Sachal Vasandani & Romain Collin | Midnight shelter

24.12.2021

Non saprei dare alcuna identità locativa a un disco come Midnight shelter di Sachal Vasandani & Romain Collin. Dove posizionarlo? Nel pop sofisticato e di classe, nel jazz dell’ora del the, in un certo cantautorato solipsistico o nell’ambito delle melodie da relax serotino? In realtà questo lavoro potrebbe andar bene in qualsiasi collocazione, purché facente parte del grande insieme della “buona musica”, sistemazione non sempre così semplice da realizzare.

 

Vasandani è un cantante dalla voce di burro, non è un crooner in missione seduttiva alla Kurt Elling né un funambolo ritmico in modalità scat. Si tratta invece di un musicista che ha una storia più vicina al jazz, per formazione colta, ma che si dedica anche alla canzone. In effetti, nonostante la duttilità della sua voce che può trascorrere agevolmente da un genere all’altro, Vasandani ha un curriculum che l’ha portato a collaborazioni con Wynton Marsalis, Jon Hendricks, Bobby McFerrin o Bill Charlap, per citare alcuni tra i più famosi jazzisti contemporanei. D’altra parte, invece, se prestiamo attenzione adun suo “vecchio” album del 2015 come Slow motion miracles, si può ascoltare l’altra faccia della luna, cioè un paesaggio in assenza di gravità dalla tradizione jazzistica, dentro cui semplicemente muoversi tra belle ed eleganti canzoni d’autore.

 

Romain Collin è un pianista uscito dalla Berklee di Boston, con il crisma dell’assoluto musicista jazz, vantando collaborazioni con Bill Frisell, Marcus Miller, Terence Blanchard, Wayne Shorter e altri ancora. In questo album si limita a un delicato, contemplativo accompagnamento dietro le quinte, sostenendo la voce carezzevole di Vasandani con garbata partecipazione. Questo “rifugio di mezzanotte” è un’opera aperta a composizioni sia personali che di autori celebrati come Dylan, Shorter, Lennon-McCartney e altri un po’ meno famosi come Lewis Capaldi, Harry Styles e Abbey Lincoln. Con la sua predominanza di note umbratili, caratterizzate dall’intimo lirismo dell’accoppiata voce-pianoforte, questo lavoro racconta l’isolamento dovuto alla pandemia e alla sublimazione della stessa in un atto quasi auto terapeutico.

 

Sachal Vasandani & Romain Collin - Midnight shelter

 

L’album è aperto dal melodico aleggiare di una canzone scritta in coppia da Vasandani e il contrabbassista Erik Privert, Summer no school, una composizione che fin dal titolo ci rammenta quelle lunghe estati adolescenziali da riempire con i primi innamoramenti mentre la scuola rimaneva chiusa. Conflitti ormonali, pensieri vaporosi, nuvole che corrono nei cieli d’agosto, insomma esperienze molto condivisibili nella memoria di noi tutti. Before you go conosciuta per mezzo di Lewis Capaldi mi ha sempre troppo ricordato, nell’incipit, In case of you di Joni Mitchell. Il brano è reso ancor più struggente dalla dialettica della voce e del piano che tentano di dare più sostegno a un inizio armonicamente tra i più scontati che ci siano: I°, VI°, II°, V°7, insomma, un classico “giro di Do” come lo conoscono tutti chitarristi in erba. Adore you è di Harry Styles, attore e cantautore britannico, ex-One Direction, ma quest’ultimo peccato glielo possiamo perdonare in quanto il brano che Vasandani nobilita col suo canto, fluido e naturale, ha comunque una propria, sofisticata dignità. Invece con River man di Nick Drake, il duo Vasandani-Collin rischia il capitombolo. Il pianista modifica parzialmente la struttura armonica togliendo parte del pathos originario della canzone e il cantante non riesce a riproporre l’immensa suggestione di Drake. Risultato, quindi, incompleto. Si risale la china con Great ocean road, titolo abbondantemente abusato nel mondo della canzone anglosassone ma che in questa occasione rivela l’abilità compositiva del duo, con il piano che si concede qualcosa in più, rimanendo peraltro sempre discretamente sottotraccia come del resto esige la struttura soffice di questi brani. Throw it away è tra i pezzi meglio riusciti dell’album, frutto della creatività della indimenticabile pantera nera Abbey Lincoln, deceduta una decina di anni fa e che gli appassionati ricordano anche, ma non soprattutto, per essere stata moglie del batterista Max Roach. Il brano è perfetto tra le mani di Collins, che si concede qualche timida dissonanza, dimostrando tutta la sua capacità nel tocco. Ottima la voce e struggente la musica. Don’t think twice, it’s all right non scrivo nemmeno di chi sia ma vi voglio aiutare, l’autore fa Bob di nome e l’ha scritta nel 1963… Credo che questa traccia abbia avuto quasi un centinaio di cover. Niente di nuovo e risultato inferiore all’originale, come spesso accade in questi casi d’inflazione interpretativa. L’unica versione di questo pezzo che mi sia mai piaciuta è quella di John Martyn in London Conversation, del 1968. Love Away è di Vasandani e la melodia è perfettamente in linea con il “mal de vivre” dell’intero album, un chiaroscuro espresso dal saliscendi della voce e dall’arpeggio quasi swingante di Collin. I Beatles, con un loro pezzo trito e ritrito dalle numerosissime cover appaiono con Blackbird, epopea del merlo in senso ornitologico, meravigliosa struttura melodica che viene dal White album, che per tutti coloro che hanno amato il mitico quartetto rappresenta una sorta di vangelo apocrifo. La versione che ne dà Vasandani sembra alfine quasi superflua. Invece in Dance cadaverous, dove Vasandani aggiunge un suo testo alla bellissima traccia di Wayne Shorter, viene recuperata la tridimensionalità propria di certe melodie jazz, a metà tra Round Midnight e il canto magnetico di Robert Wyatt. Struttura armonica complessa, piena di curve inaspettate e di vertigini metafisiche, a ricordarci che la Musica è un demone, tutt’altro che innocuo. Il classico pezzo che, come si diceva un tempo, “vale tutto il disco”. One last Try è la chiusura che ci offre Collin. Anche in questo caso, con le opportune distanze rispetto a Dance cadaverous, s’apprezza la matrice armonica di base, insolitamente strutturata tra jazz e quello che ricorda una cantata natalizia bachiana.

 

Sachal Vasandani

 

Dovendo riflettere ulteriormente sulla natura di Midnight shelter, ci si accorge di come questo lavoro, ben lungi dall’essere quotato come opera romantica, possieda invece un cuore di tenebra che avvolge il duo pianoforte-voce, cristallizzando le esecuzioni in un fiore di ghiaccio bello nella forma ma un po’ freddo nella sostanza. Da ascoltare rigorosamente in solitudine.

 

Sachal Vasandani & Romain Collin

Midnight Shelter

CD e LP colorato Edition Record 2021
Reperibile in streaming su Tidal MQA master e Qobuz 24bit/96kHz

di Riccardo
Talamazzi
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