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22.07.16
Testina Soundsmith Zephyr MIMC

Vinyl still rocks!

Questo è il titolo – che fa venire un po’ di brividi di piacere – di un report della RIIA. Sì, proprio quella, l’associazione americana dei produttori di musica, quella che fa anche la guerra al download illegale con messaggi minacciosi, altro brivido ma non proprio di piacere. Il suddetto report mostra come le vendite del vinile negli USA, pur se numericamente una piccola frazione delle vendite dell’era d’oro, siano ancora tali da produrre un notevole ricavo economico - NdR Leggi qui un'ulteriore notizia sul mercato discografico italiano. L’articolo sottolinea anche che i negozi dove si vendono più vinili sono quelli indipendenti e non le catene di distribuzione su grandi aree od online. A questo va aggiunto – e aggiungiamo – il fiorentissimo mercato dell’usato, dalle bancarelle zeppe di dischi alla fiera mercato di Utrecht, una tra le più grandi del pianeta. Questo a significare che i dischi sono comprati da un pubblico eterogeneo, che effettivamente li vuole più per convinzione e passione che per una moda o un piano di marketing pilotato dalle grandi etichette. Gente che pensa che il disco nero sia più “fico” ma anche che suoni meglio degli equivalenti digitali “solidi” o “liquidi” che dir si voglia.

 

Insomma, il vinile, apparentemente ucciso dall’industria discografica nel 1982 con l’introduzione del CD, non solo non è morto ma si sta vivendo una bella vecchiaia.

 

Da appassionato – di lungo corso, ahimè - la cosa non può che fare piacere. Ma, da audiofilo, non si può non rimanere un po’ interdetti e con qualche rimpianto. La personalissima considerazione è che giradischi, bracci e testine siano gli apparecchi alta fedeltà più divertenti, belli e intriganti. Perché sono “complicati”. Richiedono una competenza multisettoriale: elettronica, meccanica, anche artistica. E mettono alla prova le proprie abilità: nel progettarli e nel costruirli, ma anche nel saperli scegliere e utilizzare al meglio. Però sono anche l’anello più debole della catena di riproduzione Hi-Fi e, potenzialmente, la loro “eliminazione” avrebbe potuto portare a un grande passo avanti nel modo in cui si riproduce la musica. Cosa che è avvenuta nel low e mid-fi, ma che invece non è accaduta, almeno non compiutamente, nel mondo più esigente della riproduzione Hi-End.

 

Proviamo a spiegare meglio.

 

Nel processo di registrazione e riproduzione della musica ci sono due fasi che sono molto delicate e destinate inesorabilmente a far “perdere” qualcosa del segnale. Sono i momenti in cui c’è una trasformazione di energia e cioè quando l’energia meccanica – la vibrazione acustica trasmessa dalle molecole dell’aria – viene trasformata in energia elettrica: con un microfono e, viceversa, con un altoparlante. Queste due trasformazioni segnano in modo irreversibile l’intero processo. Così tanto che solo buoni microfoni e buone casse, permettono la riuscita del processo.

Il disco introduce due ulteriori trasformazioni elettricità-vibrazione meccanica con lo scopo di archiviare la musica su un supporto stabile e trasportabile: il microsolco scavato nel vinile. Che questo processo abbia avuto un successo epocale è scritto nella storia ma è anche paradossale constatare che disco è stato inventato nel 1888, che la sua versione in vinile è nata nel 1948, che il microsolco stereofonico è stato introdotto circa dieci anni dopo e che i dischi di oggi – con po’ più di capienza rispetto ai primi stereo – sono gli stessi del 1970. Diciamo che è paradossale perché in quegli anni i computer erano grandi come palazzi, le automobili inquinavano come ciminiere e i cellulari nemmeno esistevano. Oggi non solo il principio teorico del disco è lo stesso ma sono praticamente uguali proprio gli oggetti fisici. A parte un ipotetico miglioramento delle macchine utensili, cosa di cui non si ha certezza che venga sfruttata, un disco degli anni ottanta è uguale a un disco stampato nel 2015. Sta di fatto che l’avvento del digitale avrebbe potuto eliminare questo passaggio intermedio, il microsolco, facendo fare un salto in avanti alla qualità assoluta della riproduzione. Ma gli audiofili sanno che questo non è avvenuto con i CD e oggi quando un artista produce qualcosa di buono, possiamo comprare il download di MP3 o AIFF, acquistare un CD il cui suono continua a non convincere e, se la casa discografica decide di farlo, andare a cercare il vinile in giro per i negozi. Abbiamo quindi delle possibili scelte che nel migliore dei casi sono qualitativamente uguali a quelle di qualche decennio fa. Soprattutto costatando che i due-tre progetti di supporti “buoni per l’audiofilo” nati nel frattempo, purtroppo sono stati abbandonati o ridotti a fenomeno di nicchia con pochi titoli. Parliamo del SACD, del DVD-AUDIO e dei file audio non compressi ad alta risoluzione, da 192/24 in su.

 

Quindi siamo contentissimi dell’esistenza del disco in vinile, ma siamo anche dispiaciuti che non si sia riusciti, in quasi quarant’anni, a trovare le condizioni economiche e tecniche per creare e far sopravvivere un sistema di mercato migliore.

 

Gli uomini dietro le cose

Calato il commercio dei dischi in vinile anche l’hardware per riprodurli si è rarefatto, soprattutto nel settore entry-level, mentre per le soluzioni ad alto o altissimo prezzo ci sono relativamente troppi molti marchi e modelli tra cui scegliere. Alcuni sono progetti talmente estremi che il loro costo li pone in una zona dove non vogliamo andare, altri, dal costo medio o elevato sono semplicemente eccellenti e Soundsmith è sicuramente tra questi. OK, questa è una anticipazione ma è tutto vero. Il suo fondatore e attuale presidente, Peter Ledermann – statunitense della East Coast – ha una solida storia nell’alta fedeltà e questo spiega in parte i suoi risultati. Per chi volesse approfondire può leggersi qui le note biografiche sul sito di Audio Reference, che lo importa in Italia, ma ci piace di più l’immagine che Ledermann da di sé come ingegnere, scienziato e poeta, nel proprio sito. Un’immagine che proviene dai tempi d’oro dell’Hi-Fi, in cui diverse figure carismatiche si sono dedicate a questa impresa facendoci sognare, discutere, odiare e amare una bellissima passione. Infine vogliamo sottolineare che Ledermann è un altruista, leggere qui, cosa che anche se non ci piacessero i suoi prodotti ci farebbe piacere l’uomo.

La sua biografia in due righe è condensata in questi fatti: ha lavorato come progettista alla Bozak e come ricercatore all’IBM. Sia prima che dopo queste esperienze ha sempre seguito una sua creatura, la Soundsmith, termine che più o meno significa “artigiano del suono”, con cui nel corso degli anni ha fornito servizi di riparazione e modifica di tutti gli apparecchi Hi-Fi e in particolare di due prestigiosi marchi europei, B&O e Tandberg. Da molti anni Soundsmith ha una linea di prodotti propri tra cui la Zephyr MIMC che stiamo provando. Proprio dalle testine B&O la linea Soundsmith prende spunto, infatti Ledermann è stato ed è tuttora Assistenza Ufficiale di queste ottime testine danesi, non molto utilizzate dagli audiofili, un po’ per il costo e un po’ per la difficoltà oggettiva nel montarle in bracci non B&O. Quando la B&O ha smesso di produrle, Ledermann si è ricostruito in proprio gli strumenti per rifarne i componenti, sembra anche meglio degli originali. Da qui a fare una propria linea di fonorivelatori il passo è stato breve. Chiaramente i prodotti Soundsmith hanno una forte somiglianza con quelli storici B&O, sia estetica che tecnica. Ci sono infatti delle affinità con i modelli B&O MMC - Moving Micro Cross, se non nel dettaglio almeno nel principio, tanto che la sigla MIMC che segue il nome del modello che stiamo provando significa esattamente Moving Iron for MC preamplifier. In pratica si tratta di una via di mezzo tra il moving coil e le moving magnet: nelle moving iron sia i magneti che le bobine sono fisse e un ferro che vibra nel campo magnetico ne modula la forza e quindi la corrente indotta nelle bobine. Più è miniaturizzato il ferro meno corrente viene prodotta e nel caso delle Soundsmith si è pensato di farlo quanto più piccolo possibile, prendendo come limite un’uscita sufficiente per gli ingressi MC. Questa scelta è funzionale con lo scopo di rendere il più possibile costante il contatto tra lo stilo e le pareti dei microsolchi, riducendo al minimo la massa dell’equipaggio mobile.

 

Ascolto

Inserita la Zephyr MIMC nell’impianto di riferimento con peso di lettura 1,6 grammi, come indicato nella scheda individuale che l’accompagna, e provata sia con il Linn Sondek LP12 più braccio Ekos sia con un giradischi molto più economico, il Pioneer PLX-1000, la Zephyr ha mostrato tre caratteristiche predominanti: velocità, dinamica ed equilibrio.

 

Appena la puntina tocca il solco e le prime note – piuttosto rudi, visto che si tratta di hard rock – incominciano a uscire dalle casse ci si rende conto che si è di fronte a qualcosa di diverso dal solito. Le percussioni sono nette, veloci, dure. Gli attacchi velocissimi e la dinamica sembra essere, anzi è, superiore a qualsiasi altra testina MM provata. Stroncate quindi tutte le colleghe a magnete mobile è decisamente più verosimile, anche per il costo, il paragone con le moving coil, che sicuramente possono pareggiarla per velocità e brillantezza ma faticano, a parità di spesa, a produrre altrettanti bassi e a raggiungere l’invidiabile equilibrio in gamma media. Passando ad ascolti più pacati – Ry Cooder, Johnny Cash, Linda Ronstadt, Nina Simone – rimane la buonissima impressione di alta dinamica ben educata che fin dai primissimi ascolti sembra essere il tratto distintivo della Zephyr MIMC. La voce scorre fluida, ben amalgamata con gli strumenti nella stessa gamma, pur essendo potenti i bassi e brillanti gli alti non capita mai di desiderarne di più o di meno, anche se con il passare delle ore, diciamo dopo un po’ di rodaggio, la riproduzione migliora diventando leggermente più dolce ed estesa senza però perdere le sue caratteristiche peculiari.

 

Con la Zephyr un altro piccolo “trucco” è aggiustarne il carico. Dovendo collegare la Zephyr a un ingresso MC si può intervenire sul carico resistivo. Ad esempio, nel Phono Drive, che utilizziamo spesso per gli ascolti, è possibile selezionare il valore della resistenza di carico. Inoltre è possibile inserire un resistore a piacere per personalizzarlo. Anche nei pre in cui non c’è la possibilità di scegliere l’intervento è abbastanza semplice. La Soundsmith raccomanda un carico superiore ai 470 ohm, che non è poco per un ingresso MC e quindi non proprio frequente da trovare. Tuttavia, a parte lo scegliere uno dei preamplificatori che la stessa casa propone – e può essere la scelta migliore – all’ascolto non ci sono differenze timbriche evidenti tra 470, 1.000, 10K, 22K e 47K, che sono le resistenze che ho provato. Dovendo scegliere una di queste, propendo per i valori sopra i 1.000 ohm che, come minimo, fanno suonare la Zephyr leggermente più forte, essendo il naturale innalzamento del picco ad alta frequenza talmente lontano da essere ininfluente.

 

Conclusioni

La risposta in frequenza è estesa e lineare, la dinamica è sicuramente un punto di forza senza però che ne abbia a soffrire la timbrica, che mantiene un carattere aperto e naturale. Anche la percezione del rumore di fondo del disco sembra essere minore che con altri fonorivelatori, sicuramente merito dell’accuratezza del taglio dello stilo, e grazie alla filosofia del progetto la Zephyr MIMC è analitica, precisa e rivelatrice, nonostante la non alta cedevolezza. Certo il suo prezzo non è basso ma in realtà il suono è così buono che, più che spaventarci, ci fa venire voglia di ascoltare i modelli superiori che costano anche il triplo. Magari la Zephyr MIMC è un affarone, chissà.

 

Considerando che la Soundsmith è in grado di ricostruirla come nuova in caso di usura o danno, il che rende più tranquillo l’investire i soldi in un oggetto così delicato, diciamo che si merita una forte, calorosissima raccomandazione. Thank you Mr. Ledermann.

 

 

Caratteristiche dichiarate dal produttore

Stilo: Selected Contact Line low mass Nude Stylus

Raggio di curvatura: 6x17μm

Cantilever: Laser Drilled Sapphire

Peso di lettura raccomandato: da 1,8 a 2,2 grammi, 1,6g sull’esemplare in prova

Massa effettiva: 0,32mg

Cedevolezza: 10μm/mN, bassa cedevolezza

Risposta in frequenza: 15-45.000Hz ±2dB

Separazione tra i canali - solo per il modello stereo: 1.000Hz >28dB, 50-15.000Hz >25dB

Differenza tra i canali: <1dB Stereo, <0,5dB Dual Mono - con VTF ottimale

Uscita: ≥0,4mV

Resistenza interna - DC: 10-11ohm per canale

Induttanza: 2,75mH per canale

Guadagno del preamplificatore - suggerito: 58-64dB

Preamplificatore raccomandato: Soundsmith MCP2 Variable Loading Preamp

Peso: 10,25g

Carico raccomandato: ≥470ohm

Distributore ufficiale Italia: al sito Audio Reference

Prezzo Italia alla data della recensione: 1.800,00 euro

Sistema utilizzato: all’impianto di Maurizio Fava

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