Se New Music for the 12 String Guitar del 2019 già ci aveva fatto intravedere il talento di Toby Hay, con New Music for the 6 String Guitar il giovane artista gallese compie un passo ulteriore verso il disvelamento del suo vasto mondo interiore. È un album che suona così come dovrebbe essere un lavoro di sola chitarra, realizzato dal musicista con il proprio strumento in una stanza in grado di accoglierne i suoni, niente di più. Se poi il locale si presta alla registrazione dal vivo, con l'aggiunta ulteriore di una rifinitura ai Real World Studios di Peter Gabriel, si ottiene un luminoso lavoro come questo che rende giustizia a una chitarra così pura e immediata da sembrare quasi sospesa nel tempo.
New Music for the 6 String Guitar può essere letto anche come un esercizio contro la ridondanza sonora contemporanea per via delle registrazioni avvenute in solitaria, in presa diretta o quasi, privilegiando la chiarezza del fenomeno acustico, la trasparenza del gesto e la tessitura finissima delle corde.
Dal punto di vista estetico il lavoro si presenta come un concept sui generis. Non si tratta di un tema narrativo coerente, ma di una costellazione di momenti che rimandano alla natura, al silenzio, a paesaggi vissuti all'aria aperta. Non c’è bisogno di un racconto esplicito. L’album emerge infatti come un ritratto in lontananza dei Monti Cambrici che attraversano il Galles, arricchito dalle silenziose passeggiate mattutine di Hay in compagnia del suo cane. Tutto questo funge da fondale simbolico, favorendo l’uso sapiente dello spazio sonoro con una produzione che cattura le sfumature, l’attacco delle corde e la vibrazione residue. La chitarra riesce così a creare un’atmosfera intima, dove ogni nota ha il suo respiro e i suoni che restano in bocciolo sono una condizione voluttuosa, un piacere da assaporare cercando d'immaginare la loro eventuale evoluzione armonica. In effetti il registro strumentale ritaglia una differenza essenziale rispetto alla dodici corde del già citato album del 2019. Le note sono più distanziate, il riverbero è maggiormente controllato, il raccoglimento dettato dall’ascolto aumenta. In tal senso, l’album opera una sottrazione rimuovendo le risonanze più evidenti, lasciando più spazio sia all’ambiente che allo strumento stesso. La chitarra di Hay – di alta liuteria artigianale, come del resto si evince dalla risonanza dei legni – sembra disegnare linee cristalline sopra prati d’aria, costeggiando le sponde delle melodie senza sfarzo né artificio. In certe pause che sembrano fluttuanti, si percepisce quasi una aristocratica sprezzatura, un gesto che tuttavia porta con sé l'orgoglio e la sostanza di una tradizione secolare che appartiene alla sua terra d'origine. E nei momenti in cui Hay si abbandona all’improvvisazione, lasciando che le dita dialoghino con il legno e con il silenzio, il risultato è una poesia sonora che si spinge ben oltre il limite dell'usuale. Il chitarrista accarezza architetture armoniche, indugia su motivi che quasi sfiorano l’evanescente, servendosi di ornamenti delicati. Alcuni pezzi alludono a luoghi dove l’improvvisazione e la forma compositiva dialogano continuamente, corteggiandosi e lasciando tracce che sembrano rimanere quasi incomplete. Stilisticamente certe frasi lasciano intendere una chitarra smaniosa di esplorare passaggi dissonanti, glissandi timorosi, pause che diventano interludi meditativi. In altri casi c’è una linearità melodica più limpida, quasi classica, ma filtrata da un’estetica moderna che riconosce maestri evidenti del calibro di John Renbourn, ad esempio. Tali contrasti contribuiscono all’effetto complessivo non di un volo di fantasia pieno d’esuberanza barocca ma di un folk senza eccessi che propone un ascolto meditativo, con sensazioni quasi liturgiche espresse tra le note. Si rileva però qualche limite nel gestire transizioni complesse o nel mantenere la tensione drammatica su tutta la durata dell'album. Tuttavia queste fragilità non sminuiscono l’autenticità del progetto: anzi, la rafforzano. Perché ascoltare un disco come questo è anche riconoscere l’atto primordiale di un musicista che non cerca di superare i suoi limiti, ma di convertirli in parte integrante del proprio linguaggio.

L'album si apre con Timbuktu, brano sontuosamente meditativo strutturato su un accodo in maggiore, con delle varianze sottili e arpeggi fluenti intervallati da opportuni fingerpicking che si snodano lungo una lirica e risonante linea melodica. Per lo più rigorosamente in forma modale – si ascolta il continuativo drone di corda bassa – il pezzo si lascia poi trasportare occasionalmente verso tonalità differenti.
Celyn, pur essendo una composizione di Hay, racconta tra le sue note la memoria di antichi traditional che l'Autore evidenzia senza timore, come a voler rimarcare il territorio di provenienza. Qui la melodia viene amorevolmente seguita e mantiene una decisa preponderanza rispetto alla costruzione armonica.
An Other Song For Bear è un brano dedicato al suo cane pastore e l'allegro fingerpicking che lo caratterizza par quasi voler simulare l'andatura variabile tra le corse e le soste dell'animale per annusare il terreno.
In the Long Grass ha un potere immersivo che s'allontana dai maestri britannici per avvicinarsi a una forma di samadhi alla John Fahey. Accordi intervallati da lunghe pause, rigoroso assetto modale lungo tutto il percorso che sottolineano quasi una cupio dissolvi tra gli elementi naturali.
Davenport Avenue è tra gli aspetti migliori dell'album, vuoi per la costruzione armonica tratteggiata da una solare malinconia ma anche per merito d'una chiarità melodica che emerge in tutto il suo spessore attraverso gli arpeggi di Hay.
Brwr Glaw Blues mostra l'insegnamento di Bert Jansch nel modo di piegare il blues alle esigenze di una chitarra di stampo britannico. Molto semplice nella struttura, quasi elementare nello sviluppo eppure straordinariamente efficace in meno di due minuti di musica.

Driving with the Person You Love germoglia di affettività e sentimenti personali servendosi realmente d'un apporto armonico minimale. Queste modalità compositive, però, non provengono dagli insegnamenti indiretti di Renbourn o Jansch ma dimostrano piuttosto un certo orientamento new age che riporta al fondatore della Windham Hill, il chitarrista statunitense William Ackerman.
O'Carolan's Dream è una danza tradizionale che Hay riproduce quasi con la sensibilità di un liutista, attento com'è al rispetto della melodia e alla armonizzazione del brano che faccia risaltare in primis il suo carattere melodico.
The Skinny King of Nowhere non è un traditional eppure risente dell'aspetto cantabile e danzabile di un brano che sembra estrapolato direttamente dal patrimonio folk della terra britannica. Qui ritorniamo comunque nelle vicinanze delle rivisitazioni cinquecentesche di Renbourn, anche se quest'ultimo avrebbe evitato più brillantemente certi passaggi che appaiono invece nebbiosi tra le dita di Hay.
Walks Downhill suona molto americana laddove rispunta l'ombra di Fahey nell'insistenza della riproposizione di coppie d'accordi arpeggiati, quasi a suggerire una sensazione di abbandono e di trance.
To Look a Whole in the Eye si adagia in forma modale, senza fretta, lasciando che si sviluppi una semplice, autunnale melodia dai colori vagamente orientaleggianti.
The Parting Glass è il secondo traditional di epoca vittoriana, nonché ultimo brano della raccolta.

Questo album è un'esplorazione sincera tra composizione e quel po' d'improvvisazione che si realizza in un'interazione immediata tra artista e strumento solista. Si tratta di un’analisi spoglia e raffinata, che assume valore non solo per ciò che riguarda il suono, ma per quello che lascia emergere. Il silenzio che si annida tra le corde, le pause sonore, una superficie acquea e il dialogo interiore. Una combinazione ben riuscita tra intimità e tensione crepuscolare che cerca di recuperare radici, sensazioni trasparenti di quiete e “cura sui” – vedi qui –cioè una semplice e spontanea terapia dell'anima.
Toby Hay
New Music for the 6 String Guitar
CD e LP The state51 Conspiracy
Disponibile in streaming su Qobuz 24bit/44kHz e Tidal 16bit/44kHz