L'ascolto di The Near End, The Dark Night, The Country Line del chitarrista trentaquattrenne Takuro Okada è un’esperienza che si pone su quel sottile confine tra il tangibile e l’immaginario, tra la concretezza del gesto musicale e la trascendenza tipicamente orientale e simbolica del suo significato. Questo album, quasi interamente suonato in solitudine, in un connubio complesso tra suoni elettronici e timbriche chitarristiche, si presenta come un viaggio esplorativo, un attraversamento sonoro che sfiora i confini della percezione comune per addentrarsi in una geografia emotiva di sorprendente profondità.
Okada, cresciuto a Fussa, Tokyo, in un contesto culturalmente ibrido segnato dalla presenza della base aerea americana di Yokota, sembra tradurre nella sua musica la complessità del vivere tra due mondi. L’influenza di abitare in un territorio liminale si riflette nei brani di questa raccolta, ricca di paesaggi sonori che rimescolano ciò che si considera ancestrale, familiare e tradizionale con la moderna quotidianità, avendo come fine quello di vivere comunque un equilibrio armonico tra le parti. Al centro dell’album troviamo la chitarra dell'Autore, sia legata a effetti synth che suonata quasi in purezza. La sollecitazione delle corde trasmette una sensazione di bellezza che nasce dalla curiosità contemplativa verso la Natura e dall’esperienza musicale dell'artista. C'è una sorta di sentimento di serena felicità tra queste trame sonore e per un chitarrista considerato all'avanguardia come Okada – del quale sono note le sue collaborazioni con Nels Cline, vedi qui, e con lo sperimentatore di Chicago Jim O'Rourke – questo modo d'intendere la musica è quasi una dichiarazione autonoma di orgogliosa indipendenza. E se inoltre parliamo di felicità non si allude certo a quella esplosiva e immediata, ma a una forma sottile, quasi interiorizzata, che si manifesta nel riconoscere la sacralità di ogni suono che circonda l'Autore, persino l'abbaiare del suo cane come avviene in Howlin' Dog... In un certo senso, sembra che Okada interpreti la sua musica attribuendo alle vibrazioni sonore sia tangibili qualità materiali ma anche valori eterei e spirituali.
Le selezioni di questo album hanno cronologie differenti, sono il risultato delle sue realizzazioni personali di questi ultimi dieci anni. Ma come compone Okada? Ecco cosa racconta egli stesso, rivelando forse il suo tratto più fanciullesco, così com'è riportato nel sito Boomkat: “Ho scoperto che potevo realizzare registrazioni multitraccia come one-man band, con solo una videocamera e un videoregistratore, dispositivi che si trovavano praticamente in ogni casa in Giappone. Sono passati quasi 20 anni e ancora trascorro le mie giornate a suonare la chitarra e a registrare, proprio come facevo allora...”. Certamente siamo di fronte a un personaggio che rivela un proprio, assoluto eclettismo, muovendosi con naturalezza tra vari linguaggi conosciuti e prudenti escursioni nell'avanguardia.
Come tutti coloro che sanno valutare suggestioni opposte cercando di arrivare a una sintesi tra i loro pensieri, così Okada sembra bilanciare tensioni antitetiche, come il radicamento nel suo Giappone natio e la devozione quasi animista per i suoni, con la presenza di effetti elettronici contemporanei e l'attitudine antitradizionalista a osare sempre qualcosa in più rispetto alla norma. Tutto ciò gli consente l’accesso a un vasto orizzonte globale attraverso il bilanciamento tra virtuosismo tecnico e semplicità espressiva. Lo stile definitivo di The Near End… può essere avvicinato alla concezione ambient ma è percorso in lungo e in largo da fremiti misteriosi e da una poetica della risonanza che lega l'autonomia dei suoni con il riverbero mentale dell'Autore. Vediamo cosa dice a questo proposito lo stesso Okada in un'intervista rilasciata al sito Fifteen Questions che nella sua forma integrale può essere recuperata qui. “Per me, quando ascolto musica, sento che il tipo di azione mentale che si verifica è simile a quando leggo una poesia. È come un salto nel vuoto da un'immagine sonora all'altra, un'immagine vaga, un ricordo o un'emozione.” Questo album, quindi, non è certo da considerarsi ostico, a patto però di saper leggere e interpretare correttamente il personale teatro delle ombre del suo Autore.
Insieme alla chitarra di Okada segnaliamo altri interventi occasionali di musicisti come Shuta Nishida alla chitarra elettrica, Hikaru Hiamada al sax contralto, Kazuhiko Masumjura alla batteria, Yohei Shikano alle tastiere, alle percussioni e alla chitarra acustica e Seth Ford Young al contrabbasso.

Il primo brano, Following Morning, vede l'esclusiva partecipazione della chitarra synth, con qualche percussione sovrapposta. Alla base suona una cella reiterata di note acute, tra fruscii di foglie nel vento, e sopra questo drone vengono intercettati suoni da un universo morbido. Praticamente non ci sono ritmi, i suoni si susseguono placidamente come la tranquilla corrente di un fiume e il tempo si diluisce in un'assenza.
The Room appare più normalizzato, laddove Okada utilizza questa volta la chitarra elettrica senza effetti sintetizzati. Il suono prolungato pare quello languido di un theremin e le numerose sovraincisioni riempiono lo spazio sonoro alla maniera di una ballata aliena, quasi con risvolti blues e passaggi armonici canonici. Tutto sommato il brano è veramente piacevole e profuma intensamente di dolcezze allucinogene.
Shadow (2024 mix) vede Okada alla voce e a tutti gli strumenti che si possono ascoltare, batteria, chitarre, pianoforte, basso elettrico e tastiere che sono sotto la diretta manipolazione dello one man band, in azione tutto da solo. La voce un po' esangue si allunga con qualche remora tra un bell'assemblaggio di suoni, il pianoforte sorprende per la insolita qualità delle note prescelte e anche la ritmica fa il suo dovere. Una strana distorsione compare qua e là con una – per me – ignota strategia armonica. In definitiva siamo di fronte a quello che sembra un innocuo brano pop ma se ben ascoltato rivela un'anima autoriale non priva di qualche dissonanza spinosa.
Before è un autentico sgocciolamento acqueo, elemento che pare esercitare un fascino profondo su Okada. “Quello dell'acqua è uno dei suoni che mi interessano molto. Sono affascinato dalla bellezza del suono dell'acqua stessa, e sono anche interessato alla natura dell'acqua, che continua a cambiare forma di momento in momento e non rimane mai nello stesso posto...”. Qui la sua pedal steel guitar produce suoni colmi di echi che paiono provenire dall'interno di una grotta o dalla profondità di un pozzo. La loro sovrapposizione crea un effetto stralunante ma ricco di fascino.
Ancora acqua, in Mizu, ma qui gli effetti cavati dalla chitarra sono più giocosi, a tratti sembrano trasformarsi in canti di uccelli meccanici. Suoni, sempre suoni che spaziano per tutto il campo uditivo eppure sembra quasi che al loro interno si nascondano occulte melodie da decifrare.
In Reflections/Entering #2 fanno la loro comparsa gli altri musicisti che abbiamo citato poco sopra. La vera sorpresa, al di là dei liquidissimi suoni chitarristici, è la presenza del sax di Hiamada insieme al batterista Masumjura – finalmente un ritmo scandito – che regalano al brano, turbinosamente farcito da effetti elettronici, una dimensione meno astratta, o almeno ci provano. Le note degli strumentisti, però, sono destinate ad annegare letteralmente nell'insieme sonoro così ottenuto, soprattutto a partire dai 2’ e 35”, nonostante le premesse sembrassero indirizzare il brano verso una direzione più melodica.

Mai titolo ha reso maggior servizio all'immaginazione come Mirror, frutto di una serie di sonorità ricavate dalla sola chitarra elettrica. Un rispecchiamento di immagini che si affastellano una sopra l'altra, con vibrazioni siderali che ricordano i tedeschi Tangerine Dream degli anni '70. Si viaggia nel profondo delle sinapsi mentali, là dove il sistema limbico racchiude i segreti dei nostri ricordi. Musica salubre, tutt'altro che esangue.
Evening Song è ancora affrontata in solitudine da Okada, impegnato in un brano melodico dal suono apparentemente più levigato, persino con passaggi armonici dal tono maggiore al minore piuttosto comuni. Ma non gli piacciono, è evidente, le cose semplici. Ecco che allora in sottofondo brillano stelle di luci dissonanti, accordi inaspettati fanno inciampare la linearità della melodia con deviazioni armoniche proprio sul finale. Un brano quasi country, come suggerisce il titolo dell'album, ma sembra suonato da un cowboy obnubilato dal troppo bourbon.
Taco Beach è affrontato in coppia col tastierista e percussionista Shikano. Ancora in clima country psichedelico, con assonanze lontane al concerto di Aranjuez e al maestro Rodrigo. La traccia cammina con piedi pesanti in un'atmosfera da Mexican border, tra Ry Cooder e i Calexico. Però è tra i brani meno desueti dell'album.
Ohme Part 1 è inciso esclusivamente con la chitarra acustica, per cui una stessa frase musicale viene riproposta e sovrapposta fuori fase, innescando intervalli sempre nuovi.
Ohme Part 2 coinvolge altri strumenti, ma tutti gestiti dall'abilità eterogenea di Okada, che ancora una volta fa tutto da solo. Pianoforte, mandolino, clarinetto, tastiere, chitarre e quant'altro, tra le mani di questo musicista assumono forma organica e melodica in cui il mondo appare spesso rovesciato, senza comunque perdere una certa dolcezza di base o, se si vuole, un vero e proprio spleen agli antipodi del senso del groove.
Howlin’ Dog, realizzato in trio, sembra un rock compresso e allucinato, tra percussioni e scampanellii, slide e un basso impantanato nel fango. Trance ipnotica interrotta da un abbaiar di cane, ma il brano è comunque un po' troppo lungo.
Chiude la title track The Near End, The Dark Night, The Country Line e qui Okada si avvicina fortemente a band di confine come lo furono i Kaleidoscope, visitando zone oscure e ampi spazi animati da vampate allucinogene.

La musica di Okada sembra fatta apposta per spianare i luoghi comuni e accompagnarci verso l'inaspettato. Il divertimento è assicurato, le conseguenti riflessioni anche. L'Autore giapponese s'immerge nella Natura, avvertita sotto le spoglie di una matrigna leopardiana, ispiratrice di sogni e di angosce. Nella radio mentale di Okada sono accese contemporaneamente varie emittenti e così la successione sentimentale che ne risulta viaggia tra polarità opposte, alla ricerca di un'opportuna sintesi. Ma al di là di tutto è encomiabile la ricerca dell'artista che fruga ben oltre le corde della sua chitarra, consapevole della disillusione del Tempo e dell'evanescenza di ciò che comunemente definiamo come Realtà.
Takuro Okada
The Near End, The Dark Night, The Country Line
LP Temporal Drift 2025
Disponibile su Qobuz 24bit/44kHz e Tidal qualità max fino a 24 bit/192kHz