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ReMusic visita DaVinciAudio Labs

18.10.2012..

DaVinciAudio logo

DaVinci, un nome che piazzeresti ovviamente in Italia, si trova invece nei dintorni di Berna, città squisita e persino calorosa per gli standard svizzeri, se non fosse per i suoi inverni, ben differenti da quelli toscani… Il marchio del violino e dell’arpa, che omaggia le storiche realizzazioni leonardesche, si pone un obiettivo di grande ingegno e ambiziosa semplicità: se posso pensarlo, posso costruirlo. Ma in che modo? Semplice. E ancora più semplice. Ambizioso nel progetto, ma lineare ed essenziale nella realizzazione.

 

Perché sono qui

Nella lucida determinazione svizzera a ottenere un risultato liscio e levigato, senza asperità, che duri nel tempo, sul quale non dover più tornare, riconosco un po’ di me. C’è dell’affinità fra la “svizzeritudine” – sì, esiste – e la scontrosità produttiva subalpino-piemontese che io immodestamente rappresento e nella quale mi riconosco. In comune hanno della meravigliosa follia, anche se la stessa a volte potrebbe sembrare un po’ preoccupante. Gente a volte strana, appunto, ma con un obiettivo preciso in testa e la testa tutta protesa a raggiungerlo. Mi interessano le realizzazioni e le storie personali di quei costruttori che hanno seguito il proprio istinto e il proprio credo, per intuizione o a ragione. Indipendentemente dal loro successo commerciale.

 

I bracci

Prendi il braccio, ad esempio. Anzi, i bracci DaVinci. Il Nobile e il Grandezza sono stati gli oggetti tipici della più affermata produzione del marchio. Ricordiamo inoltre che il braccio da 12” in fibra di carbonio del Thorens TD 550, il TP 125SE, era stato commissionato appunto a DaVinci.

Ci vuole della testa, dicevo, per pensare e realizzare ora un braccio come il Virtu Master Reference Tonearm. Riferimento di nome e di fatto, in quanto attualmente è il modello top in produzione. Il suo assemblaggio avviene su un banco Rolex da orologiaio. Comprensibilmente, intorno a Berna si trova di tutto per quanto riguarda l’alta orologeria. Anche solo questo dota DaVinci e altri produttori svizzeri di vantaggi competitivi veramente unici in fatto di qualità produttiva.

Il castello dell’articolazione è in acciaio, ottone galvanizzato e ottone rodiato. La canna è composta da quattro cilindretti in altrettanti materiali e nella sequenza di rame, alluminio, ebano e acciaio, partendo dall’articolazione. Sia per il castello che per il braccio stesso, l’idea è che materiali così diversi permettano un damping reciproco delle vibrazioni, una distribuzione dei pesi e una precisione di costruzione attentamente calcolate. Diversamente dai precedenti DaVinci non è dritto e, per sua conformazione, consente di cambiare la canna con facilità. Qui sicuramente si potrà aprire un dibattito fra chi è pro o contro il braccio dritto o quello a “S”. Noi, in questa sede, diciamo solo dell’assoluta qualità di fattura del braccio in questione e, a seguire, delle impressioni di ascolto offerte.

Ma arriviamo al cuore dell’innovazione DaVinci, allo snodo cardanico, ottenuto per la prima volta al mondo con cuscinetti a sfere a magneti contrapposti e ovviamente contrastanti, con perno montato su quattro zaffiri, come nei movimenti degli orologi meccanici. Quando si solleva il braccio, il suo movimento è dolcissimo, praticamente sexy… Se vi siete mai chiesti che sensazione potrebbe dare cercare di sollevare una farfalla... ecco... qui la potete provare.

Il porta shell si appoggia al braccio su tre punti interni e l’attacco è uno standard T4 SME.

Il contrappeso è in tungsteno, il damping è magnetico, l’antiskating a filo e il braccio consente una regolazione continua del VTA, anche in movimento… Faccio presente che le tarature sono volutamente ridotte al minimo, in quanto Peter pensa che un ampio range di intervento possa solo portare a potenziali errori umani nella calibrazione.

Resta da descrivere il package del braccio, all’altezza dell’altisonante nome di DaVinci Virtu Master Reference, caratterizzato da box esterno in solido zinco e alloggiamenti in foam plastico perfettamente dimensionati e più simili a quelli di un’arma da fuoco che alla custodia di uno strumento musicale.

 

L’approccio

Divide et impera, insomma. Suddividere il problema e offrirgli la migliore soluzione immaginabile. Mi piace l’approccio di Brem, semplifica, taglia con l’accetta, col piolet, con la piccozza, come si dice dalle mie parti.

 

Lo staff

È sempre stato così. Anche se Peter è stato duramente provato dalla sua lotta contro un tumore alla gola, la testardaggine è uno dei suoi difetti. In questo caso, una qualità. Sembra banale, quasi uno stereotipo, ma, essere stato costretto a vivere ogni giorno come fosse l’ultimo, ha convinto Peter a fare quello che tutti vorremmo fare l’ultimo giorno della nostra vita. Fare quello che effettivamente vogliamo, fare. Lasciare un segno. Per sua fortuna, ora ne è fuori. Per grande fortuna, Peter non è solo. La moglie Jolanda, bernese di nascita ma con mamma friulana, e suo figlio Sandro sono DaVinci almeno quanto lui. Per non parlare del Signor Vinci, il cagnolino di Jolanda, vera mascotte e attrazione aziendale… Scherzi a parte, Sandro è “l’orologiaio” di casa, design engineer e addetto alle lavorazioni fini e di precisione. Mentre Jolanda, beh, Jolanda è il “braccio armato” di Peter, la responsabile commerciale e marketing dell’azienda: sempre sorridente, ma inesorabile! Inoltre l’ho vista “lavorare” per DaVinci su Facebook, con la consapevolezza che nemmeno grandi compagnie multinazionali hanno: ancora complimenti…

 

La storia

Ma torniamo al boss. Ben conosciuto soprattutto in Germania, Peter ha realizzato grandi cose negli anni, innamorandosi spesso di “progetti impossibili”. Storici i suoi precedenti bracci, già citati, il giradischi Unison o l’altrettanto famosa realizzazione di diffusori ad alta efficienza a base di driver Altec, anche se a me avevano a suo tempo molto intrigato i suoi diffusori a dipolo, senza crossover e con componenti Supravox.

Più recentemente, dobbiamo toglierci il cappello di fronte a Sua Maestà Il Giradischi, il Gabriel, DaVinciAudio Reference Turntable MKII, circa 100 kg in configurazione con una singola base per braccio, qualche decina in più nel caso del modello fotografato nella gallery di lato, dotato di due bracci. I cilindri del giradischi sono fresati da blocchi di lega di alluminio ad alto tenore di rame, che ne migliora le caratteristiche smorzanti. Un sogno alla sola vista, una follia tecnica, sicuramente una realizzazione visionaria.

 

Per quanto riguarda l’innalzamento del segnale, negli anni Peter è passato da superbe amplificazioni a valvole – 300B, VT52, RE604 – con uso intensivo di trasformatori, a minimali amplificazioni a stato solido con uso massivo di trasformatori. Trasformatori di accoppiamento, di interstadio e d’uscita. Il motivo principale è l’intrinseca, anche se relativa, lentezza delle valvole rispetto ai migliori transistor. All’ascolto, nelle realizzazioni DaVinci, questo comporta uno dei migliori mix di velocità, analiticità e naturalezza che io abbia mai sentito. Non è una scelta di ripiego. Quando si dice che in medio stat virtus, la locuzione latina dei filosofi della scolastica medioevale invitava a ricercare l'equilibrio, che si pone sempre tra due estremi, pertanto al di fuori di ogni esagerazione. In senso deteriore, a volte si intende parlare di mediocrità. Non è questo il caso. L’equilibrio è, come spesso accade, raro. Qui lo troviamo in componenti che lavorano, come sempre accade a questi livelli di qualità e sofisticazione, in grande sinergia. I front end e le amplificazioni DaVinci parlano una lingua comune: le fonti sono altamente rivelatrici, l’innalzamento del segnale lo degrada il meno possibile, anche a scapito del guadagno complessivo finale.

 

Questo va detto: fin dalle sue prime realizzazioni e a maggior ragione ora, l’amplificazione DaVinci è pensata in funzione di diffusori e sistemi ad alta efficienza.

Sembra facile.

Trovare gli equilibri per far esprimere casse da più di 100 dB, dinamiche sulla carta, con naturalezza e senza aggressività, non è cosa di tutti i giorni o alla portata di tutti. Altrimenti, tutti avremmo impianti ad alta efficienza, anche se personalmente io continuo a inseguirli, tanto da non considerare nemmeno la cosiddetta bassa efficienza, se non in determinati casi, dove il modulo più “facile” – leggi “resistivo” – o la leggerezza dei trasduttori e la semplicità del crossover non mi abbiano convinto.
Ascoltare musica con diffusori ad alta efficienza non è cosa così semplice, perché di solito la grande dinamica non si accompagna alla sensazione ricercata di “naturalezza” del suono.

 

Il presente

Durante la mia visita ho potuto apprezzare i cabinet dei neonati finali mono Nifty, scavati con macchine utensili a controllo numerico. Brugole al posto delle viti a vista e niente pannelli che possano vibrare: solo un unico blocco di alluminio massiccio finemente scavato, con produzioni che a volte richiedono frese a cinque assi. Ma, perché no? Niente compromessi: è il succo dell’high-end.

Forse per l’estrema semplicità circuitale, non certo per quella costruttiva, molto più matura, a colpo d’occhio i Nifty mi hanno ricordato lo storico integrato Kelvin Labs, il The Integrated, appunto.

 

Nella sala d’ascolto principale, si faceva invece notare un prototipo eviscerato del pre phono mono a trasformatori DaVinci Master Reference Virtu, in rodaggio e messa a punto fine, nel frattempo entrato in produzione. Gli stadi di elevazione del segnale, dalla RIAA in poi, usano accoppiamenti a trasformatori. Il principio è noto: accoppiare ogni stadio con un trasformatore, innalzare il segnale per poi ridurlo e abbassare così il tappeto di rumore.

Notare prego che DaVinci costruisce autonomamente i propri trasformatori perché, secondo Peter, i già ottimi Tango e Tamura giapponesi non erano comunque abbastanza buoni. Sic. Trasformatori fatti in proprio, quindi, ad uno ad uno, con lega in Super Permalloy, nucleo a “C”, numero di spire deciso in casa e immersi in un contenitore di Mu-metal. Il tutto con avvolgitore per trasformatori casalingo, manco fosse un elettrodomestico “che tutti dovremmo avere”.

 

Che suono ho ascoltato

All’epoca della mia visita, l’impianto casalingo e di riferimento DaVinci prevedeva bracci Virtu Master Reference, giradischi Gabriel e, come detto, un prototipo di quello che ora è il pre phono Master Reference Virtu.

Faccio un passo indietro per le testine, dove si comincia con la DaVinci Grandezza, di casa qui, e si continua in rigoroso ordine alfabetico, non di merito, con la Kiseki Blue, una vecchia Ortofon SPU Moving Coil rigorosamente in rame, dato che Peter non ama l’argento, e una ZYX UNIverse.

Per la cronaca, troneggiava anche, vista la dimensione, un open reel Studer A807 sul quale abbiamo fatto girare degli stupefacenti nastri del ’59, ancora dotati di una passionalità espressiva veramente da applauso.

In questo tempio dell’analogico faceva invece timidamente capolino un CD player Micromega CD-30. Quest’ultimo è stato uno “scambio di cortesie”, dato che il proprietario di Micromega ha comprato un pre phono a valvole DaVinci: noblesse oblige…

I finali erano i mono Master Reference Virtu, 40 watt/canale prodotti in soli dieci esemplari, non coppie, l’anno.

I diffusori di riferimento erano gli svizzeri SE Mastering Studio Monitor, scelti fra l’altro dai Sony Studios di Tokyo, qui semplicemente su stand, mancando della sezione subwoofer.

A mia precisa domanda su quali fossero i cavi in uso, ho ottenuto altrettanto precisa e inequivocabile risposta da parte di Peter: “in rame”. LOL

 

I dischi si sono susseguiti uno dopo l’altro. Il CD è stato ignorato. Non per demerito del Micromega ma, quando si è in uno dei regni del vinile e dell’analogico, sarebbe stato persino per me inappropriato il confronto, ad armi così impari. Inoltre, con i suoi amati microsolco, l’atteggiamento spavaldo di Peter è persino rasserenante, se non divertente. Con disinvoltura e nonchalance, estrae i dischi dalle copertine e li piazza sul giradischi, senza nemmeno spazzolarli della polvere. A fronte di un tale comportamento, quasi provocatorio nei confronti dei rituali magici di noi idiofili, il trittico analogico di testina, braccio e giradischi “tracciava” in modo inesorabile: un aratro condotto da un carro armato.

 

Che suono ho ascoltato…

 

Rilassato, naturale, dinamico quando serve. Non esagerato, proporzionato, mai faticoso. Un risultato molto “sano”, corretto, equilibrato – mi ripeto – e completo. Capacità dinamica non compressa. Dettaglio e precisione naturali, non forzati. Il vuoto interstrumentale che assomiglia moltissimo a quello della musica riprodotta da strumenti naturali. L’impasto strumentale era molto realistico, come la scatola sonora, tipica degli ascolti orchestrali fatti dalla platea, e non nelle prime file. In generale e in assoluto, una delle migliori interpretazioni e riproduzioni della musica eseguita con strumenti non amplificati. Anche solo recentemente, sono andato a “rifarmi le orecchie” con ascolti di strumenti naturali non amplificati. Quello che ho sentito mi sembrato estremamente coerente con il ricordo che ho del risultato di Peter. Un esempio per il tutto: le differenze fra strumenti, dove anche in presenza di coppie o più esemplari della stessa tipologia, le differenze di timbro, corpo e “voce” dello strumento erano percepibili con facilità e immediatezza.

 

Una precisazione

N.B. Devo dire però che il suono era secondo me fortemente personalizzato – non dico penalizzato – dai diffusori utilizzati, dei totemici ed eccellenti monitor, ma forse un po’ “pigri” sul basso. Il loro grande woofer sicuramente non rendeva giustizia alla velocità e alla capacità interpretativa del resto della catena. D’accordo con Peter, probabilmente l’integrazione dei monitor SE con i loro subwoofer avrebbe dato quella “marcia in più” sull’estremo basso, che si avvertiva nettamente in ambiente per le armoniche di frequenza superiore, non per la fondamentale. Sono in arrivo e non vedo l’ora di riascoltare la catena arricchita di questa parte dello spettro di frequenze.

 

Fatemi restare

Il fine di queste mie visite non è discutere o contestare il suono di qualcuno, ma rendersi conto di quello che ha ottenuto e farne reportage nel modo più onesto possibile.

L’obiettivo dichiarato di Peter, quello della “musicalità” dei suoi componenti, secondo me è ampiamente raggiunto. La sinergia fra apparecchi DaVinci è una realtà, a questa dovrebbero rivolgersi i suoi estimatori: alla creazione di una catena completa DaVinci.

 

Il brand non ha distributori sparsi per il mondo, non ha “intermediari autorizzati”, non dispone di negozi, né propri né condivisi. Semplicemente, DaVinci vale il viaggio. Peter, Jolanda e Sandro vi possono ricevere e accogliere per uno degli ascolti che tutti gli audiofili del mondo dovrebbero fare. Diciamolo. Si tratta di uno dei miti dell’high-end. E io sono dell’opinione che i miti vadano conosciuti, che certe esperienze d’ascolto vadano assolutamente fatte, che essere anche solo una volta “sul campo” valga mille prove lette.

 

Peter è un audiofilo come noi, ma di grande esperienza e altrettanti ascolti, diversamente da molti di noi. Appassionato iperesigente e insoddisfatto di quanto disponibile sul mercato, ha creato DaVinci e le sue realizzazioni per ottenere quanto secondo lui doveva essere fatto e non era ancora stato fatto. Con grande onestà intellettuale, Peter ripete spesso, con un candore che gli fa onore, che quello che fa “è il meglio che lui riesca a fare”.

La DaVinciAudio di Peter Brem è ormai leggenda, una fra le esperienze più pure che si possano fare. E lui uno splendido integralista dell’high-end.

 


Da sinistra a destra, Sandro, Jolanda e Peter Brem.
Da sinistra a destra, Sandro, Jolanda e Peter Brem.
Per il montaggio e l’assistenza dei bracci viene usato un autentico banco da orologiaio Rolex.
Per il montaggio e l’assistenza dei bracci viene usato un autentico banco da orologiaio Rolex.
Nella foto, un braccio DaVinci Nobile.
Nella foto, un braccio DaVinci Nobile.
Un braccio DaVinci Virtu Master Reference in assemblaggio.<br />In basso un paio di cuscinetti a magneti contrapposti con perno montato su zaffiri, come nei movimenti degli orologi meccanici.
Un braccio DaVinci Virtu Master Reference in assemblaggio.
In basso un paio di cuscinetti a magneti contrapposti con perno montato su zaffiri, come nei movimenti degli orologi meccanici.
Il DaVinci Virtu Master Reference Tonearm completato.
Il DaVinci Virtu Master Reference Tonearm completato.
Dettaglio del castello dell’articolazione, il movimento è dolcissimo, praticamente sexy…
Dettaglio del castello dell’articolazione, il movimento è dolcissimo, praticamente sexy…
Il package del braccio DaVinci Virtu Master Reference, con il box esterno in solido zinco.
Il package del braccio DaVinci Virtu Master Reference, con il box esterno in solido zinco.
L’avvolgitore per trasformatori, DaVinci li realizza esclusivamente in proprio, ad uno ad uno.
L’avvolgitore per trasformatori, DaVinci li realizza esclusivamente in proprio, ad uno ad uno.
Quello nel mandrino del tornio è un perno dell’articolazione dei bracci Virtu, quando si dice lavorazione fine.
Quello nel mandrino del tornio è un perno dell’articolazione dei bracci Virtu, quando si dice lavorazione fine.
Strumenti di misura inoperosi…
Strumenti di misura inoperosi…
E al lavoro… Notare la linearità di resa di un trasformatore DaVinci al banco di misura, ancora più evidente nella prossima immagine.
E al lavoro… Notare la linearità di resa di un trasformatore DaVinci al banco di misura, ancora più evidente nella prossima immagine.
Cabinet dei neonati finali mono Nifty scavati dal pieno di blocchi di alluminio, per mezzo di macchine utensili a controllo numerico.
Cabinet dei neonati finali mono Nifty scavati dal pieno di blocchi di alluminio, per mezzo di macchine utensili a controllo numerico.
Forse per l’estrema semplicità progettuale, i Nifty mi hanno ricordato lo storico integrato Kelvin Labs, il The Integrated, appunto.
Forse per l’estrema semplicità progettuale, i Nifty mi hanno ricordato lo storico integrato Kelvin Labs, il The Integrated, appunto.
Sua Maestà Il Giradischi, il Gabriel, DaVinciAudio Reference Turntable MKII, circa 100 kg in configurazione con una singola base per braccio,<br />qualche decina in più in questo caso, avendo due bracci.
Sua Maestà Il Giradischi, il Gabriel, DaVinciAudio Reference Turntable MKII, circa 100 kg in configurazione con una singola base per braccio,
qualche decina in più in questo caso, avendo due bracci.
Il prototipo del pre phono mono a trasformatori DaVinci Masters Reference Virtu a nudo,<br />in rodaggio e messa a punto fine, proprio un oggettino semplice semplice…
Il prototipo del pre phono mono a trasformatori DaVinci Masters Reference Virtu a nudo,
in rodaggio e messa a punto fine, proprio un oggettino semplice semplice…
L’impianto casalingo e di riferimento DaVinci, con open reel Studer A807 e CD player Micromega CD-30. Quest’ultimo è stato uno “scambio di cortesie”,<br />dato che il proprietario di Micromega ha comprato un giradischi DaVinci: noblesse oblige.
L’impianto casalingo e di riferimento DaVinci, con open reel Studer A807 e CD player Micromega CD-30. Quest’ultimo è stato uno “scambio di cortesie”,
dato che il proprietario di Micromega ha comprato un giradischi DaVinci: noblesse oblige.
I finali sono i mono Masters Reference Virtu, 40 watt/canale prodotti in soli dieci esemplari all’anno.
I finali sono i mono Masters Reference Virtu, 40 watt/canale prodotti in soli dieci esemplari all’anno.
Il diffusore di riferimento a sinistra è lo svizzero Strauss Elektroakustik, modello SE Mastering Studio Monitor, scelto fra l’altro dai Sony Music Studios di Tokyo,<br />qui semplicemente su stand, mancando della sezione subwoofer.
Il diffusore di riferimento a sinistra è lo svizzero Strauss Elektroakustik, modello SE Mastering Studio Monitor, scelto fra l’altro dai Sony Music Studios di Tokyo,
qui semplicemente su stand, mancando della sezione subwoofer.
I dati di targa degli SE Mastering Studio Monitor.
I dati di targa degli SE Mastering Studio Monitor.
di Giuseppe Castelli
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