La luminosa tavolozza sonora di un autore come Burt Bacharach continua a suggestionare gli interpreti di svariati generi musicali, non ultimo il jazz. Abbiamo a che fare con melodie eleganti, arrangiate con tutti i crismi armonici del caso e che si prestano sia all’atmosfera intima e colloquiale di un crooner sia all’esuberanza di cantanti più impostati a una maggior potenza vocale. Bandita la virulenza sonora, estranee sia le avventurose punteggiature ritmiche che le arditezze verticali delle strutture, restano le composizioni nude, che sono tutt’altra cosa rispetto alle semplici canzonette da consumo. Si tratta di melodie sofisticate incentrate sul tema dell’Eros, dirette a un pubblico adulto e che pescano in un mondo esperienziale dentro cui ci si ritrova maggiormente in età matura.
I testi presentati in questa raccolta sono distribuiti tra quattro autori e cioè Hal David, cinque pezzi su nove sono frutto della sua penna, Elvis Costello, Daniel Tashian e Bob Hilliard. La foto di copertina di questo Whistling In The Dark - The Music Of Burt Bacharach ci mostra l’autrice di questo album, la cantante Denise Donatelli, una bella signora di una certa età, giunta senza fretta al sesto disco della sua professione, avendo per lungo periodo deciso di dedicarsi maggiormente alla sua famiglia invece che alla carriera di musicista. La Donatelli, infatti, è innanzitutto una pianista che proviene dal mondo della musica classica ma è dotata di una voce calda e avvolgente che si trova a meraviglia nelle composizioni di Bacharach, rileggendole nel fluido equilibrio di chi, con gli anni, ha imparato a interpretare il mondo con il giusto sentimento senza eccessi enfatici.
L’ensemble ridotto che l’accompagna, un quintetto di stelle e di esperti navigatori organizzati da un vecchio lupo di mare come Larry Klein – per chi non lo ricordasse è l’ex marito di Joni Mitchell, attualmente produttore di Melody Gardot e di Madaleine Peyroux – traccia una sorta di cerchio magico dentro cui la voce della Donatelli si libera a proprio agio, non facendo sentire la mancanza di possibili grandi orchestre alle spalle. Anzi, è proprio questo mood “privato” che caratterizza lo spessore artistico di questo disco, con gli strumenti che sembrano distillare musica con parsimoniosa cura alchemica, scomponendola in profondità per eliminare qualsiasi plusvalenza sonora e offrendo un tono complessivo tra il sognante e il noir. La sensualità contenuta in una voce corposa anche se non potente, con tinteggiature notturne e un senso privilegiato d’intimità, è la qualità che più appare a un primo ascolto ma è solo dopo ripetuti passaggi che se ne riescono a cogliere le sfumature più implicite.
Accanto alla Donatelli, che in questo contesto si limita solamente alla voce, troviamo il già citato Larry Klein nella duplice veste di produttore e musicista al basso e alle tastiere. Al piano e all’organo c’è Larry Goldings, alle altre tastiere ed ancora al pianoforte Thomas Dybdahl, alla chitarra Anthony Wilson e alla batteria Vinnie Colaiuta.

Si comincia l’ascolto proprio con Whistling In The Dark, che misura esattamente i termini di riferimento come costanti a venire di tutto l’album. Qualche nota di sottofondo delle tastiere, una chitarra che arpeggia radi appunti di note e una ritmica che procede con discrezione. Il ritornello apre la melodia con l’intervento dell’organo a riempire la costruzione basilare, ma tutto si mantiene nei limiti di un supercontrollo formale ineccepibile, con i suoni così tanto equilibrati che a me è venuto in mente Donald Fagen, un altro mago di questi arrangiamenti centellinati. La voce della Donatelli è insinuante e si fa strada tra le metronomiche strutture musicali senza scompaginare nulla, non imponendosi ma diventando parte essa stessa di questo delicato e nello stesso tempo solido sistema sonoro.
The Look Of Love è un altro standard ben conosciuto, ma qui la Donatelli se la deve giocare con la sensualissima versione della Diana Krall, tratta dall’omonimo album del 2001, The Look Of Love, appunto. La bionda signora Krall ha qualche punto in più perché, come sa pronunciare sospirando le parole lei, non c’è proprio nessuno, nemmeno la collega brasiliana Eliane Elias. La batteria elettronica più quella acustica e la vibrazione di tastiera introducono la voce che possiede sfumature più scure rispetto ai riferimenti sopra evidenziati. In questa versione c’è un assolo raffinatissimo e molto misurato di Wilson alla chitarra, mentre Colaiuta si evidenzia arricchendo la struttura percussiva sovrapponendosi all’assolo chitarristico, con sporadiche note di piano e d’organo a riempire gli spazi vuoti. Impressionante è il lavoro di produzione che certifica qui il suo capolavoro di mixaggio e di distribuzione dei singoli suoni.
Con In Between The Heartaches non può non venirci alla memoria la versione che ne diede Dionne Warwick nel suo disco Here I Am del 1965, completamente differente da quella della Donatelli. La Warwick se la vedeva con i toni molto acuti e potenti che sapeva esprimere all’interno della grande orchestra alle sue spalle. In questo frangente, invece, la pacata versione offerta dalla stessa Donatelli lievita mentalmente tra i nostri pensieri, leggera come una piuma ai confini della frontiera tra musica e silenzio. Nell’occasione è il pianoforte che si mette in evidenza e anche qui, come nel caso dell’assolo di Wilson di poc’anzi, pochi scarni accordi di passaggio, qualche linea di note a collegare le armonie. Così una piccola magia si compie, sopra la struttura ritmica, che bisogna quasi sforzarsi di cercarla per avvertirne la presenza tanto è discreta.
Toledo indossa i versi di Costello e danza sui tacchi di una calda bossa nova. La voce lavora passando da toni mediobassi – sui quali la Donatelli mostra qualche tentennamento – portandosi a tratti verso timbriche più ricche di frequenze medie, territorio forse più congeniale alle caratteristiche naturali della cantante. Il brano suona però, nel complesso, meno convincente rispetto agli altri, mostrando un’impronta soul un po’ troppo déjà vu.
Si sale di qualità con Anyone Who Had a Heart caratterizzato da una serie di modulazioni più affini alla personalità di Bacharach, che la Donatelli avverte probabilmente come maggiormente congeniali rispetto ai temi più latini del brano precedente. Bello l’incrocio tra chitarra e piano, che dimostra lo spessore del quintetto dietro al canto, ostentando un semplice ed efficace garbo nella stesura dell’accompagnamento.
Walk on By è un altro superclassico standard dove il raffronto con la Warwick e la Krall diventa da un certo punto di vista più “pressante”, ma qui la Donatelli dimostra tutta la stoffa di cui è fatta la propria voce, anche se nella testa rimane l’accompagnamento orchestrale con gli ottoni della Warwick, nel suo album Make Way For Dionne Warwick del 1964.
InThe Darkest Places è una lenta ballatona, a dir la verità una spanna sotto il normale livello qualitativo di Bacharach, con un andamento faticoso e le parole che si rincorrono spesso col fiatone mentre manca un assolo che avrebbe forse elevato il tono complessivo della composizione.
Assai più interessante è Mexican Divorce e, anche se quasi tutti noi abbiamo in mente la versione di Ry Cooder su Paradise and Lunch, non dobbiamo dimenticare che la stesura originale di questo brano fu lanciata dai Drifters alla fine degli anni ’50. L’arrangiamento scelto si sviluppa attraverso una via di mezzo tra una ritmica latina e la chitarra di Wilson che cerca di mantenersi lontana da ogni eventuale scomodo paragone scegliendo un assolo elettrico – molto americanizzato in peno california-style – rispetto a quello Tex-Mex di Cooder.
La voce blue velvet della Donatelli ci accompagna carezzevole transitando verso l’ultimo brano della raccolta, il bellissimo A House Is Not A Home, forse il pezzo vocalmente più sentito dalla cantante. Ci aggiriamo sempre tra i morbidi corridoi di queste versioni inclini alla voluttà dell’abbandono tra le braccia della melodia, cullati in questo caso da un piano che sa toccare le corde più profonde del sentimento, intrecciandosi con le note liquide della chitarra e procedendo poi in un assolo canonico, essenziale, capace di esprimere il massimo – qualità comune per altro agli altri elementi della band – con il minimo di variabili possibili.

Possiede un profumo quasi fuori dal tempo, questo lavoro della Donatelli. Non solo per com’è interpretato vocalmente, con le caratteristiche di una vera e propria crooner, ma per la modalità dell’intera realizzazione, un asciutto affresco sentimentale sostenuto da un suono talmente elegante, alambiccato e aristocratico reso tale da Klein & C. da risultare anomalo nella messe delle ultime produzioni vocal jazz. In questa atmosfera sofisticata e diradata dell’accompagnamento strumentale, la Donatelli mantiene un fraseggio sciolto con la sua voce felpata, nel minuzioso gioco d’intarsio strumentale in cui essa viene a essere una delle componenti, non quella necessariamente più esposta alla luce costante dei riflettori.
Denise Donatelli
Whistling in the dark - The music of Burt Bacharach
CD Savant 2022
Reperibile in streaming su Qobuz 24bit/96kHz e su Tidal 16bit/44kHz