Comunicato stampa | La musica statunitense, intesa come musica dalle forti caratteristiche nazionali, ha una storia assolutamente recente. Al tempo delle prime colonie gli Stati Uniti erano un enorme “calderone” nel quale venivano a mescolarsi diverse etnie, culture, religioni e, di conseguenza, stili musicali. Nell'Ottocento convivevano da un lato la musica colta di stile e linguaggio europeo, proposta da compositori sbarcati nel nuovo continente in cerca di fortuna, o da compositori americani di formazione europea; dall'altro una musica popolare dai forti connotati ritmici ed armonici, come ad esempio quella dei minstrell show, dei gospel e degli spiritual, legata alla cultura afroamericana, che darà poi vita ad un nuovo genere: il Jazz.
Agli inizi del XX secolo cominciano finalmente ad emergere quelle personalità geniali che daranno poi l'impronta alla musica americana: da Scott Joplin a Edward MacDowell, da Charles Ives a Edgard Varese, da Aaron Copland a Leonard Bernstein, solo per citarne alcuni. Merito di questi compositori è quello di aver sintetizzato, ciascuno secondo il proprio stile, l'eterogeneità della cultura americana, dando origine alla musica statunitense.
Il giovane George Gershwin era un ragazzo di strada, come tanti suoi coetanei, in una New York tutta protesa verso un entusiasmante futuro: una città dinamica, che non conosceva pause nella sua frenetica vitalità quotidiana e che, coinvolgendo fin nel profondo i suoi abitanti, finì per plasmare in modo indelebile e decisivo anche la personalità musicale del compositore.
Figlio di emigrati ebrei russi, Gershwin ebbe la fortuna di avere un fratello, Ira, al quale venne regalato un pianoforte; da quando questo strumento entrò in casa Gershowitz, George, allora sedicenne, non smise mai di suonarlo pur non avendo alcuna conoscenza musicale, dimostrando un talento straordinario.
Negli anni successivi, per guadagnarsi da vivere, Gershwin si unì come song plugger – un pianista che suonava le nuove canzoni per promuovere la vendita degli spartiti – alla schiera di musicisti che si ritrovavano a Tin Pan Alley 8, Vicolo della Padella Stagnata, titolo che nasce da un rumore assordante, simile alla percussione su una pentola di latta, provocato da pianoforti che suonavano contemporaneamente, la via di New York dove si riunivano tutte le grandi case editrici che editavano i successi della musica pop dell'epoca. Il compito di questi pianisti era proprio quella di eseguire incessantemente quelle musiche a scopo promozionale. Da interprete di musiche altrui a esecutore delle proprie il passo fu breve così, proprio da Tin Pan Alley, Gershwin iniziò una meravigliosa parabola ascendente che lo portò in breve ad essere uno dei compositori americani più celebrato, eseguito e conosciuto.
La sua personalità, tuttavia, lo portava a non essere mai soddisfatto dei propri risultati: nonostante il successo si sentiva poco preparato, soprattutto dal punto di vista tecnico compositivo: quando Paul Whiteman, ad esempio, gli chiese di comporre un brano per pianoforte e big band, che fosse un ponte tra la musica classica e il jazz, genere che negli anni Venti era in grande ascesa proprio grazie a queste grandi compagini di strumenti a fiato, Gershwin esitò a mettere su carta le sue idee. Ciò provocò una grande preoccupazione nello stesso Whiteman che, nel frattempo, aveva annunciato con enfasi il galà-concerto, definendolo un “esperimento di musica moderna”. Nel programma, infatti, comparivano i nomi dei maggiori compositori dell’epoca: Victor Herbert e George Gershwin, protagonisti dell’evoluzione del musical e del jazz moderno. Solo quando il fratello Ira gli mise davanti il giornale con l'annuncio e la data dell'imminente concerto presso la prestigiosa Aeolian Hall di New York, George fu costretto, in brevissimo tempo, a scrivere la partitura della sua Rhapsody in Blue, for big band and piano. Il 12 febbraio 1924, alla presenza di grandi compositori e musicisti dell'epoca quali Stravinskij, Rachmaninov e Stokovskij, ebbe finalmente luogo la prima. L'esecuzione della Rhapsody in blue ebbe lo stesso effetto dirompente dell'esecuzione della Sacre du Printemps di Stravinskij nel 1913, imprimendo un nuovo corso alla storia della musica statunitense. Gershwin ebbe a dire della sua composizione: “…la udii come una sorta di multicroma fantasia, un caleidoscopio musicale dell'America, col nostro miscuglio di razze, il nostro incomparabile brio nazionale, i nostri blues, la nostra pazzia metropolitana”.
Sulla scia dell'incontenibile successo, ampliato anche dalla radio, il nuovo mezzo rivoluzionario che stava cambiando la storia del mondo degli anni '20, Gershwin l'anno successivo ricevette la commissione di un concerto per pianoforte e orchestra dal direttore della Symphony Orchestra di New York, Walter Damrosh. Questo fu per lui un importante riconoscimento ma, soprattutto, un'occasione per dimostrare di essere un compositore completo, mettendo in luce anche le sue capacità di orchestratore, cosa che non era avvenuta con la Rhapsody in blue, orchestrata da Ferde Grofè, arrangiatore di Whiteman.
Il 3 dicembre 1925, presso la Carnegie Hall di New York, egli stesso eseguì al pianoforte sotto la direzione di Damrosh il suo Concerto in Fa, che avrebbe dovuto chiamarsi, nelle iniziali intenzioni dell’autore, New York Concerto.
Ancora una volta la coscienza dei propri limiti condizionò il Maestro a tal punto che decise di ingaggiare un’orchestra di sessanta elementi, al fine di studiare gli effetti delle varie combinazioni timbriche, facendola suonare per ore e ore.
La sua attività compositiva, intanto, spaziava da musical a song di successo, toccando anche il cinema e culminando nella sua opera Porgy and Bess del 1935.
Nel 1930 George e l'inseparabile fratello Ira, autore di quasi tutti i testi delle sue composizioni, si recarono ad Hollywood per lavorare alla colonna sonora del film di David Butler Delicious, in italiano La piccola emigrante.
Proprio da una sequenza musicale di sette minuti, nel quale un personaggio vaga per le strade di una rumorosa New York, Gershwin prese il materiale per comporre la Second Rhapsody, intitolata dapprima Rhapsody in Rivets o New York Rhapsody. Anche in questa composizione è indiscutibile l'influenza della vita newyorkese, quasi a voler riprodurre il frastuono nelle strade di una metropoli, sino alla ribattitura dei chiodi – rivets, appunto – in un cantiere aperto. La prima esecuzione avvenne il 29 gennaio 1932 presso la Boston Symphony Hall con Sergei Koussevitzkij sul podio della Boston Symphony Orchestra. Gershwin era talmente soddisfatto della composizione che disse: “Sotto molti aspetti, quanto a orchestrazione e a forma, è probabilmente la mia migliore composizione”. La Second Rhapsody, tuttavia, non godette del favore del pubblico, offuscata dalla fama della precedente Rhapsody in Blue, e solo recentemente è tornata alla luce del palcoscenico, occupando il posto che merita nel panorama del mondo musicale di George Gershwin.
George Gershwin
Simply ... George! - Rapsodie e Concerto in Fa per piano e orchestra di fiati
Monaldo Braconi, piano
Alessandro Celardi, conductor
Ferentino Wind Orchestra
DSD - DXD
VDM High End Records
Orchestra di Fiati Città di Ferentino
L’Associazione Banda Musicale Città di Ferentino nasce nel 1981. Nel 2005 nasce all’interno dell’Associazione l’Orchestra di Fiati Città di Ferentino, formazione che ha come scopo quello di unire le potenzialità̀ dei giovani strumentisti di tutto il territorio della provincia di Frosinone e di quelle limitrofe di Roma e Latina.
Nel corso degli anni l’OFCF si è distinta in importanti concorsi sia nazionali che internazionali vincendo premi che l'hanno proiettata tra le formazioni italiane più rappresentative in campo internazionale. Su tutti spiccano i risultati ottenuti al WMC - World Music Contest di Kerkrade, Olanda, nel 2009 - secondo premio in terza divisione, nel 2013 - primo premio assoluto in seconda divisione e titolo mondiale con 96,17/100 punti e nel 2017 in prima divisione - medaglia d'oro e menzione speciale.
È l'orchestra di fiati italiana che ha conseguito per tre edizioni consecutive del WMC punteggi superiori ai 90 centesimi.
L’OFCF ha preso parte inoltre a importanti rassegne musicali ottenendo favorevoli consensi in ambito nazionale e internazionale e collaborando, inoltre, con artisti di grande spessore come Gabriele Mirabassi, Antonella Ruggiero, Jo Conjaerts, Andrea Franceschelli, Teresa Procaccini, Fulvio Creux, Ensemble Micrologus, Raffaello Simeoni, Vanessa Gravina, Musica Nuda, David Brutti, Marco Toro, David Short.
Ha registrato per conto del Concorso Internazionale di Composizione per Banda di Corciano e, dal 2006, è impegnata nella committenza di nuova letteratura bandistica. Spiccano infatti a tal proposito i lavori di Antonio D’Antò, Luca Pelosi e Antonio Poce.
La preparazione dell’Orchestra è curata dal M° Alessandro Celardi.
Alessandro Celardi
Terminati gli studi classici consegue i diplomi di Pianoforte, Composizione, Strumentazione per Banda e il biennio specialistico in Direzione e Strumentazione per Orchestra di Fiati presso i conservatori L. Refice di Frosinone e G.B. Martini di Bologna. Si è perfezionato in direzione con il M° Jo Conjaerts, Olanda. Impegnato principalmente nell’ambiente didattico e della musica per fiati, dirige, dal 2009 l’Orchestra di Fiati Città di Ferentino, con la quale ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti ai concorsi internazionali quali il Flicorno d’Oro di Riva del Garda e il WMC di Kerkrade, aggiudicandosi inoltre menzioni speciali per la direzione. Con la stessa formazione ha tenuto concerti in importanti festival e rassegne bandistiche, registrato CD ed eseguito prime italiane e assolute di brani originali per banda. È chiamato in giuria di concorsi di esecuzione bandistica e di composizione, come direttore ospite e, in veste di docente, in corsi di formazione per direttori.
Collabora stabilmente con il Corciano Festival nell’allestimento degli spettacoli musicali e nella preparazione dell’orchestra del festival. Le sue collaborazioni, in veste di direttore-arrangiatore-compositore, spaziano in diversi ambiti musicali con artisti di fama nazionale ed internazionale: negli anni ha collaborato con Antonella Ruggiero, Hamii Stewart, Enzo De Caro, Vanessa Gravina, Raffaello Simeoni, Ensemble Micrologus, Musica Nuda - Ferruccio Spinetti e Petra Magoni, Oblivion, Tosca, Gabriele Mirabassi, Andrea Giuffredi, Marco Toro, Katrina Marzella, Moni Ovadia, Silvia Mezzanotte e molti altri.
È impegnato costantemente nella valorizzazione del repertorio originale per banda sia come direttore che revisore di importanti pagine del novecento italiano. Suoi lavori sono pubblicati dalle case editrici Baton Music, Bam, Accademia 2008 e dalla Scomegna di Torino.
Monaldo Braconi
È nato a Roma, dove ha studiato presso il Conservatorio di Musica S. Cecilia diplomandosi con il massimo dei voti e la lode. Si è poi perfezionato con Massimiliano Damerini, Oleg Malov presso il Conservatorio Rimskij-Korsakov di S. Pietroburgo, Riccardo Brengola presso l’Accademia Chigiana di Siena, Sergio Perticaroli e Felix Ayo presso l’Accademia Nazionale di S. Cecilia di Roma, ricevendo ovunque importanti riconoscimenti.
Svolge attività solistica e cameristica esibendosi in prestigiose stagioni nazionali e internazionali. Si è recentemente esibito nel Secondo concerto per pianoforte e orchestra di Sergei Rachmaninov con la Sophia Symphonic e la direttrice Ljubka Biagioni presso il Tiroler Festspiele di Erl, Austria, alla presenza del Maestro Gustav Kuhn, che lo ha invitato di nuovo per l’edizione del prossimo anno.
È maestro collaboratore presso i corsi dell’Accademia Musicale Chigiana di Siena e lo è stato presso i corsi di Alto Perfezionamento dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, nelle classi di Massimo Paris, Giovanni Sollima e Alessandro Carbonare.
Dal 1998 ha collaborato con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di S. Cecilia sotto la direzione di maestri quali Myung Whun Chung, Antonio Pappano, Peter Eotvos, Lorin Maazel, Juraj Valchua, John Fiore, Dmitri Iurowski, Andreas Orozco - Estrada ecc, con il Coro dell’Accademia Nazionale di S. Cecilia, sotto la direzione di maestri quali Filippo Maria Bressan, Roberto Gabbiani, Norbert Balatsch e Ciro Visco.
Ha collaborato con importanti ensemble tra cui i Percussionisti dell’Accademia Nazionale di S. Cecilia, il PianoFortissimoPercussionEnsemble, i Solisti della Scala e il Quartetto della Scala. In duo suona con Simonide Braconi, prima viola del Teatro Alla Scala di Milano, Alessandro Carbonare, primo clarinetto dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, Gabriele Geminiani e Francesco Bossone, primo violoncello e primo fagotto dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di S. Cecilia.
Tra le varie registrazioni, si ricordano: un CD per Decca con il clarinettista Alessandro Carbonare uscito nel 2009 e uno per Amadeus, con il fratello Simonide, dedicato all’opera di Johannes Brahms per viola e pianoforte, uscito nel marzo 2010; un DVD del 2015 dal titolo Playing Portraits in trio violino - clarinetto - pianoforte con Elisa Papandrea e Alessandro Carbonare, registrato presso il Museo di Arte Contemporanea di Roma, su musiche del novecento; di imminente uscita due CD dedicati a fantasie per pianoforte sulle opere di Giacomo Puccini cui farà seguito e un altro su fantasie per pianoforte tratte da opere di Giuseppe Verdi.
È docente di pianoforte presso il Conservatorio di Musica A. Casella de L’Aquila.
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