Francesco Bruno | Zàkynthos

26.04.2024

Con le spalle larghe acquisite dopo aver iniziato a suonare professionalmente negli anni '70 insieme alla band di Tony Esposito e attraverso la partecipazione ad alcuni lavori di Teresa De Sio ed Edoardo Bennato, il chitarrista Francesco Bruno ha iniziato una carriera autonoma nel 1987, presentandosi con il suo primo album Interface e giungendo oggi alla sua nuova e nona uscita da titolare, Zàkynthos.

 

Per la verità si tratta di un lavoro non recentissimo, pubblicato a luglio dell'anno scorso, ma che ho voluto recuperare e proporre per il suo apollineo nitore e per la sensazione di coinvolgente serenità che trasmette durante l'ascolto. L'isola dei ricordi foscoliani è l'ipotetica sede dell'iconica Rosa dei Venti, cioè di quell'immagine posizionata sulle carte geografiche nel mezzo dello Ionio che viene considerata un po' come il punto di riferimento direzionale dei venti mediterranei. In realtà Zàkynthos non racconta solamente di correnti eoliche erranti per il Mare Nostrum, ma ci porta lontano verso le terre d'Africa e del Sud America, immersi in un'abbacinante atmosfera solare. Gli arrangiamenti assennati costruiscono lampi paesaggistici immaginari ma tuttavia percorsi da visioni sobrie, quasi la soundtrack di un ipotetico viaggio onirico che ha come denominatore comune una musica di costante, tranquilla intensità. Non si tratta di una sperimentale contaminazione di stili, quanto proprio della creazione di una personale linea espressiva, un moto perpetuo di delicatezze sonore per indurre una prevalente dimensione evocativa. Qui il pensiero diventa un nostos, alla ricerca di una traccia quasi genetica che accomuni i mari del mondo e i loro venti in un'unica regione d'appartenenza. Isole come luoghi di approdo, immerse nella luminosità estiva, venti che trasportano storie di popolazioni in viaggio per i mari, quelle stesse su cui si è scritta – e si scrive tuttora – una storia difficile di convivenze e di speranze.

 

In effetti questa concezione d'insieme può essere ben promossa dalla musica, in particolare dal morbido ma vitale jazz di Bruno, attualmente elegante e dichiarato “antieroe” della chitarra che predilige il percorso melodico e comunicativo all'esposizione di un tecnicismo fine a sé stesso. Se facciamo un paragone coi dischi registrati suppergiù prima degli anni 2000 notiamo come siano mutate le timbriche del suo strumento. Progressivamente il suono si è fatto più asciutto, meno squillante, adottando da Blue Sky Above the Dreamers del 2019 quella timbrica un po' ovattata e notturna, classica delle semiacustiche dei chitarristi jazz di vecchia scuola come Montgomery e Jim Hall. Anche la sintesi strumentale si è ridotta all'essenziale, cioè nella forma sintetica del trio, coadiuvato in questo dal batterista Mario Rovinelli – già collaboratore di lunga data – e dal contrabbassista Andrea Colella. Questi ultimi musicisti vantano un curriculum molto versatile, avendo avuto esperienze sia in ambito puramente jazz che pop-rock, grosso modo proprio come lo stesso Bruno. L'impressione è che il chitarrista si sia allontanato dai suoi primi modelli ispiratori, più vicini a certo jazz-rock, per avvicinarsi a un disegno strutturalmente tradizionale, maggiormente ispirato all'hard bebop ma fondato sulla sensazione di una sonorità d'impatto e di fraseggio “familiare”, senza filtri elettronici d'effetto e contando sul solido legame empatico presente tra i musicisti. Si è così creato un amalgama omogeneo, che sembra quasi non avere soluzioni di continuità tra un brano e l'altro, offrendo una coerente e fluida impressione totale d'insieme. Le otto composizioni che riempiono questo album sono tutte firmate, peraltro, dallo stesso Bruno, e il fatto di non aver incluso standard o rifacimenti di tracce altrui, testimonia l'autonomia creativa e la consolidata fiducia nella duttilità dei propri mezzi espressivi.

 

Francesco Bruno - Zàkynthos

 

Ed è come una ventata d'aria caldo-umida il primo brano di quest'album, Jaloque, che in lingua spagnola significa scirocco. Il nome di etimologia araba richiama le antiche rotte commerciali dalla Siria all'Adriatico, provenienti quindi dal sud-est del Mediterraneo. La breve introduzione della batteria, subito seguita dal contrabbasso e quindi dai primi accordi di chitarra, è l'abbrivio di una melodia luminosa, piena di ottimismo e scandita dal vellutato e veloce fraseggio di Bruno. Tempo molto veloce, precisi gli intarsi tra Rovinelli e Colella, che Bruno si guarda bene da coprire col volume della sua chitarra, sempre moderato e mai sopra le righe. Subito dopo metà brano c'è un po' di pausa apparente con la chitarra che ripete una stessa frase, alzandola di tono un paio di volte, mentre la batteria intesse una trama percussiva che mantiene il brano in un clima di serrata tensione ritmica.

Arriva poi Zàkynthos, la title track dell'album, un brano moderato e con un tema irresistibile dalla forte componente melodica che lo stesso Bruno rivela sia stato pensato inizialmente per chitarra classica. Il fatto di averlo proposto attraverso lo strumento elettrico non toglie nulla rispetto all'idea originale, anzi, la chitarra di Bruno conferma la piacevolezza della sua abituale timbrica scura, soprattutto nel momento dell'assolo, liberandosi tra il ritmo ondeggiante di una milonga latina e un'idea di ballad alla Pat Metheny.

Il brano seguente è Briza, termine sudamericano che allude a un vento leggero che percorre abitualmente le coste continentali. Si esce dal clima del pezzo precedente sulle ali di un notevole supporto ritmico prodotto dal versatile duo Rovinelli-Colella. Una musica che respira evocando ricordi di samba, promossi soprattutto dall'ostinato gioco di piatti della batteria. Tra i brani più squisitamente jazz dell'album, dove pur non smarrendo mai il substrato melodico, la chitarra si riempie di colori muovendosi tra accordi carichi di sentimento e scale libere di muoversi in direzioni distinte, evitando inaspettati coni d'ombra ma giostrandosi su quella sottile linea di confine tra malinconia e allegria che sembra quasi un marchio di fabbrica di molta musica latina.

Etesil è il nome di un vento fresco del bacino orientale del Mediterraneo che soffia nella stagione calda da nord verso sud, in special modo sulla Grecia e sulla Turchia – dove prende qui il nome di Meltemi. L'oggetto sonoro s'illanguidisce in un indefinito torpore estivo, la ritmica rallenta e la chitarra s'insinua in certe serpentine ipnotiche, mentre i tempi si fanno più rilassati e distesi. Il fraseggio di Bruno, in realtà, in alcuni momenti si riaccende all'improvviso e fa rammentare quei piccoli mulinelli d'aria e di sabbia che spesso appaiono sulle spiagge, quasi inaspettati, sotto l'azione ventosa. La musica favorisce il rimescolio delle memorie insieme a uno smarrimento rilassato, tra ombre calde ed impressioni di luce mediterranea.

 

Francesco Bruno

 

Bayamo è un vento piuttosto teso e violento che ci trascina fino a Cuba, con chitarra e batteria che iniziano in solitudine, presto raggiunte dal discreto ma presente apporto del contrabbasso. Il trio si mantiene comunque coerente con sé stesso, le influenze latine vengono assorbite e metabolizzate in uno swing che tiene lontano ogni stucchevole immagine da cartolina. Ancora una volta da segnalare l'ottimo apporto ritmico, dapprima con un buon assolo di contrabbasso, mentre la chitarra entra ed esce dalla biosfera cubana con appunti che volano rapidi lungo la tastiera.

Africo, dal latino Africus, è quel vento che soffia da sud-ovest, oggi chiamato Libeccio, che frequentemente porta con sé aria di tempesta. Bruno affronta il pezzo tratteggiandolo con un segno decisamente melodico, innescandovi anche una certa cantabilità e stimolando una sensazione di beato, nostalgico abbandono. Penso che sia tra i migliori brani in assoluto dell'album, eseguito con malinconico trasporto che lo fa reggere benissimo alla sottrazione di fraseggio a cui l'autore lo sottopone, quasi per asciugarlo da ogni sovrastruttura possibile.

Zonda è il nome di un altro vento simile per caratteristiche al nostro freddo ed europeo Foehn, che origina a sud dell'Argentina ma, passando grandi distanze e scendendo dalle montagne, tende a salire di temperatura e a farsi secco e polveroso. Entriamo, musicalmente parlando, nel cuore dell'hard bebop che consiste in una lunga e acrobatica performance del chitarrista, con tanto di pregevole assolo di tamburi e piatti da parte di Rovinelli, alla Joe Chambers, energico senza estremismi.

Aeraki è il termine greco con cui si identifica una brezza gentile. Le prime battute mi hanno ricordato casualmente l'incipit di una vecchia canzone del 1964, C'est Irreparable scritta e interpretata da Nino Ferrer e rifatta da Mina col titolo Un Anno d' Amore. Ovviamente non c'è nient'altro in comune se non questo casuale incrocio di non più di un paio di accordi, immersi in una “forma ballad” dai toni notturni e fumosi, con tanto di brushing e contrabbasso avvolgente. Tuttavia, il brano possiede il tatto carezzevole di un soffio di vento, fresco e gradevole, che scivola inaspettato sulla pelle nelle notti d'estate.

 

Francesco Bruno

 

La musica di Bruno passa elegantemente attraverso il collo di bottiglia di un trio come questo, che concede veramente poco ai registri narrativi al di là dell'essenziale. Ma, allo stesso tempo, riesce a raccontare la Rosa di tutti i venti attraverso note fuggevoli, transitorie come un passaggio di nuvole e sottoposte alla brillante trazione ritmica di una base come quella del duo Rovinelli e Colella. Siamo lontani, non solo geograficamente, dalle atmosfere delle città digitalizzate, perché la mente si fa assorbire dagli elementi naturali e crea immagini raggianti di terre vagheggiate o rimpiante. Ma niente meticciati sonori o sgangherate sirene new age. L'amore per il jazz è comunque omnicomprensivo e il suo odore contemporaneo si miscela gradevolmente ai profumi allusivamente esotici trasportati qua e là da qualche refolo ventoso.

 

Francesco Bruno

Zàkynthos

CD AlfaMusic 2023

Disponibile in streaming su Qobuz 24bit/44kHz e Tidal qualità max fino a 24bit/192kHz

di Riccardo
Talamazzi
Leggi altri suoi articoli

Torna su

Pubblicità

Vermöuth Audio banner
Omega Audio Concepts banner
KingSound banner
DiDiT banner

Is this article available only in such a language?

Subscribe to our newsletter to receive more articles in your language!

 

Questo articolo esiste solo in questa lingua?

Iscriviti alla newsletter per ricevere gli articoli nella tua lingua!

 

Iscriviti ora!

Pubblicità