Lucerne Summer Festival | Sabato 9 settembre 2023

28.11.2023

Questo è stato il penultimo concerto in programma di questa bellissima edizione del Lucerne Summer Festival e l’ultimo concerto che ho sentito. Di scena la Sächsische Staatskapelle Dresden con il suo direttore Christian Thielemann, un’orchestra con grande tradizione e fama. Fondata nel 1548, è una delle orchestre più antiche nel mondo. Musicalmente già dalla sua creazione ha sempre avuto internazionalmente una grande importanza, questo anche negli ultimi settant’anni con direttori celebri come Böhm, Reiner, Kleiberth, Kempe, Konwitschny, Sanderling, Sinopoli, Haitink, Thielemann, per fare degli esempi, e a partire dal 2026 con Daniele Gatti.

Il direttore odierno Christian Thielemann è una persona molto rispettata musicalmente nel settore, ma piuttosto contestata a livello umano, cosa confermata dal fatto che diverse collaborazioni sono state terminate per divergenze personali, che hanno influenzato in diversi casi anche il giudizio musicale. Thielemann terminerà la sua collaborazione con l’orchestra dopo la stagione 2025-2026.

 

Il primo pezzo in programma in questo concerto è stato Der Schwanendreher, tra le più difficili composizioni per viola e orchestra non solo per i numerosi passaggi virtuosistici ma anche musicalmente a causa dei continui cambiamenti da caratteri cameristici a orchestrali. Paul Hindemith scrisse questo pezzo da un'idea spontanea durante una vacanza nel settembre 1935. I testi delle canzoni che Hindemith prese dal libro sulle antiche canzoni popolari tedesche di Franz Magnus Böhme si riassumono in un messaggio personale del compositore: addio, dolore e separazione sono i temi qui trattati, riferendosi alla situazione personale nel sentirsi come un menestrello, un senzatetto. Dall’avvento del nazionalsocialismo in Germania, infatti, le sue composizioni furono bandite.

 

L’organico è di due flauti, uno anche ottavino, un oboe, due clarinetti, due fagotti, tre corni, una tromba, un trombone, timpani, un’arpa e una sezione archi composta da soli quattro violoncelli e tre contrabbassi. Interessante la mancanza di violini e viole, probabilmente per far sentire di più il suono del solista. Il pluripremiato Antoine Tamestit è uno dei più conosciuti violisti, ha suonato con le migliori orchestre e direttori, gli furono dedicati pezzi da compositori contemporanei e da oltre un decennio è professore in diversi conservatori.

Non conoscendo il Der Schwanendreher bene non potrei giudicare tecnicamente e musicalmente in profondità l’interpretazione eseguita. Il suono era molto limpido e pulito sia dalla parte di Tamestit che dall’orchestra. Lo strumento del solista si è sentito molto bene, la sua proiezione è stata molto voluminosa, soffice, e tutti i passaggi anche più virtuosistici sono stati eseguiti apparentemente con estrema facilità in modo veramente impressionante. L’interpretazione è stata molto emozionale, si son sentite le diverse caratteristiche degli stati d’animo con grande espressività. L’orchestra a ranghi ridotti, per l’organico richiesto, diretta da Thielemann, ha dialogato a pari livello con il solista producendo un suono altrettanto pulito, preciso e anche con lo stesso carattere emozionale. Il direttore ha equilibrato molto bene il timbro e il volume delle sezioni orchestrali così da formare un ottimo amalgama con il suono prodotto dal solista.

 

Dopo la pausa è stata eseguita la Sinfonia delle Alpi di Richard Strauss, un pezzo conosciuto anche nel mondo audiofilo per la sua potenza, gli effetti timbrici, la dinamica e il grandissimo palcoscenico sonoro. Se pensate che l’organico, che va quasi oltre quasi tutte le dimensioni, è di quattro flauti, terzo e quarto anche ottavini, tre oboi, terzo anche corno inglese, heckelphone, clarinetto in Mib, due clarinetti in Sib, clarinetto basso, anche clarinetto in Do, quattro fagotti, quarto anche controfagotto, otto corni, di cui quattro anche tube wagneriane, quattro trombe, quattro tromboni di cui due tenori, uno basso e uno contrabbasso in Fa, due tube, dodici corni dietro la scena, due trombe dietro la scena, due tromboni dietro la scena, timpani con due esecutori, tamburo, grancassa, piatti, triangolo, glockenspiel, tam-tam, campanacci, eolifono, celesta, organo, due arpe, minimo diciotto violini I, minimo sedici violini II, minimo dodici viole, minimo dieci violoncelli, otto contrabbassi… Allora potete immaginare la potenza, e la grandezza impressionante del palcoscenico quando, in pochi casi, tutti suonano un fortissimo.

 

Questo poema sinfonico, non una sinfonia, rappresenta un tipico esempio di una composizione sinfonica a programma – e qui se ne possono leggere molti dettagli – nonostante l’organico molto vasto spesso dà l'impressione d’una musica da camera, ad esempio nel passaggio estremamente suggestivo prima del temporale.

Durante tutto il pezzo c’è una grande varietà di colori, di timbri sonori ma anche di emozionalità, cose di cui il compositore stesso era entusiasta e perciò non riusciva a capire le critiche che vedevano la composizione solo dal lato superficiale paesaggistico.

Già alle prime battute, quel suono bassissimo, “brum”, che non si potrebbe neanche definire musica, vengono interpretate come la fine della notte prima dell’alba, ma può essere anche visto come le preoccupazioni che abbiamo prima di una scalata. Paure di persone deboli e fragili, paure che si liberano in noi in un crescendo lento con il passaggio alla luce graduale descritto come l’alba. Ma probabilmente l'intenzione del compositore era solo in parte quella di descrivere un'escursione in montagna. Il sentiero descritto da Strauss, che va dalla notte alla vetta e di nuovo indietro, può essere visto come una rappresentazione sinfonica di una vita umana. La Sinfonia delle Alpi bisogna averla sentita dal vivo seduti in una buona posizione e diretta da grandi musicisti per rendersi conto non solo della grande varietà di sonorità, di colori, di dinamiche, ma soprattutto per le emozioni e gli stati d’animo umani che stanno in questa musica. Thielemann e la sua Sächsische Staatskapelle Dresden hanno evidenziato tutto questo in modo impressionante e questo lo dico come persona che ha sentito questo pezzo diverse volte dal vivo. Il tempo imposto dal direttore era sostenuto, il suo concetto era probabilmente di tenere tutti i temi compatti fra di loro favorendo l’attenzione continua dell’ascoltatore e non lasciando scomparire la fluidità. Solo verso la fine del pezzo Thielemann rallenta il tempo per dar più respiro nel fraseggio. La cura dei dettagli non ha assolutamente risentito del tempo scelto, l’esecuzione è stata precisa e meticolosa e ha evidenziato i minimi cambiamenti di variazione di timbri e intensità sonora. Molto curato è stato il bilanciamento sonoro non solo fra le sezioni orchestrali ma anche fra gli strumenti nella stessa sezione, specialmente ottoni e percussioni. L’orchestra si è presentata molto compatta e amalgamata ma mai con un suono confuso, durante i “tutti” i timbri delle diverse voci si son potuti sentire e nessun strumento è apparso invadente rispetto all’altro, dimostrando l’alta qualità non solo dei musicisti ma dell’insieme, tutto questo tenendo anche conto del numero elevato degli orchestrali.

Emozionalmente tutti i musicisti sono stati allo stesso livello, il direttore e l’orchestra mi sembravano motivarsi a vicenda, una specie di ping-pong reciproco, senza aumentare progressivamente il tempo e andare nell’esagerato. Parlando con persone che avevano sentito questo programma un paio di giorni precedenti, il tempo era stato allora più lento, quindi a seconda del giorno, forse anche dall’acustica e dallo stato d’animo, Thielemann dirige in modo emozionale lasciando libertà agli orchestrali e adeguandosi a sua volta a loro, tutto questo entro certi limiti definiti dal suo concetto. Dopo aver sentito tutte queste orchestre di grande reputazione mondiale a pochi giorni di distanza, mi chiedo dove situare la Sächsische Staatskapelle Dresden. In questo concerto mi ha lasciato un’ottima impressione e per il futuro la tratterò con priorità nell’allestire il mio calendario concertistico.

 

Programma

Lucerne Summer Festival

Sabato 9 settembre 2023

Sala da concerto KKL di Lucerna

Sächsische Staatskapelle Dresden

Christian Thielemann, Direttore

Antoine Tamestit, Viola

Paul Hindemith, 1895-1963, Der Schwanendreher, Concerto per viola e piccola orchestra su antiche canzoni popolari

Richard Strauss, 1864-1949, Sinfonia delle Alpi, op. 64

 

Foto

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Per ulteriori info

al sito del Lucerne Festival

al sito del KKL Luzern

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