Houston Person | Reminiscing at Rudy's

21.10.2023

Una dimensione musicale di per sé poco spettacolarizzata si addice a Houston Person come una seconda pelle e non solo perché, oggi come oggi, l'artista sia vicino ai novant'anni. Il sassofonista della Carolina del Sud, classe 1934, passando fondamentalmente attraverso un genere soul-jazz innaffiato di swing e di blues, ha sempre espresso una sonorità morbida al suo tenore, prediligendo i temi fortemente melodici. Tutto questo in quanto poco incline alle furiose scale e ai fraseggi pungenti di molti suoi colleghi appartenenti a quella storica ondata be-bop e successivamente hard- bebop che passò come un'onda sismica dalla seconda metà degli anni '40 fino agli ultimi fuochi dei tardi '60. Eppure, Person ha scritto la storia del jazz come pochi, dall'alto dei suoi oltre settanta dischi incisi da titolare e delle sue numerosissime collaborazioni, di cui vi appunto solo qualche nome più indicativo, cioè Etta Jones – da non confondere con Etta James – con cui instaurò un sodalizio durato trent'anni, Grant Greene, Joey De Francesco, Ron Carter, Billy Butler, Gene Ammons, Bill Charlap, Horace Silver, Cedar Walton e molti altri ancora.

 

Person, come già accennato, non è un musicista portato agli eccessi tecnici, non soffia come un geyser nel suo sax né fa vibrare l'ancia più del consentito espirando sospirosamente durante le ballad più romantiche. Mantiene invece un equilibrio formale che è la naturale conseguenza di un controllo professionale inappuntabile, al servizio dell'aspetto più lineare e spontaneo della musica perché, come lui stesso confessa candidamente nelle note interne del suo ultimo album Reminiscin' at Rudy's, ciò che gli interessa è “...suonare belle melodie e ricordare momenti”.

Il risultato del suo stile, soprattutto per quello che riguarda questo ultimo lavoro, è una sensazione di confortevole ed elegante relax che si avverte durante l'ascolto, con la possibilità di percepire bene i movimenti dei singoli strumenti in accompagnamento, grazie alla scelta oculata sia del numero dei musicisti che delle attitudini naturali di chi compone il gruppo.

Poi non si deve dimenticare che Person è anche produttore discografico e che quindi possiede una certa attenzione non solo nella scelta dei collaboratori ma anche per quello che riguarda la distribuzione di pesi e misure sonore all'interno dell'economia delle incisioni.

 

Il titolo di questa ultima uscita discografica, Reminiscin' at Rudy's, allude alla figura del ben noto Rudy Van Gelder, titolare del mitico studio di registrazione presso cui Person organizzò il suo primo disco Underground Soul del 1967. Anche dopo la morte di Van Gelder avvenuta nel 2016, negli studi leggendari di Englewood Cliffs nel New Jersey sono continuate le registrazioni, tra cui quelle di quest'ultimo album completate l'anno scorso.

A fianco di Person compare il celebre chitarrista Russell Malone e sono molti i chitarristi che hanno collaborato col sassofonista durante la sua carriera, poi Larry Fuller al piano, con una ritmica affidata a Mattew Parrish al contrabbasso e a Lewis Nash alla batteria e alla voce nell'unico brano cantato della selezione, Nothing Ever Changes My Love for You.

Tutti i pezzi dell'album sono standard o comunque brani già editati tranne l'ultimo, che è la title track, composta dallo stesso Person.

 

Houston Person

 

Si apre l'album con At Long Last Love di Cole Porter, una canzone del 1938 scritta per il musical You Never Know dello stesso autore. Swing a spron battuto con il sax del leader morbido e volutamente disadorno. Il piano di Fuller colma gli spazi lasciati vuoti dalla voce dello strumento di Person e si butta in un classicissimo assolo con venature blues, a cui segue la chitarra di Malone, fino ad ora restata in sordina. Anche l'assolo della sei corde scivola comodo sul filone di una sperimentata classicità.

Segue Again di Cochran e Newman scritta nel 1948 e apparsa addirittura in due film diversi, Road House, uscito in Italia col titolo I Quattro Rivali, e Pickup on South Street, del 1953, che in Italia si chiamò Mano Pericolosa. La canzone conobbe nel tempo interpretazioni diverse, ma la prima versione che compariva nel film del '48 era cantata da Ida Lupino, che aveva una parte nella pellicola. La proposta di Person & Co. si estrinseca sotto forma di ballad, caratterizzata dalla sonorità estremamente pulita del sax, una chitarra dal timbro alla Montgomery e un piano notturno e molto melodico, con un fraseggio più vicino agli anni '40 che non ai giorni nostri, ovviamente per restare in sintonia con il clima un po' retrò dell'album...

A questo proposito, chi non conosce Moon River? La celebre traccia di Colazione da Tiffany, film del 1961, Henry Mancini e Johnny Mercer segue subito dopo, ma questa volta Person e i suoi swingano questa canzone per non esagerare con le atmosfere soft innescate nel brano precedente. Però questa versione sembra meno felice, rispetto alle altre presenti nell'album. Personalmente trovo che il naturale e lieve alone romantico del brano offra il meglio di sé lontano da queste accelerazioni un po' forzate, soprattutto nel caso delle pause sincopate mostrate dal sax che semplificano troppo lo stile di Person, abbassandone i confini qualitativi. Lo stesso discorso vale per l'assolo di piano, un po' troppo stereotipato. Meglio la chitarra di Malone, che almeno prova a dare qualche maggior segno di frizzantezza.

Con Put Your Head on My Shoulder si ritorna alla ballad ed è subito meglio in tutti sensi. Il brano, scritto e cantato da Paul Anka e pubblicato originariamente nel 1959 con gli arrangiamenti di Don Costa, si presta perfettamente alla tranquilla rilettura della band di Person. La luminosa chitarra di Malone introduce la melodia e il sax ne segue i tratti salienti con quel suo tipico soffio caldo e luminoso. Il pianoforte centellina le note, goccia dopo goccia, inframmezzate da qualche scala cromatica ornamentale resa con tocco molto delicato.

 

Houston Person

 

Why Did I Choose You fu scritta da Leonard e Martin nel 1965 per la commedia musicale The Yearling interpretata da Barbara Streisand. L'inizio è affidato a una bella introduzione di piano di Fuller che ribadisce la leggerezza di tocco e la costruzione armonica assai melodica. Come già segnalato è proprio la ballad l'ambientazione ideale della musica di Person, che nemmeno questa volta si smentisce, anche se contrariamente ai suoi standard stilistici indulge un po' di più nei vibrati.

Arriva poi l'unico brano cantato, quel Nothing Ever Changes My Love for You in cui la parte vocale, ad opera del batterista Nash, tende ad assomigliare allo stile di Nat King Cole, in quanto fu proprio lui a proporre per primo questa canzone nel 1956. La composizione è di Fisher e Segal ed è un down tempo realizzato, dopo una lunga introduzione del canto e del pianoforte, sotto forma di un'intrigante bossa nova. Mentre il sax promuove la sua linea melodica, il piano lavora con accordi intervallati da ampi spazi mentre la chitarra si esprime in una piccola sortita seguendo il climax moderatamente sudamericano.

My Romance è frutto del collaudato sodalizio professionale tra Rodgers & Hart ed è un brano scritto per il musical Jumbo, del 1935. Chitarra e contrabbasso costruiscono l'impalcatura dell'introduzione, dove finalmente ascoltiamo la cavata di Parrish, finora rimasto rispettosamente nelle retrovie dettate dal suo ruolo ritmico. Il contrabbassista si mostrerà anche più avanti in un bell'assolo secondo uno stile che ricorda Ron Carter. Il pezzo si svolge quindi come un'altra ballad rarefatta, con un'esibizione misuratissima di Person e così pure resta nell'ambito di un sentore mainstream l'assolo paradigmatico di Fuller. La delicatezza del suono del sax è magistrale, veramente se ne ascoltano poche di ance così semplici, essenziali e prive di fronzoli.

I'll Let You Know è del pianista Cedar Walton ma è stata incisa per la prima volta dal sassofonista Bob Berg nel 1976 e solo dieci anni dopo Walton la propose col suo trio nell'album Cedar Walton del 1986. Qui siamo nell'ambito della ballad-blues e il sax suona in modo molto partecipato, sempre con quell'impronta di leggera, elegante distanza che tuttavia valorizza il tono affettivo del brano, senza per questo eccedere nel sentimentalismo. La versione di Walton era anch'essa piuttosto lenta, tuttavia con una punta di swing in più che la rende, a mio parere, tutt'ora inimitabile.

Please Send Me Someone to Love è puro blues in dodici battute, scritta nel 1950 da Percy Mayfield. Non si creda che Person, così innamorato delle ballate, abbia dimenticato come si suona il blues. Alla sua maniera, certo, educata e filtrata dalla sua sensibilità un po' manierista, ma a ben ascoltare nel suo assolo, semplice e diretto, si percepisce come non vi siano note in eccesso ma solamente quelle che servono alla pura traccia necessaria per creare il giusto mood. Malone schitarra alla B.B. King, ben seguito dalla ritmica e dal piano, e si prende il giusto spazio, compiendo una lettura del blues come Dio comanda. Epperò, ci sorprende, o forse no, anche Fuller, che dimostra con il proprio assolo una lettura ben al di là della solita asciuttezza.

Chiusura in odore di boogie-blues-swing con l'unico brano composta da Person, Reminiscing at Rudy's. Un bell'unisono tra sax e chitarra che suggella l'introduzione e poi un assolo chiarificatore di Person, per chi aveva nutrito qualche vago dubbio sulla sua capacità improvvisativa. Nessun ripensamento invece su Malone, che per me è da anni uno tra i migliori chitarristi jazz americani attualmente sulla piazza. Si ripete con bravura anche il piano con una serie di passaggi veloci e precisi che rendono giustizia a Fuller, fin troppo diligentemente in ossequio al tono generale dell'album. Dopo l'assolo di contrabbasso arriva lo swingante tema conclusivo che chiude i giochi.

 

Houston Person

 

Come suggerivo all'inizio di questa recensione, la spettacolarizzazione è nemica di Person così come lo sono tutti i tecnicismi acrobatici. Certo, sfruculiando tra le righe, si ha spesso l'impressione di sfogliare un libro già letto, però di quelli che ci fa sempre piacere riprendere in mano. Oltre alle quinte del mondo febbrile del jazz contemporaneo, al di qua dell'avanguardia, sorvolando le ibridazioni continue con l'elettronica, il rock-progressive e il tradizionalismo modale, resta il sentimento confortevole di un ritorno a casa che ogni tanto fa piacere a tutti, anche ai più radicali vagabondi sempre in cerca di nuove sorgenti di idee.

 

Houston Person

Reminiscing at Rudy's

CD High Note 2022
Disponibile in streaming su Qobuz 24bit/96 kHz e Tidal 16bit/44kHz

 

di Riccardo
Talamazzi
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