Billy Drummond non è una stella minore nel firmamento del jazz USA. Nonostante le sue opere da titolare si possano contare sulle dita d'una mano, il sessantatreenne batterista della Virginia ha collaborato con il fior fiore della scena statunitense, da Carla Bley ad Archie Shepp, da Lee Konitz a Eddie Henderson, da Seamus Blake ad Andy LaVerne e molti altri ancora, partecipando alla costruzione delle loro macchine ritmiche in quasi una trentina di formazioni dal 1995 fino a oggi. Il suo attuale quartetto, i Freedom of Ideas, e cioè Dayna Stephens al sax sia tenore che soprano, Micah Thomas al piano e Dezron Douglas al contrabbasso oltre che allo stesso Drummond, si può per comodità inquadrare in quel vasto territorio con radici nell'hard bop ma che si sente libero di cercare nuovi spunti contemporanei senza però rinnegare le origini della tradizione dei più puri boppers. Non si ascolta in questo disco alcuna musica di retroguardia ma un vulcanico, bollente vortice d'ispirazione che si rifà all'attualità ma non rescinde comunque il cordone ombelicale della Storia. In questo Valse Sinistre, titolo che proviene da una composizione di Carla Bley uscita nel 1980 con l'album Social Studies, Drummond dimostra tutte le sue notevoli qualità tecniche che collocherei d'istinto tra Art Blakey, Brian Blade e Billy Cobham, e il terzetto che lo accompagna evidenzia da subito quelle dinamiche interpretative e stilose di musicisti che sanno suonare. Non nascondo che questo tipo di musica, muovendosi sempre nell'ambito tonale, possieda il linguaggio che da sempre mi ha maggiormente affascinato, cioè quella capacità di passare tra i brani più convulsi alle ballate più dolci con spettacolare eleganza, puntando sull'impeccabilità tecnica e sull'energia sensoriale che la band non smette mai di trasmettere. Un gruppo completamente acustico carico di elettricità interiore, se si potesse definire la loro principale qualità in un modo velatamente ossimorico. Nell’album, infarcito peraltro di standard, non c'è nemmeno bisogno di alludere a termini di moda come interplay. La capacità di ascoltarsi e d'improvvisare su temi conosciuti non è frutto di specifico apprendimento, almeno non solo, ma è una dote naturale per certi artisti che sanno comprendere quanto valga la musica d'insieme senza dimenticare l'attitudine solistica di ciascuno.

Brano di apertura è Little Melonae, composto da Jackie McLean e originariamente uscito con il suo album The Jamaican Beat nel 1955. Il tema, complesso e articolato in una serie di curve particolarmente idonee a un'ancia bebop, viene propulso da una ritmica su di giri, sviluppandosi in un incredibile assolo di Thomas – sembra un Art Tatum redivivo – che dimostra una padronanza e una maturità ben oltre i suoi venticinque anni. Stephens veleggia da abile skipper sulle onde ritmiche della batteria e del contrabbasso e si concede qualche raffinata prodezza, avendo un termine originale di paragone mica da ridere. Drummond è un mefistofelico batterista che non si comprende se esegua un assolo vero e proprio o se semplicemente inserisca una dinamo nei suoi polsi, ma il risultato è un accecante lavorio di tamburi e piatti che chiude degnamente il brano.
Never Ends è opera del pianista Thomas. Faccio atto di contrizione per non essermi mai accorto di un pianista di questo calibro, non solo molto tecnico ma stupendamente espressivo, capace di creare una composizione come questa che diventa terreno ideale per il soprano di Stephens. Ascoltare questo pianoforte significa immergersi in un mutevole clima di sfumature in cui si riesce a cogliere il tocco, che è un po' la calligrafia di ogni musicista impegnato con questo strumento, addirittura provenendo da un pianissimo creato ad arte per sorreggere un altro assolo, quello del bravo Douglas al contrabbasso. Luminoso il sax e finale letteralmente tambureggiante, quasi temporalesco di Drummond.
Valse Sinistre, inquietante traccia melodica composta dalla Bley, viene introdotta da alcuni accordi un po' misteriosi di piano suonato quasi in una forma classica che ricorda il primo novecento, per poi trasformarsi in un valzer bislacco, una raccolta di postille bizzarre in ¾ su cui il sax ricama una melodia tra il drammatico e l'ironico. Ancora è il piano a sostenere la parte più cospicua degli assoli e dell'improvvisazione, almeno fino a metà brano, quando poi irrompe il soprano di Stephens, mentre Drummond opera in modo da spezzare i tempi e i ritmi, portandosi a un finale quasi farsesco.
Segue poi Laura, uno degli standard più eseguiti di tutti tempi. Questo brano fu scritto nel 1945 da David Raksin, con testo di Johnny Mercer, ed era inscritto nella soundtrack del famoso film Vertigine di Otto Preminger. Sappiamo come sia rischioso, a volte, impegnarsi nell'ennesima riproposizione di un brano ben conosciuto, perché dalla pletora di queste versioni possono scaturire raffronti e paragoni controproducenti. Ma, un po' per la bellezza della melodia, un po' per il gran senso della misura e dell'autocontrollo dei membri del gruppo, questa traccia dimostra una squisitezza formale raramente commisurabile altrove: attenzione al brushing delicatissimo da 2'12” a 2'23”di Drummond, che intuisce il momento più assorto della musica.
Frankenstein è di Grachan Moncur III e fu realizzato dal trombonista americano originariamente nel 1995 ma pubblicato sul disco Exploration quasi dieci anni più tardi. Una ritmica incalzante operata dal giro di contrabbasso e dall'insistere sui piatti di Drummond permette al tema d'introdursi col sax di Stephen. Nel brano eseguito da Moncur c'è il trombone che conduce la melodia principale insieme ai numerosi fiati che componevano il suo ottetto, ma qui il quartetto di Drummond è costretto a operare per forza di cose un'altra scelta stilistica, attraverso un cambio d'atmosfera, resa in questa circostanza da una maggior brillantezza sonora attribuibile alla relativa solitudine del sax. Il brano è piuttosto complesso, Thomas attraversa qui una fase identificativa col modello del perfetto pianista bopper, ma francamente in quest'occasione mi piace meno che in altre.
Changes for Trane & Monk è l'unico brano di Drummond che tenta un curioso ibrido tra i salti intervallari di Coltrane e le melodie sdrucciolevoli di Monk. Ciò che ne risulta è un divertissement dal sapore un po' retrò ma pur sempre divertente e ben eseguito.
Clara's Room proviene dall'album Chant di Frank Kimbrough uscito nel 1998. Dove in origine era suonato in un trio incentrato sul piano, qui invece, adattato in quartetto, questo stesso brano non viene snaturato e conserva il suo andamento moderato affidato non solo al pianoforte ma soprattutto al sax tenore che ne ridisegna la bella melodia. Il gruppo di Drummond getta uno sguardo affettuoso a questa composizione, innervandola però di una certa inquietudine estetica, soprattutto ritmica. Ascoltiamo qui un interessante assolo di contrabbasso, fatto di piccoli e ravvicinati tocchi, una grammatica di punti e virgole, mentre il piano e il sax s'alternano a mantenere la linea morbida che caratterizza l'anima del pezzo.
Reconfirmed, del pianista Stanley Cowell, viene dall'album Reminescent del 2015, dove alla batteria c'era proprio Drummond. La formazione, in questa occasione, si esprime in trio senza sax, appoggiandosi al piano di Thomas e naturalmente ai poderosi tamburi dello stesso Drummond e dall'incedere di Douglas, che evita note allungate, prediligendo quel suo certo puntillismo sonoro che abbiamo già inteso nei brani precedenti. Qui siamo in pieno swing e probabilmente il batterista, dati i suoi trascorsi con Cowell, respira aria di casa.
Lawra ha solo un'assonanza fonetica, nel proprio titolo, con il brano di Raksin, essendo stato composto dal batterista Tony Williams ed estrapolato dall'album Third Plane del 1977. Si tratta di un lungo respiro ritmico affidato al beat spietato di Drummond e ai suoni veloci di Douglas al contrabbasso. La composizione originale viene parzialmente accelerata dal drumming mentre sia il sax tenore che il piano cercano di dilatare maggiormente il brano selezionando note più lunghe. Verso la fine Drummond sfoga il surplus di energia mentre la musica si spegne in una sorta di richiamo, due note di sax ripetute con un intervallo di sesta maggiore, imitate dal piano.

Le molte idee debordanti per la musica di Valse Sinistre riescono comunque a contenere pur faticosamente la esuberanza di Drummond, che tuttavia si mantiene abbondantemente al di qua della soglia di protagonismo. La strada seguita da questo quartetto ha una pavimentazione mainstream a causa della passione terminale per l'hard bebop, ma i ritmi, le risoluzioni armoniche a incastro e la freschezza esecutiva sono tutt'altro che passatiste. Il clima generale è divampante ed effervescente e sicuramente potrà divertire chiunque ami questo tipo di jazz.
Billy Drummond & Freedom of Ideas
Valse Sinistre
CD Cellar Music Group 2022
Reperibile su Tidal 16bit/44kHz, Bandcamp e Spotify 320 Kbps