Handsome Jack | A Good Thing

03.05.2024

L'analisi critica stricto sensu per ogni album di un gruppo come gli Handsome Jack avrebbe realmente poco significato. Questo perché, del trio di cui stiamo parlando, tutto possiamo rilevare tranne l'originalità. Quando in effetti si entra nell'ambito di un genere specifico se ne assorbe l'identità, se ne recepiscono le abitudini riproducendo modi e cliché che competono a quel filone e da questo punto di vista gli Handsome Jack si comportano secondo le aspettative. Ma se dalla musica di genere, qualsivoglia sia, cerchiamo di estrarre divertimento ed emozione, allora tutti i distinguo lasciano un po’ il tempo che trovano.

 

Questi tre ragazzi provengono da Lockport, una cittadina di circa ventimila abitanti nello stato di New York, a pochi chilometri di distanza dal confine canadese e suonano un torrido rock blues come se ne ascolta raramente. Poco importa se le suggestioni della loro musica siano intrise di atmosfere southern, geograficamente molto lontane dalla zona di nascita. Ma, citando a memoria, anche un gruppo come i Creedence Clearwater Revival – tra l'altro una delle maggiori influenze degli Handsome Jack – pur provenendo dalla California s'immaginavano metaforicamente immersi fino alle ginocchia nelle paludi del Mississippi.

Usciti dal circuito “garagistico” degli inizi, Jamison Passuite, voce e chitarra, Joey Verdonselli al basso e Bennie Hayes alla batteria, hanno seguito le orme dei Maestri del periodo aureo del rock. Parliamo allora, in particolare e in modo più specifico, non solo dei già menzionati CCR, ma anche per esempio degli ex barbuti ZZ Top, dei Lynyrd Skynyrd, dei Canned Heat e anche di band formatesi più recentemente ma di eguale ispirazione storica come i Black Crows.

Nell'ultimo album A Good Thing – il sesto della loro recente carriera, dato che il primo lavoro risale al 2007 – gli Handsome Jack non fanno altro che restare fedeli a un unico credo, un appassionato vangelo di appunti rock, soul e boogie blues da cui cola qualche goccia di sudore sudista. Il passato, a cui invariabilmente il gruppo si riferisce, viene riproposto con naturale immediatezza, tanto da far pensare a un vero e proprio manierismo di scuola. E se, per i puristi, il rock avrebbe dovuto morire ma già lo si dava per spacciato dopo la scomparsa di Buddy Holly nel '59, una band come questa continua a rimandarne le esequie a data da destinarsi.

La qualità che colpisce maggiormente nelle esecuzioni degli HJ, almeno di quelle in studio, è la ricerca costante di cori con doppie e triple voci, particolarità non poi così frequenti nelle band di questo tipo. La chitarra di Passuite – per i più tecnici pare essere una Teisco giapponese degli anni '60 – è comunque spesso sovraincisa e mi chiedo in effetti come questa band se la possa cavare live, dato che non mi risulta abbia pubblicato dischi dal vivo, al momento. La musica, nella sua globalità, è calda, carnale e appiccicosa, insomma tre caratteristiche formali che alimentano da sempre l'ideologia del rock blues in tutte le sue variabili. Per quello che riguarda l'economia dei singoli brani le strutture basilari son quelle classiche dei brani rock, con ritornelli orecchiabili, schitarrate polverose mai troppo lunghe – non ci sono le infinite cavalcate elettriche sul modello Happy Trails – e impianto ritmico che fa sempre il proprio dovere.

 

Handsome Jack - A Good Thing

 

L'album si apre con Wind it Up, quasi una On the Road Again rivisitata cinquantacinque anni dopo. Boogie blues con le strutture basilari dei crismi di Chicago, sempre su un unico accordo, un sabba con tanto di chitarra sovraincisa e voce che manda in distorsione i VU meter del mixer.

Though Love ha l'andamento di Run Through the Jungle dei CCR da Cosmo's Factory ed è una specie di R&B con tanto di assolo e tremolo aggiunto. Passuite canta come un nero sulla veranda della propria casa nel Delta e forse per un momento egli ci si identifica davvero. La chitarra è secca, basso e batteria timbrano puntuali il loro cartellino.

She Don't Know How to Rock and Roll, con un piccolo sforzo d'immaginazione, ci porta dalle parti dei Rolling Stones nel loro periodo americano, quello di Exile on Main Street, con uno stile di canto che tira dalle parti di Jagger e un incrocio di chitarre, sempre duplicate durante la registrazione, che rimanda alle trame spinose di Mick Taylor e Keith Richards. Nonostante gli inevitabili raffronti il brano è veramente godibile e divertente.

It's Understood è tra i pezzi decisamente migliori nel suo essere convincentemente brioso e abrasivo quanto possa bastare. Tempi, stacchi e modalità sonore sono calcolati giusti per far entrare la canzone in ogni playlist e in tutti i manuali che spieghino come si debba scrivere un autentico brano di rock'n'roll.

A Good Thing, la title track, si presta come non mai al gioco dei rimandi. Potremmo infatti includerla in un unico tratto che va dai Lynyrd Skynyrd fino ai più moderni Black Crows. Passuite riesce a saturare la sua chitarra di dura vitalità e nonostante l'umore sonoro, nel suo complesso, sia un po' anacronistico, certo non si può negare che ci si stia divertendo all'ascolto.

 

Handsome Jack

 

Sasparilla è il nome di un soft drink reso famoso nel film Il Grande Lebowsky, ma dev'essere quella che si beve a Sioux City, che pare essere molto gradita anche agli Handsome Jack: “Non voglio tequila, non voglio cocaina ma la sasparilla che sciacqua le mie vene”. Il brano è grazioso, arricchito dal suono di una tastiera che resta nella trama della canzone dalla metà brano in poi, giocato sulla precisione dei cori e sulle avvolgenti chitarre in stile sudista.

In Turn up the Heat la voce solista non è più quella di Passuite e ricorda quella di Marc Bolan ma il brano resta molto rollingstoniano, risultando a ogni modo di qualità un po’ inferiore alle tracce precedenti.

Five on Down mostra le sue nude ossa musicali servendosi non solo di una chitarra acustica che partecipa alla struttura integrale del pezzo, ma anche di un'irresistibile elettrica suonata con il bottleneck. I cori galleggiano nella loro pastosità tra variazioni dinamiche strumentali ma non dimentichiamo che qui le sovraincisioni chitarristiche sono addirittura tre...

Nobody Left But You si trasfigura in un brano soul, sia nell'utilizzo della voce che della chitarra ritmica, che marca il tempo nel canale stereo di destra. Ci si allontana un poco dal baricentro ideale dell'album ma l'esercizio riesce comunque benino.

Shop Around resta nell'ambito rock soul e mi sembra comunque migliore rispetto alla traccia precedente, con una gestione delle strutture più accorte, anche se il riff di chitarra e la sua timbrica sembrano fortemente ancorate alle suggestioni della gloriosa band di John Fogerty.

Rick Danko's Red Floor è un omaggio dichiarato al bassista e cantante di The Band, forse uno dei più grandi e completi gruppi rock americani mai apparsi sulla scena.

 

Handsome Jack

 

Il paradosso di questo album è che ci si trovi a celebrare un lavoro che negli anni '60 e '70 sarebbe stato considerato poco più che normale. Ho accennato, all'inizio di questa recensione, a elementi manieristi e non credo nemmeno sia la prima volta che ne parlo. Il fatto non è certo un male, di per sé, in quanto una valida opera artistica è bella oggi e lo sarà domani così come lo è stata in passato. Ma il manierismo, in genere, compare in quei momenti storici in cui un'epoca tende a ripiegarsi su sé stessa e in cui si è spinti a meditare sull'eredità culturali, piuttosto che cimentarsi e raffrontarsi con gli spunti della contemporaneità. L'aneddotica di A Good Thing si aggrega, come si è visto, attorno a riferimenti abbastanza precisi del tempo che fu. Le canzoni sono sì volenterose, misurate e non vi sono sbracature, ma anche se gli Handsome Jack presentano tutte le loro migliori credenziali, la loro musica mi sembra come sospesa in un perfetto shunt temporale, in un luogo imprecisato di almeno cinquant'anni fa.

 

Handsome Jack - A Good Thing

 

Handsome Jack

A Good Thing

CD e LP Radiator Records 2024

Disponibile in streaming su Qobuz 24bit/88kHz e Tidal qualità alta 16 bit/44kHz

di Riccardo
Talamazzi
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