Phish è un gruppo rock che possiede “un'ideale jazzistico”, dal mio punto di vista. Una band di musicisti, che amano improvvisare dal vivo nei loro concerti, proponendo in queste occasioni live continue modifiche all'assetto dei brani più conosciuti e buttandosi a capofitto in lunghe jam session. Per contro sembrano non riuscire a ottenere un eguale risultato in sala d'incisione. Dopo quindici o sedici album in studio, e la variabilità del conteggio dipende dal fatto che si accetti o no di tener conto della loro prima incisione uscita originariamente solo su musicassetta nel1986, un buon numero dei loro aficionados persevera nel contestare al gruppo la differenza di spessore qualitativo tra un concerto vissuto live e un album assemblato e pensato tra le quattro mura di uno studio, come ad esempio accade parzialmente per quest'ultimo lavoro Evolve. Sembrerebbe quasi che, muovendosi dal palcoscenico verso le macchine di registrazione, i Phish accusino una perdita di sostanza, una sorta di afflosciamento energetico. Critica ingenerosa perché, comunque sia, questa band dopo quasi quarant'anni di carriera può essere considerata tra i migliori gruppi rock mai apparsi sulla scena. Non solo per le indubbie qualità tecniche strumentali ma direi soprattutto per l'autentico piacere che provoca la loro musica, una ricca miscela di svariate influenze che comprendono, insieme ovviamente a un rock senza molti fronzoli, soprattutto il progressive, il folk, il funky e alle volte qualche inevitabile infiltrazione pop che tuttavia mai ha banalizzato le loro composizioni.
Forzatamente paragonati a gruppi storici della Bay Area come i Grateful Dead, con i quali non hanno potuto condividere che in parte lo stesso periodo storico, essendo questi ultimi comparsi alla ribalta almeno vent'anni prima, i Phish hanno però vissuto, come Garcia e compagni, l'emozione di creare una folla di appassionati devoti ai loro concerti, uniti tra loro più dal passaparola che non dai passaggi radiofonici o televisivi, tutto sommato piuttosto avari nei confronti della band del Vermont. Come per i Dead, così anche i Phish amano la lingua dell'improvvisazione, non suonando mai in maniera eguale uno stesso pezzo ed evitando quella cultura vittimista che li porterebbe a essere definiti come outsiders solo per il loro accesso non sempre fluido alle classifiche tipo top ten, dato questo da leggere invece come numero di ascolti, secondo la nuova religione dello streaming. Ma, a questo riguardo, non dobbiamo sottovalutare il fatto che la ristampa in vinile del 2002 di Round Room è arrivata al n°1 delle vendite secondo Billboard e almeno tre album si sono piazzati, tempo fa, nei primi dieci posti. E inoltre un concerto dei Phish è uno di quegli eventi in grado di riempire gli stadi in ogni punto degli USA. I Phish creano una musica stimolante, con spirito quasi “bricoleur”, senza appigliarsi a particolari stranezze elettroniche, sgravando il loro animo dall'ansia di essere star. Sono qui anzitutto per divertirsi, mi verrebbe da dire, e nel farlo finiscono felicemente per coinvolgere un buon numero di ascoltatori.
La formazione stabilizzatasi tra l'85 e l'86 vede Trey Anastasio alla voce principale e alla chitarra elettrica, Mike Gordon al basso elettrico e alla voce, John Fishman alla batteria e alla voce e il polistrumentista Page McConnell soprattutto alle tastiere oltre che alla voce.
Come al solito anche alle composizioni di Evolve, per quello che riguarda soprattutto i testi, partecipano autori esterni come Tom Marshall e Scott Herman ma nel brano Human Nature è presente come collaboratore anche il chitarrista Scott Murawski.
Evolve non presenta brani lunghi e anche le jam caratteristiche del gruppo, rispettando un po' il ruolo già discusso che riguarda l'incisione in studio, qui non compaiono affatto. Tutto questo a favore di brani sviluppati come canzoni rock, ben modellate, soppesate e scorrevoli, che mirano a una durata temporale contenuta, quasi si volessero tracciare future linee per improvvisazioni ben più ponderose di là da venire in prossimi concerti dal vivo. Ma c'è un particolare che complica tutto ciò. Parte di questi brani non sono propriamente inediti perché già suonati live in concerti precedenti, o addirittura presenti in album solisti di Anastasio. Ergo, ci dev'essere un continuo rimando tra le esibizioni dal vivo e i pezzi proposti nell'album, quasi un doppio senso di marcia, un interscambio che probabilmente serve a corroborare le varie trasformazioni che queste tracce subiscono – e subiranno – nel corso del tempo. Torniamo perciò a quell'ideale jazzistico accennato in apertura di recensione e che mi sembra essere una tra le più evidenti peculiarità dei Phish. La forma architettonica di questi brani presenta le caratteristiche abituali della band, con gli strumenti che s'accostano tra loro relazionandosi in trame coese, mai convulse, mantenendo sempre un ordine chiaro e intellegibile delle parti.

Si parte con il primo brano, Hey Stranger. Un inizio in abito funky e in tonalità minore con la tastiera di McConnell che prepara il terreno al bell'assolo di Anastasio alla chitarra. Buono il motore ritmico, coinvolgente il groove che ne risulta e, in definitiva, un gran biglietto da visita per questo Evolve.
Si sale di grado con Oblivion, un brano quasi irresistibile, introdotto da una sovrapposizione di chitarre e un intrigante incrocio con il timbro hammond dell'organo. Temperatura in lenta ebollizione con brevi e piazzati assoli di synth mentre la band accende il coro e Anastasio parte con uno dei suoi assoli in piena saturazione e distorsione timbrica. Da notare a metà brano un momento dissonante, dall'aria velatamente psichedelica, che interrompe per qualche secondo il flusso aggressivo dello stesso pezzo.
Tocca ora alla title track Evolve, che comincia con due chitarre sovrapposte e sovraincise innescando un brano dalle sfumature country-pop-rock molto gradevoli, che profuma abbondantemente di anni '60 e '70. Azzeccatissimo l'intervento pianistico di McConnell, che fa poche cose semplici ma funzionali all'economia del brano. La produzione introduce poi anche degli interventi orchestrali d'archi in sottofondo, non indispensabili, ma nostalgicamente californiani...
Wave of Hope lascia perdere i sentimenti di rimpianto e si ricolloca al centro delle cose in pieno stile Phish con un riff – anzi due, visto che c'è una sovrapposizione di chitarre – di Anastasio che manda messaggi chiari fin da subito. Questo è un brano rock che si presta alle lunghe cavalcate sonore e improvvisate della band, anche se nel contesto ne possiamo ascoltare solo degli appunti preparatori. Assolo al piano in stile Steve Winwood che si alterna al contributo assassino della chitarra. Tutto funziona come un orologio, anche se il brano in sé non è melodicamente indimenticabile ma, piuttosto, ritmicamente trascinante.
Pillow Jets inizia come una ballata dai toni trasognati con tanto di chorus in stile Eagles appena ritoccato dagli archi. Le varie voci s'incrociano e si sovrappongono riempiendo lo spazio sonoro fino a quando la chitarra di Anastasio non comincia a ruggire mentre Fishman, con la sua batteria, riesce a saturare tutti i vuoti possibili. Anche questo brano sembra una piattaforma ideale per una jam dai confini illimitati di cui questi Phish vogliono offrirci un succoso antipasto.

Lonely Trip è un brano lento, ondeggiante su un canonico passaggio armonico I°-IV°, ma l'inciso è “orecchiato” – eh, sì, diciamolo – da After the Gold Rush di Neil Young. Questo pezzo suona un po' male, in mezzo a tutti gli altri brani, mi sembra fuori contesto e coperto da un velo zuccherino che pare non appartenere pienamente alle corde della band.
Fortunatamente uno stacco di tamburo annuncia il passaggio al seguente Life Saving Gun, un interessante e improbabile ibrido tra Byrds, per quello che riguarda i cori, e Hawkwind con quella componente distorta e insistente, tinteggiata da un velo psichedelico nemmeno così sottile.
Monsters appare come il momento più introspettivo dell'album e anche il più psichiatrico: “...mi sveglio nel mio letto con i mostri nella testa...”. Il brano è piuttosto buono, nonostante certi gorgheggi vocali di Anastasio che non gli riconosco. Ancora un richiamo a Neil Young per l'aspetto dell'assolo, però c'è un gran bel basso di Gordon che riesce a non farsi inglobare del tutto dall'entusiasmo sonico del batterista.
Ether Edge è uno di quelle tracce troppo impastate di pop music che secondo me affossano un poco la qualità totale dell'album, nonostante la bella presenza dei cori. Anche l'assolo di chitarra sembra edulcorato e tra le mani di Anastasio si è visto che il suo strumento è abituato a ben altro.
Human Nature è composta e cantata da Mike Gordon e mi sembra tra i brani migliori dell'album. Molto funky, direi quasi dance, con un ritornello convincente e la presenza incalzante del coro che si muove sopra un calibratissimo tappeto intessuto tra chitarra e tastiera.
Valdese è un altro brano anomalo tra le produzioni di questo album ma nonostante ciò è abbastanza gradevole, quasi “beatlesiano” nella sua forma country-pop. Compare una steel guitar e persino un mandolino all'inizio. Forse gli archi sono un po' troppo invadenti ma Fishman fa un buon lavoro alla batteria, adattando e modificando i ritmi per favorire un sostegno dinamico al pezzo che altrimenti rischierebbe di implodere.
Mercy è la ballata di chiusura basata su un insistente e ondeggiante arpeggio di chitarra. Il brano è malinconico, introspettivo – troppi archi, maledizione (!) – e chiude in maniera insolita un album che ci ha abituato a temperature più elevate. Però Anastasio, anche in rapporto a melodie un po' annacquate di questo tipo, canta sempre molto bene.
N.B. Nell'edizione in LP c'è il bonus track The Well aggiunto inaspettatamente al vinile, probabilmente per favorirne la vendita. Non avendo a disposizione il supporto in questione non posso ovviamente pronunciarmi su questo brano.

C'è comunque, tra le tracce non sempre d'intensità costante di Evolve, una limpidezza d'intenzioni incontestabile per una band come questa insieme da decenni. I Phish si concentrano molto sia sulle performance che altrettanto sulla progettualità dei singoli brani, ma è evidente la loro predilezione per l'impatto col pubblico, ragion per cui gli album in studio rischiano in parte di risentirne. Del resto, essendo un gruppo rock, non potrebbero certo dedicarsi a un'improvvisazione più radicale, che non entrerebbe comunque, data la durata delle loro jam, all'interno dei limiti fisici di un supporto o di una selezione digitale. Ad ogni modo, la loro sonorità è sempre ben focalizzata, il gruppo sa essere compatto quanto delicato a seconda delle scelte compositive e un album come Evolve resta sempre estremamente godibile. Anche se la loro leggendaria esperienza live, a cui purtroppo non ho mai partecipato, appare essere, a quanto mi dicono, la loro dimensione più naturale.
Phish
Evolve
CD e LP JEMP records 2024
Reperibile in streaming su Qobuz 24bit/96kHz e su Tidal qualità max fino a 24bit/96kHz