alimentazioni complesse e circuitazioni di servizio anche complesse. Per contro la circuiteria attraversata dal segnale rimane estremamente semplice.

Domanda: L'alimentazione è sempre ad ingresso induttivo, è corretto ?

Aloia: No, l’alimentazione è sempre a cinque stadi, il quarto stadio è induttivo, ma non quello di ingresso. Devo osservare che considero come primo stadio il trasformatore che è, ovviamente progettato e realizzato in modo particolare che non rivelo. Questa è una delle poche cose che voglio tenere per me. Oggi, come sapete, sono diventati tutti professori e se si cerca di spiegar loro qualcosa rispondono col solito: io lo sapevo già. Lo sapete? Fate!

Domanda: Quali valvole monta il Kueyen e, se possibile sapere, in quale schema di guadagno?

Aloia: Le valvole sono le normali e ben note 12BH7 e non sono state costruite da un pazzoide orientale in una notte di luna piena. E neanche provengono da un polveroso scantinato, dove furono riposte per salvarle dai bombardamenti della WWII. In verità si tratta di valvole del tutto normali.
La circuitazione è quella totem-pole che introdussi trent’anni fa, quando era qui da noi totalmente sconosciuta. Era talmente sconosciuta che, per convincere gli audiofili di allora che non ne ero io l’inventore, anticipai tutti pubblicando le fotocopie della documentazione da cui era stata tratta. Che era roba anglosassone. Non tutti allora conoscevano i francesi, che peraltro avevano occhi solo per il Giappone. I motivi sono noti. Un totem-pole, pur nella sua semplicità, si può implementare in diversi modi. Non c’è nessun mistero, ho detto e scritto tutto. Ma, fortunatamente, non tutti sanno ascoltare e non tutti “vedono” quello che guardano. I grandi fotografi insegnano.

Domanda: Ecco, fine delle domande. Naturalmente se ritieni puoi, come dice Marzullo, farti delle domande e darti delle risposte ma, soprattutto, perdona le mie domande un tantino ingenue.

Aloia: Da solo me ne faccio già troppe di domande.

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