Contrappesi The Damping Factory

11.09.2025

Negli ultimi anni, aver riascoltato la migliore produzione Altec Lansing dei suoi tempi d’oro mi ha destabilizzato, anche se in senso piacevole e positivo. Intendo l’aver potuto risentire altoparlanti come il 755 nelle sue varie versioni, idem per i woofer 416 e 414, tutta la produzione di driver della “serie 800” – 802, 804, 806, 807, 808 – e le relative e più diffuse trombe come le 811 e 511 e così via, passando pure per i concentrici della serie 601, 602 e 604/605, per non dimenticarci dei modelli Biflex o Dia-Cone. C’era e c’è l’imbarazzo della scelta. E mi si è aperto un mondo di sensazioni, come dire, sopite se non dimenticate. Ma certo non superate.

 

Arrivo buon ultimo, il mondo è pieno di cultori di questi oggetti. Devo però fare qui una precisazione. Deve trattarsi di componenti in ottimo se non perfetto stato. Il mercato è pieno di altoparlanti, driver e trombe Altec letteralmente “devastati”, dal tempo o dall’ignoranza dei loro utilizzatori. C’è da privilegiare il mercato giapponese, quello che negli anni ’70 e ’80 del secolo scorso se ne è accaparrata larga parte, mantenendo molti esemplari in perfetta efficienza, se non persino in perfetto stato anche estetico. Oppure quello USA – e canadese in seconda battuta – dove sono stati prodotti o distribuiti a migliaia.

 

Entrati in possesso di queste perle rare e mosche bianche, andranno nutrite con il segnale che parte dalle migliori fonti analogiche o digitali. E pilotate da amplificazioni preferibilmente valvolari e “in purezza”, vista la sensibilità/efficienza di questi altoparlanti. Le fonti della loro epoca, parlo di quelle analogiche, erano già di altissimo standard. Quelle digitali non esistevano negli anni ’40 e ’50 del secolo scorso. Ma soprattutto le amplificazioni valvolari non erano all’altezza dei nostri attuali standard audiofili, inevitabilmente.

 

Responsabile di questo mio ritorno ai “padri fondatori” è stato l’amico Claudio Piovesana, grande esperto della produzione di altoparlanti e diffusori Western Electric e Altec Lansing, appunto, e progettista e proprietario del brand di amplificazioni Alchimista, uniche in tutti i sensi, vedi qui.

 

Negli ultimi anni ho quindi cambiato gran parte del mio sistema di riferimento nel campo dei diffusori. Dopo aver avuto veramente di tutto, ma di produzione più o meno recente, son voluto tornare a un “sound”, un sound che mi mancava. Sarà l’età, direte voi. È l’età, vi assicuro io. Tornerò sull’argomento, avrò modo di annoiarvi a riguardo.

 

Ne consegue che, tra i tanti altoparlanti o cabinet di cui mi sono dotato e che man mano sto preoccupantemente aumentando di numero, la tromba Altec Lansing 311-60 insieme al suo driver Altec Lansing 288-16G chiedevano un appoggio “di peso”. Li ho acquistati dal mio nuovo “amico audiofilo” Antonino Monica, che a suo tempo li aveva importati da New York. Lui li aveva montati – il woofer – e appoggiati – driver e tromba – su un cabinet ad accordo Onken, molto ampio anche solo in pianta.

 

I miei componenti principali su cassa Onken

 

Volendo io invece dotarmi dei classici cabinet Altec Iconic conosciuti a seguire come 612, vedi qui, avevo bisogno di qualcosa di congruo per tenere in posizione il paio di trombe con relativi driver. Gli Altec 612 e i più piccoli 614 hanno il grande vantaggio di avere un pannello interno, sul quale è montato l’altoparlante, che dispone dell’accordo reflex – il “buco” sotto al woofer, tanto per capirci – delle dimensioni calcolate per lo stesso altoparlante. Cambiando quindi semplicemente quel pannello, fermato da sei bulloni, si cambia altoparlante e relativo accordo. Molto furbo e molto comodo.

 

Altec 416A + 288-16G + 311-60 su 612

 

Ma l’impronta in pianta di questi cabinet è decisamente più contenuta di quella dell'Onken di cui sopra. Ho quindi costruito una base regolabile per l’accoppiata driver-più-tromba, combo di circa 9 più 14 kg. È indubbiamente roba di pregio ma altrettanto pesante, che rischiava di ribaltarsi, se non di far cadere i 612 sui quali era poggiata. Anche su questo progettino torneremo, ma senza fretta.

 

Altec 416A + 288-16G + 311-60 su 612

 

Vengo al punto

Volevo comunque andare oltre. L’insicurezza regna sovrana dalle mie parti. Detto fatto mi è balenata in mente l’idea provocatoria. Prima la battuta, la celia, poi la sua realizzazione. Preparerò dei semplici pesi chiamandoli… The Damping Factory! Il gioco di parole fra “damping factor” o fattore di smorzamento e quello di “fabbrica di smorzamento” mi divertiva troppo.

 

Consigli per gli acquisti

Io ho proceduto così, ma va da sé che potrete fare come meglio vi aggrada. Ho reperito presso un locale recupero metalli dei pallini di piombo. Li trovate anche più facilmente presso i negozi di caccia e pesca e sarebbero già pronti all’uso, ma a costi decisamente superiori. Proprio perché “di risulta”, ho proceduto a lavarli al setaccio. Con un po’ di pazienza li ho separati dai frammenti di vetro, dai sassolini o da altri pezzetti di scorie o metalli vari. Sembra difficile ma, scuotendo la massa dei pallini, tutto ciò che è più leggero di loro, cioè più leggero del piombo, tende a venire a galla, a migrare sulla loro superfice e a saltare agli occhi, nel vero senso dell’espressione. Munito quindi di un banale paio di pinzette ho compiuto il lavoro di pulizia. Una volta asciutti, li ho suddivisi, creando per questa occasione un paio di cumuli da circa 5 kg ciascuno. È palese che se ne possano fare quanti si vuole, di pesi diversi e anche a più riprese. Ho introdotto i due mucchietti di pallini in altrettanti sacchetti di plastica. Robusti, mi raccomando: nessuno di noi vuole ritrovarsi con migliaia di pallini di piombo che scorrazzano allegramente in mezzo, sotto e ovunque intorno al nostro impianto. Per la mortifera gioia nostra e – soprattutto – per quella di chi ci accompagna. Gli stessi robusti sacchetti di plastica sono stati inoltre nastrati col classico nastro adesivo telato di tipo “americano”, ma qualsiasi nastro nostrano va altrettanto bene. Infine ho creato uno stencil con la scritta che tanto mi ha creato ilarità. Per inciso, lo trovate qui, ma potete farvene uno altrettanto valido col carattere tipografico che preferite, purché adatto a uno stencil. Ho ritagliato con un semplice cutter le lettere, ma se avete un amico pratico di macchine di taglio al laser è un lavoro di pochi secondi. Ho appoggiato lo stencil su dei sacchetti – di tela, canapa, juta o similia – di quelli usati per i regali e che si trovano – come è successo a me – per pochi centesimi anche nei negozi cinesi di “primo prezzo”. Con una bomboletta di vernice ho quindi creato la scritta sui due sacchetti, ho aspettato che si asciugasse, ho inserito i sacchetti di plastica-e-pallini e il lavoro era finito.

 

The Damping Factory

 

Continuo a sorridere

I due contrappesi o zavorre a dir si voglia han trovato posto sulle rispettive trombe Altec 311-60, contribuendo ulteriormente a farmi stare tranquillo riguardo alle sorti della loro stabilità. Hanno inoltre sicuramente una funzione smorzante. Non che queste trombe ne abbiano bisogno, superficialmente dispongono già all’origine del trattamento Altec Aquaplas, una sorta proprio di “antirombo”, e di loro sono molto meno tendenti a fenomeni di “ringing” rispetto ad esempio alle Altec 811 o 511. Però tutto fa brodo e, soprattutto, quando ripasso e rivedo la scritta su questi sacchetti, la cosa mi strappa sempre un sorriso. E di questi tempi un sorriso aiuta, aiuta sempre. Fine dell'articolo pesante per una fine estate leggera.

di Giuseppe
Castelli
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