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Secondo ascolto diffusori
Extreme Audio Leonardo Speakers

05.09.2012..

Giugno 2012. Bassa padana, delta del Po, caldo allucinante. Proprio il clima adatto per farci arroventare da due mono KR Audio Kronzilla con quattro valvole T-1610 omonime da più di trenta centimetri l’una. Per non farci mancare nulla, disponiamo anche di altrettanti mono Mark Levinson 20.5 con sei torrette di dissipazione calore ciascuno…

Sudi come se stessi suonando tu, a mezzogiorno di ferragosto, sul palco di un concerto a Mordor.

 

L’aria è calda e umida. Nonostante questo la musica è fresca e frizzante. Rinfranca più lei del ventilatore. Grandi esecutori questi Leonardo Speakers, muovono veramente l’aria, incuranti di farlo con dei soli ribbon.

 

Ribbon? Prendo tempo…

 

Il front end non è da meno dei diffusori. Giradischi Extreme Audio Tourbillon, braccio Clearaudio Unify Satiné e testina Koetsu Rosewood Signature, trittico storico di meccanica CD, convertitore e pre Mark Levinson N° 30, 31 e 28, pre Grandinote Proemio, phono North Star Design e cavi White Gold, manco a dirlo.

 

Torniamo a noi.

 

La principale sala d’ascolto Extreme Audio è ricavata in un angolo del capannone che ospita la produzione dei diffusori. Non pensate a nulla di abborracciato o improvvisato. Si tratta invece di un grande spazio con molta aria fra i diffusori, dove le prime riflessioni dalle pareti posteriori ci sono ma non sono particolarmente studiate o artefatte, nel senso di fatte ad arte, dando alla sala un’impronta sonora aperta, pronta per il live, non compressa. Se questi diffusori possono rendere i bassi, le relative onde avranno tutto lo spazio per formarsi.

 

Nonostante questo, iniziamo male. L’ultimo cliente di Aldo Zaninello, proprietario e progettista Extreme Audio e coideatore dei Leonardo Speakers insieme all’Ing. Daniele Coen, era tanto ricco quanto eccentrico. Ha voluto sentire i diffusori piazzati ai due vertici di un triangolo equilatero strettissimo, con le sue rispettosissime orecchie al terzo angolo. Confesso di averlo pensato, almeno per un attimo: soliti americani, se ne inventano sempre una nuova… Ora mi tocca sentire dei nastri a gamma intera come se fossero delle cuffie. Ma si comprassero delle Quad… Ma che suono puoi sentire… Ma… che suono sento? Niente male, anzi, fantastico… Anche in questa condizione limite!

 

Puntualizzo. Aldo è uno che sorride. Sempre. E con uno così ci puoi anche litigare, ma dopo devi prevedere comunque birra e cibarie, fino a notte tarda. Sornione, sposta le casse in una triangolazione più adatta a ottenere una grande scena. Dal cubo di Rubik che suonava prima, compatto e imprevedibile nelle sue policromie, ma anche piccolo e compresso, la scena esplode in un tripudio di Woodstock, Central park o Arena di Verona, a seconda del brano sul piatto o CD.

 

Impressioni d’ascolto

Per farla breve, visto che l’appetito vien mangiando, come al solito nei nostri due giorni di full immersion gli ascolti si sono susseguiti sui più diversi supporti e generi musicali. Non voglio ammorbarvi con le rituali descrizioni di iniziatiche nuance fra archetti e corde, rullanti e bacchette, urla e rutti. Ma un esempio su tutti mi ha particolarmente colpito – e come potrebbe essere diversamente? – e credo sarete d’accordo con me.

 

Rogers Waters, Amused to Death, Columbia. Mixato in QSound, è stato uno dei primi tentativi, per altro ben riusciti, di ottenere un campo sonoro più ampio e naturale ricorrendo a elaborazioni del suono, normalmente perniciose. Basato originariamente su un algoritmo in grado di restituire un succulento effetto audio 3D, nel disco di Waters non mi era mai capitato di sentire la qualità di questa elaborazione del segnale così distintamente. Una scena e un realismo olofonico da lasciare a bocca aperta. Da sentire voci, suoni e rumori distintamente nello spazio della stanza d’ascolto. Incredibilmente a fuoco e distanti anni luce dai diffusori.

 

Tornato a casa ho immediatamente risentito lo stesso pezzo, tra gli altri ma in particolare, per darmi subito delle conferme e dei riferimenti, fresco di ricordi sonori ancora ben impressi in mente. La differenza era abissale: la capacità delle Leonardo di creare un soundstage preciso, credibile, possente e vibrante di energia era totalmente vincente sul mio riferimento casalingo. Sigh e sob…

 

Principali caratteristiche tecniche

Dopo tanto volare, mettiamo i piedi per terra. Questa integrità e stabilità di emissione si ottiene con una grande linearità di fase. Qui le Leonardo partono subito con un grande vantaggio iniziale e di progetto. Il pannello dei bassi e il nastro sugli acuti utilizzano una soluzione nastro-planare innovativa e brevettata, la RTC, Real Total Coherence, accreditata di caratteristiche tecniche e sonore di grande rilievo. Totalmente costruiti a mano presso la sede di Extreme Audio, utilizzano crossover con i migliori componenti Mundorf con taglio a sei dB/ottava, dichiarano una risposta in frequenza di 20-100.000 Hz, cablaggi interni White Gold Reference e sensibilità di 93 dB in ambiente. La potenza applicabile da 5 a 250 W rende le casse facilmente pilotabili con le più svariate soluzioni di amplificazione, come suggeriva anche solo l’apertura dell’articolo.

 

Qui ti volevo. I 93 dB di efficienza e una fase decisamente costante e priva di rotazioni al variare della frequenza sono una mano santa per questa sensazione di “tutto al posto giusto” che ho subito percepito. Amo la coerenza in un diffusore. Diciamo che la mia predilezione per i due vie o addirittura i monovia è proprio dovuta alla complessiva coerenza di timbrica e velocità che questo tipo di progetti a volte riesce a raggiungere, complice anche la semplicità o l’assenza integrale dei crossover. Come detto prima, i Leonardo sono diffusori che puntano alla coerenza integrale, ribbon dall’inizio alla fine, ma in grado di una estensione e pressione indistorte assolutamente da brivido.

 

Non si può semplicemente dire che un diffusore è “il migliore del mondo”, bisogna motivarlo. Occorre lasciarsi conquistare dalle sue qualità, senza pregiudizi. Si devono annusare e intuire i suoi limiti, che prima o poi verranno comunque alla luce. Ma delle Leonardo posso dire sin d’ora che suonano in modo inaudito per un diffusore di questa tipologia costruttiva. Suonano anche ben oltre molti attuali riferimenti assoluti, di ogni costo o dimensione.

 

Tecnica costruttiva e resa acustica

Il nastro, come detto, è un brevetto proprietario. Leonardo Speakers è un diffusore nato dalla stretta collaborazione di Extreme Audio e l'Ing. Daniele Coen. Si tratta di una realizzazione tecnica e sonora unica e totalmente Made in Italy. Alle sue spalle, venticinque anni di ricerca ed esperienze nel campo della riproduzione audio.

Leonardo RibbonLa piegatura del nastro è originale, la pellicola tipo Mylar è frutto di una ricerca unica, i magneti ceramici selezionati hanno motivi precisi, per i quali rimando alla intervista ad Aldo e Daniele. Ho provato a cazzeggiare con i singoli magneti ceramici usati: sono in grado di sfuggirvi di mano, di spezzarsi e anche tagliarvi, se non siete in grado di maneggiarli con forza, determinazione e attenzione.

E i pannelli ne usano per circa cento chili complessivi, una cinquantina per diffusore, per una densità di flusso magnetico di migliaia di gauss…

 

Il tweeter è un nastro di alluminio pinzato alle due estremità e affiancato da magneti, quasi tradizionale. Nel mid-woofer, invece, l’alluminio è steso su un sottile diaframma plastico, solidamente fermato e tesato ai quattro lati, “circondato” davanti e dietro da magneti, creando quindi le condizioni ideali per un vero e proprio push-pull magnetoplanare.

 

Nei diffusori basati su più componenti che emettono contemporaneamente le stesse frequenze, le interferenze reciproche portano inevitabilmente a rinforzarne alcune e cancellarne altre, in quanto alcune arriveranno al punto d’ascolto sommandosi, perché in fase, altre annullandosi, perché in controfase. Sulle Leonardo, il pannello in polimetacrilato nero a specchio ha dei biselli, degli smussi, con dimensioni tali da ridurre le interferenze distruttive o costruttive sulle frequenze più alte. In questo modo si dovrebbe limitare l’effetto di ascolto “a pettine” su certe frequenze o di un loro spostamento nella scena acustica.

Gli esemplari ascoltati avevano il “classico” pannello in polimetacrilato nero a finitura lucida, uno standard, uno stereotipo comunicativo degli apparecchi hi-fi che ambiscono alle prestazioni cosiddette “senza compromessi”, che imitano in questo modo la finitura laccata Grand Piano del pianoforte, di grande effetto e spettacolarità. Non dico questo come una critica, è solo una constatazione di mercato. Per parte mia questa finitura ha inoltre l’indubbio vantaggio di far sparire otticamente i componenti, riflettendo così bene l’ambiente circostante. E, si sa, il suono che proviene da una superficie nera ha anche il vantaggio, secondo la psicoacustica, di suggerire illusoriamente una maggiore profondità della scena.

Un altro vantaggio è dato dalla direttività controllata che questo pannello comporta, una leggera ma importante “guida d’onda” che interagisce meno, rispetto ad altri progetti, con le pareti circostanti.

 

Nota di colore. Il pannello decorativo-funzionale – ora lo sappiamo – si può avere in colori diversi, persino trasparente, mentre il led in basso a sinistra che indica l’accensione dei diffusori può essere variato di colore tramite… telecomando. Una sciccheria o una pacchianata? Dipende dai gusti, io lo trovo persino utile per l’inserimento in ambiente.

 

Due coppie di connettori Mundorf in rame elettrolitico dorato – le casse sono biamplificabili – e piedini in resina acetalica regolabili in altezza collegano i diffusori al resto del mondo, elettricamente e meccanicamente.

 

Dimensioni fisiche e sonore

Come veri dipolo, inoltre, le Leonardo sommano l’emissione posteriore a quella anteriore, offrendo inevitabilmente una sensazione soggettiva di maggior volume sonoro e di vasto soundstage.

Con un peso di 140 kg ciascuna e dimensioni di 168 cm di altezza, 65 di larghezza e soli 7 cm di profondità, sono casse grandi ma non enormi. L’ingombro in pianta è veramente modesto se paragonato alla capacità di emissione. Insomma, sonorizzano da bestie, con quell’autorevolezza che attribuiresti a casse – e conseguenti scatole – di grande litraggio. Se volete ascoltare anche l’heavy metal, potete farlo. Solo non aspettatevi della distorsione.

 

Amplificazione

Con una superficie sonora effettiva di quasi un metro quadro per coppia, di progetto i Leonardo sono diffusori dalla tenuta in potenza e capacità di pressione sonora tipica dei diffusori tradizionali, ma con la trasparenza, la coerenza e la velocità dei ribbon. La facilità di pilotaggio è assicurata, la qualità dei watt è più determinante che la quantità relativa. Certo, inizialmente vi parlavo di Mark Levinson e KR Audio, come dire uno dei campioni dell’amplificazione a stato solido vintage e uno dei campioni dell’amplificazione a valvole moderna. Roba da acquolina in bocca, la sento ancora adesso. Ma i Leonardo permettono comunque dinamica e microdinamica, senso di realismo ed estensione in frequenza, stile timbrico e piacere di ascolto anche con ampli meno definitivi.

 

Fisime, criticità e potenziali difetti

Avendo convissuto con diversi modelli planari, sono subito andato a picchiettare il pannello, per vedere se si fletteva. Sì, si flette leggermente, ma con la musica più assordante ed energetica possibile non faceva una piega. La massa del pannello ha un’inerzia tale che non si muoverà di un capello, nemmeno durante un assolo di più batterie e senza dover prevedere tiranti o controventature del pannello: è una legge fisica. Questo rendimento paradossale è davanti ai vostri occhi e arriva chiaramente anche alle orecchie: l’immagine è sempre stabile e granitica, veramente impressionante. La mia era quindi una fisima da audiofilo, del tipo di quelli che, nelle mostre, vanno appunto a picchiettare i bracci dei giradischi, presumendo con questo di averne carpito la risonanza, di aver capito se son ben costruiti o meno… Vabbe’, abbiamo tutti delle debolezze.

 

Non fatevi invece impressionare negativamente dalle dimensioni. Possono apparire relativamente contenute per un diffusore che ambisce al titolo di completo, definitivo, senza compromessi. Non distraetevi, è una questione di apparenze, le Leonardo suonano grande, alla grande e sanno suonare alla grandissima. Zaninello ci ha confessato che nel mercato russo, ad esempio, le Leonardo risultano “troppo piccole” per ispirare il lusso e il prestigio a cui di fatto appartengono. Sono diffusori che devono essere di queste dimensioni, fa parte della bontà del loro progetto, non chiedetele più grandi.

 

Per quanto riguarda il suono, l’unico appunto che sinceramente posso fare, allo stato attuale della mia comprensione delle Leonardo, è quella sensazione di “frizzantezza” che ho percepito distintamente, anche se sporadicamente, con certe registrazioni. Non sto parlando di “elettricità nell’aria” come era il caso delle Apogee Scintilla, grandi e storici diffusori a nastro che praticamente fungevano da involontari ozonizzatori d’ambiente. No, mi riferisco piuttosto a un’immaginaria aura bianca intorno agli strumenti, quasi le Leonardo li sottolineassero con un bordo più luminoso rispetto ad altri diffusori. Per niente fastidioso, ma caratteristico e da approfondire.

 

Il futuro che ci auguriamo

Noi ci siamo sbilanciati abbastanza, perché crediamo nei sogni e, soprattutto, alle nostre orecchie. Essere liberi, indipendenti e non ricattabili ci permette di concentrare la nostra attenzione dove lo desideriamo veramente. Dove un audiofilo alla ricerca del grande suono si innamorerebbe senza ritegno. Bisogna reagire al luogo comune di certa recensione audiofila capace solo di criticare per partito preso, perché ergersi a censori fa numero di lettori. Superate lo snobismo di chi trova tutto banale, inutile, già sentito: è solo pigrizia, al limite dell’autolesionismo. Le Leonardo, invece, sono veramente eccezionali.

 

Quelli che ReMusic ha sentito sono già esemplari di produzione, nel senso che il modello è maturo per il mercato e non verrà cambiato con i prossimi ordini, salvo aggiornamenti futuri. Riusciranno le Leonardo ad affrontare la sfida della produzione in serie? Non ho dubbi in proposito. Con queste premesse reali e di ascolto, non vedo come potrebbe essere diversamente. Intanto perché si tratta sempre di oggetti costruiti completamente e rigorosamente a mano, pannello per pannello, magnete per magnete, uno per uno. Poi perché abbiamo visto con i nostri occhi le prove di incollaggio dei magneti, toccato la concretezza del diffusore, sentito il suo peso sonoro e reale, apprezzato la ricerca dell’imballaggio più adatto effettuata da parte di Aldo proprio in quei giorni. Lo stesso Zaninello che, con la sua produzione Extreme Audio più “tradizionale” (si fa per dire, Aldo, ci siamo capiti), ha già da anni intere linee di diffusori molto apprezzate e affidabili nel tempo. Questa esperienza gli consente oggi di offrire una garanzia di ben cinque anni sulle Leonardo. Non sono cose che si promettono con leggerezza.

 

Complimenti finali

I Leonardo suonano in maniera disarmante. Molte volte mi avrete sentito dire e mi vedrete usare questo tipo di metafora: è indizio che il diffusore o l’impianto in generale si fanno perdonare o dimenticare per i propri pochi limiti e fanno concentrare sulla musica che maneggiano.

 

La leggerezza del nastro e l’alta capacità dei magneti li rende estremamente veloci e controllati. La buona efficienza contribuisce alla più che discreta facilità di pilotaggio. La capacità di produrre uguale pressione sonora e grande equilibrio di emissione a tutte le frequenze comportano naturalezza e mancanza di affaticamento. Estensione e potenza in gamma bassa sono impensabili per i planari che conosco: ho visto e fatto le misure in ambiente, microfono “alla mano”, 20 Hz flat, incredibile...

 

Tutto va capito. Soprattutto non pretendiamo di aver compreso tutte le qualità e i relativi limiti di un progetto così ambizioso. Anche se questo è già il secondo articolo che scriviamo – primi fra tutti – su una realtà così rivoluzionaria, noi ammettiamo di voler ancora approfondire quanto ascoltato. E non siamo certo fra quelli che gridano “al lupo, al lupo!” in continuazione… Per questo, dopo la loro presenza al prossimo Top Audio di Milano in Sala VIP, al Piano Zero, avremo in esclusiva una coppia di Leonardo in una delle nostre sale d’ascolto.

 

Non vedo l’ora, è uno dei diffusori a gamma intera fra i migliori che abbia mai ascoltato, sicuramente entrerebbe nella mia top ten di tutti i tempi.

 

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore

Risposta in frequenza: 20Hz-100KHz

Frequenze inferiori: woofer nastro-planare, altezza 1,42m, superfice 0,45m²

Frequenze superiori: tweeter a nastro, altezza 1,42m, larghezza 15mm

Crossover: 6+6dB/ottava a 900Hz, componenti Mundorf

Cablaggio interno: White Gold Reference

Connettori: quattro Mundorf in rame elettrolico dorato per biamping/biwiring

Peso: 140kg ciascuno

Dimensioni: diffusore 65x168x7cm (LxAxP), base 65x7x44cm (LxAxP)

Sensibilità: 93dB in ambiente

Potenza consigliata: 5-250W

Impedenza nominale: 4ohm

Distributore ufficiale Italia: al sito Extreme Audio

Prezzo Italia alla data della recensione: 59.880,00 euro

Per ulteriori informazioni: Aldo Zaninello, tel. +39.0426.320318

 

Il caldo dà alla testa ma Aldo dimostra di sapere cosa fare con un tubo di vetro...
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Il metacrilato nero è veramente finito
Il metacrilato nero è veramente finito "a specchio".
Io devo dimagrire, Aldo non si è più rialzato, certo che la foto fatta dal Rocchi non aiuta nessuno dei due...
Io devo dimagrire, Aldo non si è più rialzato, certo che la foto fatta dal Rocchi non aiuta nessuno dei due...
Ebbene sì, Roberto e Aldo stavano spogliando con gli occhi, pardon, sfogliando dei cataloghi.
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Dettaglio dei nastri, dove si intravedono i grossi magneti ceramici.
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Sempre i magneti ceramici, per farsi un'idea delle loro proporzioni.
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Un pannello in costruzione, con la "costola" longitudinale d'acciaio in alto.
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di Giuseppe Castelli
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