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Supertweeter e superwoofer TakeT BatPro2 e WHDPure

03.03.2017..
TakeT BatPro2 e WHDPure

Come avevo anticipato in questo articolo, avente come oggetto i minuscoli supertweeter BatPure, ho proseguito la prova d’ascolto con il resto della batteria di componenti TakeT, azienda giapponese specializzata nel genere, con sede a Kanagawa, dove tutta la produzione viene effettuata rigorosamente a mano. Il distributore europeo Ceres Electronique ci ha ora gentilmente fornito una coppia di supertweeter BatPro2 e una coppia di Woofer Hi-Definitioner WHDPure. Sia i primi che i secondi, arrivati nelle mie mani per essere sottoposti a prova, si sono guadagnati la residenza, nel senso che sono rimasti in pianta stabile nel mio impianto sotto stretta protezione e difficilmente se ne andranno.

 

Comincio col dire che, durante il tempo intercorso, alcune persone hanno acquistato i piccolini della famiglia, alimentando anche una divertente aneddotica sul loro funzionamento. Un appassionato, in particolare, ha scritto lamentando il fatto che non riusciva a collocarli e non sentiva alcun tipo di suono. Si rende necessaria, allora, una ferma puntualizzazione: questa categoria di elementi non provvede ad alcuna emissione. Anche avvicinando l’orecchio, non verrà percepita alcuna forma di suono…

Qui rischiamo di cozzare con il primo pregiudizio. Immagino che l’utente comune potrebbe domandarsi: “Ma, se non emettono suoni, che ci stanno a fare in un sistema audio…?”. Potrei indolentemente liquidare la questione replicando che, a fronte di un approccio con un supertweeter o con un superwoofer, nel caso dei WHDPure (definizione icastica del Direttore Castelli), è richiesta una predisposizione a un “superascolto”... In realtà il prefisso “super” non significa che l’esperienza è riservata a esseri paranormali. Più semplicemente richiama l’attenzione sul fatto, reale e incontrovertibile, che la propagazione dei suoni non è ingabbiata in uno spettro regolare e definito di frequenze sia in alto che in basso. Al contrario, una parte importante delle armoniche trova la propria collocazione e relativa espressione nelle aree super e sub del contesto sonico, ritagliandosi un ruolo fondamentale per la costruzione dell’architettura musicale. Partiamo dall’assunto che non tutti i suoni possono essere percepiti dall’orecchio umano. Sono classificati come non percepibili i suoni con frequenze minori di 16-20 Hz o superiori a 20.000 Hz. Nel primo caso siamo al cospetto di infrasuoni, nel secondo di ultrasuoni. Si tratta di una definizione convenzionale, la realtà è più articolata. Gli infrasuoni sono il prodotto di tutte le vibrazioni meccaniche di bassa frequenza, ad esempio quelle del terreno al passaggio di un mezzo pesante o ancora le onde longitudinali di un terremoto. Essi non possono essere uditi, ma percepiti sì, specie se si accompagnano a onde la cui intensità sonora risulta molto elevata. La percezione avviene attraverso il corpo, in particolare l’apparato scheletrico. A tutti sarà capitato, durante un evento live, di trovarsi davanti a un grosso diffusore. Ebbene quello slam che si sente nel petto è l’effetto degli infrasuoni. Gli ultrasuoni invece possono essere prodotti ad esempio inducendo la vibrazione di una lamina sottile, ovvero stimolandola con una tensione elettrica variabile in relazione alla frequenza desiderata. Ebbene, sono proprio quelli appena descritti i territori dove hanno vita gli oggetti protagonisti della prova, in una posizione assolutamente complementare con un sistema audio classico. Da soli non avrebbero alcun senso, come complementi sono capaci di performance inaudite. Le vibrazioni prodotte da corpi elastici e trasmesse attraverso aria, acqua e solidi diventano suono solo nel momento in cui raggiungono l’orecchio e, a seguito della trasformazione in impulsi nervosi, vengono recepite dall’apparato cerebrale come sensazione uditiva. Il fenomeno sonoro è dato da un’articolazione complessa di variazioni periodiche di pressione che si propagano in ogni direzione a seguito dell’azione/reazione delle molecole che compongono il mezzo di diffusione. Il timpano, una volta recepite tali variazioni, attiva una riproduzione delle stesse e le trasmette all’orecchio interno, fino al nervo uditivo. A questo punto bisogna riflettere sul fatto che i suoni non possono essere etichettati come pure riproduzioni mentali di stimoli acustici. Sono invece il frutto di elaborazioni complesse e contemplano processi psicofisici di riconoscimento, analisi e risposta emotiva a un’azione antagonista. Alla sollecitazione acustica proveniente dall’esterno combacia un soggetto sonoro interiore, allo stesso modo in cui a una percezione visiva corrisponde l’immagine di un oggetto. Vista e tatto trasmettono informazioni su realtà che esistono materialmente, mentre il suono, alla stregua del sapore e dell’odore, rinvia a una serie di proprietà attribuibili agli oggetti. La definizione di suono condivide con quella di sapore e odore gli stessi aggettivi, ad esempio aspro, acuto, dolce, avvolgente. Il suono ha il vantaggio di prestarsi a una più accurata caratterizzazione, perché ha un volume, un colore e una proporzione. Esiste altresì un terzo piano connotativo del fenomeno, ovvero quello estetico. Suoni singoli o agglomerati sonori possono essere belli o brutti e, ancora, sono in grado di indurre esaltazione o depressione, allegria o tristezza, rilassamento o eccitazione. Questi stati sono genia dei suoni che ci circondano come pure di quelli che vengono prodotti. L’abbandono alle armonie dolci o il disagio al cospetto di quelle discordanti sono eventi tipicamente umani e travalicano i gusti individuali.

 

Essendo il risultato di un movimento meccanico di un corpo, il suono è misurabile. La relativa unità di misura, è notorio, si chiama hertz e indica la frequenza delle vibrazioni emesse nell’arco temporale di un secondo. Abbiamo detto che le frequenze inferiori a 16-20 Hz e superiori a circa 20.000 Hz non sono udibili. Sono però percepibili attraverso altre parti del corpo umano che non sia le orecchie. Tutto ciò che esiste nel cosmo ha un suono, una frequenza e una vibrazione. Non si sottrae a questo postulato neanche l’essere umano, che può essere avvicinato a uno strumento. Ogni organo o particella o tessuto ha una frequenza di risonanza, che deve essere accordata armonicamente al fine di poter entrare in sintonia con le molteplici espressioni sonore presenti nell’universo. Se l’energia prodotta dal corpo viene emessa in maniera disarmonica provocherà un disagio percettivo e comunicativo di carattere emotivo e psichico. Per considerarsi accordato il corpo umano dovrebbe vibrare a una frequenza di 8 Hz, che corrisponde alla frequenza del pianeta terra. Se frequenze armonicamente accordate vengono introdotte in un sistema, quest’ultimo, per induzione, tenderà a sua volta ad accordarsi a quelle frequenze ampliando il campo armonico.

 

La musica e la voce sono due tra gli strumenti più potenti per la trasformazione armonica dell’energia. Ristabilendo l’equilibrio armonico delle ottave, prima le inferiori, di un sistema energetico, si stabilisce una connessione con la frequenza naturale della terra e si attivano le ottave superiori, che aprono canali di percezione e comunicazione in alcune ipotesi molto vicini alla dimensioni spirituali. Il rapporto tra natura, musica e uomo può essere armonico o disarmonico, è tutta questione di accordatura. Gli strumenti, in genere, si accordano con un diapason in LA, che corrisponde a una frequenza di 440 Hz. Ma non è stato e non è sempre così. Gli strumenti rinascimentali venivano accordati con un diapason a 415 Hz. Quelli egiziani o greci invece con un diapason a 432 Hz, così come accadeva per Mozart e Verdi. Non è un caso che la musica di Wolfgang Amadeus non risulti mai ostica, anche in opere molto solenni come possono essere il Requiem o le Messe. Rudolf Steiner parlava di “libero tono eterico” riferendosi alle accordature in LA a 432 Hz, che producevano empatia tra e con gli strumenti. Ora c’è da dire che le frequenze maggiormente riscontrate in natura sono tutte multiple di 8. Il 432 stesso lo è. Il nostro cervello, nei momenti di potenza intellettiva, libera un infrasuono che misura 8 Hz. Anche l’orecchio, insieme ad altri organi, esprime frequenze multiple di 8. Le onde provenienti dal cervello si armonizzano agevolmente con le ELF, ovvero le onde a frequenze molto basse, in particolare quella di 7,83 Hz teorizzata da Shumann, nota per la sua proprietà di donare benessere.

 

Gli argomenti suesposti servono a sostenere la tesi che non esiste solamente l’ascolto meccanico ma anche quello sentimentale, romantico, meta-corporeo, emotivo. Proprio questa serie di approcci uditivi crea sostanziali differenze tra individui al cospetto di un suono o di un brano musicale. Altrimenti non si spiega perché, ascoltando una sinfonia, per esempio, alcuni si commuovono, altri si esaltino, altri ancora, ahimè, anzi ahi loro, restino indifferenti o non vedano l’ora che la composizione volga al termine. Neanche gli audiofili si sottraggono a questo individualismo percettivo. Sono molto somiglianti fisicamente, nei gesti e nelle posture, ma sono accordati diversamente. Posso testimoniare, per esperienza diretta, che a seguito di una seduta di ascolto, raramente mi è capitato di registrare convergenze in ordine ai valori artistici o qualitativi di un brano o di un disco, non parliamo di un sistema audio poi. A ogni buon fine, accordarsi con frequenze non udibili è un fatto altresì culturale, ma finanche una pratica che si acquisisce con l’allenamento, spesso intenso, qualche volta dispendioso. Gli infrasuoni e gli ultrasuoni esistono, sono un effetto reale, sono misurabili. Le note, gli accordi, a prescindere dallo strumento che li genera, hanno una dimensione ben radicata nella fascia udibile ma allo stesso tempo la trascendono, sia in basso che in alto, perché i multipli delle frequenze sonore si estendono e diramano anche nelle aree non udibili, però percettibili, con i mezzi che ho appena descritto. Anche il silenzio, ovvero il “nero” che alloggia tra i suoni e ne disegna i contrasti al fine di una superiore intelligibilità, ha un alter ego in ambiente extra sonico.

 

Purtroppo non esiste un trasduttore che sia capace di riprodurre una gamma completa di frequenze. I diffusori acustici, che siano larga banda, multivia, alta o bassa efficienza, cassa chiusa o aperta, presentano ognuno un deficit espressivo, anche nei casi in cui svolgano il rispettivo lavoro egregiamente. Vero è anche il fatto che le incisioni stesse non sono affatto complete nello spettro acustico e la risposta in frequenza delle elettroniche Hi-End non è sempre edificante. Non bisogna però considerare le frequenze infra-basse o ultra-acute come vera e propria musica, ma come spazio tridimensionale di completamento e infra/ultra struttura della stessa, alloggio dell’armonia, della sensazione, della percezione corporale, organica, extra uditiva, umanistica e animistica. Una composizione si può tranquillamente ascoltare “tagliata” tra 20 Hz e 20 kHz, ma ci arriverà in qualche modo arida, piatta, “scatolata”. Faccio un esempio. Supponiamo di tracciare un disegno, un volto, un corpo, un paesaggio o quant’altro. Se si definiscono solo i contorni, il soggetto potrà essere certamente osservato e identificato, ma apparirà molto statico, inanimato. Se si aggiungeranno chiaroscuri, ricalchi, sfumature, giochi di luci e ombre, il medesimo diventerà dinamico, espressivo, prospettico, vivo e attiverà le nostre leve emozionali innescando una corrispondenza armonica.

 

Ecco, questo è esattamente ciò che fanno i TakeT BatPro II e WHDPure: rendere tangibile il sistema di moltiplicazione delle ottave estreme e i relativi intervalli e spazi, armonizzare la musica riprodotta da un apparato audio con l’ambiente e coloro che ascoltano, accordare le tre entità, proprio come se fosse un’orchestra, con un diapason virtuale, eliminando la possibilità di intrusioni disarmoniche inquinanti. 

 

TakeT BatPro2

 

Il BatPro II si presenta come un piccolo pannello rettangolare con una griglia radiante nella parte anteriore, che lascia intravedere la membrana e un’appendice posteriore, dove sono allocati i terminali dorati adibiti al collegamento in parallelo e uno switch rotante in alluminio a cinque posizioni, da 50 dB a 100 dB, utile a stabilire il miglior matching possibile con i diffusori in termini impedenza e sensibilità. Il materiale resinoso ma estremamente isolante del cabinet è rifinito con vernice grigio metallizzata. Tutto l’apparato pesa 300 grammi.

 

TakeT WHDPure

 

Il WHDPure sembra la miniatura di un diffusore, con la griglia radiante sul frontale e i terminali dorati in verticale sotto la base. I piccoli cabinet, del peso di 100 grammi, vanno fissati in maniera solidale a una coppia di piedistalli in acciaio.

 

Il funzionamento dei due apparecchi è similare. Entrambi si basano sul metodo Heil, dal nome del Dr. Oskar Heil, noto per l’invenzione del Field Effect Transistor - FET e dell’Air Motion Transformer - AMT, che introduce una rivoluzionaria idea di trasduzione elettroacustica molto affine al sistema elettrostatico. La differenza sta nell’adozione della stimolazione piezoelettrica. Il sistema consiste nell’applicazione dell’effetto piezoelettrico a una leggerissima membrana in polimero ripiegata a fisarmonica, tipo un organetto, la cui superficie effettiva, proprio in virtù delle innumerevoli ripiegature, diventa molto più ampia di una delle stesse dimensioni, riuscendo a generare, attraverso un moto alternato di espansione contrazione, una massa di aria decisamente più cospicua rispetto a un driver liscio di identica corporatura, ovvero a cupola o cono, con un rapporto finale di 1:8. Vengono così superati ulteriori problemi insiti in questi ultimi, come l’inerzia e la facilità di flettersi fino a produrre frequenze di risonanza aggiuntive e, ahimè, distintamente udibili. I diaframmi TakeT invece sono costruiti in modo che le rispettive frequenze di risonanza si collochino al di fuori dello spettro udibile, con incidenza sul suono pari a zero. Applicando la tensione animata da un segnale, la contrazione/espansione piezoelettrica della pellicola produce uno spostamento d’aria. Il movimento presenta un’ampiezza notevole, proprio come un altoparlante, ma la leggerezza dell’apparato ridurrà l’inerzia, guadagnando in termini di velocità e dinamica. Il taglio della risposta in frequenza affinerà il compito specifico del BatPro e dei WHDPure. Per il primo viene dichiarata una frequenza di riproduzione che va da 18 kHz a 150 kHz. Per i secondi da 20 Hz a 15 kHz.

 

Il supertweeter TakeT presenta un aspetto della progettazione che si rivolge anche alla questione pressione sonora. Ogni diffusore genera una SPL di un certo livello. Se il supertweeter, oltre ad aggiungere frequenze al di sopra dei 20 kHz, fosse caratterizzato da valori alti di pressione che gravassero sotto questa soglia, potrebbero verificarsi fenomeni di sovrabbondanza, che avrebbero effetto sul suono complessivo, manifestandosi come se quest’ultimo fosse estraneo da una corretta fase. Il potenziometro cui ho accennato, in sintonia con un condensatore, provvede allora a un ulteriore taglio elettrico, laddove il disegno specifico e l’accordatura della membrana hanno già operato. In questo modo gli effetti potenziali delle pressioni descritte diventano irrilevanti o del tutto neutralizzati.

Il superwoofer non presenta alcuna regolazione, confidando solo sull’accordatura strutturale.

Bisogna accennare a un’ulteriore dote attribuibile al BatPro e ai WHDPure. Tutti gli altoparlanti, che siano piccoli o grandi, proprio a causa della rispettiva massa, esercitano una resistenza inerziale nel momento in cui vengono stimolati da un segnale. Rimane un intervallo iniziale, sia in espansione che in contrazione, che, proprio in attesa che il trasduttore raggiunga una costanza di frequenza, non può produrre un suono rappresentabile da un’onda, non possiede le doti di reattività necessarie, è un carattere peculiare della famiglia degli altoparlanti dinamici. Ma quegli intervalli, nelle registrazioni ben curate, ci sono eccome. Sono contenitori di frequenze molto importanti al fine della rappresentazione di un evento sonoro che si professi verosimile, altrimenti l’alta fedeltà in cosa consisterebbe? La rapidità di reazione dei TakeT coglie questi intermezzi fondamentali e ne consente la restituzione all’ascolto.

 

Abbiamo detto che gli elementi vanno collegati in parallelo con i morsetti dei diffusori. Se questi sono sdoppiati è opportuno collegare il supertweeter all’ingresso degli alti e il superwoofer a quello dei bassi, ma è possibile farlo anche direttamente sui terminali di uscita dell’amplificatore finale. Notevole importanza riveste il posizionamento delle unità. L’effetto derivante dal collocamento in ambiente sarà distinguibile in maniera sensibile soprattutto per i WHDPure, per i quali il manuale d’uso fornisce una guida perfetta.

 

Io ho inserito gli elementi nell’impianto di prova in modo progressivo, lasciando collegati i Sopranino ENIGMAcoustics. Ogni innesto ha avuto risultati eclatanti, innovando ogni volta le sonorità esistenti e conosciute. In generale hanno arricchito il set implementando il senso dello spazio, della dimensione, sia essa profondità, ampiezza o altezza. Non di certo in maniera dispersiva o caotica, ma sempre con una coerenza basica dei rapporti armonici e timbrici tra strumenti, voci e silenzi. Tale coerenza rimane costante sia che si ascolti uno strumento singolo o che a suonare sia una grande orchestra. Risulta tutto scorrevole, sciolto, lineare. Voglio usare il termine naturale, dissociandomi dall’abuso improprio che se ne fa nelle recensioni canoniche, ma nel senso che ho cercato di spiegare nella prima parte dell’articolo. Intendo sintonico con la frequenza della natura, accordato con i suoni così come esistono nella realtà e non artificialmente riprodotti. Vibranti alla stregua della vibrazione della nostra pelle e di tutti gli organi interni.

 

Il BatPro II, come avevo già accennato nella recensione dei piccoli BatPure, opera anche sulla timbrica, aggiungendo con discrezione un tocco di eufonicità che ha del delizioso e che richiama le sonorità delle valvole mondandone la “pigrizia”. La riproduzione musicale non presenta zone d’ombra o sfocature, ma scorre vivida e trasparente, ritmica e accademica nel rispetto delle pause e delle intermissioni e ancora brillante e piena di fermento.

I WHDPure hanno apportato una rivoluzione nella gestione delle basse frequenze. Tanto per cominciare la presenza del basso si è estesa, giammai assottigliandosi ma lievitando in maniera compatta e molto più consistente e corposa. I timpani, i contrabbassi, le voci baritonali, l’organo, sono ovunque, potenti, muscolari e delicati quando occorre e vanno compiendo delle vere e proprie acrobazie dinamiche in perfetto equilibrio, adagiate su un baricentro solidissimo. Questi piccoli mostri consentono all’ascoltatore di diventare protagonista. Collocandoli sui lati interni o esterni dei diffusori, ovvero anteriormente agli stessi, si potrà intervenire sull’allestimento della scena acustica o su un vero e proprio spostamento della stessa, consentendoci di vestire per un attimo i panni del regista dell’evento sonoro, parte attiva della più alta definizione possibile. Il suono generale del sistema così composto, ovvero con tutti gli elementi in funzione contemporaneamente, non ha prodotto alterazioni o sovrapposizioni sonore né discordanze o sfasamenti, segno che ognuno svolge il suo compito in un ambito diverso e, contestualmente, esibisce la capacità di armonizzarsi con gli altri.

 

Grazie all’opera di questi splendidi oggetti l’intero sistema si fa strumento, si fa voce e si fa quiete. La musica diventa protagonista, ma accade lo stesso per colui che ascolta quella musica nei termini descritti e con rinnovati strumenti cognitivi, suggendo nutrimento da quella tensione della conoscenza che avvicina sempre più l’uomo all’essenza dell’espressione sonora. Nella prospettiva, che resta obiettivo di chi scrive, di poter un giorno finalmente parlare di umanesimo in musica. Alcuni mezzi di riproduzione, come i Taket BatPro II e i WHDPure, sono veramente eccezionali. Lo saranno ancora di più se colui che li utilizza ne farà degli strumenti di crescita e arricchimento nella direzione dell’apprendimento del linguaggio musicale. Una massima sofista recita “di tutte le cose misura è l’uomo”. Con rispetto e umiltà la faccio qui mia.

 

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore

 

TakeT BatPro II

Potenza massima: 35V

Impedenza: 8ohm

Risposta in frequenza: 18kHZ-150kHz od oltre

Efficienza massima: 100dB/W/m a 5 stadi selezionabili

Sistema di pilotaggio: polimero piezoelettrico tipo Heil

Dimensioni: 125x90x100mm LxAxP compresi i connettori

Peso: 300g

 

TakeT WHDPure

Risposta in frequenza: 20Hz-15kHz

Efficienza: 50dB/1m

Capacità: 55μF

Impedenza: infinito-150ohm

Resistenza interna: 100ohm a 2W

Dimensioni: 90x130x40 LxAxP compresi i connettori

Peso: 100g

 

Distributore per l’Europa: al sito CERES Electronique

Prezzo alla data della recensione: TakeT BatPro II 533,78 euro - TakeT WHDPure 872,90 euro + stand in acciaio 176,59 euro

Sistema utilizzato: all’impianto di Giuseppe “MinGius” Trotto

Il supertweeter TakeT BatPro2.
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di Giuseppe Trotto
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