Drew Holcomb and The Neighbors | Strangers No More - Volume Two

06.12.2024

La ricerca di un refrain orecchiabile è una vecchia strategia valida per ogni tipo di autore che componga canzoni. Non sfugge a questa legge nemmeno la gran parte dei brani jazz, cantati o solo suonati che siano, anche se quasi sempre questi possiedono un impegno melodico-armonico più elaborato e non necessitano così strettamente di parti facilmente riconoscibili. Dunque, avere un motivo cantabile che si possa semplicemente memorizzare può essere la carta vincente per un compositore che voglia emergere oggi sulla scena internazionale. Ma naturalmente un buon ritornello all'interno di un cattivo brano finisce per essere affossato insieme alle insufficienze strutturali del pezzo stesso. Quindi occorre che la proposta musicale sia valida in toto e se a tutto questo vi si aggiunge anche qualche frase più facilmente rammentabile di altre, il brano che ne risulta può avere qualche chance ulteriore per spiccare il volo.

 

Quelli dei Drew Holcomb & the Neighbors, dopo una quindicina di pubblicazioni in vent'anni di carriera, sono una band che pare abbia trovato la sua più completa identità puntando prevalentemente alla sostanza ma anche giustamente a una forma che arrivi al cuore del pubblico, servendosi di una certa spontaneità e naturalezza nella scrittura dei chorus. E ciò, indubbiamente, è un particolare che fa la differenza, perché questo gruppo di Nashville, lungi da proporre masticabili canzonette country, è una spanna avanti alla media di quelli attualmente presenti negli USA. Il loro Strangers No More - Volume Two segue di un anno il precedente Strangers No More, essendoci stato in origine un surplus di canzoni che i D.H.&N. hanno giustamente pensato di proporre in due tranche differenti, comunque pubblicate a poca distanza temporale l'una dall'altra. I loro brani sono molto melodici, facilmente richiamabili alla memoria, ma assolutamente ben scritti e ottimamente arrangiati, cantati con convinzione soprattutto dalla voce calda e avvolgente di Drew Holcomb e quindi “rockeggiati” al punto giusto. Sono costruzioni tutt'altro che artefatte, in cui non si lesinano assoli, nemmeno cori e atmosfere più raccolte, in un tessuto musicale in cui si mescolano espressioni diverse che procedono dal pop rock per arrivare al folk e al soul. La musica del gruppo s'insinua sottopelle senza troppe cerimonie, garantita da un clima di leggerezza lontano dall'essere considerato superficiale ma che non tradisce la propria intensità emotiva per arrivare senza sforzo al cuore dello scopo, cioè il piacere dell'ascolto. Si viene così a creare una strana situazione familiare ed empatica tra lo spirito della band e coloro che ne vengono coinvolti in una sorta di confidenziale complicità. Certo, non tutti i brani sono alla stessa altezza. Qualcuno tra questi, nel tentativo di essere più radiofonico, non esce dal calderone dell'ordinarietà ma si tratta di momenti occasionali che non inficiano il giudizio complessivo sull'album, nel suo complesso più che buono.

 

La band è costituita quindi dal leader Drew Holcomb alla voce solista, chitarra e armonica a bocca, Nathan Dugger alle chitarre e al banjo, Rich Brinsfield al basso elettrico, Ian Miller alle tastiere e Will Sayles alla batteria, con le ospitate di Vince Gill e della moglie di Holcomb, Ellie, in un paio di brani.

 Drew Holcomb and The Neighbors - Strangers No More - Volume Two

 

L'inizio di questo Stranger No More - Volume Two è fulminante. Infatti, Green Light è un country rock che si snoda in un gradevolissimo 2/4, allegro ed efficace nel suo incedere e con un refrain – come volevasi dimostrare – realmente irresistibile. Con l'aiuto della voce del country idol Vince Gill – ma è il canto di Holcomb al centro del brano – la musica si carica di cori contrappuntati da un continuo grattar di chitarre distorte fino a un assolo che ricorda quelli presenti nei dischi dei fratelli Alvin.

Non da meno è Soul's a Camera, dove si è naturalmente portati a rimarcare la potenza dei cori perfetti che trascinano un brano costruito con niente, una ballata ariosamente malinconica con tanto di tastiere e chitarre un po' arpeggiate e in parte costantemente distorte. Il testo allude alla fugace esperienza della vita umana con l'anima che sembra fotografare tutti i momenti più intensi della nostra esistenza.

Suffering ci strappa dalle brume delle riflessioni per immetterci all'interno di un puro flusso di rock con tanto di antenne orientate verso climi sudisti. Si tratta di un mid tempo pieno di chitarre corpose e assoli polverosi ma questa volta il ritornello è meno vincente dal punto di vista qualitativo, mentre l'economia del brano si presta come materia trasmissibile ai network radiofonici.

Molto meglio la ballata The Sound of Moving Water che comincia con voce e chitarra acustica per poi arricchirsi via via con una serie di progressivi incastri strumentali. Il testo è poetico e “there's nothing like the sound of moving water” è il verso che ci colpisce dopo l'iniziale arpeggio di chitarra. Holcomb pare essere sempre attento ai problemi esistenziali che trattano di amore, di rimpianto e dell'ineluttabilità del Tempo che passa. Da notare la bella presenza di una steel guitar che emerge lentamente dal crogiolo sonoro, mentre batteria e basso avanzano anch'essi con opportuna discrezione.

Easy Together è una ballatona posta a metà tra l'erotico black soul di un Marvin Gaye e quel soul rock più bianco degli Eagles. Il brano, appoggiato a scarne note di pianoforte e d'organo, segue il battito regolare del rullante della batteria mentre i piedi, durante il ballo, non escono dal perimetro della mattonella...

Burn vede al canto, oltre alla voce profonda di Holcomb, quella della moglie Ellie, che corre verso le note alte, equilibrando la più bassa timbrica del consorte. Il brano è molto acustico ma l'assolo, classico e aspro alla chitarra elettrica, è di Dugger. Potremmo definire il tutto come un “gospel laico”, in virtù anche del testo non esattamente evangelico.

Shelter è disegnata su coordinate decisamente più country rock, caratterizzata da un assemblaggio sonoro ben riuscito tra banjo, pianoforte e chitarre in eruzione vulcanica. Holcomb deve aver imparato tutti i trucchi del perfetto, classico cantante country, almeno a giudicare dalle modulazioni della voce quando passa dall'aggressività allo strascinamento delle vocali per rendere più teatrale e drammatico il testo.

Forgiveness è un super classico brano rock, posto tra Jackson Browne e Tom Petty, costruito sulla sequenza dei sempiterni tre accordi in I-V-IV grado e con un'armonica a bocca che ricorda certi attacchi alla Dylan. Comunque il brano funziona, acchiappa l'attenzione con un ritornello e un bridge studiati bene. Fatto per piacere? Non so, ma comunque raggiunge il bersaglio senza molti tentennamenti.

Imagination è scritta con tutti i crismi del folk singer di vaglia e l'arrangiamento s'incrocia con l'estatico refrain, preparato con cura e portato con la doverosa tempistica. Non c'è dubbio che Holcomb le canzoni le sappia scrivere, un po' per reale ispirazione e un po' per mestiere, ma questa band è molto di più che una semplice cooperativa di buoni artigiani. Mai come in questo caso mi sembra possa valere l'affermazione gestaltiana che l'unità sia sempre maggiore della semplice somma delle singole parti...

Way Back When chiude la sequenza in streaming, mentre nell'edizione vinilica vi sono due bonus track in più, ma qui la ballata gospel condotta dalla voce di Holcomb, dal pianoforte e da un gruppo d'archi, si allontana dai crismi adottati fino a ora e nonostante il testo sia tutt'altro che banale – una riflessione tra padri e figli e la dimensione incipiente del Tempo che li separerà – il brano risulta un po' troppo melenso, almeno per miei gusti.

 

Drew Holcomb and The Neighbors

 

Nonostante non vi sia nulla di nuovo in un lavoro come questo e al netto dell'abile strategia di produzione alle spalle, la piacevolezza che innesca all'ascolto è rara e disarmante. Si può essere colpiti al cuore anche con anni di esperienza e accorta diffidenza verso i facili entusiasmi, persino prevedendo che questa band non diventerà probabilmente mai un mito contemporaneo. Ma, dalla sua, possiede l'arma vincente di farsi benvolere con brani agevoli, immediati, che ti vien voglia di riascoltare quasi in loop. E quest'ultima prerogativa non andrebbe mai troppo sottovalutata, soprattutto per evitare il rischio di innalzare a capolavoro opere che poi lasciamo lì a prender polvere, mentre Holcomb & the Neighbors potrebbero bellamente continuare a stazionare nel cuore dei nostri impianti audio.

 

Drew Holcomb and The Neighbors

Strangers No More - Volume Two

CD e LP, con due bonus track in più, Magnolia Records

Disponibile in streaming su Qobuz 24bit/48kHz e Tidal 16bit/44kHz

di Riccardo
Talamazzi
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