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14.11.14
Trattamento CD Essence of Music

ReMusic Spark AwardEssence of Music. Una scelta di naming a dir poco ambiziosa. Lo studio e la ricerca intorno al concetto di essenza della musica hanno animato il pensiero dei filosofi fin dai tempi della classicità, focalizzandosi sul rapporto tra lo spirito della musica e l’antagonismo tra dionisiaco e apollineo. Schopenhauer aveva individuato la naturale peculiarità della musica rispetto alle altre forme dell’arte, considerandola addirittura isolata, un’eccezione: “La musica non è dunque, come le altre arti, una riproduzione delle idee, ma una riproduzione della stessa volontà, una sua oggettivazione allo stesso titolo delle idee. Perciò il suo effetto è più potente, più penetrante che quello delle altre arti. Queste non esprimono che l’ombra, quella celebra l’essenza”, da Il mondo come volontà e rappresentazione. Il mondo si potrebbe, in conseguenza, chiamare un’incarnazione della musica, non meno che della volontà.

 

La musica, quindi, come anima del mondo, genesi delle arti. E.T.A. Hoffman Schriften zur Musik affermava: “Quando si parla della musica come di un’arte autonoma si dovrebbe sempre intendere solo la musica strumentale, la quale disdegnando ogni aiuto, ogni aggiunta di un’altra arte, esprime con purezza l’essenza propria e particolare dell’arte e sola la fa conoscere”.

Eduard Hanslick, ne Il Bello Musicale, scrive: “Poiché gli elementi della musica: suono, timbro, ritmo, forza, tenuità si trovano in tutto l’universo, l’uomo ritrova tutto l’universo nella musica”.

 

Potrei continuare con le citazioni all’infinito, Hegel e Nietzsche tra tutti. Mi limito a consigliare la lettura dell’opera che Rudolf Steiner ha intitolato proprio L’Essenza della Musica, dove potrete approfondire la teorizzazione del rapporto tra il mondo dei suoni e la realtà spirituale, dell’azione della musica sull’uomo, del benessere dell’ascoltare musica: “Il senso del benessere musicale consiste nel giusto accordarsi delle armonie accolte durante la notte nel Devachan (N.d.R. Status intermedio post-mortem dell’anima, precedente alla sua rinascita) che, sono quindi state portate giù dall'alto, con i suoni e le armonie percepite quaggiù nel mondo fisico, attraverso gli strumenti musicali. Se i suoni esterni ascoltati nel fisico corrispondono a quei suoni interiori, allora sentiamo benessere musicale.

 

L’essenza della musica, così come teorizzata dal pensiero filosofico descritto, per ovvi fattori sincronistici, poteva essere ricercata nell’ambito dell’evento musicale stesso, ovvero in corrispondenza con la sua manifestazione, che avveniva nel momento della riproduzione strumentale o vocale dal vivo. L’orecchio agiva come ricevitore e vettore, strumento quindi di traghettamento dei suoni nelle aree del corpo umano sensibili alla produzione di piacere, Steiner ne individua nove. Il processo appare elementare: in sequenza, produzione del suono, diffusione delle frequenze nell’aria, intercettamento ad opera dell’apparato uditivo, stimolazione del benessere, estrazione dell’essenza. In epoca contemporanea gli agenti della tecnologia si sono incuneati tra gli stadi di questo percorso, con una certa dose di protagonismo. Mi riferisco ai supporti musicali: nastro magnetico, disco in vinile, compact disc, etc.

Tutti hanno il pregio di rendere fruibile la musica in qualunque spazio fisico e temporale, moltiplicando le opportunità di ricercarne l’essenza, a condizione, però, che la riproduzione sia qualitativamente ineccepibile. Sono pienamente d’accordo con il collega di redazione Angelo Recchia Luciani, laddove, nel suo recente articolo Diamo all’audiofilo quello che è dell’audiofilo, afferma che “ascoltare male non significa perdere qualcosa, vuol dire perdere tutto”. Aggiungo che ascoltare male significa inibire anche la più infinitesimale possibilità di estrarre essenza. Parafrasando un vecchio tormentone pubblicitario possiamo affermare che “la musica è un piacere, se non è buona, che piacere è?”.

Ma i supporti in questione, ahimè, si connotano anche per una serie di difetti, diciamo così “genetici”, che ostacolano la restituzione fedele del messaggio musicale originario.

 

Nel nostro caso ci limiteremo a parlare del Compact Disc, essendo i prodotti Essence of Music, oggetto dell’articolo, dedicati al suo specifico trattamento. In premessa sarebbe opportuno chiarire che le imperfezioni del segnale riprodotto dal CD hanno due origini. La prima è legata al jitter, che denota la fenomenologia dell’irregolarità del clock in tutti i segnali digitali. Non ha nulla a che vedere con l’estrazione dei dati, che è un evento durante il quale non avviene alcun trasferimento da digitale ad analogico. La seconda è la conseguenza delle caratteristiche costruttive del CD, ovvero dei materiali che ne compongono il corpo. Oltre a un sottile strato in alluminio riflettente e un altro protettivo di vernice alla cellulosa, il policarbonato costituisce la parte massiva del disco e assolve alla funzione di substrato sul quale, tramite una procedura di injection molding, vengono impressi i solchi a spirale, i dossi e gli avvallamenti di superficie che saranno oggetto di lettura. Questo polimero ha il vantaggio di essere facilmente modellabile in sede di incisione, sufficientemente resistente e soprattutto economico. La sua notevole trasparenza consente al raggio di luce di raggiungere agevolmente lo strato su cui vengono immagazzinate le informazioni, ergendolo a protezione contro impronte, polvere e graffi. Dimostra, altresì, proprietà termiche e meccaniche di adeguata affidabilità.

Purtroppo presenta un inconveniente tipico di molti polimeri: ha la tendenza a polarizzare il raggio di luce nel momento in cui ne viene attraversato. Questo fenomeno crea notevoli problemi ad un sistema di lettura ottico, come quello di cui è dotato il CD player, proporzionalmente all’aumentare della temperatura. Tale accadimento si manifesta sotto il nome di birifrangenza e si palesa nel momento in cui la rifrazione del substrato induce il raggio laser a dividersi in due. L’innaturale focalizzazione del fascio di luce altera l’interazione con i pozzetti incisi sulla superficie, inducendo il lettore ottico a lavorare in una condizione di stress meccanico da errore di estrazione, con conseguenti fenomeni di distorsione, asprezza, sibilanza, ristrettezza della scena acustica, perdita di tridimensionalità, melma sonora, assenza di dinamica, riducendo l’ascolto ad un’esperienza piatta, noiosa e faticosa, che, nel caso di un audiofilo, può pericolosamente provocare psicodrammi da lancio del dischetto dalla finestra. Una soluzione potrebbe venire dalla sostituzione del policarbonato con uno strato in vetro/alluminio o dall’utilizzo di poliolefine amorfe che non hanno influenza sulla polarizzazione del raggio, ma ciò renderebbe i costi troppo elevati.

 

Anche se nutro grande amore nei confronti dell’analogico, non mi sono mai rassegnato ad accettare passivamente l’offerta qualitativa del CD, intendo dire in termini di accuratezza sonora delle registrazioni, accontentandomi, come fanno in tanti, di fruirne solo per motivi di praticità. Ho sempre pensato che la bontà delle incisioni da sorgente digitale, per i limiti fisico/meccanici di cui si è argomentato, giacesse sotto la cenere, sotto una coltre velata che poteva, che doveva essere rimossa, perché custodiva celata un’anima diversa del messaggio musicale, un’essenza, appunto, tutta da rivelare. Da quando è nato il CD, con annesse le note imperfezioni, non ho fatto altro che mettere in opera progetti di intervento finalizzati alla valorizzazione del dischetto come supporto musicale. Ho cominciato dalle macchine di lettura, applicando le tecniche di smorzamento acustico dello chassis per passare attraverso le sostituzioni del clock e le implementazioni circuitali dell’alimentazione, degli stadi d’uscita e del percorso del segnale. Non ho ancora sperimentato la sospensione in aria del laser, ma lo farò. Infine sono passato all’utilizzo degli accessori di smagnetizzazione, di taglio o oscuramento dei bordi del compact, di sovrapposizione di dischi stabilizzatori, insomma tutto lo scibile a disposizione sul mercato. Ogni passaggio ha fatto registrare un piccolo progresso evolutivo chiaramente percepibile all’ascolto, ma in nessun caso ho vissuto quella sensazione di benessere e di armonia con i suoni che andavo ricercando.

Prima di scriverne nei dettagli, lo enuncio e lo sottolineo con enfasi: l’applicazione del trattamento Essence of Music è stato scioccante! La presenza di ReMusic al CES di Las Vegas ha permesso la conoscenza del titolare dell’azienda, Mr. Robert Spence, il quale ci ha gentilmente fornito una confezione del prodotto al fine di farne oggetto di prova e recensione. La fortuna ha voluto che fossi incaricato del lavoro e la questione mi ha reso felice, considerata la mia passione per gli accessori audio, che ritengo delle rifiniture fondamentali nell’ottica della ricerca dell’equilibrio di un impianto. Ma qui non siamo di fronte ad una semplice rifinitura: siamo al cospetto di una soluzione di impatto immenso in termini di efficacia. Credetemi… è devastante!

Ma sopiamo gli entusiasmi e, da critico diligente, permettetemi di procedere con la descrizione del kit, contenuto in una scatola di cartone bianco patinato con il logo in blu Essence of Music impresso sul coperchio. La dotazione della confenzione base, denominata Original, è composta da:

  • un nebulizzatore da 20ml bottle 1 contenente idrocarburi liquidi
  • un nebulizzatore da 20ml bottle 2 contenente isopropanolo
  • un sacchetto di ditali in guaina di nitrile
  • panni in microfibra marrone piccoli
  • panni in microfibra celeste grandi
  • targhette adesive

Il trattamento del CD è abbastanza semplice e si articola in sette passaggi, con, in premessa, la raccomandazione di evitare l’uso dei liquidi sulle etichette in carta e di invece testarne la compatibilità, spruzzandone una modesta quantità su un’area della superficie non incisa. Se non compaiono fenomeni di assorbimento, ruvidità e opacità il disco è compatibile. Dopo aver indossato un ditale in nitrile si procede con gli step in sequenza:

  1. ispezionare il dischetto e spruzzare uno spray pieno dalla bottle 1 sulla superficie di lettura
  2. spargere e frizionare delicatamente il liquido in maniera uniforme per un minuto evitando movimenti radiali
  3. senza rimuovere il liquido della bottle 1, applicare uno spray pieno dalla bottle 2 e frizionare i componenti insieme per un minuto, trasformati in uno strato emulsivo lattiginoso
  4. rimuovere l’emulsione con il panno in microfibra piccolo
  5. ispezionare il disco trattato
  6. riapplicare uno spray pieno dalla bottle 2 al fine di eliminare eventuali residui
  7. utilizzare il panno in microfibra grande per rimuovere il liquido e lucidare dolcemente la superficie

Terminato il trattamento, è necessario far asciugare il CD per un minuto prima di inserirlo nel lettore per l’ascolto. Al fine di memorizzare l’avvenuto intervento, è utile applicare una targhetta adesiva sull’involucro. Il panno piccolo può essere utilizzato per cinque/dieci dischi. Il grande per venticinque. Entrambi possono essere lavati in lavatrice con detergenti delicati, avendo cura di una giusta asciugatura. In caso di usura, è possibile l’acquisto rivolgendosi direttamente all’Azienda.

La sequenza del trattamento, in quantità utile per quattrocento CD, non tragga in inganno: non siamo al cospetto di un kit di pulizia.

L’azione di Essence of Music viene descritta come una formula a doppio liquido che utilizza nanotecnologie, ovvero un insieme di metodi e tecniche per la manipolazione della materia su scala atomo-molecolare, con l’obiettivo di favorire la formazione di membrane auto-assemblanti che rendano trasparente, altamente riflessiva e ben levigata la superficie del disco, oltre che immune ai disturbi elettrostatici. Il risultato è un perfezionamento notevole delle proprietà ottiche del substrato in policarbonato, con effetti immediati di riduzione dei fenomeni di birifrangenza e distorsione che ho descritto sopra. Per poter apprezzare a pieno l’efficacia qualitativa del prodotto è consigliabile procurarsi copie gemelle degli stessi dischi, delle quali solo una delle due deve essere trattata.

Ho iniziato la prova facendo girare l’album Anime Salve, BMG Ricordi, 1996, di Fabrizio De Andrè. L’ascolto della copia non trattata è scivolato via con una certa soddisfazione, trattandosi di un capolavoro assoluto, anche ben registrato. Così pensavo. La copia trattata con Essence of Music ha letteralmente annichilito la prima. Il disco è colmo di strumenti ma devo confessare che non me ne ero mai pienamente reso conto. In Princesa sono schierati batteria, wood block, zabumba, shaker, doppio triangolo, molla, djembè, bongo, conga, basso, chitarra classica, mandolino, mandola, cymbalon, bajan, clarinetto, violoncello, sette voci cantanti, tre recitanti, più effetti sonori esterni. Beh, sono tutti ben più presenti, in una scena acustica infinita in ampiezza e profondità. I suoni sono di una naturalezza disarmante, ogni legno, ogni corda, mantengono la propria timbrica originale, nel rispetto degli spazi e dei piani sonori. La voce di Fabrizio, poi, più vibrante e profonda che mai. Le voci, appunto, quelle di Luvi De Andrè e Dori Ghezzi, bellissime e intellegibili, amalgamate ma libere e pungenti in Dolcenera, duettano con un’arpa paraguaiana emozionante. Se poi desiderate ascoltare il suono autentico di un berimbau, di un bansuri oppure, non scherzo, di una damigiana, intrecciati con un’orchestra d’archi, sintonizzatevi su Disamistade e ne avrete una rappresentazione limpida. Sono rimasto letteralmente disorientato riflettendo sulle differenze di lettura che sono emerse dall’ascolto comparato dei CD, rivelandomi quanto il primo fosse opaco e senza vita rispetto a quello post trattamento. Con l’adrenalina già alta, ho continuato la prova con un disco per certi versi affine al precedente, caratterizzato da un’impostazione etnica colma di strumenti tradizionali amalgamati con sequencer, campionatore e synth. Arenaria, di Mario Crispi, Suono Records, distribuzione EGEA, 2007, un lavoro meraviglioso, colmo di idee musicali e soluzioni acustiche innovative. Mentre ascoltavo la copia “normale” e procedevo con l’applicazione degli spray EoM sulla copia gemella, ho avuto sentore di buone sensazioni sonore. All’innesco del disco trattato ecco ricomparire la medesima percezione della prova precedente. Emersione dei dettagli, bassi controllati, chiarezza delle risonanze degli strumenti a corda e dei rispettivi corpi lignei. Estremo bilanciamento dei suoni, in un equilibrio perfetto e una focalizzazione impressionante. Cala contiene una registrazione notturna del mercato ittico di Palermo. In accordo con il testo dedicato alla pesca si esprimono canto, quartara flauto-percussiva, tamburi a cornice, violino, chitarra elettrica e acustica, stick bass e virtual synth. Si viene letteralmente trasportati nel contesto descritto, c’è profumo di Sicilia ancestrale filtrata attraverso un sound moderno. Nella versione originale la chitarra acustica risultava indistinta e timida, quasi nascosta nel retro. Ora è trasparente, vivida, al posto giusto. Cuntu Ri Guerra descrive un fatto di guerra e fuga utilizzando la tecnica del cuntu palermitano, con tamburo, nay persiano, sintetizzatore, stick bass, virtual synth, campionatore e pianoforte. L’effetto dell’elicottero e talmente realistico che lo si sente volare sulla propria testa. Una sorta di narrato dialettale in stile rap si insinua tra un ritmo percussivo ipnotico, un pianoforte che si esprime in mono-note lancinanti proiettate nello spazio. La pulizia e la qualità del sound permette di cogliere la drammaticità del racconto fino alla immedesimazione. Altra cascata di sonorità affascinanti le possiamo ascoltare in Iccari, canto a distesa contro l’inutilità della pace cercata con la violenza. Gli strumenti protagonisti sono stavolta il flauto ritmico, il flauto ad imboccatura modificata, l’human beat box e il sequencer, in una mescola magica di cui solo Crispi detiene la formula. A noi resta, e non è poco, la possibilità di cogliere i lati emozionali della composizione e la sua abilità di portare gli strumenti al limite più estremo e profondo dell’espressione, oltre tutti i canoni e le regole della scrittura. Le sensazioni sono forti, comincio a vivere l’ascolto in uno status di entusiasmo appassionante e sento crescere l’ingordigia di andare ancora avanti, più a fondo, nella ricerca spasmodica di nuance ignote. Me ne offre l’opportunità Lo Schiaccianoci, di Tchaikovsky, CBS Masterworks, esecuzione della Toronto Symphony Orchestra diretta da Andrew Davis nel 1961. L’esperienza d’ascolto del disco trattato con EoM è sublime. Mai una esecuzione del Walzer dei fiori mi ha restituito campanellini così delicati e distinti. Tarantella è una delizia di archi. Walzer Finale e Apoteosi esplode in una dinamica impressionante, tutte le sezioni strumentali si esprimono nella pienezza della loro forza, l’impatto sonoro è potente, i timpani fanno vibrare le pelli. L’apoteosi del titolo coincide con l’apoteosi del piacere. L’accordarsi armonico di cui scriveva Steiner sembra realizzarsi.

 

Ma, soprattutto, è accaduto un fatto nuovo. Sono giunto all’ascolto del terzo CD consecutivo e non ho alcuna sensazione di affaticamento. Anzi sento forte il desiderio di proseguire. In tutte le altre sedute, dopo il primo, ho avvertito la necessità di passare al vinile. Il giorno successivo ho soddisfatto la mia curiosità di ripetere il trattamento sugli stessi dischi. Se con il primo intervento la distanza qualitativa tra le due copie era nettamente tracciata, con quello aggiuntivo è diventata siderale. Non è rimasto un parametro eguagliabile.

EoM è un accessorio rivoluzionario, pur nella semplicità della sua azione. Il suo costo poi, appena 149 dollari US, lo rende appetibile per tutti gli audiofili, che si vedono spesso costretti a spendere molto denaro per ottenere miglioramenti infinitesimali del proprio impianto. Per coloro che posseggono una CD-teca sostanziosa è un must. Ahimè, non è distribuito in Italia. Si può ordinare direttamente in azienda, poiché i prodotti chimici del kit non sono sottoposti a restrizioni di trasporto.

 

Alcune recensioni raccontano di una prova al buio effettuata con otto coppie di CD, la metà delle quali sottoposte a trattamento. Le cronache testimoniano che gli ascoltatori bendati sono stati in grado di discernere quali fossero queste ultime. Io posso modestamente affermare di aver fatto ulteriori progressi. Alla fine di un percorso d’ascolto di CD trattati, durato oltre un mese, ho metabolizzato i mutamenti delle trame sonore e la ridefinizione del messaggio musicale targati EoM. Ormai conosco gli esiti e non ho più bisogno di comparare due dischi gemelli per individuarne l’origine. Sono in grado di riconoscere in maniera diretta un disco sottoposto a trattamento, con margine di errore bassissimo. Il CD suona con migliore focus e risoluzione, gli strumenti e le voci sono ben delineati e allocati. Compare una sostanziale coerenza su tutto il tessuto armonico. I medi acquisiscono una maggiore dose di calore e le alte si svestono della tipica brillantezza digitale. Non c’è più traccia di opacità. L’articolazione delle frequenze basse e medio-basse è talmente rifinita da consentire alla musica di presentarsi con rinnovate evoluzioni ritmiche. Gli eccessi di colorazione si moderano a beneficio di una scena sonora autentica nelle dimensioni, nelle distanze e nei vuoti. Alcune misurazione effettuate avrebbero stabilito che l’incremento della accuratezza della lettura del laser e il conseguente miglioramento della qualità generale dell’ascolto siano attestabili oltre la percentuale del trenta per cento. Condivido, ma preferisco misurare l’efficacia del trattamento EoM sull’accrescimento del mio benessere musicale, che è totale e appagante.

 

Non ho ancora capito se l’esperienza che sto vivendo mi stia avvicinando all’essenza della musica. Certamente credo di aver intrapreso la giusta direzione. Purtroppo sono vittima di una controindicazione. Ho il rigetto per la riproduzione di CD normali. Non riesco proprio più ad ascoltarli e, considerata la quantità che ho sugli scaffali, sono veramente disperato. Mi vedrò costretto a chiedere a Robert Spence di inviarmi qualche confezione gigante di Essence of Music.

 

Mai una Spark in the Dark è stata più meritata.

 

 

Per ulteriori info: al sito Essence of Music

Prezzo di listino USA alla data della recensione:

Essence of Music Original Package, due bottiglie da 20ml per trattare 300-400 CD - 150,00 dollari US

Essence of Music Professional Package, due bottiglie da 80ml per trattare 1.200-1.600 CD - 300,00 dollari US

Sistema utilizzato: all'impianto di Giuseppe "MinGius" Trotto

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