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23.09.11
ReMusic visita Crystal Cable

Arnhem, Olanda – Se ci penso, ancora mi fa impressione. Sono stato lì, in uno dei campi di battaglia dell’Operazione Market Garden, lo sfortunato e mal calcolato tentativo degli Alleati di farla finita con un colpo solo delle armate tedesche nel settembre ’44. Da bambino e ragazzino ho letto tutto di quei fatti. Se alzo la testa mi sembra di poter ancora vedere quello che ho sempre immaginato, i paracadutisti della 101a Divisione Aerotrasportata americana scendere al suolo come dei soffioni a primavera. Di quello che li attendeva a terra sono pieni i libri di storia: non una pagina onorevole, per nessun esercito.

 

Sì, lo confesso, ero intimidito. Dal luogo. Dal suo passato. Anche dal suo presente: mi attendeva una delle poche imprenditrici dell’hi-fi, Gabi van der Kleij. Come avrei potuto reggere l’urto di uno dei successi di critica, pubblico e commerciale più grande degli ultimi anni? Insomma, mi apprestavo alla mia piccola guerra. Ero in leggera apprensione…

Intendiamoci, la disponibilità e la gentilezza dimostratemi erano state ineccepibili. Ma fin dal primo istante Gabi si era rivelata per quello che era, per quello che era stata. Da ex-pianista professionista – Käfer era il suo cognome prima di sposarsi – Gabi possedeva la lucida determinazione di molti musicisti che ho avuto la fortuna di conoscere. Sarà perché sono abituati a tenere il tempo, ma non sembra che siano disposti a perderlo.

 

Gli uffici di rappresentanza Crystal Cable sono in uno dei grattacieli high-tech del centro di Arnhem, fianco a fianco con quelli della Siltech Cables, azienda gestita dal marito di Gabi, Edwin van der Kleij. In periferia, i locali produttivi, dove si replica la stessa situazione: ambienti condivisi, produzioni distinte. Il reparto produttivo è inoltre insolitamente pulito e ordinato: sembra più un laboratorio di ricerca scientifica che una fabbrica. Qui anche solo preparare i cavi diventa una scienza grazie ad esempio alle stazioni spelacavi professionali usate, della svizzera tedesca Schleuniger. Le due aziende dispongono inoltre del software di modellazione multifisica Comsol della NASA, che permette realmente un approccio di progettazione multiparametro. Nel caso dei diffusori, ad esempio, si può ipotizzare il comportamento di materiali diversi, avere l’analisi termica, prevedere l’interazione con l’ambiente, le cancellazioni di fase, i modi di risonanza interni e la dispersione dei componenti, con varie possibilità di interventi correttivi. Per non parlare delle apparecchiature di misurazione, con nomi del calibro di Tektronix o Rohde & Schwarz. Una delle loro applicazioni più spettacolari è quella che verifica l’effettivo isolamento magnetico ed RF dei cavi, dove mi è stato mostrato come anche dei cavi insospettabili, perché visibilmente schermati, non lo siano effettivamente.

Altra dimostrazione raccapricciante nella sua evidenza, perché sempre ben visibile nelle risultanze a monitor, è la resistenza alle alterazioni meccaniche dei cavi. Si prende un cavo, lo si piega a 180°, praticamente gli si fa fare una “inversione di marcia”, e si misura il suo comportamento dopo questo rude trattamento. Beh, diversi dei cavi altri testati, dopo NON si comportavano come prima, NON conducevano il segnale come prima e, soprattutto, NON TORNAVANO più a condurre come prima.

 

In estrema sintesi: intrecciati contro coassiali, questa è la fondamentale differenza costruttiva fra i cavi a marchi Siltech Cables e Crystal Cable. Tutto qui? Chiediamolo a chi ha creato e perseguito il successo Crystal, Gabi in persona. Faccio un respiro profondo e mi lancio. Senza paracadute.

 

Domanda: Tuo marito Edwin è il boss della Siltech Cables. Tu sei la Crystal Cable. Presumo che non vogliate entrare in conflitto e che vi siate divisi il mercato: qual è quindi la mission Crystal Cable?

Mrs. van der Kleij (da qui, Gabi): Perché dovremmo litigare!? - sorride - Tutto è iniziato quando ho cominciato ad affiancare mio marito per quanto riguarda le problematiche di immagine e P.R. Siltech. Ovviamente ho dovuto studiare e approfondire molto anche gli aspetti tecnico-scientifici. A un certo punto, mi sono quindi resa conto che quel tipo di cavi, per quanto ottimi per prestazioni e caratteristiche tecniche, risultavano troppo maschili: grossi, pesanti, erano impressionanti, intimidivano. La domanda di conseguenza era: si possono fare dei cavi con la stessa qualità sonora e perfezione tecnologica ma con un aspetto più friendly, che risultino più desiderabili, quasi come fossero dei gioielli? Era un’idea, ma anche una possibilità. Dal mio punto di vista la maggior parte dei produttori di cavi aveva una produzione tutta simile, praticamente indistinta, almeno esteticamente. Nessuno aveva ancora tentato di differenziarsi in questo modo. Grande ricerca, altissima tecnologia, materiali preziosi e un’estetica da preziosi: proviamoci! Lo sentivo nell’aria, dovevo tentare.

L’inizio è stato un vero boom. Piacevano a tutti. No, anzi, ne parlavano tutti, perché erano così differenti. Era quello che volevamo: essere differenti ed essere high-end.

Il primo anno ho dovuto imparare tante cose e in fretta. Sorgenti, amplificatori, diffusori… Il mio background di musicista mi ha aiutata molto. Ecco perché io ed Edwin lavoriamo così bene assieme. Io so di poter contare su tutta la sua competenza tecnica e scientifica alla base di ogni nostro prodotto. L’aspetto esteriore viene poi sviluppato indipendentemente, ognuno per la propria strada. Ognuno con la propria sensibilità, che soddisfa esigenze diverse. Le nostre e quelle di diverse tipologie di clienti. Come vedi, nessuna competizione!

Domanda: Decine di premi, riconoscimenti e recensioni, presenza commerciale in più di quaranta nazioni: i vostri primi anni hanno decretato un’accoglienza entusiastica del mercato. Siete diventati praticamente un instant classic: secondo te per quale motivo?

Gabi: Beh, è andata quasi così. All’inizio tutti ascoltavano e volevano ascoltare i nostri cavi. Da un lato li apprezzavano per quello che erano: nuovi, belli, convincenti all’ascolto. Se li ascoltavi, ti piacevano il doppio, perché suonavano bene ed erano anche belli da vedersi. Un’altra reazione era invece di timore, ansia, disorientamento…

Domanda: Perché questo?

Gabi: Perché c’era una donna che parlava, e con competenza, di hi-fi. Perché le donne normalmente non vanno alle fiere di hi-fi.

Domanda: Come mai non ci vanno?

Gabi: Penso perché l’hi-fi ha la nomea di essere una cosa tecnica, e le cose tecniche sono solitamente decise dagli uomini. E perché molti uomini non si rendono conto che le donne hanno delle orecchie migliori delle loro. Per questioni naturali, intendo. La maggiore sensibilità alle frequenze acute, ad esempio.

Domanda: Sono d’accordo, ha a che fare con una delle mie domande fondamentali: tutte le volte che una donna entra in una sala dove suona un impianto hi-fi dice che il volume è troppo alto. Credo che il punto non sia il volume, credo che le donne sentano meglio le distorsioni. Non ho una verità scientifica sull’argomento, è una mia opinione.

Gabi: Vero. È così. Si tratta di una cosa naturale. Sono anche io della stessa opinione. Come te non ho prove scientifiche ma, da che mondo è mondo, la donna ha sempre dovuto sentire di più, per esempio il pianto del proprio bambino. Sì, viene da chiedersi se la donna senta più forte dell’uomo, sì. Comunque secondo me mediamente l’uomo si concentra sulla potenza del suono, anche se in realtà è un suono povero. La donna, invece, privilegia i dettagli, la ricchezza espressiva, sente più la musica che il volume. Anche i musicisti, mediamente, ascoltano così. Anche io, quando ero una musicista professionista, non cercavo la qualità, ero interessata alla musica e alla sua interpretazione. Tuttora ho amici musicisti professionisti del tutto disinteressati ad avere un buon impianto hi-fi. Invece la mia missione con Crystal Cable è proprio questa: portare la musica nell’hi-fi. In troppe fiere hi-fi si parla troppo di come è connesso l’impianto, del set-up della stanza, della potenza dell’ampli e troppo poco della musica. Tutti ascoltano l’impianto e non la musica. Quindi il mio obiettivo è portare attraverso l’impianto il feeling musicale di una sala da concerto o di uno stadio o di qualsiasi altro ambiente dove sia stata registrata la musica. La musica nel tuo salotto, non solo degli strumenti per riprodurre musica.

Domanda: Quali sono i prossimi obiettivi in termini di produzione, invece?

Gabi: Abbiamo appena completato il range di offerta dei nostri cavi con quelli digitali, un trend decisamente in crescita. È veramente stupefacente quello che può fare un buon cavo digitale, non è vero che vanno tutti bene. Stiamo inoltre lavorando a nuovi modelli Arabesque, i nostri diffusori con cabinet trasparente, molto difficili da costruire. Si tratterà di versioni da stand o comunque più piccole del modello da pavimento.

ReMusic: Grazie, Gabi, ancora complimenti.

Gabi: Sei il benvenuto, Giuseppe.

 

Arnhem, Olanda, la guerra è finita.

 

 

P.S. Per motivi narrativi, ho descritto una situazione in modo intenzionalmente molto colorato. La cena che è seguita ha altresì dimostrato senza ombra di dubbio che Gabi ed Edwin sono fra le persone più epicuree e gioviali che io abbia avuto la fortuna di conoscere. 

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